[Il caso] Tre regioni fanno “uso intelligente del Dpcm” e decidono per i week end a numero chiuso. Conte: “No lockdown generali”

Emilia Romagna, Veneto e Friuli, regioni gialle, firmano oggi ordinanze condivise anche con i sindaci per misure antiassembramento nei fine settimana. Una bella lezione per la Campania. A Napoli arriveranno esercito e protezione civile. Dopo sei ore di riunione e dati che indicano una stabilizzazione, si decide di non fare nuove ordinanze. Conte: “Il Dpcm non si tocca”. Il viceministro Sileri: “Tra una settimana una regione rossa potrebbe tornare arancione”. Ieri tre importanti indizi di dialogo tra maggioranza e opposizione

Il premier Conte (Ansa)
Il premier Conte (Ansa)

I morti sono sempre troppi, 623, numeri che ci riportano i giorni bui di aprile scorso. Ma i nuovi contagi sono “solo” 32.961, circa tremila in meno di ieri, con 225 mila tamponi in sole 24 ore, il record. Il che significa che l’indice di contagio precipita a 14,6%, in calo per il quarto giorno di fila. Numeri che arrivano a metà pomeriggio a palazzo Chigi dove il premier Conte, oltre ai capidelegazione di maggioranza e ai ministri Boccia e Speranza, ha convocato anche i professori Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, i signori della Cabina di monitoraggio del ministero della Salute. E sono numeri che aprono uno spiraglio di luce dopo tre settimane di cattive notizie. Tanto da far dire ai presenti che “non è in ipotesi adesso parlare di lockdown nazionale. Aspettiamo di vedere - ha detto Conte ai presenti al tavolo - nel fine settimana le conseguenze delle misure adottate nei tre Dpcm firmati dal 13 ottobre in avanti. E po valuteremo”. Ma se il trend - perchè è la tendenza dei numeri che fa la differenza e non i dati di un paio di giorni - si stabilizza come sembra, dobbiamo insistere con le misure locali e differenziate”.   Si chiude così una giornata che alcuni media avevano pronosticato essere quella della serrata finale e definitiva. E anche quella della sconfitta politica di Giuseppe Conte. “La chiusura totale come nella scorsa primavera non è in agenda” dice in serata ospite di Stasera Italia su Rete 4 il ministro Dario Franceschini che è anche capo delegazione del Pd e tra i più decisi, nella scorsa settimane, nel prendere misure drastiche per fermare il contagio. 

Nessuno cambia colore

Nell’Italia a colori ai tempi del Covid nessuna regione quindi ieri ha cambiato casella. “E invece di fare pronostici drammatici - suggerisce il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri - alle luce dei numeri di oggi proviamo anche a dire che nei prossimi giorni se una regione passerà da arancione a rossa, viceversa la Lombardia, il Piemonte, la Calabria o la Valle d’Aosta, una di queste potrebbe lasciare il rosso e tornare arancione”. Ecco, vedere ogni tanto il bicchiere mezzo pieno anziché sempre meno vuoto, potrebbe essere cosa buona e giusta.  Peccato che mentre Franceschini parla in tivù e Sileri ragiona di persona, la sottosegretaria Zampa, ospite di La7 sottolinea che “se tutte le regioni diventano rosse è chiaro che siamo in lockdown”. Distonie frequenti nelle ultime settimane. Quel che è peggio è che sono a livello di governo e di tecnici. Detto questo, la situazione è fluida e la “zonizzazione” (la divisione per zone con eventuali lock down mirati)  resta il criterio da applicare. “Da qui non si torna indietro” conferma Sileri.

