Venti di crisi, Tria non firma un deficit al 2% , la base 5 Stelle in agitazione. Conte cerca un sponda nell'Ue

I pentastellati in "apprensione" per il timore di portare a casa in questa manovra solo pallidi accenni di quanto promesso, Di Maio lancia un segnale chiaro ai partner di governo: o si allargano le maglie della legge di bilancio, o il governo non regge. La sinistra attacca

Venti di crisi, Tria non firma un deficit al 2% , la base 5 Stelle in agitazione. Conte cerca un sponda nell'Ue

Tensione a 5 Stelle nella maggioranza di governo. Terreno di scontro le indiscrezioni sulla manovra 2019. Per l’esecutivo si tratta di trovare una quadra, ma la coperta, almeno secondo il ministro Giovanni Tria è piuttosto corta. I Cinque stelle sono in fibrillazione e in queste ore stanno chiedendo sponda a Conte e Salvini. Sono in "apprensione" per il timore di portare a casa in questa manovra solo pallidi accenni di quanto promesso, Di Maio lancia un segnale chiaro ai partner di governo: o si allargano le maglie della legge di bilancio, o il governo non regge. Il bersaglio è ancora il ministro Tria, ma si cerca di passare dalla minaccia di 'dimissionarlo' a un lavoro concentrico per mediare.

La Lega chiede con Giancarlo Giorgetti di spingersi oltre il 2% del rapporto deficit/Pil. E Conte mette il tema al centro della sua missione a Salisburgo per il vertice informale dell'Ue: cercherà di guadagnare, nei suoi colloqui, spazi ulteriori di manovra anche se si mostra ben più prudente dei suoi vicepremier. Ma Tria con gli interlocutori era categorico: neanche arrivare all'1,6% è scontato, spingersi oltre il 2% rischia di essere insostenibile, con l'Ue e sui mercati. Piuttosto che firmare il 2% di deficit - è il ragionamento che più d'uno gli ha sentito fare - mi dimetto io. Una linea che non è certo - precisa - un puntiglio personale. Se è vero però, come dice Giorgetti, che nel governo nessuno, neanche Tria, "può dormire tranquillo", le dimissioni del ministro dell'Economia in piena sessione di bilancio sarebbero insostenibili. Lo riconoscono anche i 5 Stelle. Quello che Tria deve fare - concordano con i leghisti - è abbandonare qualche rigidità e spostare l'asticella più su: è possibile salire di qualche decimale per finanziare misure per la crescita - la tesi - senza innervosire i mercati.

La base 5 Stelle in agitazione

Il presidente del Consiglio ha ricevuto a Palazzo Chigi i capigruppo pentastellati Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli. Gli riferiscono l'agitazione della base, che si riflette sulle truppe parlamentari: portare alle Camere una manovra senza reddito di cittadinanza rischierebbe di aprire una voragine, che rimetterebbe in discussione la leadership di Di Maio e con essa la vita stessa dell'esecutivo. E Conte li rassicura: il reddito ci sarà. Ma l'idea di Tria - inizialmente sposata da M5S - di partire dai centri per l'impiego e da un primo step del reddito, rafforzando le risorse del reddito di inclusione, a Di Maio non basta. Soprattutto se, come denunciano i pentastellati, i 'tecnici' del Mef e della Lega continueranno a mettersi di traverso rispetto alla pensione di cittadinanza.

Il tema della flessibilità

Anche la Lega, tranquillizzata dall'aver portato a casa quota 100 per le pensioni (ma si studiano soglie e tempi), chiede a Tria e Conte - la cui prudenza viene inquadrata nel ruolo di garanzia che hanno verso il Colle - più coraggio, più soldi. Un paio di decimali, sono ottimisti a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio potrebbe riuscire a "incassarli" nei colloqui che, da qui al prossimo ottobre, avrà con i suoi omologhi europei. A partire dalla cena e dal vertice informale dei leader Ue a Salisburgo. Sul tavolo ci sono i dossier migranti, sicurezza e Brexit. Ma Conte punta a trovare lo spazio per introdurre, magari anche in qualche bilaterale, il grande tema della flessibilità. Con un obiettivo: tranquillizzare eurocrati e mercati della "credibilità" della manovra giallo-verde ottenendo, tuttavia, un allargamento dei margini di deficit/Pil. Non è un'impresa facile: l'ombra di Matteo Salvini, nei consessi europei del premier, continua ad allontanare la solidarietà dei grandi Paesi membri europei. Ma, la carta di Conte, potrebbe essere proprio questa: mettere sul piatto un ammorbidimento dell'atteggiamento italiano in fatto di migranti in cambio di uno strappo alla riduzione del deficit/Pil.

