Travaglio: "Il governo del cambiamento non c'è più". Ma Buttafuoco non la pensa così

Due editoriali sul "Fatto quotidiano" aprono il dibattito sull'opportunità o meno che l'esperienza del governo giallo-verde vada avanti

Nel combo Buttafuoco e Travaglio
TiscaliNews

L'agenda politica del governo "Salvimaio" con relative frizioni, quando non scontri feroci su temi importanti, stimola la riflessione sulle pagine del Fatto quotidiano. A ripercorrere il perché e il percome di un plauso condizionato alla nuova compagine governativa, arrivato dal giornale diretto da Travaglio all'indomani della firma del contratto di governo tra il M5S e la Lega, è lo stesso direttore che, rispondendo a un editoriale di Pietrangelo Buttafuoco, dice che forse è meglio che quest'esperienza politica finisca qui. 

"Caro Marco - scrive lo scrittore siciliano collaboratore del Fatto -, l'unico governo possibile per l'Italia è quello gialloverde: cinquestelle e leghisti a Palazzo Chigi. Malgrado loro stessi che fanno maggioranza e minoranza nella stessa alleanza. Fanno anche flanella tra inceneritori e preservativi ai margini delle cose vere – il Ponte per Genova, su tutto – ma non c'è altra strada perché l'accordo si fa solo nel disaccordo, altrimenti c'è solo il ritorno dei morti vincenti. Quelli del cimitero dei poteri", spiega Buttafuoco.

Travaglio sembra invece arrivato a un bivio: l'appoggio convinto al primo governo "con il pregio di rappresentare la maggioranza degli elettori votanti (diversamente da quelli di minoranza di Renzi e Gentiloni, dopati dal premio incostituzionale del Porcellum bocciato dalla Consulta)" è finito. "E' meglio che si salutino". 

Il cambiamento non è possibile

"Il Salvimaio così com'è non giova a nessuno, tanto meno al Paese - scrive il direttore -. Impossibile non vedere la gigantesca Ammucchiata dei Gattopardi che avanza a tappe forzate per neutralizzare qualunque cambiamento e punta proprio su Salvini per salvare rendite, privilegi e soldi pubblici". Il riferimento è a tutta una serie di provvedimenti approvati o in fieri di chiara ispirazione affaristica. 

Il bubbone è scoppiato il 14 agosto, dice Travaglio, "quando è venuto giù il Ponte di Genova e dalle macerie è emerso un dato incontestabile: il 'cambiamento' della Lega, quando c'è di mezzo il partito trasversale degli affari, è finito". 

E lancia l'allarme. "Senza cambiamenti, il 'governo del cambiamento' non c'è più - spiega -. Anche perché prima era inevitabile per mancanza di alternative. Ma ora un'alternativa c'è: il fronte della conservazione e della restaurazione che affratella la Lega a quel che resta di Pd e FI. In politica, come nella vita, chi si somiglia si piglia. Cosa ci fanno i 5Stelle che vogliono cambiare tutto, o almeno qualcosa, al governo con chi non vuole cambiare nulla?".