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Immigrazione: operazione “svuota tutto” e il giallo dei numeri tra chi arriva e chi resta

I “dubbi” della stampa tedesca sull’analisi dei numeri del Dossier Viminale. Intanto una circolare ha deciso di svuotare i Centri di accoglienza con i vecchi migranti cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato ma ancora non hanno in mano il permesso di soggiorno. E’ necessario fare posto ai nuovi arrivi.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Immigrazione: operazione “svuota tutto” e il giallo dei numeri tra chi arriva e chi resta

E’ una sorta di operazione “svuota tutto”, tipo supermercati o grandi magazzini. Solo che quello che si vorrebbe svuotare sono i Centri di accoglienza per immigrati: fuori i vecchi dentro i nuovi. Nel senso che deve uscire chi ha già ottenuto lo status delle protezione internazionale ma non hanno ancora in mano il permesso di soggiorno. Spesso tra i due momenti passano anche sei mesi. Ed è chiaro che senza il permesso di soggiorno questi immigrati non troveranno nè casa nè lavoro. Ma non importa: bisogna liberare posti perchè il numero del sbarchi è ormai una massa che conta (al 16 agosto) 101 mila e 386 teste di cui 10.286 sono minori non accompagnati. A metà agosto del 2022 erano meno di 50 mila. Un dato percentuale dice tutto: +135%. Quindi serve posto perchè sindaci e prefetti non sanno dove più sistemare i migranti arrivati e distribuiti nel territorio secondo il piano del prefetto Vitale, commissario per l’emergenza immigrati.

Nel silenzio quesi tombale del sistema mediatico - ed è lecito chiedersi se questo sia perchè il tema ha “stufato” oppure se politicamente sia ritenuto imbarazzante e quindi da nascondere - accadono cose che meritano molta attenzione. Perchè oltre all’operazione “svuota tutto” c’è poi il giallo dei numeri: la stampa tedesca “richiama” l’attenzione sul fatto che non tornano i conti tra coloro che sbarcano e quelli che sono ospitati nei centri. Allude poi al fatto che in Germania arrivano centinaia e migliaia di stranieri senza identificazione “come se fossero sbarcati qui da noi” ha scherzato ma neppure troppo l’altro giorno il cancelliere Scholtz. Tutto questo prende le mosse dal “Dossier Viminale 2023” che ogni anno, a Ferragosto, fotografa l’attività del Ministero dell’Interno. Ma andiamo con ordine. 

La circolare   

Con una circolare datata 7 agosto, a firma del direttore centrale dei Servizi per l’immigrazione e l’asilo Francesco Zito, il ministero dell’Interno ha disposto il monitoraggio del sistema di accoglienza con la verifica dei requisiti di chi è ospitato nei centri e ordina ai prefetti di “disporre la cessazione delle misure di accoglienza per i soggetti che abbiano ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale anche nelle more della consegna del conseguente permesso di soggiorno”. Il monitoraggio, la verifica e l’espulsione sono necessari, si legge nella Circolare, “tanto in un’ottica di corretto utilizzo delle risorse pubbliche, quanto al fine di assicurare il turn over nelle strutture di accoglienza e garantire la disponibilità di soluzioni alloggiative in favore degli aventi diritto». In altre parole poiché i circa 95 mila posti per l’accoglienza disponibile in Italia sono tutti occupati già adesso a metà agosto e i prefetti non sanno più dove mettere le persone, occorre fare posto. Da qui la “necessità” di liberare parte dei 93.000 posti dei Cas (centri accoglienza stranieri), occupati da migranti in Italia ormai da tempo, che hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale ma sono ancora in attesa del permesso di soggiorno, di una sistemazione alternativa o di un lavoro.

Uno sfratto improvviso per migliaia di immigrati “regolari” ma che si troveranno in strada senza un tetto nè un lavoro visto che anche per il passaggio dai centri di accoglienza alle piccole strutture diffuse nei territorio la lista di attesa è lunga. E’ chiaro che tutto questo porterà ulteriore disagio nei comuni e sui territorio dove per l’ennesima volta si sta scaricando l’emergenza migranti.  

I numeri

Il Dossier Viminale aiuta a fotografare la situazione.  All’immigrazione sono dedicate le pagine da 29 a 37. Il numero degli sbarchi è ormai oltre le centomila unità. Ma se i posti disponibili per l’accoglienza sono “solo” 93 mila, è chiaro che ci sono migliaia di persone in giro per il paese senza alcun tipo di assistenza. E che non sono “solo” gli ottomila della differenza tra numero sbarchi (101 mila) e posti disponibili (93 mila) nei Cas. I Centri infatti sono per lo più già occupati da gente in attesa del verdetto delle Commissioni per l’asilo e poi del pezzo di carta.

Altri numeri, interessanti per capire. Il numero delle richieste di asilo è aumentato in un anno del 70,59 per cento: da 42.750 a 72.460). Il numero dei permessi di soggiorno rilasciati è invece diminuito: erano un milione e 108 mila l’anno scorso (fino alla fine di luglio) e sono un milione e 85 mila quest’anno. Anche il numero dei rimpatri aumenta. Il dato percentuale sarebbe rassicurante con un +28% ma il valore assoluto conta solo 2561 persone. Da qui il decreto sicurezza di settembre che punta tutto su una maggiore funzionalità dei Centri per il rimpatrio e le espulsioni. 

Il giallo dei numeri

Sempre nel Dossier Viminale si legge che nel 2023, fino alla fine di luglio, è aumentato il numero degli irreperibili che arriva al 14% delle domande di permesso esaminate che sono 33.880. Su questi numeri si è accesa una polemica sulla stampa tedesca. Polemica che trova un’ottima sintesi in questa domanda: dove finiscono gli arrivati via mare?

In altri paesi - si fa notare - “stanno in posti di accoglienza anche per anni, anche in numeri crescenti, fino a quando trovano un posto letto o una casa (con sussidio pubblico) e forse poi anche un impiego. In Italia non si sa. Tutti parlano di arrivi, ma poi non si sa cosa succede dopo”. Il Dossier Viminale conferma e alimenta questo piccolo-grande giallo. In effetti i contri non tornano tra arrivi, ospitati nelle strutture, domande di asilo esaminate. Delle due l’una: o ci sono migliaia di stranieri sul territorio italiano senza alcuna assistenza e senza neppure essere stati identificati all’arrivo; oppure molti di quelli che sbarcano in Italia riescono a scappare prima di essere identificati e restano sul territorio nazionale oppure viaggiano in qualche modo verso altri paesi europei. Numeri fuori controllo. Situazione fuori controllo. Tutto questo sembra avere a che fare - ironizza la stampa tedesca - con la battuta attribuita al Cancelliere Olaf Scholz all’ultimo vertice UE: “Pare quasi che la Germania abbia la spiaggia più lunga del Mediterraneo a giudicare dal numero degli arrivi e che l’80% di questi non è stato identificato in nessun altro paese”. La solita vecchia storia: l’Italia non sa gestire i flussi e allora lascia scappare i migranti. In percentuali pari a due su cinque. A questa “critica” si può senza dubbio obiettare che in tutti questi anni l’Europa si è ben guardata da cambiare i regolamenti di Dublino e ha lasciato soli i paesi dove sbarcano.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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