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[Il punto] Torino-Lione, tensioni nel governo: ora spunta la mini-Tav. Ma gli elettori di Lega e M5S si agitano

Conte cerca una mediazione: “Non possiamo bloccare l’opera ma ridimensionarla sì”. Di Battista e Grillo contrari. Sull’autonomia Di Maio dice: “Non spaccherò in due l’Italia”. Salvini: “O si fa o salta tutto”. La precisazione di Palazzo Chigi

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
Una manifestazione No-Tav e, nel riquadro, Di Maio, Conte e Salvini
Una manifestazione No-Tav e, nel riquadro, Di Maio, Conte e Salvini

Sono due le questioni che attualmente rischiano di creare guai seri alla compagine di governo: Tav e dossier autonomia. Sulla prima - secondo alcuni organi di informazione - arrivano segnali di mediazione. Il ministro pentastellato Toninelli parlerebbe di sbloccare i bandi mentre il professor Marco Ponti, quello dello studio costi benefici, avrebbe annunciato di aver già pronto il supplemento di analisi richiesto dal Presidente del Consiglio. Sull’altra vicenda Giuseppe Conte fornisce garanzie. “L’autonomia si farà, bene e presto”, afferma. Ed aggiunge “non è importante se prima o dopo le europee”.  Un vero punto d’accordo tra M5S e Lega però non c’è ancora e non mancano i segnali di nervosismo. Salvini non nasconde l’impazienza. Inutile negare poi il persistere di elementi di tensione con gli alleati. Luigi Di Maio del resto, a proposito di autonomia,  è stato lesto a puntualizzare: “Non spaccherò in due l'Italia”.

La Tav

Davanti al pressing del leader leghista sull’alta velocità Conte fa sapere di avere il dossier sulla scrivania. “Ci riuniremo per discutere tutti assieme”, chiarisce annunciando di aver già in programma un incontro con Toninelli sul codice degli appalti. Ed anche il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti si dice fiducioso in un epilogo. “Facciamo un incontro con Conte e i due vicepremier e chiariremo tutto e, nonostante le distanze, troveremo una soluzione".

Quella della Tav è però vicenda complessa. Le ultime tornate elettorali hanno mandato segnali di flessione al movimento fondato da Grillo e paradossalmente questo potrebbe rafforzare la tenuta del governo. Di Maio infatti sa benissimo che la possibilità di andare ad elezioni in questo momento comporta forti rischi. Meglio allora continuare a governare con Salvini anche se ciò vuol dire fare concessioni, pur nell’ambito del contratto, indigeste a gran parte dell’elettorato a cinque stelle. Meglio insomma aspettare i ritorni positivi di misure come il reddito di cittadinanza e l'avvio annunciato delle opere cantierabili. 

Un fatto è certo in ogni caso, la Tav appare uno degli argomenti più esplosivi. Non per nulla la maggioranza del Movimento si è sempre schierata per il blocco del cantiere. Per questo Conte cerca di esercitare fino agli estremi limiti il suo ruolo di gran mediatore e cerca soluzioni. “Non possiamo bloccare un’opera come la Tav, ma indubbiamente la si può sottoporre ad una revisione e me ne occuperò personalmente”, pare abbia detto qualche giorno fa discutendo con gli alleati ed il suo staff. In pratica si starebbe pensando di fare l’opera ma ridimensionandola (per esempio con meno stazioni sul tratto italiano) ed attuando così risparmi che si aggirerebbero su una cifra molto superiore al miliardo di euro.

E’ stato calcolato infatti che terminare la Torino-Lione comporterebbe una spesa di 4,7 miliardi. Più precisamente 3 per la tratta internazionale e 1,7 per quella piemontese, con la sua galleria di 16 chilometri e la stazione di Susa. Altri 5,7 – va ricordato – sarebbero a carico di Francia e Ue. Nel caso si optasse invece per la cosiddetta mini-Tav, sponsorizzata dalla Lega, l’Italia affronterebbe una spesa di soli 3 miliardi.

