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Caro taxi, Salvini sembra chiamarsi fuori dall’atteso decreto. Meloni e Urso si prendono la scena

Il Mit “fuori” e “lontano” anche dall’eventuale caos e impopolarità. La bozza circolata ieri aumenta le licenze del 20%. Non succede da vent’anni. Vedremo se accadrà veramente questa volta. Il silenzio delle sigle sindacali. E anche del titolare dei Trasporti e delle Infrastrutture. L’ultimo braccio di ferro nella maggioranza prima della pausa estiva. Lunedì il Cdm

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (Foto Ansa)

Dai taxi agli aerei, dai granchi  blu alla plasmopara viticola passando per filiere di microchip e la ricostruzione di strade e ponti franati con le alluvioni in Romagna. La strategia è quella di buttare dentro di tutto per nascondere tra le righe la rivoluzione che aumenterà, dopo vent’anni, il numero delle licenze dei taxi. Una cosa è certa: il decreto omnibus di 24 articoli così eterogeneo e per quanto nato e impostato al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, cioè in casa Salvini, è opera del ministro Urso su mandato della premier Meloni che hanno - si può dire - esautorato il leader della Lega. Salvini aveva sul tavolo da mesi il dossier taxi e l’aumento dei biglietti aerei. Ha passato giornate con 35 sigle sindacali senza cavare un ragno dal buco. E’ dovuta intervenire l’antitrust, la scorsa settimana, per dare l’ultimatum all’Italia dopo che per anni lo ha dato Bruxelles denunciando come il nostro Paese non sia allineato sulla concorrenza e il libero mercato su alcuni settori come trasporti e concessioni demaniali. Che tutto questo sia una scelta politica o una sconfitta per Salvini è tutto da vedere. Di sicuro la lobby dei tassisti non è soddisfatta di quanto sta per essere approvato. Ma la “colpa” a questo punto sarà “solo” della premier  e del suo fedelissimo ministro per le impese e il Made in Italy. Così come se dovesse invece andare avanti tutto quello di cui si parla in queste ore, Giorgia Meloni sarà colei che rompe vent’anni di ricatti e inerzie e riesce a dare all’Italia un servizio taxi decente, a prezzi giusti e soprattutto efficace. La “lady di ferro” italiana che piano piano lascia alle spalle gli estremismi delle destre nazionaliste europee e assume sempre di più il Dna di una leader conservatrice ma europeista e liberista. 

Il silenzio di Salvini

E’ stata fatta circolare venerdì nel primo pomeriggio. E per una volta nessuno, da palazzo Chigi, ha avuto da ridire sulla “fuga di notizie”.  E’ stato lanciata l’esca per vedere che effetto che fa. Il decreto andrà in Consiglio dei ministri lunedì. E il ministro Urso, che lo ha addirittura commentato, ne ha cantato la portata rivoluzionaria mettendo le mani avanti circa il fatto che “lunedì mattina ci saranno altri incontri con le categorie” e che il Parlamento farà ovviamente la sua parte intervenendo dove riterrà necessario. Colpisce il silenzio degli interessati che liquidano la proposta con un netto “la soluzione non può essere l’aumento delle licenze”. E il silenzio, appunto, del ministro che è titolare dei Trasporti e quindi di taxi ed aerei.Salvini, in genere generoso nel far sapere l’attività del suo dicastero, incontri e tavoli, inaugurazioni e sopralluoghi nei cantieri, non ha detto una parola sul “decreto taxi” che però contiene anche molto altro. Ieri il leader della Lega ha commentato le buone performance del Monte dei Paschi dopo anni di tribolazioni rivendicando di essersi opposti, come Lega, a chi voleva “spezzettare, tagliare e svendere  la banca più antica del mondo”. E poi un Instagram con l’amico Massimo Giletti , il conduttore tv al momento senza una trasmissione dopo aver toccato figli scoperti in quel luogo ambiguo che sta tra mafia e antimafia. Non una riga su taxi ed aerei. Eppure il provvedimento doveva essere di sua competenza. Eppure lui è stato il primo, mesi fa, a convocare i tavoli con le sigle sindacali dei tassisti per mettere fine allo scandalo italiano del disservizio taxi.   

La bozza

Quella che andrà in Cdm lunedì è “la versione Urso, certamente “più muscolare” (definizione usata da fonti del Mit, ndr)  rispetto ad altre circolate”. Il cuore del decreto sono più taxi e stop al caro voli. Ma nei 24 articoli c’è di tutto e misure anche molto importanti come quelle che riguardano la messa in sicurezza di strade e ponti in Romagna dopo l’alluvione dove tutto è drammaticamente fermo. L’hanno chiamato “Asset e investimenti”. Nessun riferimenti a taxi ed aerei. Partiamo da qui, invece, anche se la sensazione è che si chiudano le stalle quando i buoi sono scappati. L’emergenza degli ultimi quattro mesi - file di ore, rifiuto a priori del pos, tendenza a rifiutare corse brevi, impossibile fare prenotazioni, auto sporche, tassisti inesperti - sembra superata almeno per quello che riguarda la reperibilità delle auto. Così come suona abbastanza ridicolo intervenire ora sui prezzi degli aerei quando tutti hanno già prenotato le vacanze. Così come sui prezzi delle benzina.    

