[il caso] “Quella della nostra Repubblica è una storia di successi e di popolo”, Mattarella guida la ripartenza

Un discorso solenne per le celebrazioni dei 75 anni della Repubblica. La fine del populismo. Il passaggio di testimone ai giovani. Il Capo dello Stato non ha spiegato “chi” ma ha detto “come” il paese dovrà ripartire. Anzi, è già ripartito. La destinazione è l’Europa “oasi di sicurezza e di pace”

Sergio Mattarella (Foto Ansa)
Sergio Mattarella (Foto Ansa)

Chi è salito al Colle in questi giorni di solenni celebrazioni per i 75 anni della Repubblica, cercando indizi sul dopo Mattarella o sul Mattarella bis, è rimasto deluso. Anzi, nei discorsi del Presidente della Repubblica c’è stata una cura speciale nell’evitare riferimenti anche criptici al prossimo inquilino del Quirinale. Eppure nel potente discorso pronunciato ieri sera nel cortile d’onore allestito come un teatro c’è stato molto più di qualche indizio: in venti minuti, uno dei suoi discorsi più lunghi, Sergio Mattarella ha scandito i passaggi chiave dei 75 anni della Repubblica e ha indicato la strada per i prossimi lustri. Non ha detto “chi”, ma ha spiegato “come”. Perchè “il Paese ha le carte in regola per farcela”, la nostra repubblica “è una storia di democrazia ben radicata” e “ora come allora questo è il tempo di costruire il futuro”. Un futuro che guarda inevitabilmente all’Europa “oasi di pace in un mondo di guerra e tensioni”, “presidio di sovranità democratica” e “compimento del nostro destino nazionale” .

La pedagogia istituzionale

Se ogni Presidente della Repubblica ha il compito, e il dovere, di svolgere il proprio mandato come una lezione di “pedagogia istituzionale” rispetto al Paese e al Parlamento, Mattarella è senza dubbio il Capo dello Stato che, anche per coincidenze di cronaca (ha gestito tre crisi di governo in tre anni), ha maggiormente esercitato il ruolo di pedagogo istituzionale. Ruolo ieri esercitato non solo davanti al governo al gran completo, da Draghi in giù, e alle massime cariche istituzionali ma soprattutto davanti a circa duecento studenti prossimi all’esame di maturità. La maggioranza relativa dei selezionati ospiti invitati al Colle per questa anomala ed emozionate festa della Repubblica.

Il popolo italiano protagonista

Ci si è interrogati, durante e dopo l’intervento di Mattarella, cosa simboleggiasse quel discorso. c’è chi ha parlato di “lascito”, chi di “testamento politico”, chi di “passaggio di consegne” e quindi di svolta con l’appello finale al “popolo italiano” (“W il popolo italiano, W la repubblica”, inedito secondo molti) e la richiesta ai giovani perchè “adesso tocca ora a voi scrivere la storia della Repubblica. Scegliete gli esempi, i volti, i modelli, le tante cose positive da custodire della nostra Italia. E poi preparatevi a vivere i capitoli nuovi di questa storia, ad essere voi protagonisti del nostro futuro”. La cosa certa è che il Capo dello Stato ha voluto condensare nei venti minuti del discorso, uno dei più lunghi, temi che a lui stanno più a cuore: la Costituzione che è viva e “si realizza ogni giorno nei comportamenti”, l'uguaglianza sostanziale, la comunità che viene prima e dopo l’ordinamento, l’unità e la coesione, e poi il messaggio più ostile all’antipolitica: “La storia della Repubblica non è una storia di fallimenti ma di successi”. Per le forze populiste, o forse ex, presenti ieri nel cortile d’onore del Quirinale è stato il passaggio più difficile da digerire.