Il problema della pace fiscale

Ci sono anche altre tensioni all’interno della maggioranza di governo. Il terreno di scontro è sempre la manovra. Stavolta è il ministro dello Sviluppo Di Maio a rispondere sulla pace fiscale proposta dalla Lega. “Il M5s non è disponibile a votare alcun condono. Quindi se stiamo parlando di pace fiscale, di saldo e stralcio siamo d’accordo. Se invece parliamo di condoni non siamo assolutamente d’accordo. Perché abbiamo già visto per anni i governi Renzi e altri fare scudi fiscali e hanno creato solamente un deterrente a comportarsi bene e hanno fatto sempre pensare che in questo paese una via di uscita all’evasione ci potesse essere”. Più netto, invece, il giudizio sulle parole di Alberto Brambilla sulla possibilità di portare da gennaio le pensioni minime a 780 euro, annunciata dal viceministro 5Stelle all’Economia, Laura Castelli. Per Brambilla una simile proposta rischia di “spaccare il sistema” e si era detto “totalmente contrario. Se io fossi un artigiano, un commerciante, un imprenditore, non verserei più, tanto se poi devo prendere 780 euro….  Spacchiamo il sistema”. Per Di Maio “la pensione di cittadinanza è nel contratto di governo e lo sappiamo sia noi che la Lega. Sulle pensioni – ha proseguito – deve essere chiaro che le promesse che abbiamo fatto vogliamo mantenerle. La riforma delle pensioni – ha aggiunto – e quindi superare la Fornero significa svecchiare la pubblica amministrazione, mettendo nuove energie nella macchina della p.a. Quindi la riforma delle pensioni è al centro”. Ma la soluzione ancora non si intravede. Intanto, Di Maio è costretto a gettare acqua sul fuoco. L'aumento dell'Iva "è una fake news, non è assolutamente vero, perché in questo governo non si permetterà ai soldi di uscire dalla porta e entrare dalla finestra, non vogliamo fare il gioco delle tre carte". Lo ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio a Radio 24.

Le riflessioni della sinistra

La sinistra gira il coltello nella piaga. "Questo è un governo elettorale. Per me puntano a provocare un macello e poi andare ad elezioni". Lo ha detto Carlo Calenda parlando alla Stampa estera. "Secondo me andrà in crisi nel 2019, non so se prima o dopo le europee. Fino ad allora continueranno così, non a governare ma a fare opposizione. Poi Salvini scaricherà Di Maio, che sa bene che non sarà più lui il candidato premier". E ancora su Facebook il Vice Presidente della Camera Ettore Rosato: “Per 5 anni ci hanno raccontato, con i loro emendamenti puntuali ad ogni legge di bilancio, che i soldi per il reddito di cittadinanza c'erano. Che si poteva fare subito. In campagna elettorale, poi, Di Maio aveva promesso anche un decreto al primo Consiglio dei Ministri per tagliare 30 miliardi di euro di sprechi. Quello delle risorse per la prossima manovra, stando alle parole di Di Maio, non dovrebbe essere un problema". Prosegue Rosato: "E invece no. Oggi si rimangiano tutto. Per il reddito di cittadinanza - sottolinea - bisogna appena trovare le risorse, fare nuovo debito (ancora) e quel decreto tagliasprechi non è mai esistito. Era facile fare opposizione per il M5 Stelle, è stato facile fare campagna elettorale sul dramma di tante persone ancora senza lavoro. Il governo è altra cosa. E lo stallo di questi primi 100 giorni dimostra che loro evidentemente ne sono incapaci".