[Il caso] Il tumulto di Firenze. Mentre in Italia si apre lo scenario 4. Conte resiste al lockdown. Ma si ragiona sulla scuola

Due ore di guerriglie urbana nel capoluogo toscano. Il sindaco Nardella: “Chi ha sfregiato Firenze dovrà pagare”. Dopo una settimana di scontri in tutte le città, Conte deve interrogarsi seriamente sulla tenuta della pace sociale. Intanto ieri lunga riunione a palazzo Chigi per la Scuola. Il ministro Speranza la vuole chiudere. Decisione oggi. Conte resiste al pressing sul lockdown: “Vedremo i numeri alla fine della prossima settimana”.

Tumulti a Firenze (Ansa)
Tumulti a Firenze (Ansa)

I blindati della polizia hanno “chiuso” la piazza e i suoi dieci accessi. Il fronte del popolo arrabbiato arriva su da via Calzaiuoli al grido “libertà”, “Firenze è libera”, “prendiamo la nostra piazza” che sarebbe quella della Signoria, “Firenze è libera” e una variopinta variazione di insulti per il premier Conte e tutto il governo. Quando il fronte del popolo si fa troppo sotto rispetto alle linea delle polizia e comincia a lanciare oggetti, parte la carica. E finisce quella pace apparente, o tensione pacificata,  che s’è respirata fino ad un attimo prima. Fino all’una di notte il centro storico di Firenze sarà territorio di una guerriglia urbana che anche i più anziani della questura dicono “non avere precedenti” Non è questione di lockdown a metà o per intero, che poi è il terrore di tutti quelli con cui parli. “Lo andiamo a prendere a casa, il signor Conte e tutto il suo governo” è la reazione più “gentile” che ricavi quando nell’attesa che la manifestazione prenda il via si riesce ancora a fare un mezzo ragionamento con qualcuno. E se obietti che “la dittatura sanitaria” conta, dati di ieri, altri 190 morti e oltre 31 mila contagiati, una signora, proprietaria di un cocktail bar alla porta di San Frediano risponde: “Meglio rischiare il Covid che fare la fame e perdere ogni giorno la dignità come succede da mesi. Stavamo riprendendo ora fiato e ci chiudono di nuovo? Basta”.

Il volantino: Firenze in fiamme 

Fin qui la parte drammatica e assolutamente da comprendere, anzi, con cui è doveroso fare i conti,  di una manifestazione che la questura non ha mai autorizzato e che si è autoconvocata via social con un volantino in cui si vede Firenze circondata dalle fiamme. L’appuntamento doveva essere alle 21 in piazza Signoria. La piazza, che è il cuore della città e sede del comune, viene però blindata. Ripiegano in piazza del Duomo dove a turno - ma è soprattutto una signora la tribuna del popolo - sfruttando i gradini di S,Maria del Fiore, la cattedrale del Brunelleschi,  il basamento del campanile di Giotto e avendo il Battistero come scenario si spiegano i motivi dell’autoconvocazione. “Libertà-libertà”, “Conte-Conte vaffan…”, il Dpcm destinato a una brutta fine. Ma dura un’ora. La massa, circa tremila persone, tenta di raggiungere piazza Signoria, i blindati la respingono quando la prima linea incappucciata e travisata comincia a lanciare oggetti. Poi inizia una lunga notte di guerriglia urbana con una ventina di fermati, qualche vetrina sfasciata, shopping proletario qua e là dove hanno potuto e danni un po’ dovunque. E’ successo anche a Firenze quello che ormai da una settimana succede in tutte le città italiane. Durante il giorno sit in e flash bob manifestazioni assolutamente civili delle categorie che non vogliono chiudere e vogliono lavoare, Molti di loro stavano appena alzando la testa dopo una primavera-estate desertificata. L’ulimo Dpcm li ha “feriti a morte”. Un lockdown totale sarebbe la morte certa.  Poi arriva puntuale la sera della guerriglia. Che ha tattiche e tecniche precise.

Tattiche di guerriglia urbana

Il centro storico di Firenze con il suo reticolo di stradine e all’improvviso grandi piazze è particolarmente idoneo a “coprire” piccoli gruppi, 5-6 persone, che vanno e vengono di continuo in cerca del punto dove “sfondare” o dove spaccare vetrine senza essere visti. Sono già “armati” durante i loro sopralluoghi: molotov, cappucci, ombrelli, bastoni nascosti nella schiena. Molti di loro sono esche piazzate per provare ad aprire un fronte nell’asetto delle forze di polizia. Per due ore forze dell’ordine e teppisti (perchè quelli sono rimasti in giro dopo le dieci di sera) si sono “inseguiti” e fronteggiati nelle vie del centro con la tecnica del mordi e fuggi creando più punti di attacco per destabilizzare e disorientare la tenuta dell’ordine publico. I teppisti puntavano tutto sull’effetto sorpresa ma la Digos è stata brava nell’anticipare quasi sempre le loro mosse facendo muovere i blindati da una parte all’altra del centro storico a seconda delle necessità. Piazza Repubblica, l’angolo tra via Strozzi e via Tornabuoni, via Panzani, Santa Maria Novella e zona stazione fino a via dell’Albero: è la lista degli scontri  più duri, dove la città è stata ferita. Caretellonisitca stradale divelta, semafori a terra, persino le telecamere, fiorire, vasi, puetre, mattoni, vetri e tante battaglie perchè hanno lanciato anche bottiglie molotov.  Non gravi danni ai negozi perchè la questura era passata nel primo pomeriggio in tutte le strade e aveva suggerito di “coprire” le vetrine. Più difficile in questo modo fare lo “shopping proletario” come era successo a Torino. Quanto basta per far dire al sindaco Nardella, “chi ha sfregiato Firenze deve pagare”.  