9 pagine, venti minuti

Difficile scegliere un messaggio tra i tanti che segnano l’intervento di Mattarella. Se ne trovano più e diversi in ogni pagina. Quello che ritorna più spesso è che questo è il tempo di “costruire il futuro del Paese”, come nel 1946, e l'Italia ha “le carte in regola per farcela”. “Sono passati settantacinque anni da quando, con il voto nel referendum del 2 giugno 1946, gli italiani, scegliendo la Repubblica, cominciarono a costruire una nuova storia” ha detto il Capo dello Stato. “Anche oggi siamo a un tornante del nostro cammino dopo le due grandi crisi globali, quella economico finanziaria e quella provocata dalla pandemia. Come lo fu allora, questo è il tempo di costruire il futuro”. Non fu un inizio facile, tanti i rischi e più di tutti quello delle “divisioni”. Fu proprio “la scelta repubblicana il presupposto che rese possibile radicare, nel sentimento profondo del popolo, le ragioni di una unità e di una coesione più forti, favorendo il dispiegarsi di nuove energie, di nuovi protagonisti della vita pubblica”.

La musica e le immagini

Causa Covid, ma non solo, la regia e il format delle celebrazioni è stato diverso da sempre. Niente giardini e niente cocktail (saltò anche lo scorso anno). Al loro posto un elegante sistema di vele e tendaggi hanno coperto il cortile d’onore per riparare all’ombra gli ospiti, a terra una copertura ha reso inoffensivi i sanpietrini. In fondo al cortile un palco a misura di cortile, appunto, largo almeno 50 metri. Intorno una serie di monitor giganti che prima del discorso hanno trasmesso un video curato da Rai Storia con la sintesi di questi 75 anni. Mattarella ha voluto accompagnarsi, questa volta, con le immagini. E all’inizio del suo intervento cita De Gregori, “la storia siamo noi” e “nessuno di senta escluso”. Il ribaltamento di prospettiva nel racconto è un altro elemento che colpisce. Il protagonista di questi decenni è stato infatti soprattutto “il popolo italiano”, non certo quella della propaganda populista ma le tante storie individuali e collettive che hanno costruito il Paese. “La Repubblica è, prima di tutto, la storia degli italiani e della loro libertà”, una prospettiva diversa che “consente di cogliere i profili di soggetti che spesso sono rimasti sullo sfondo. E che invece hanno riempito la scena, colmato vuoti, dato senso e tradotto in atti concreti parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà”.

Tanti successi tra qualche stortura inaccettabile

I cittadini, il popolo italiano, hanno costruito nei decenni una storia di successi. Restano “storture inaccettabili”, dall'evasione fiscale alle morti sul lavoro, fino alla mancata applicazione di una adeguata parità di genere. Ma le luci sono tante. C’è l'adesione alla Ue, “risorsa” per l'Italia che vive una stagione di “rilancio” nonostante sia stata “minacciata da regressioni per illusori interessi particolari”. C'è stata la vittoria contro il terrorismo degli anni di piombo, la lotta alla criminalità organizzata, i passi avanti sui diritti, le dimostrazioni di solidarietà dopo le catastrofi naturali, le prove di umanità nel salvare disperati nel Mediterraneo. E le “tante riforme attuate, mentre si parla spesso superficialmente di immobilismo”: da quella agraria all'edilizia popolare, dalle infrastrutture allo statuto dei lavoratori, dalle riforme della scuola alla nascita del Servizio sanitario nazionale. “Il Paese non è fermo”, anzi, “quando diciamo che nulla sarà come prima sappiamo che il cambiamento è già in atto. Ed è veloce”.
Serve ottimismo perchè “la Repubblica possiede valori e risorse per affrontare queste sfide a viso aperto. Ha potenzialità straordinarie, creatività, competenze che ci mettono all’avanguardia in tanti settori”.

Curati gli italiani, ora curiamo la Repubblica

Quello della “cura” è un altro concetto chiave del discorso. “Le cure che la Repubblica è riuscita ad assicurare a tanti italiani, adesso ci pongono di fronte alla necessità comune, di avere cura della Repubblica”. Perchè si esce dalle crisi solo quando ci si prende cura l'uno dell’altro. Affrontate e verso il superamento la crisi sanitaria ed economica, dopo il tornante Mattarella “vede” subito i giovani, “una nuova generazione che è pronta, chiede spazio e ha voglia di impegnarsi”. Quei giovani, che tanto hanno pagato in questo anno e mezzo di pandemia, e a cui chiede di “essere protagonisti del nostro futuro”. Chiamati in causa, indicati per nome, i ragazzi presenti hanno molto applaudito.

