Taccuino Quirinale, l'inedito intreccio Chigi-Colle

Taccuino Quirinale, l'inedito intreccio Chigi-Colle
di Askanews

Roma, 7 dic. (askanews) - Abbiamo avuto quattro Capi dello Stato che erano stati Presidenti del Consiglio (Segni, Leone, Cossiga e Ciampi) ma nessuno si è mai trasferito direttamente da Palazzo Chigi al Quirinale. Quindi, se Draghi fosse eletto al Colle, vivremmo un inedito istituzionale che potrebbe porre qualche problema procedurale su cui i costituzionalisti si stanno arrovellando. Tutto nasce dal secondo comma dell'art. 84 della Costituzione secondo il quale "l'ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica". Quindi, se Draghi venisse eletto Capo dello Stato dovrebbe immediatamente dimettersi da Presidente del Consiglio prima del giuramento e non potrebbe rimanere a Palazzo Chigi neppure per il disbrigo degli affari correnti in attesa del successore. Ma poiché Palazzo Chigi non potrebbe restare neppure un minuto senza inquilino, le funzioni di Presidente del Consiglio, in assenza di un vicepremier (che in teoria potrebbe anche essere nominato in extremis), passerebbero al ministro anziano, Renato Brunetta. Poi, subito dopo il giuramento, entrato in carica al Quirinale, Draghi dovrebbe avviare le consultazioni e dare l'incarico di formare il nuovo governo alla personalità che possa ottenere la fiducia delle Camere.Secondo un'indiscrezione che circola nel Palazzo, il ministro degli Esteri Di Maio avrebbe confidato ad alcuni diplomatici che Draghi e i suoi collaboratori starebbero sondando discretissimamente esponenti politici di diversi partiti per capire se il ministro dell'Economia Franco possa diventare il nuovo Presidente del Consiglio. Si dice infatti che Draghi potrebbe essere disponibile a trasferirsi al Quirinale solo a condizione che a Palazzo Chigi vada un esponente di sua fiducia e che gli altri ministri fossero confermati: un rimaneggiamento del governo metterebbe infatti a rischio la lotta al Covid e il serrato processo di attuazione del Pnrr.Purtroppo, in questa situazione di partiti sfilacciati e poco governabili, nessuno può garantire a Draghi che un eventuale governo Franco ottenga la fiducia in Parlamento. Anzi, i leader della maggioranza, da Letta a Berlusconi, da Salvini a Renzi a Tajani, chiedono a Draghi di restare a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura, nel marzo 2023, perché si rendono conto, come ha detto il sottosegretario Tabacci, che "se tocchiamo il governo Draghi, ci sono dei problemi" e si rischierebbe di precipitare verso le elezioni anticipate che molti parlamentari temono come la peste perché, con la riduzione dei seggi dagli attuali 945 a 600, sanno che non saranno rieletti. E se temessero che l'elezione di Draghi portasse alle elezioni anticipate, potrebbero anche non votarlo nel segreto dell'urna. Ma se Draghi fosse bocciato, il governo dovrebbe ovviamente dimettersi e sarebbe una catastrofe non solo per lui ma per l'intero Paese, che sta recuperando credibilità nel mondo come ha dimostrato nei giorni scorsi il miglioramento (da BBB- a BBB) del rating dell'agenzia Fitch. Ecco perché, anche se nessuno nega che Draghi sarebbe un ottimo successore di Mattarella, il passaggio diretto Palazzo Chigi-Quirinale rischia di aprire più problemi di quanti ne risolva.