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Lo strappo di Vox isola e indebolisce Giorgia Meloni in Europa

Il leader Santiago Abascal avrebbe avvisato la premier italiana di voler lasciare Ecr per i Patrioti di Vktor Orban. Esulta Salvini: "Segnale importante. Cresce il fronte del cambiamento in Europa"

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Il leader di Vox Santiago Abascal (Ansa)
Il leader di Vox Santiago Abascal (Ansa)

Grandi sommovimenti in Europa: Vktor Orban soffia l’estrema destra di Vox e intanto vola a Mosca da Putin ad omaggiarlo. “Questo non è il nostro primo incontro negli ultimi dieci anni, è già l’undicesimo. Ma questo è più speciale”. E il tutto avviene cinque giorni dopo aver assunto la presidenza di turno della Ue, e nelle ore in cui il neo gruppo voluto fortemente in Europa da lui - vale a dire quello dei Patrioti - strappa ai conservatori di Giorgia Meloni la delegazione parlamento di Vox. Per intenderci, Vox è la compagine spagnola di estrema destra di Santiago Abascal a cui l’inquilina di Palazzo Chigi nel 2021 consegnò il famoso discorso: io sono Giorgia, sono una madre, sono cristiana.

Uno strappo che isola ancora più in Europa la presidente del Consiglio. Raccontano che martedì scorso proprio Abascal avrebbe avvisato Meloni. E quest’ultima gli avrebbe risposto di non prendere decisioni affrettate, di attendere il secondo turno, il prosieguo delle trattative sui top job. Meloni non si aspettava certo questa accelerazione. E rimane di sasso quando in un venerdì che è stato definito “nero” da alcuni a palazzo Chigi le viene comunicato la voce di questo cambio repentino di linea da parte di Vox.

Perché tutto questo ha anche un impatto sugli equilibri interni al governo. Matteo Salvini, vicepremier e animatore del neo gruppo “I Patrioti” non perde tempo ed esulta: “L’adesione degli spagnoli è un segnale importante. Cresce il fronte del cambiamento in Europa, determinato a dire no a Von der Leyen e ai socialisti”. Parole che non aiutano le trattative che proseguono ad oltranza. Una nota che dalle parti di Palazzo Chigi non viene apprezzata perché colpisce chi in queste ore come Meloni sotto traccia continua a dialogare con la presidente della commissione uscente. Oltretutto Meloni vede indebolirsi il suo gruppo dei conservatori: la somma dei Patrioti e di Identità e democrazia raggiunge quota 81, Ecr scende a 78 e viene così superata rischiando un ulteriore downgrade visto che i liberali tallonano i conservatori con 76 seggi.

Non è certo un buon viatico a 48 ore dalla negoziazione finale. Perché lunedì - quando si definirà lo scenario francese - ripartirà la trattativa. E ripartiranno i colloqui tra Meloni e Ursula, e tra là premier italiana e gli altri leader del patto europeista: Macron, Scholz, Sanchez e Tusk. E come si comporterà la leader italiana? Tutto dipenderà dal portafoglio che le verrà dato. In estrema sintesi, se si tratterà di un commissario di peso o meno. Si parla di una vicepresidenza ma non è chiaro se sarà esecutiva o meno. Dalle parti di Fratelli d’Italia continuano a tenersi lontano dall’accordo europeo. Forse per tattica e per non scoprirsi troppo a destra, a maggior ragione nelle ore in cui la delegazione di estrema destra si sta ingrossando. Carlo Fidanza, riferimento assieme a Procaccini di Meloni nei conservatori europei, ammette: “Al momento non ci sono condizioni per votare a favore. Astenersi? Non avrebbe molto senso perché equivarrebbe al voto contrario”. C’è chi dall’altra però sostiene che Meloni potrebbe servirsi dello strappo di Vox e delle mosse delle ultime di Orban per avvicinarsi definitivamente al Ppe e a Ursula. Di sicuro chi spinge in questa direzione è Antonio Tajani assieme a Forza Italia. Gli azzurri sono convinti che a questo punto Meloni non abbia alternative se non quella di votare Ursula. Non a caso Tajani utilizza queste parole nei confronti dei Patrioti: “È un gruppo ininfluente nessuno vuole discutere con loro”. È una strada strettissima, quella di Meloni. Perché la scelta va oltre le relazioni personali e il collocamento politico tradizionale. Pesa infatti la postura in politica di estera di Orban e company che continua a flirtare con Putin. E in chiave interna pesa l’atteggiamento di chi come Matteo Salvini da vicepremier in carica non aiuta ma mette il bastone tra le ruote del governo.

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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