Il taglio dei vitalizi non tocca 67 ex deputati: ecco chi sono, e quanto incassano, gli irriducibili del privilegio

L’assegno più cospicuo finisce sul conto di Publio Fiori, ex democristiano diventato per qualche tempo finiano e poi riconvertitosi democristiano: a lui vanno 10.131 euro netti al mese

Publio Fiori
Publio Fiori
TiscaliNews

Sono 67 gli ex deputati che riusciranno a farla franca dal taglio del vitalizio voluto da Di Maio. La lista, segreta fino a qualche ora fa, è stata diffusa sulle pagine di Lanotiziagiornale.it e contiene nomi illustri della politica italiana, in alcuni casi quasi dimenticati. Il loro privilegio sembra esser garantito a seguito di uno strano scherzo del destino: applicando il nuovo sistema contributivo, vista l’elevata mole di contributi versati, il vitalizio di questi onorevoli avrebbe rischiato di aumentare. L’unica strada percorribile, per l’Ufficio di presidenza, era quella del congelamento degli assegni ai livelli correnti.

Tra i fortunati che continueranno a godere dei vitalizi ci sono Publio Fiori, Emanuele Macaluso, Marco Boato, Paolo Cirino Pomicino, Ciriaco De Mita e Pierluigi Castagnetti. Ma anche Giuseppe Caroli, Gianni De Michelis, Giorgio La Malfa, Francesco Nucara, Vincenzo Visco e tanti, tantissimi, altri onorevoli. Ma vediamo la lista nel dettaglio. L’assegno più cospicuo finisce mensilmente sul conto di Publio Fiori, ex democristiano diventato per qualche tempo finiano e poi riconvertitosi democristiano. A lui, che per 7 volte ha occupato gli scranni di Montecitorio, vanno 10.131 euro netti al mese.

Lauta pensione anche a Emanuele Macaluso, ex partito Comunista, che dopo sette legislature passate tra Camera e Senato porta a casa 6.939 euro netti. Il vitalizio di Macaluso si somma poi ad un secondo assegno, il cui ammontare non è dato sapere, elargito dalla Regione Sicilia. Giuseppe Caroli riesce a salvare il proprio assegno pari a 6.091 euro netti al mese. Marco Boato, con le sue 5 legislature alla Camera e una al Senato, riceve ogni mese 5.923 euro. Poco sotto si piazzano Giorgio La Malfa, che è stato parlamentare dal 1972 al 2013 (5.882 euro), Ciriaco De Mita (5.862 euro), Gianni De Michelis che, con le sue 6 legislature fa suo un cospicuo assegno da 5.517 euro, Paolo Cirino Pomicino (5.411 euro) e Pierluigi Castagnetti (5.171 euro).

Anche Francesco Nucara può dormire serenamente. Il politico reggino incassa, e continuerà a farlo, 5.079 euro al mese. Vincenzo Visco, in Parlamento per 25 anni, evita anche lui la scure: ogni mese continuerà ad incassare un assegno da 5.706 euro. Tra i graziati anche Giuseppe Calderisi, ex radicale poi passato al Pd. L’ex parlamentare incassa 5.459 euro. Margherita Boniver continuerà a percepire il suo assegno da 5.344 euro netti al mese. Come lei Elena Montecchi… prima con il Pd, poi con il Pds e nell’ultimo periodo con i Ds. Per lei 6.175 euro netti al mese.

Nella lista compaiono tuttavia anche nomi di illustri onorevoli “poco noti”. E’ il caso di Carmine Patarino (5.610 euro al mese). A non subire tagli, infine, anche alcuni esponenti ancora protagonisti sulla scena politica italiana. Gli ex presidenti della Camera dei deputati, Luciano Violante (5.873 euro) e Gianfranco Fini (5.882 euro). Piero Fassino, rieletto deputato, non perderà il diritto ai suoi 5.296 euro netti mensili, nonostante per il momento tale assegno verrà sospeso. Massimo D’Alema (5.523 euro), Rosa Russo Iervolino (5.588 euro), Walter Veltroni (5.504), Livia Turco (5.802) e Fabio Mussi (5.443 euro). Naturalmente, tra i graziati,, ci sono anche esponenti della destra, come Angela Napoli (5.224) e Giovanni (detto Gianfranco) Micciché (5.378 euro al mese).