[Il retroscena] Toti e il disegno politico del futuro centrodestra: il programma del nuovo governo

"Fedele al suo motto "dove c'è un vuoto il primo che arriva con un progetto credibile lo riempie", il governatore ligure guarda proprio lì

Giovanni Toti
Giovanni Toti

Mesi fa, proprio su Tiscali.it, raccontammo prima di tutti - e in controtendenza con tutti i retroscena che uscivano sui giornali in quel periodo - quello che era il disegno politico di Giovanni Toti. Non un partitino sovranista "sottomarca" della Lega, nè un partito di destra con Giorgia Meloni, perché quello spazio politico è fin troppo pieno.

Toti, Salvini e Meloni

Certo, Salvini e Meloni sono saldamente alleati e in ottimi rapporti personali ed umani con il governatore della Liguria. Ma ci sono alcuni punti da considerare, a partire dal primo. Toti è soprattutto un realista, un uomo che guarda al mercato politico e in questo momento il vuoto nel mercato politico è al centro, non certo fra i sovranisti. E quindi, fedele al suo motto "dove c'è un vuoto il primo che arriva con un progetto credibile lo riempie", il governatore ligure guarda proprio lì.

Il sovranismo del buonsenso

Poi, Toti - saldamente e lealmente alleato con il buonsenso anche a destra, ma tutto fuorché di destra - ha una storia riformista, molto diversa. La sua tessera nella prima Repubblica era quella della Fgs, la Federazione giovanile socialista, e anche nella sua esperienza ligure e nelle liste civiche arancioni che hanno conquistato le principali città della Regione ha attratto molti elettori e quadri che vengono dal Psi e in generale dalla sinistra, parlando il linguaggio dei fatti e non quello dell'ideologia.E non è un caso che nelle interviste citi spesso Francois Mitterrand e la sua Francia come esempio di "sovranismo nei fatti" e non idelogico.

La passione per la Francia

E questa passione per la Francia Toti la mette anche quando dice che il suo movimento potrebbe anche chiamarsi Rpr, Rassemblement per la Republique, esattamente come quello di Jacques Chirac. Oppure, quando in qualche modo si rifà al "non simpatico" Macron. L'esperienza di En Marche! è sempre ben presente a Toti: un movimento che, approfittando della crisi di legittimazione degli storici partiti francesi moderati, di destra e soprattutto di sinistra, in pochissimi mesi dalla fondazione ha conquistato Eliseo e Parlamento. E non è un caso che, con gli amici, anche parlando di questa esperienza, torni lo slogan di sempre: "C'era un vuoto e Macron è stato bravo a riempirlo". Sottinteso: "Noi dobbiamo fare lo stesso". E non pare un caso pure il fatto che anche il simbolo della convention dei totiani al Teatro Brancaccio di Roma del 6 luglio abbia lo stesso punto esclamativo e lo stesso font grafico dei francesi: "L'Italia in Crescita!".

Il disegno politico del futuro centrodestra

Sarà un partito o no? Negli ultimi giorni è in corso un ultimo disperato tentativo di Forza Italia di evitare la scissione del governatore ligure, che viene considerato l'unico che ha voti e seguito suo e quindi sarebbe il colpo di grazia ai moribondi azzurri. Ma forse è troppo tardi per fare ciò che Toti chiede da anni e per azzerare un gruppo dirigente "che ha perso dieci milioni di voti", senza fare la minima autocritica.

La convention del 6 luglio a Roma

Anche la "chiamata alle armi" per la convention del 6 luglio a Roma va in questa direzione: "Chi è convinto che le cose vadano bene così, che dieci milioni di elettori ci abbiano lasciato per colpa loro, che la nostra classe dirigente abbia avuto capacità, merito e coraggio, chi pensa che perdere militanti, dirigenti ed elettori ad ogni elezioni sia la strada giusta, non venga al teatro Brancaccio. Chi invece crede che queste persone possano tornare in una casa dove tutti possano riconoscersi, con obiettivi concreti, alleanze chiare e con una classe dirigente scelta dal basso venga a darci una mano. È questa la casa del futuro che possiamo e vogliamo costruire insieme. Vi aspetto... senza tessere, senza gradi, senza mostrine, ma con la voglia di cambiare insieme".

Il disegno politico

Insomma, i mezzi toni non sono di casa a casa Toti. Per ora lui parla con tutti: con il governatore siciliano Nello Musumeci e la sua "Diventerà Bellissima!", nome della lista civica e citazione di Paolo Borsellino, che viene da destra, "ma proprio per questo - spiegano i suoi - non vogliamo tornare con Giorgia Meloni, alleati, ma diversi". Con il sindaco di Catania Salvo Pogliese, con quello di Ascoli Piceno, con Stefano Parisi e la sua "Energie per l'Italia", con moltissimi consiglieri regionali e sindaci eletti a suon di preferenze sul territorio. E, paradossalmente, ma non troppo, le truppe minori sono quelle dei parlamentari cooptati. Il punto ora è fare alla svelta, "prima che arrivino Renzi e Calenda a mirare a questo mercato elettorale su cui Zingaretti non avrà mai presa".

Gli elettori di Forza Italia

E il mercato ovviamente è quello degli elettori persi per strada da Forza Italia, ma anche degli uomini di Lupi che hanno creduto in ottima fede al Nuovo centrodestra, ma non come costola del Pd, e in generale a tutto il mondo ex pentapartito, rimasto apolide. Anche gli slogan vanno in questa direzione: "Per chi non si rassegna al declino di un’area politica e del Paese. Per chi sogna merito, competenza, impegno, democrazia. Per chi vuole un'Italia in crescita. Per costruire un Paese nuovo".

Il programma di governo

E c'è già lo scheletro di un primo programma di governo: "Un piano straordinario per l’edilizia privata: incentivi in metri quadrati aggiuntivi e sgravi fiscali per chi ristruttura o costruisce in modo sicuro, meno inquinante, più compatibile con territorio e ambiente (in Liguria lo abbiamo già fatto). E in Spagna con questa formula il pil cresce il 3%. Aumentare la busta paga dei lavoratori dipendenti: meno trattenute fiscali e stipendi più alti da parte delle imprese, in cambio di maggiore produttività del lavoro. Via il reddito di cittadinanza: al suo posto formazione professionale pagata attraverso le aziende. Al lavoro tutte le mattine, in cambio di un vero stipendio pagato con i fondi del reddito (in Liguria abbiamo già inaugurato le novità della formazione professionale con tassi di occupazione anche dell’80 per cento. Sbloccare davvero tutte le grandi opere già finanziate abolendo codice degli appalti e ogni altra restrizione burocratica".

Coalizione di Governo

Così come c'è lo scheletro di una coalizione di governo dove, con l'innesto arancione, il verde non scolora nel giallo: "Ovviamente saldamente alleati alla Lega, ma nessuno spazio per i Cinque Stelle, che hanno una visione antitetica del mondo e dello sviluppo rispetto alla nostra. Noi di rivolgiamo a un Paese che vuole una crescita felice". Non a caso, l'esatto contrario della decrescita felice.