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Toti spiazza tutti e va all’attacco. E la memoria giudiziaria diventa atto politico

“Nessun vantaggio personale. Ma dobbiamo aiutare l’impresa nell’interesse pubblico”. Nelle 17 pagine della memoria il governatore ripercorre le accuse contenute nelle oltre novemila pagine. Almeno 34 “non ricordo” ma di fatti vecchi di quattro anni. “Incrociate le mie agende e le date dei versamenti”. Non ci sarebbe alcun rapporto di causa ed effetto

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giovanni Toti
Giovanni Toti (Foto Ansa)

Il giorno dell’interrogatorio è in genere, per quell’insieme di regole non scritte del giornalismo giudiziario, il giorno dell’indagato. Dopo giorni, in questo caso settimane, in cui pezzi dell’accusa hanno fatto scrivere titoli spesso forzati e gli indagati sono stati messi sulla pubblica piazza e accusati di ogni cosa senza uno straccio di prova e su una presunta quota di indizi, il giorno dell’interrogatorio è quello in cui si dà spazio alle ricostruzioni dell’altra parte del processo, l’indagato ancora non accusato e la sua difesa. L’inchiesta ligure non fa eccezione a questo schema. Ma diventa un inedito, potremmo anche azzardare una prima volta, per almeno due motivi. Il primo: la difesa sta andando all’attacco, con coraggio e molti rischi perchè nella fase delle indagini preliminari il coltello dalla parte del manico lo hanno sempre i pm e vale sempre la regola di non far irritare il conducente. Il secondo: la memoria di 17 pagine consegnata ai pm è un preciso atto tecnico di difesa ma soprattutto un manifesto politico su cosa vuol dire “governare assumendosi delle responsabilità”. In mezzo a tutto questo c’è il confine difficile e sottile tra l’illecito penale (che Toti rifiuta) e la non opportunità politica di certi comportamenti (gli appuntamenti di lavoro sullo yacht) e modi di dire. Del volto con cui l’azione politica si disvela all’opinione publica attraverso il buco della serratura delle intercettazioni.

Un fatto inedito

Piccola curiosità: se l’accusa si è lamentata per il tempismo con cui è stata diffusa la memoria di Toti comparsa su un sito ligure giovedì sera in coincidenza della fine dell’interrogatorio tanto da valutare se ci sia qualche illecito da contestare, va osservato che con analoga velocità è stato diffuso il verbale sintetico di 28 pagine, sintesi di quello originale e lungo un paio di centinaia di pagine. Se nel rimo caso il canale può esser solo la difesa, nel secondo caso i latori possono essere anche procura, polizia giudiziaria (cioè la Guardia di finanza) e avvocati. Sul primo punto, la difesa che sfida e va all’attacco, basti qui dire che il presidente Toti, indagato per corruzione e voto di scambio e per questo agli arresti domiciliari e sospeso dall’incarico dal 7 maggio, ha studiato dal giorno del suo arresto ogni pagina delle oltre novemila che compongono il fascicolo (almeno sino a questo momento). Nelle otto ore e mezzo sono state fatte 167 domande e contestati vari episodi, richieste puntali, dettagliate, che tirano in ballo i capitili più importanti dell’indagine: la proroga della concessione del terminal Rinfuse, i finanziamenti alla campagna elettorale elargiti dall'imprenditore Aldo Spinelli, le presunte pressioni per privatizzare la spiaggia pubblica di Porto dell'Olmo a Celle Ligure fino all'ipotesi di aver chiesto preferenze per vincere in Liguria. Le risposte del governatore sono arrivate senza indugio e con buone dovizia di particolari nonostante gli anni passati (a volte si va indietro di quattro anni). A volte però ha vacillato. Nel verbale sono 34 i “non ricordo” e i “non so”.

