Team Draghi: ministri tecnici e cabina di regia con i segretari dei partiti. L’ultima ipotesi dopo le tensioni

Salvini ha dato il via libera ma Pd e M5s lo vorrebbero ridurre all’appoggio esterno. Il quadro politico tradizionale si scompone. Ecco che in serata è circolata l’ipotesi della cabina di regia. Mercoledì al Colle con la lista dei ministri

Mario Draghi (Ansa)
Mario Draghi (Ansa)

Se il nome Draghi è lo spillo che ha bucato il mondo rassicurante organizzato tra sinistra/destra, europeisti e antieuropesti, le parole di Matteo Salvini rischiano di mandare in frantumi il centrosinistra. Soprattutto quello di ultima generazione: Pd-M5s-Leu. Il semaforo verde della Lega per salire a bordo del governo Draghi sta avendo effetti collaterali che dicono due cose. La prima è che non è stato accolto, oppure non capito, l’appello del Capo dello Stato che quando ha incaricato Draghi ha fatto “appello a tutte le forze politiche in Parlamento perché conferiscano fiducia un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Basta giallo-verdi, giallo-rossi, qualcuno ora parla di giallo-rosso-blu-verdi. La seconda  è che l’alleanza strutturale Pd-Leu-M5s il cui leader naturale sarebbe Giuseppe Conte dovrà già affrontare nelle prossime ore una prova del fuoco. Leu non ne vuole sapere di stare al governo con Salvini. Zingaretti e almeno quella parte di  Pd che fa riferimento al segretario , al vicesegretario Orlando e al suo consigliere politico Goffredo Bettini hanno detto in via preventiva che “mai con  la Lega e mai con Fratelli d’Italia”. La Meloni s’è chiamata fuori da sola. Salvini è stato convinto dalla parte produttiva della Lega del nord a starci senza se e senza ma. “La visione dell’Italia del professor Draghi coincide con la nostra. La Lega è a disposizione - ha detto ieri dopo quasi un’ora a confronto con il premier incaricato - nessun veto o condizione, superiamo gli steccati dei partiti”.   E da 48 ore Pd e Cinque stelle sono in pieno Travaglio.

36 ore per riorganizzare gli appunti

I più anziani tra gli assistenti parlamentari della Camera non ricordano consultazioni così puntuali. Il premier incaricato sfora sulla tabella di marcia al massimo di 15-20 minuti. Così ieri qualche minuto prima delle 14 ha lasciato Montecitorio e ha raggiunto la campagna umbra di Città della Pieve dove avrà qualche ora per riorganizzare gli appunti presi (a mano e con Bic nera), mettere giù ipotesi della squadra di governo e affrontare il secondo giro di consultazioni. Domattina sente i sindacati. E il “duro” Landini ha già fatto capire che da parte della Cgil ci saranno proposte e collaborazione. Che sono condivisi il “basta sussidi e assistenzialismo” che appare in tutti i seppur rari interventi di Draghi negli ultimi mesi se in parallelo ci sono  progetti di crescita, sviluppo e quindi lavoro e attenzione ai deboli. Non può essere un problema in questa fase la presenza della Lega. Un atteggiamento responsabile, realista e riformista. Lunedì pomeriggio e martedì sarà di nuovo faccia a faccia con le delegazioni a cui parlerà e farà proposte. Anche di squadra di governo. Mercoledì 10 nel pomeriggio (la mattina Mattarella è impegnato alla Camera per la cerimonia per la commemorazione delle vittime delle Foibe e ha già fatto sapere che vuole esserci) potrebbe essere il momento in cui Draghi sale al Colle per sciogliere la riserva e presentare la squadra dei ministri. Che al momento è il passaggio più difficile visti e considerati i malumori nel Pd dove la divisione tra segreteria (non vuole stare al governo con la Lega) e gruppi parlamentari è evidente come non mai. E visto il maremoto nel Movimento 5 Stelle che inevitabilmente porterà a qualche scissione, verso destra e verso sinistra-sinistra. Grillo e Di Maio (e Conte) hanno già dato il via libera al governo Draghi. Devono però ancora trovare le parole giuste per spiegarlo alla loro base e convincere una trentina di eletti riottosi.

