[L'analisi] Il fiume carsico del M5S è emerso e ha spazzato via tutti. Ma non parlate di voto di protesta

Una vittoria solare e nitida. Specialmente al Sud il Movimento ha dato il via alla nascita di una nuova classe dirigente. Il consenso raccolto è anche propositivo e progettuale. E i segnali premonitori c’erano già stati

[L'analisi] Il fiume carsico del M5S è emerso e ha spazzato via tutti. Ma non parlate di voto di protesta

Un fiume carsico è emerso in superficie. Ha invaso la Sicilia, ed è risalito lungo la punta dello Stivale occupando buona parte della Calabria, della Sicilia, Campania. E ha spazzato via tutte quelle consolidate aggregazioni di potere trasversali, riducendo a una testimonianza senza rappresentanza territoriale la sinistra che conoscevamo, il Pd ma anche Liberi e Uguali. Surclassando Forza Italia e persino la Lega che con ieri ha ben piantato le sue radici anche al Sud.

Che vittoria solare, nitida, chiara quella dei Cinque Stelle. Che in tanti collegi sfiora la maggioranza assoluta. Tanto che ha lasciato poche briciole anche al centrodestra. Per la sua dimensione non si può dire che la vittoria dei Cinque Stelle in particolare al Sud, trae la sua motivazione nel voto di protesta, un voto contro e basta. 

Il consenso raccolto dai Cinque Stelle è anche propositivo, progettuale. Del resto da anni ormai si era incrinato quel rapporto di scambio tra il Mezzogiorno e Roma. In parte superato dal rapporto tra il Sud e Bruxelles, in parte dalla incapacità degli eletti del sud di fare gli interessi del proprio territorio, come hanno saputo fare i leghisti con il Nord.

C’era stato un segnale premonitore, pochi mesi fa. Con le elezioni regionali siciliane del novembre scorso. Centomila elettori della coalizione che sosteneva il candidato del Pd alla Regione, votarono per il candidato dei Cinque Stelle nel tentativo di contrastare l’ascesa di Nello Musumeci del centrodestra (Musumeci è poi stato eletto governatore).

Insomma, un voto “utile”. E questo ragionamento in parte deve essere scattato anche ieri, se sono veri gli studi sui flussi elettorali secondo cui solo il 50% degli elettori del Pd delle ultime elezioni ha riconfermato il suo voto mentre l’altra metà si è divisa tra astensionismo e voto a diversi partiti, Cinque Stelle compresi.

Insomma, la crisi del Pd era evidentissima è una parte dei suoi elettori critici ha scelto il cambiamento. Il voto ai Cinque Stelle non è solo un voto di protesta ma è anche di governo. Il sud in questo è cambiato. Storicamente diviso tra voto filogovernativo, di opposizione, di astensionismo cronico, oggi il Mezzogiorno si è riscoperto sostanzialmente progettuale. Vuole scommettere su chi ha lasciato intravedere una prospettiva diversa, non disdegnando neppure misure di welfare come il reddito di cittadinanza per tutti.

È ancora presto per analizzare le ricadute del voto sulla rappresentanza degli eletti (e quindi dei trombati). Ma l’uscita di scena di Massimo D’Alema, del figlio del governatore della Campania, De Luca junior, del presidente del Senato Piero Grasso, se confermate, paradossalmente raccontano di un nuovo inizio di classe dirigente nel Mezzogiorno.

Quella sperimentata dalla Prima Repubblica a oggi ha fallito. È questa la percezione dei cittadini del sud che hanno scommesso sul nuovo proposto dai Cinque Stelle.