Sempre gialla anche la Campania

 Dunque ieri nessuna regione ha cambiato colore (nonostante le pressioni politiche e mediatiche per arrivare a questo). Oggi è un altro giorno e si vedrà: potrebbe accadere alla Campania mentre continua ad infuriare lo scontro paralizzante De Luca- De Magistris e nessuno dei due fa nulla scaricando sull’altro - tra cui anche il governo - la responsabilità della figura meschina. Più facile che una nuova ordinanza restrittiva venga predisposta per venerdì sera. O domenica. Le cinque regioni da ieri arancioni, e prima gialle, sono in affanno, specialmente la Toscana. Di contro la Liguria, dopo una settimana di serrata light,  è riuscita a portare l’indice di contagio a 1,5. Di sicuro il premier ieri ha tenuto a ribadire che le decisioni saranno prese sulla base degli algoritmi elaborati dall’Istituto superiore della Sanità e nei tempi previsti: ogni settimana oppure ogni due. Il venerdì, possibilmente, quando viene diffuso il monitoraggio settimanale e in forma analitica regione per regione. Perchè non può essere che "ogni giorno dobbiamo inseguire chi è sempre pronto a rilanciare con +1 rispetto alle intenzioni del governo”.

“Siamo lo Stato, diamo un aiuto a Napoli”

Certo la situazione in Campania resta grave. Anzi, come ripetono i tecnici, “è grave a Napoli e a Caserta”. Quanto lo avrebbe comunque a prescindere dal Cobdi, è una domanda e un distinguo che in questo momento non possono essere fatti. Certo le ambulanze sono in coda fuori dai Pronto soccorso (anche se la metà delle persone in fila alla fine, per fortuna, non ha bisogno di ricovero) perchè i servizi territoriali non funzionano e i centralini per l' assistenza domiciliare non rispondono al telefono. I Nas sono sempre in missione per verificare nei numeri la realtà vera del servizio sanitario. Ieri sera è stato trovato morto in un bagno dell’ospedale Caldarelli un uomo che era in osservazione nel reparto Covid. Ha avuto un malore, ma non è detto che sia vittima del Covid. Si sa come va, a Napoli il destino trova sempre alleanze strane. “L’ultimo decreto, quello del 4 novembre, non si tocca” ha ripetuto Conte durante la riunione. E però, il premier ha anche deciso di agire visto che sindaco e governatore restano fermi.  Avrebbero potuto, in base al Dpcm del 18 ottobre,  chiudere una o entrambe le città o prendere altri provvedimenti restrittivi. Sicuramente assai impopolari. Dunque a Napoli adesso arriveranno Esercito e Protezione civile per dare una mano nei controlli e allestire nuovi ospedali Covid. Forse De Luca e  De Magistris firmeranno qualche ordinanza per questo fine settimana. Il ministro dell’Interno ha diramato una circolare per invitare i prefetti a studiare misure antiassembramento per il fine settimana che è sempre critico e non solo a Napoli. E’ una circolare che ripete quanto già previsto nel primo Dpcm di ottobre quando i sindaci furono invitati a chiudere “le piazze della movida”. Ripetere è sempre necessario nei momenti di grande confusione.

La lezione dei governatori

C’è chi però sta facendo un uso intelligente del Dpcm. E ha inteso alla perfezione quel percorso virtuoso e responsabilizzante che è l’anima del decreto del 4 novembre. I governatori di Liguria e Piemonte dopo un primo momento di sbandamento, sono soddisfatti della misura, che non è una gabbia nè una bocciatura ma, appunto, un percorso dinamico che dipende da cittadini e governatori locali.  I governatori di tre diverse regioni Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, tutte gialle ma governate da tre presidenti che più diversi uno dall’altro non potrebbero essere, oggi firmeranno insieme misure condivise, anche a livello di sindaci, per tenere a bada il contagio, restare in zona gialla ed evitare di dover passare in arancione. Stefano Bonaccini guida l’Emilia Romagna, viene dalla sinistra sinistra  ed è la nuova stella del Pd. Zaia e Fedriga sono leghisti della prima ora. Eppure hanno deciso un’azione di governo comune.   Oggi faranno una conferenza stampa congiunta (collegati da remoto) per spiegare le misure antiassembramento che scatteranno nelle rispettive regioni a partire da questo fine settimana. Si tratta di vietare l’accesso a piazze, parchi, passeggiate a mare e vie dello shopping se e quando le presenze dovessero superare la densità di sicurezza. L’ordinanza non è stata richiesta dalla cabina di regia (che comunque ha fatto un alert sul rischio). E’ una decisione autonoma dei governatori.  Il decreto del 4 novembre, infatti, crea un meccanismo quadro per cui ad una griglia specifica di indici e percentuali delle curve di contagio e della resistenza del sistema sanitario (sono 21 gli indicatori) corrisponde una rete di divieti via via crescenti con l’aumentare dei casi. E’ l’algoritmo del Covid. E’ li, basta imparare a conoscerlo. E capire che è l’unica arma per convivere con  il virus.  Evitando una volta per tutte lo scontro Stato-Regioni che ha segnato finora l’emergenza sanitaria.