I partiti  in  "cabina di regia"

Ecco che in questa dinamica, ieri sera sono filtrate (da fonti tecniche, dunque non parlamentari, qualificate) alcune indiscrezioni sul team Draghi. Che, viste le tensioni delle ultime ore, potrebbe avere un profilo tecnico con ministri tecnici seppure di area che fanno riferimento al premier e ai vicepremier (caselle ancora con il punto interrogativo) ma che dovranno operare con il via libera di una specialissima cabina di regia dove siedono tutti i segretari dei partiti. Così indicati: “Zingaretti, Salvini, Conte (o Di Maio), Berlusconi o Tajani, Calenda, Renzi Speranza”. In un secondo schema circolano in queste ore, sempre Calenda sparisce da cabina di regia. Circa i ministri, si leggono i nomi di Cottarelli (Finzione pubblica), Lamorgese (Interni), Dassù o Belloni agli Esteri; Daniele Franco al Mef; Bentivogli o Panucci al Mise; Boeri o Giovannini al Lavoro e Previdenza; Colao a Infrastrutture e Trasporto; Marta Cartabia alla Giustizia; Paola Severino alla Difesa, Giorgio Abeltino all’Innovazione, Sergio Costa confermato all’Ambiente, Antonella Viola o Ilaria Capua alla Salute; Franceschin alla Cultura, Patrizio Bianchi all’Istruzione, Antonella Polimeni all’Università.   Restano col punto interrogativo le caselle del ministero per il Recovery Fund, per i Rapporti con la Ue e gli Affari regionali. Un altro schema, sempre di ieri sera, vede Cottarelli al Recovery fund, agli Esteri Massolo o Bonino e la Difesa ancora con il punto interrogativo.
Sui nomi probabilmente il margine di variazione è ancora alto. Sullo schema di governo però occorre stringere. I visti i niet di Pd e 5 Stelle, quello della cabina di regia sembra essere l’unico modo per superare le golosità di Pd e 5 Stelle sui ministeri e provare a convivere con la Lega. La cabina di regia leva un sacco di imbarazzi e obbliga i partiti a tornare a fare politica. Senza ministeri, uffici, staff e auto blu.

Panico al Nazareno

E’ un fatto che nella segreteria ieri dopo aver visto Salvini muoversi, atteggiarsi e persino parlare senza estremismi né enfasi né selfie, è scattato il cortocircuito. E più d’uno, quelli più legati alla radici dei Ds e del Pds, hanno ipotizzato l’appoggio esterno al governo Draghi. Altri di spingere la Lega verso l’appoggio esterno. Su cui però Salvini e Giorgetti hanno già detto: “Non facciamo i ridicoli, con Draghi o ci stai o non ci stai. E noi ci stiamo”.  La “sintesi” spetta certo a Draghi ma ieri sono stati lanciati vari desiderata pur confermando l’obiettivo di “un governo forte e ad una maggioranza coesa”. Ecco che  alla fine non risulterebbe sgradita la soluzione dell'ingresso nei vari dicasteri di tecnici d'area o al massimo figure competenti dei singoli partiti e non di rappresentanti di partito. Da qui la soluzione “cabina regia politica” con tutti i segretari dentro. A fare da controller e proponenti all’azione di governo. Ad ogni modo, per evitare equivoci e smarcarsi dai dubbi della segreteria dem che ieri per tutto il pomeriggio hanno attraversato chat, telefonate e indiscrezioni varie, i capigruppo Marcucci e Delrio  anche ieri hanno ripetuto.  “Noi appoggeremo Draghi con convinzione”.