L’identikit

Alla fine saranno una ventina i fermati. Ma anche così è difficile dire esattamente chi ha organizzato e chi ha risposto all’appello. Nella prima parte della serata la maggioranza erano le categorie commerciali che hanno ignorato l’appello dei sindacati di categoria a restare a casa. Gli sfascia tutto sono diventati protagonisti dalle 22 in poi. E c’era veramente di tutto: molta destra, estremisti di sinistra, antagonisti in genere,  tifoserie a digiuno di curve. Qualcuno ha messo in giro la voce che c’erano anche i calcianti del calcio storico. Difficile verificarlo. Almeno sul momento.  Ed è proprio questo amalgama che deve preoccupare il governo perchè questa è la vera minaccia sulla pace sociale. L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti ci vede “una coesione” che risponde ad un  “piano eversivo”.  Inoltre è già molto grave quando si aggrediscono le forze di polizia in una situazione normale, “ma se lo si fa in una situazione di emergenza estrema che ha a che fare con la salute è evidente che quelle aggressioni hanno un intento eversivo e come tale devono essere considerate”. E’ a rischio la tenuta sociale. Lo ha spiegato bene  in aula l’alto giorno anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Conte e il governo devono fare i conti con queste reazioni. Con l’umore degli italiani. Se quello di Firenze è stato l’inizio di un moderno tumulto dei Ciompi (correva l’anno 1378) che corre ormai da una settimana in tutto il paese, il Presidente del Consiglio deve considerare questo come il problema primario. Guai ignorare, sottovalutare, peggio ancora non ascoltare.

Il premier Conte (Ansa)

Scenari da lockdown

 E’ anche per questo che il premier Conte resiste alle innumerevoli pressioni del mondo scientifico e di un paio di suoi ministri che invece insistono per un definitivo e totale lockdown. Lo ha fatto anche ieri quando alle 19 ha riunito i capidelegazione per decidere che fare sulla scuola. Qualche ora prima il premier aveva ricevuto il report settimanale curato dall’Istituto superiore della Sanità firmato da Brusaferro e Locatelli, entrambi membri del Cts.  Ieri i contagi hanno superato per la prima volta quota 30mila contagi in 24 ore con 210 mila tamponi. I decessi “si fermano” a 199 e le terapie intensive restano stazionarie.  L’indice di trasmissibilità Rt in tutto il paese è salito a 1,7 (dovrebbe stare sotto uno). Secondo gli esperti il quadro generale segna un “rapido peggioramento” e proietta il Paese verso lo scenario 4, quello più grave dal punto di vista sanitario soprattutto perché mette a rischio la tenuta dei servizi sanitari. Quattro regioni più la provincia di Bolzano sono già in scenario 4..Questo il quadro relativo alla settimana 19-25 ottobre quando le restrizioni, dalla mascherina obbligatorie in poi (13 ottobre), non possono ancora aver dato alcun effetto. Così come siamo oggi, scrivono i sanitari “il carico di lavoro non è più sostenibile sui servizi sanitari territoriali con evidenza di impossibilità di tracciare in modo completo le catene di trasmissione”. Gli effetti delle misure saranno disponibili “alla fine della prossima settimana”. L’Iss invita le Regioni a considerare un “tempestivo innalzamento delle misure di mitigazione nelle aree maggiormente affette in base al livello di rischio”. Agire individualmente regione per regione e all’interno delle stesse regioni.

A ore una decisione sulla scuola

Con queste premesse, Conte ieri sera ha riunito i capi delegazione della maggioranza. All’ordine del giorno la scuola. Alcune regioni stanno provvedendo alla chiusura totale, dalla Campania al Piemonte, anche delle medie ed elementari. Apeti soo nido e materne. Il premier vorrebbe mantenere una certe omogeneità sul territorio nazionale. Dal report dell’Iss emerge la scuola incide sul contagio per rio 3,8 per cento del totale. Francamente è poco. Non è disponibile, purtroppo, lo stesso dato sul trasporto pubblico. Il ministro della Salute Roberto Speranza è arrivato al vertice con un’opzione: chiudere le scuole oppure i negozi, c’è ancora troppa gente in giro. Conte ha detto no a questo modo di procedere. Il ministro Azzolina non accetta la chiusura. Italia viva chiede di sapere quanto incide la scuola nella catena del contagio. Il 3,8, appunto. Poco. La decisione  è stata aggiornata a oggi. L’ “exit strategy” potrebbe essere quella di una norma nazionale che porti tutti gli studenti italiani nelle scuole superiori a continuare la loro attività da remoto. Il premier sta valutando. In ogni caso è stata rimarcata la legittimità dei governatori a poter agire con regole più stringenti.

Una settimana per decidere

Quello di cui Conte non vol sentire parlare, e lo ha detto chiaro a Franceschini e Speranza, è di fare un Dpcm in questo fine settimana. Resteranno delusi coloro con nei giorni scorsi hanno scommesso facile sul Dpcm del 2 novembre. Il premier ha detto al Parlamento che serve tempo per vedere se e quali risultati hanno prodotto le misure e i sacrifici. Ogni decisione è quindi rinviata al 6 novembre, il prossimo venerdì, nuovo report, nuovi numeri, nuovo quadro di situazione. Intanto la lotta al virus è affidata alla responsabilità di  ciascuno di noi.  Che poi sarebbe la cosa migliore.