I finanziamenti e la politica

Pagine in cui il governatore, tuttora in carica anche se sospeso, non smentisce di avere preso i finanziamenti ma offre una lettura “politica”: tutto è stato fatto in massima trasparenza e nell’unico interesse del territorio e della popolazione ligure. L’avvocato Stefano Savi ieri è sembrato cautamente soddisfatto: “ Il presidente Toti ha chiarito che il significato delle richieste di finanziamenti a sovventori abituali, che non erano collegate ad alcun tipo di favore e fatte in modo esplicito e diretto proprio nella convinzione di avere impostato i suoi interventi verso l'interesse pubblico”.
Dalla procura invece filtra una versione ben diversa: l’interrogatorio non avrebbe portato “alcun apporto investigativo” (come scrive il presidente nell’incipit della Memoria). E, anzi, Toti “viene in alcuni casi smentito dalle intercettazioni, quando”,ad esempio, “non mette in correlazione i favori all'imprenditore Aldo Spinelli e i finanziamenti ai partiti”. Forse perchè non c’è alcuna correlazione specifica, alcuna causa-effetto ma era una prassi generale di liberalità date dai privati alla politica che può e deve finanzarsi? Più volte Toti ha ammesso di avere bussato alla porta dell'anziano terminalista. I pm Federico Manotti e Luca Monteverde, insieme all’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, hanno chiesto conto di una conversazione con Spinelli: “Il 17 settembre del 2021 lei afferma: 'il 29 va la tua roba... ricordati che io sto aspettando anche una mano...eh?". "A cosa fa riferimento? Al finanziamento? C'era una correlazione tra la pratica del rinnovo e il finanziamento?”.

“Captatio benevolentiae”

Secca la risposta del governatore: “Gli davo una buona notizia e cioè che il 29 andava all'ordine del giorno la sua pratica, e gli reiteravo la richiesta di finanziamento. Non ho posto in relazione le due cose; al massimo era una captatio benevolentiae; volevo fare vedere che mi ero interessato per velocizzare la pratica”. E le pressioni al Comitato portuale per approvare la proroga di 30 anni per la concessione del Terminal Rinfuse? “Io cercavo solo di trovare soluzioni per arrivare all’approvazione, dovevo evitare guerre al porto e sapevo che c'erano malumori”. E, ancora una volta, “non c’è alcuna correlazione tra i finanziamenti al partito e la concessione, dal mio punto di vista almeno dato che Spinelli mi finanziava da lungo tempo. Era comprensibile la sua insoddisfazione, Spinelli tutte le volte ti ricorda se puoi fare qualcosa per lui”. Spinelli che lo ha invitato spesso a Montecarlo “ma ho sempre declinato l’offerta”. Smentita con fastidio l’accusa di falso sui dati del contagio Covid tra gli over 80 per avere più vaccini (“escludo che Alisa abbia inviato a Roma dati non veritieri”). Insomma, vedremo sotto il profilo penale a cosa porterà questo lungo interrogatorio. L’avvocato Savi sta preparando la richiesta di scarcerazione. Ma non è una cosa imminente e si prenderà il tempo necessario. Fin qui normale dialettica processuale.

Parlare ai giudici e alla maggioranza

Quel che fa la differenza è invece la memoria per il suo alto contenuto politico. Per i messaggi espliciti alla sua maggioranza che, a parte il ministro Salvini, comincia a pressare per le sue dimissioni. Il silenzio di Giorgia Meloni che vorrebbe tanto, a questo punto, chiudere lo stillicidio mediatico che sotto elezioni non è certo un aiuto e andare al voto in autunno. A tutti quelli, sempre meno, che dicono che Toti deve “resistere” e ai molti di più che, dopo aver premesso in chiave garantista “decide lui e non la magistratura” aggiungono anche “certo, se la situazione dovete aggravarsi”. “Con questo scritto - è l’incipit della Memoria - intendo spiegare le linee politiche e morali che, da quanto ho assunto l’onore di guidare Regione Liguria, hanno sempre informato l’attività perseguita dalla Giunta regionale nella unica prospettiva di servire il bene e l’interesse comune dei cittadini liguri e delle loro istituzioni” . Toti si mette a disposizione dell’accusa con “la ferma volontà di collaborare, con trasparenza ed onestà, alla ricostruzione della verità”. Nell’interessa della Verità, della Giustizia e, soprattutto, “della mia figura di uomo e di servitore dello Stato”.