Un parlamentare dem di rilievo da giorni usa l’immagine della tonnara per indicare il luogo dove si starebbe infilando uno dopo l’altro quei dem che negli ultimi mesi hanno costellato il loro cammino di  errori clamorosi, dall’odio allo stato puro per Renzi a cui invece andava riconosciuta la necessità di certe mosse, all’abbraccio incondizionato con i 5 Stelle e Leu, “alleanza strategica” per cui sarebbe già stato deciso il leader, cioè Giuseppe Conte. Per finire adesso con i dubbi sul governo Draghi se dovesse entrare la Lega: distinguo fuori dal tempo e dalla storia. E l’argomentazione per cui “come si fa a stare con la Lega se si deve affrontare una crisi migratoria”, cade da sola visto che le priorità del governo Draghi non contemplano di mettere mano al dossier sicurezza. La conferma di Lamrogese andrebbe esattamente in questa direzione.  Oltre al fatto che sarebbe quasi impossibile oggi cambiare mano al Viminale anche per la gestione della pandemia in chiave di limiti e divieti.

M5s, una decisione già presa

I 5 Stelle appoggeranno il governo Draghi. Hanno già deciso Di Maio e Grillo. Casaleggio è tutto contento perché si farà la consultazione sulla piattaforma Rousseau. E’ necessario ancora un po’ di tempo per far decantare il più possibile la rabbia. Le perplessità sulla Lega dentro riguardano anche una larga parte del Movimento 5 stelle. “Non vogliamo tirare Draghi per la giacchetta ma come può mettere d'accordo il Pd e la Lega? E come possiamo tornare noi con Salvini?”è l’argomento che più preoccupa chi pure è già convinto dell’appoggio. In ogni caso, al di là delle rassicurazioni chieste dal Movimento 5 stelle su temi quali il reddito di cittadinanza e il superbonus, l'area del dissenso in M5s si è ridotta. Di Maio ha fatto da apripista. Dopo l’apertura di Conte (ieri ha fatto il suo esordio alla riunione ristretta, 29 persone, prima della consultazione), ieri è arrivato l'endorsment di Grillo per cui l'ex numero uno della Bce potrebbe essere la migliore garanzia per il Paese.

Pare che Grillo abbia fatto uno show di 40 minuti nella sala della Lupa spiegando a Draghi quali sono le priorità della società e quindi del governo che verrà. Il capogruppo Licheri ha detto a fine  consultazione: “Abbiano spiegato a Draghi chi sono i 5 Stelle visto che finora abbiano frequentato ambienti diversi”. Il grande rammarico è che non sia più previsto lo streaming di questi incontri. Privilegio che fu riservato a Bersani e Renzi. Grillo avrebbe messo in guardia Draghi: “Non si fidi di lui”. Comunque, altri tre giorni saranno sufficienti ai 5 Stelle per  digerire anche questa ennesima svolta. Al netto di microscissioni poco rilevanti.
Decisivo sarà il passaggio sulla squadra. Perché se il Pd suggerisce l’appoggio esterno per non sporcarsi le mani, i 5 Stelle non hanno questo problema visto che con la Lega ci hanno già governato. E allora potrebbero non gradire di restare senza ministeri.

Draghi, uomo delle "soluzioni nei tempi giusti"

L’agenzia Ansa ieri ha regalato un prezioso inedito ritratto di Draghi con le parole di Piero Barucci, collega di università e ministro del Tesoro ai tempi in cui Draghi ne era direttore generale. La caratteristica e la cifra di Draghi è “il senso del tempo della politica: se si sbagliano i tempi si brucia l'idea. Ha questa dote, arrivare con la soluzione al momento utile, una dote rara anche nel politico di professione”. Ecco perché, “oltre al merito per la prova di coraggio dimostrata nell’assumersi questa responsabilità”, il professor Draghi saprà "sbrogliare questa matassa complicata".