Tre indizi per il dialogo

 La collaborazione tra i governatori è anche il primo indizio a livello politico di un possibile dialogo maggioranza e opposizione. Che poi è anche l’unico modo per provare ad uscire da questo disastro. Non si tratta di inciuciare ma di lavorare insieme, pur da posizioni diverse, nell’interesse comune.

Che è esattamente quello che ha chiesto di fare il Presidente della Repubblica quando la scorsa settimana ha parlato, al telefono con i presidenti di Regione (Toti, Bonaccini, Zaia) e poi con i presidenti del Senato e della Camera per esercitare, anche con loro, la moral suasion. “Lavorate per favorire il confronto maggioranza-opposizione” è stata la consegna del Capo dello Stato. Si arriva così al secondo indizio di dialogo. Ieri sera infatti la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico si sono incontrati per trovare nuove modalità di lavoro tra i due rami del Parlamento in modo da facilitare confronto tra maggioranza e opposizione e tra Governo e Parlamento per tutte le decisioni legate all'emergenza pandemica. Due sono le soluzioni esplorate: conferenza dei capigruppo congiunta di Camera e Senato e una commissione bicamerale ad hoc.

Bicamerale Covid

A questo punto entra in gioco Renato Brunetta, responsabile economia di Forza Italia. A Conte e Gualtieri non lesina certo rimproveri e critiche molto severe. Però l’interlocuzione è serrata. Non è un mistero che il nome di Brunetta sia tra i più gettonati per la suddetta Commissione Convid. E proprio Brunetta ieri è tornato alla carica, sulla scorta dei ripetuti appelli di Berlusconi (“Mettiamo da parte le divisioni prima che sia troppo tardi, ragioniamo come un Paese grande e soprattutto unito, stringiamoci alle istituzioni”), per chiedere una commissione Bicamerale di emergenza dove vengano istruiti e valutati i progetti per il Next Generation Eu e riscrivere insieme la manovra di bilancio con un doppio relatore, uno di maggioranza e uno di opposizione. Si arriva così al terzo indizio del dialogo maggioranza-opposizione.

Il decreto Agcom. Anche detto Mediaset

Nell’ambito del decreto che proroga lo stato di emergenza Covid in prima lettura al Senato, è comparso l’emendamento Agcom, subito ribattezzato Mediaset. Si tratta della norma anti scalata che congela gli appetiti di Vivendi nei confronti di Mediaset dopo che il 3 settembre la Corte Europea aveva giudicato incompatibile la legge Gasparri che impedisce a Vivendi di avere più del 28 % del Biscione. Una sorta di goldenpower nei confronti di un’azienda giudicata di interesse nazionale al pari di altre.  La norma è stata approvata ma ha spaccato le opposizioni. In Commissione la Lega ha votato contro sebbene il testo fosse stato condiviso nei contenuti (ma non letto) mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato a favore. In aula, in serata, la Lega si è astenuta. “Non credo all’inciucio, ne ho parlato con Berlusconi” ha detto Salvini giustificando l’astensione. “Dico però – ha aggiunto – che gli emendamenti che arrivano alle undici di sera non sono un modo organico di risolvere i problemi. Mediaset è una grande azienda italiana e ha bisogno di una riforma organica”. Che però non arriva mai e oggi, al punto in cui siamo, la “norma Agcom” come la chiama la relatrice Valeria Valente (Pd) “era l’unico modo per affrontare con serenità una fase transitoria”.

Se tre indizi fanno una prova, ce n’è in abbondanza per dire che qualcosa si muove in direzione del dialogo.