Certo, si porrebbe di conseguenza la necessità di discuterne con la Francia e le comunità locali, e per tale ragione il premier vorrebbe avocare a sé il progetto per giungere a una conclusione nell'arco di un semestre. Il compromesso dovrebbe portare poi al via libera (magari condizionato) ai bandi di gara della Telt, da pubblicare in modo da non perdere 300 milioni di finanziamenti Ue.

Di Maio, Conte e Salvini

La posizione di Conte – stando a quanto si legge sui principali organi di informazione – dovrebbe essere abbastanza vicina a quella del ministro dell’Economia Giovanni Tria.  Anche perché, se l’accordo con i transalpini dovesse essere disdettato, porrebbe il nostro Paese davanti all’eventualità di restituire alcuni miliardi di euro, dando un segnale negativo agli investitori internazionali.

Intanto il presidente del Piemonte Chiamparino chiede a piena voce una consultazione popolare . “L’11 marzo sarà importantissimo - sostiene - Se in quella data il governo avrà autorizzato Telt sarà una vittoria di tutti coloro che sono scesi in piazza e si sono impegnati a sostegno della Tav. Viceversa chiederò a Salvini di autorizzare la consultazione popolare”.

Le tensioni

Restano però tutti i problemi sia in casa leghista che pentastellata. Da una parte molti elettori del Carroccio vedrebbero male il ridimensionamento del progetto la cui realizzabilità hanno sempre appoggiato. Dall’altra molti elettori pentastellati vedrebbero come un tradimento la realizzazione, sia pure in tono minore, di un’opera che hanno sempre avversato.

Il fronte dei No-Tav, presente in modo massiccio dentro i cinquestelle, in effetti serra i ranghi. E nel movimento si bolla quella di Chiamparino come “l’ultima mossa di distrazione di massa”. Per il senatore Alberto Airola “non ci sono margini di contrattazione. O il M5S dice no oppure sarò io a dire ciao al Movimento”. Allo stesso tempo consiglieri regionali e comunali prendono posizione su Facebook scrivendo “Stop bandi Telt”.

I tentennamenti dei cinquestelle moltiplicano di conseguenza i nervosismi degli alleati. “O si fa o salta tutto", insiste Matteo Salvini parlando di autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. E pressioni forti arrivano sulla Tav. “Il governo è alla ricerca di una sintesi – dichiara tuttavia il sottosegretario leghista Armando Siri – Nessuno è mai andato indietro. Stiamo ragionando e troveremo le giuste sintesi”.

Fatto sta che sul fronte opposto Alessandro Di Battista – secondo una indiscrezione de La Stampa – avrebbe tuonato: “Se vi permettete di dire Sì, io esco un minuto dopo e mi dissocio”. E lo stesso padre fondatore, Beppe Grillo, avrebbe espresso le sue riserve. Fatto sta che nessuno però sembra aver voglia di mettere in discussione dall'interno il governo gialloverde. Così il ministro Toninelli annuncia a proposito della prosecuzione o meno dei lavori sulla Torino-Lione di riporre aspettative forti nell’incontro con Conte ed i viceministri Salvini e Di Maio. "Chiariremo tutto – fa sapere - e, nonostante un punto di partenza distante, troveremo di sicuro una soluzione".

Tria

"Ci sono posizioni differenti nel governo - ha detto poi Tria - ma credo che ci sarà un'evoluzione positiva perché sono i fatti" che portano in quella direzione. "Del resto c'è una legge su questo e per cambiare ci sarebbe bisogno di un'altra legge, ma non credo sarà cosi".

La precisazione di Palazzo Chigi

Intanto da Palazzo Chigi si fa sapere che il premier Giuseppe Conte "non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav né ha mai richiesto un ulteriore contributo all'analisi costi-benefici dell'opera, contributo che è stato invece sollecitato dal Mit", smentendo alcune "ricostruzioni apparse questa mattina su alcuni quotidiani".

Ignazio Dessìdi I. Dessì   

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