Il pensiero liberale

Ai colleghi di maggioranza ricorda cosa vuoi dire governare ispirandosi a principi liberali. “Il pensiero Liberale - scrive - che rappresenta il faro della nostra azione politica, vede, infatti, nell’attività privata non già un fattore egoistico da contrastare ma una risorsa che, lasciata crescere nel rispetto delle regole, rappresenta un valore aggiunto per la collettività quale primario elemento di sviluppo sociale ed economico”. E mette in fila quelli che sono “tutti elementi del programma politico di amministrazione ritenuti di interesse pubblico e rivendicati in ogni sede, compresa quella legislativa e di controllo del Consiglio Regionale”. Rivendicati da tutti, s’intende, nella maggioranza che governa la regione da nove anni, nella cattiva sorte - il crollo disastroso con 43 vittime del ponte - e nella buona sorte, l’assegnazione al porto della nuova diga che è uno degli interventi più costosi del Pnrr (un miliardo e mezzo). Toti stila l’elenco dei principi che hanno guidato l’azione amministrativa di questi anni: “La politica di apertura verso il mondo della Impresa, la necessità di rendere più celeri e semplici gli investimenti, sia pubblici che privati, considerati interesse pubblico del territorio, l’importanza di modernizzare il Porto di Genova, anche in collaborazione e concorso con i grandi operatori della logistica (che in un mercato competitivo debbono essere invogliati ad utilizzare lo scalo ligure) l’attenzione con cui l’amministrazione monitora e ove necessario sollecita il disbrigo delle pratiche (ovviamente nel pieno e trasparente rispetto della legge e delle procedure), l’esigenza di aprire alla concorrenza il mercato, anche della grande distribuzione, insomma accelerare la crescita economica del territorio e il suo benessere anche attraverso specifiche politiche di attenzione ben volute e spesso reclamate dai cittadini e dal mondo delle imprese”.

Spiazzare

Toti ha spiazzato un po’ tutti con queste pagine, accusa, politica e sistema mediatico. Della serie: se ho sbagliato io, se questi comportamenti hanno travalicato il confine del lecito, allora il modello di sviluppo liberale e la politica non possono convivere e hanno un problema grosso come una casa. A meno che non venga reintrodotto il finanziamento pubblico ai partiti. Ma di questo Toti non parla. Insiste invece sul fatto di “non aver mai travalicato le specifiche competenze degli enti e degli uffici preposti, mai ho ingerito nelle libere scelte e decisioni dei soggetti coinvolti mai ho fatto pressioni verso alcun soggetto, mai ho servito un interesse particolare in danno di quello collettivo”. Così per i soldi: “Ogni euro incassato ha avuto una destinazione politica: nessun contributo ha prodotto arricchimento o utilità personale a me, agli altri appartenenti al mio partito o a terzi privati. E proprio per fugare ogni minimo possibile sospetto e garantire massima trasparenza e possibilità di controllo, sono stati separati i conti correnti personali da quelli esclusivamente dedicati a Fondazione e partito”. E’ tutto “trasparente”, “tracciato” e “documentato”. Ma senza passaggio di danaro o altre utilità, dove sta la corruzione? Se il ruolo di amministratore non è stato messo a disposizione, dove e come si sostanzia l’accusa? “Incrociate pure la mia agenda con la rendicontazione dei versamenti denunciati” è l’invito di Toti, da questo riscontro “apparirà evidente che l’attenzione e l’impegno da me profuso nelle politiche di ascolto e di lecita agevolazione degli investimenti privati è stato totalmente scollegato da ogni contributo ricevuto”. L’unica ragione del suo agire è stata “quella di aiutare l’iniziativa privata per far crescere la Liguria. Allo stesso modo, non mi sono mai sentito debitore nei confronti di chi aveva contribuito alla mia iniziativa politica: il fatto di essere contributore o comunque politicamente vicino non ha mai rappresentato un titolo per ricevere da parte mia favori o trattamenti preferenziali; del pari non vi è mai stato alcun mio atteggiamento che potesse in qualche modo dare adito a tale pensiero”.

Il primo “cassone”

Ieri davanti al porto di Genova è stato posato il primo “cassone” (il basamento di cemento armato) della nuova diga. Le opposizioni, sinistra e 5 Stelle, vorrebbero invece fermare tutto perchè “figlio di un sistema marcio e corrotto”. Il ministro Salvini è andato e ci ha messo la faccia: “Guai se si bloccano le opere, guai a chi ferma il Rinascimento ligure”. Paolo Piacenza, da settembre scorso Commissario straordinario dell’Autorità portuale (e indagato nell’inchiesta) serra i pugni. Ci sono mesi di lavoro e miliardi di investimenti che rischiano di andare in fumo. “La presenza del ministro ci dà forza” ha detto. Ancora messaggi agli alleati. A chi, da una parte e dall’altra, vorrebbe a questo punto la testa di Toti per calcoli elettorali che nulla c’entrano con l’inchiesta ma che l’indagine ha certamente favorito. Il punto è che Toti non sembra avere alcuna intenzione di lasciare.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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