Quella legge sulla tortura che non piace neanche a chi l'ha votata. E fa infuriare i magistrati del G8

Il testo votato da Pd e Ap è ben lontano dalle norme internazionali. Cosa dice e quali sono i rischi di inapplicabilità. Amnesty: "Almeno la parola entra nel codice penale"

Quella legge sulla tortura che non piace neanche a chi l'ha votata. E fa infuriare i magistrati del G8
TiscaliNews

Il reato di tortura entra nel codice penale italiano, preceduto da polemiche e denunce per la sostanziale inapplicabilità a cui la nuova legge si presterebbe. Già dalla approvazione in Senato, si era notata la debolezza del dettato tanto che i giudici titolari dei processi per i fatti di Bolzaneto e della scuola Diaz, durante il G8 di Genova del 2001, si erano affrettati a mettere in luce la discrasia con i casi reali. La legge varata alla Camera in via definitiva per la verità non è piaciuta a nessuno, neanche a chi l'ha votata e neanche al suo primo firmatario, Luigi Manconi del Pd, che, vedendosi stravolto il testo iniziale, ne ha rinnegato la paternità. E' il presidente Matteo Orfini a chiudere il cerchio dei critici: "Sarebbe stato meglio non approvarla".

Così come il Consiglio d'Europa e anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, che non hanno risparmiato critiche per la formulazione di un reato difficile da dimostrare e che si basa sulla sua ripetizione nel tempo. Un provvedimento che invece di colmare un vuoto normativo sul quale la stessa Corte aveva più volte sanzionato l'Italia, "crea confusione". Forse l'unica nota positiva è quella sottolineata da Amnesty International: la parola tortura entra nel codice penale. Condizione necessaria ma non sufficiente peraltro perché il reato sia veramente applicabile. 

Cosa prevede la nuova legge? 

Il nuovo reato di tortura è previsto dall’articolo 613-bis del codice penale, che dice: "Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona". le pene previste sono fino a 12 anni con le aggravanti. La nuova legge vieta inoltre le espulsioni, i respingimenti e le estradizioni quando c’è motivo di credere che nel paese di destinazione la persona sottoposta al provvedimento rischi di subire violazioni "sistematiche e gravi" dei diritti umani; è anche previsto l’obbligo di estradizione verso lo stato richiedente dello straniero indagato o condannato per il reato di tortura.

Quanod al Senato Manconi tolse la firma

La resa sul testo iniziale era cominciata già al Senato, dove il primo firmatario Luigi Manconi (Pd) aveva tolto la firma al nuovo testo. Anche Magistratura Democratica in una nota ha dichiarato che si tratta di "un brutto passo falso". I giudici avevano firmato un appello per invitare i parlamentari a non votare un testo che giudicavano "confuso, inapplicabile e controproducente". Per questo i magistrati "invitavano i deputati a tornare alla definizione del crimine scritta nella Convenzione Onu contro la tortura, cioè la versione più seria, equilibrata e condivisa al momento disponibile". Ma l'accelerazione che si era avuta dopo la condanna dell'Italia, da parte della Corte Europea dei diritti umani che chiedeva di colmare il vuoto normativo (sentenza Cestaro contro Italia, sulla scuola Diaz) e poi la condannava nuovamente il 22 giugno scorso. 

"È stato ignorato - scrive Magistratura democratica - anche l’appello di undici giudici e magistrati del tribunale di Genova coinvolti negli scorsi anni nei processi per le torture nella Scuola Diaz e nella Caserma di polizia di Bolzaneto: il testo in esame – hanno scritto il 26 giugno alla presidente della Camera – non sarebbe applicabile alla maggior parte dei casi che abbiamo esaminato e che la Corte europea qualifica come tortura". Insomma le avvisaglie che la legge aveva bisogno di una profonda revisione c'erano tutte.

Legge votata da Pd e Ap di Angelino Alfano

A Montecitorio gli schieramenti sono stati chiari: hanno votato a favore il Pd e Ap, il partito di Angelino Alfano. Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno votato no e sono compatti nel considerarla "punitiva nei confronti delle forze dell'ordine" cui, sostiene Alessandro Pagano della Lega, "legherà le mani", mentre per Giorgia Meloni la legge è addirittura come "un'infamia voluta dal Pd per criminalizzare le forze dell'ordine". Si sono astenuti invece il Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Scelta civica e Articolo 1 – Mdp. La legge insomma non piace a nessuno. Nemmeno a coloro che l'hanno votata e che ora, come scrive qualcuno, si portanno fregiare di aver portato a casa un'altra legge "difficile ma importante".

"Dopo quasi 30 anni dalla ratifica della convenzione Onu – dicono i parlamentari a 5 Stelle – dopo ben tre condanne in sede di Corte europea dei diritti dell’uomo, non sono riusciti ad approvare una legge che punisca per davvero il reato di tortura. È un giorno amaro, in cui il Pd partorisce l’ennesima normativa che troverà difficile applicazione, con paletti e scappatoie che di fatto potrebbero lasciare impuniti i colpevoli e creare caos nei tribunali". Per SI invece si tratta di "un pasticcio, una legge che non consentirà di perseguire in modo efficace chi si rende autore di questi orrendi atti”.

Anche all'interno del Pd si fanno molti distinguo, ma "un altro passaggio parlamentare non sarebbe possibile" e "sarebbe stato meglio approvare il testo iniziale". "Finalmente, dopo 30 anni, nel nostro ordinamento ci sarà anche il reato di tortura", ha detto infatti il dem Walter Verini. Sulla stessa linea anche Anna Finocchiaro. Insomma, una legge che non piace a nessuno. Neanche a chi, turandosi il naso, l'ha votata. 

Amnesty: nel codice penale la parola tortura

Amnesty International si dice "amareggiata", ma comunque "non è, come alcuni sostengono, inutile o controproducente". Ciò che Antonio Marchesi presidente dell'associazione per i diritti umani vede di buono è che, nonostante "la definizione confusa e restrittiva", non è giusto bocciarla perché "perché si sottovaluta la necessità di porre fine alla eterna rimozione della tortura attraverso il silenzio, scrivendo invece, una volta per tutte, quella parola indicibile nel codice penale". Anche Antigone individua nella legge tre elementi di insoddisfazione: "La previsione della pluralità delle condotte violente, il riferimento alla verificabilità del trauma psichico e i tempi di prescrizione ordinaria".