L’ultimo 2 giugno del settennato

E’ stato l’ultimo 2 giugno del settennato. Ma anche il 75 esimo della Repubblica, la fine di due crisi globali, quella pandemica e quella sanitaria, l’inizio di una nuova sfida di ripartenza, crescita e conquista. Quanti significati in un giorno solo. Che arriva alla fine di una tre giorni di parole di incoraggiamento, ottimismo e fiducia , iniziata con le considerazioni finali del Governatore di Bankitalia e le stime di crescita superiori alla attese e proseguita il primo giugno con la visita di Mario Draghi in Emilia e la constatazione di un paese che “sprigiona voglia di ripartire”.
Il non detto, ormai da giorni, è come garantire al Paese gli uomini, o le donne capaci di condurlo attraverso queste sfide nei prossimi anni. E’ il tema politico dei prossimi mesi, soprattutto dal 3 agosto quando inizierà il semestre bianco, l’impossibilità di sciogliere le camere. Le ipotesi si sono accavallate con discrezione anche ieri nei capannelli subito prima e subito dopo la cerimonia: il passaggio di testimone con Draghi al posto di Mattarella e fine della legislatura; Draghi che resta alla guida del governo e il Parlamento che si mette al lavoro per trovare un successore al Quirinale ascoltando così la richiesta di messa a riposo che Mattarella ha già ribadito in tre occasioni diverse; Draghi che resta al suo posto e Mattarella che si convince della necessità di un bis.

Ma il Parlamento sarà in grado di eleggere un nuovo Capo dello Stato?

Nei venti minuti di discorso ieri il Presidente non ha offerto il benché minimo appiglio a nessuna di queste ipotesi. Il personaggio non è certo di quelli a cui scappa detto qualcosa. Il ragionamento più frequente è stato questo: “Il punto non è la sua disponibilità o meno ad un bis. Il punto è se questo Parlamento, così sfilacciato e diviso sarà in grado tra pochi mesi di trovare la larga maggioranza necessaria ad eleggere il nuovo Capo dello Stato”. Nella stessa direzione ma con argomentazioni più tecniche va un altro ragionamento: “Se noi votassimo a febbraio un nuovo Presidente, sarebbe eletto con il numero tradizionale di grandi elettori (1003) ma resterebbe in carica per altri sei anni, alla guida di un altro Parlamento con numeri del tutto diversi per via del taglio dei parlamentari”. Argomentazione, si fa notare, che dovrebbe avere una qualche presa per un custode delle regole e del diritto parlamentare coma Mattarella.

Il lato pop del Capo dello Stato

Infine c’è un elemento legato al body language di Mattarella, dunque anche il più facile da confutare. Conquistata la vaccinazione, migliorate le curve del contagio, nell’ultimo mese il Presidente è tornato a viaggiare (per ora in Italia ma sono in programma anche missioni all’estero), ad incontrare persone e a fare interviste. E’ stato un crescendo: l’importantissima intervista a Repubblica sul terrorismo; quella sulla cultura e l’arte a Vanity fair, a Famiglia Cristiana e l’altro giorno, deliziosa, si è sottoposto alla domande dei bambini sul canale tv Rai Gulp. Propaganda live, il programma cult il venerdì sera su La7, ha dedicato l’altro giorno a Mattarella un servizio molto pop, una serie di clip su momenti topici di questo anno e mezzo di pandemia. E poi interventi e discorsi. “E’ l’attivismo di chi è giunto a fine settennato e ha già deciso che dal 3 agosto, inizio del semestre bianco, non vuole più intervenire. O meglio, il meno possibile” argomentano fonti vicine al Quirinale. E’ la spiegazione più facile, senza offesa per nessuno. Perchè non c’è dubbio che invece mettendo in fila tutti questi appuntamenti, la cura con cui sono stati preparati e i diversi messaggi che hanno voluto dare, si possa anche pensare il contrario. E cioè che questi appuntamenti siano tappe della costruzione di un nuovo profilo che unisce alto a basso, il pop al rigore delle istituzioni. Si potrebbe quasi parlare di un nuovo consenso per un nuovo settennato.