L’obiettivo della misura è aumentare fino al 20% le licenze per i Comuni capoluogo di Regione, le città metropolitane e i comuni sede di aeroporto internazionale attraverso “un concorso internazionale” che prevede “l’obbligo di veicoli non inquinanti”. Il concorso è aperto a chi è già titolare di licenza, ha svolto il ruolo di sostituto alla guida e ad altri soggetti in possesso dei requisiti di legge. Inoltre i Comuni potranno rilasciare, in via sperimentale, a titolo gratuito o a titolo oneroso, “licenze di taxi aggiuntive temporanee per fronteggiare uno straordinario incremento della domanda" legato a grandi eventi o ai flussi turistici. Queste licenze hanno una durata non superiore a dodici mesi, prorogabili sino ad un periodo massimo di 24 mesi. Possono essere rilasciate “esclusivamente” a chi è già titolare di licenze taxi che possono o usarle in proprio oppure affittarle a terzi. Il decreto “apre un percorso di riforma legislativa per un settore strategico per il Paese” ha detto il ministro Urso.

Per ora si è fatta sentire la Cgil che sottolinea come “i Comuni non hanno bisogno di un decreto legge del governo per aumentare le licenze dei taxi. Ogni Comune può già adesso rilasciare quante licenze vuole, è una sua esclusiva competenza - ha detto Nicola Di Giacobbe di Unica Cgil taxi - non capisco dove stia la novità”. E’ vero ma l’Anci ha esplicitamente chiesto una norma quadro nazionale perchè ogni volta che un sindaco prova a toccare il numero delle licenze dei taxi.  Il decreto prevede incentivi raddoppiati, rispetto a quelli del 2022, per l’acquisto di auto non inquinanti da parte di taxi e  i noleggi con conducente. Che però sono delusi perchè “mentre i taxi potranno raddoppiare”, l'Ncc continuerà ad essere “ingessato e sotto organico, per rispondere alla domanda attuale e a quella prevista per il Giubileo e le Olimpiadi”. Vedremo cosa succederà lunedì. E soprattutto quali effetti reali avranno queste “presunte” novità, secondo la Cgil, e a partire da quando.  Vedremo, soprattutto, cosa si nasconde nei dettagli di queste novità.

Contro il caro voli

Per quanto riguarda il caro voli, è in arrivo una stretta sugli algoritmi che determinano i prezzi. La fissazione dinamica delle tariffe aeree, in base al tempo della prenotazione, è vietata ad alcune condizioni: se è applicata su rotte nazionali di collegamento con le isole; se avviene durante un periodo di picco di domanda legata alla stagionalità; se conduce ad un prezzo di vendita del biglietto o dei servizi accessori, del 200% superiore alla tariffa media del volo. Diciamo subito che il tetto è un po’ troppo alto per poter dare benefici ai viaggiatori. 

Che fine fa l’omogeneità dei decreti?

Ci sono poi misure per la messa in sicurezza e la ricostruzione di strade, ponti e viadotti, per l'innalzamento dei limiti elettromagnetici, la proroga della cigs per i lavoratori Alitalia e la lotta al “granchio blu” con ben tre milioni di euro. Una norma del decreto prevede che per grandi programmi d'investimento esteri sul territorio italiano il governo potrà dichiarare “il preminente interesse strategico nazionale” e nominare un commissario straordinario responsabile della loro re alizzazione, puntando così ad accelerare le procedure per i maxiprogetti da almeno un miliardo di euro. E’ una norma cucita addosso alla multinazionale Intel per velocizzare l’ investimento multimiliardario in Italia destinato alla costruzione di un sito di packaging e produzione 'back-end' di chip. Sempre nel comparto strategico dei chip e dei semiconduttori, il decreto prevede il credito d’imposta per le imprese che investono in semiconduttori. Così come prevede la normativa della Commissione Ue sui chip in Europa. Nasce anche il  Comitato tecnico per il  Chips Act europeo. Ha funzioni di “coordinamento e monitoraggio dell'attuazione delle politiche pubbliche nel campo della microelettronica e della catena del valore dei semiconduttori, anche al fine di prevenire e segnalare al Ministro eventuali crisi di approvvigionamento”. Ci sono trenta milioni per il 2024 e 150 per ogni anno dal 2025 al 2028. E dire che i decreti dovrebbero rispondere a criteri di “omogeneità e urgenza”. Così recita la Costituzione.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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