Il “genocidio” di Bucha accelera le decisioni Ue sullo stop al gas russo

I leader al lavoro. Ecco il Piano del governo Draghi. Il segretario del Pd non ha dubbi: “Basta gas russo, basta finanziare la guerra”.

ll premier Draghi durante una riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles (Foto Shutterstock)
ll premier Draghi durante una riunione dell'Eurogruppo a Bruxelles (Foto Shutterstock)

Chi ha potuto vedere i filmati parla di scene “agghiaccianti” che non possono essere diffuse. Oltre ai cadaveri lasciati in strada con le mani legate dietro la schiena” e le fosse comuni, luoghi dove tra la terra spuntano capelli, teste, mani e piedi  e chissà cosa trovano scavando lì sotto, si parla di altri cadaveri nelle abitazioni. “Sono andati casa per casa e sembra che stiano trovando un cadavere in  ciascuna abitazione…”. Le immagini sono disponibili all’Unità di Crisi della Farnesina e anche il Copasir sta seguendo molto da vicino come evolve la situazione. “Crimini di guerra” è il verdetto della comunità occidentale, dal Papa alla presidente Ursula von der Leyen per finire con Mario Draghi e Olaf Scholtz . “Di cui Mosca dovrà rendere conto nei tribunali internazionali”. Il Cremlino ci ha provato a dire che si tratta di “fake news di fabbricazione occidentale”. Ha provato a scaricare sull’Ucraina con ipotesi velenose del tipo: “Finchè Bucha è stata sotto il nostro controllo nulla è successo…”. Il punto è che le immagini sono così tante che è impossibile averle taroccate. E il tentativo di Mosca è diventato, in Italia almeno, arma spuntata nelle argomentazioni di chi usa la tragedia ucraina per ciniche posizioni anti sistema e antigovernative.

“Subito un nuovo pacchetto di sanzioni”

Siamo alla fine della sesta settimana. E l’orrore di Bucha ha fatto rompere gli indugi circa la necessità di un nuovo pacchetto di sanzioni. A livello europeo. E a livello italiano. Nuovo pacchetto di sanzioni che a questo punto non può che riguardare lo stop all’acquisto di gas russo. Per Mosca significa perdere la più importante entrata del bilancio dello stato: poco meno di un miliardo al giorno.  Il primo a farsi sentire è stato il segretario del Pd Enrico Letta. “Quante Bucha devono esserci prima di passare a un embargo completo su petrolio e gas dalla Russia? Il tempo è finito” ha scritto a fine mattinata sui social. Il Pd sembra compatto in una decisione grave che implica sacrifici da parte di tutti.  E che eticamente significa smettere di finanziare la guerra. A ruota sono arrivati Emanuele Fiano, della Presidenza del gruppo Pd alla Camera, ed Enrico Borghi, responsabile sicurezza nella segretaria dem: “Hanno sparato su civili, inermi, dopo aver legato le loro mani dietro la schiena. E hanno lasciato i loro corpi sulla strada, in segno di totale disprezzo. E’ un crimine contro l'umanità. Qualcosa di inaccettabile. Quindi basta acquistare gas e petrolio che armano queste stragi. Bucha urla. Come fece Srebrenica. Allora ci voltammo. Ignavi. Ora non possiamo tacere nè stare fermi!”. Matteo Renzi, Teresa Bellanova, Ettore Rosato, Ivan Scalfarotto, tutta la dirigenza di Italia viva concorda con la cessazione dell’acquisto di gas russo. Pierferdinando Casini: “You’re right, Enrico” hai ragione Enrico. Calenda rompe il coro con un pragmatico richiao alla realtà: “Belle le dichiarazioni contro il gas russo. Ci dite anche dove andiamo a prendere il gas e altre materie prime per far lavorare l’industria e la manifattura italiana?”. 

Draghi: "Crudeltà insopportabile"

Contro la strage di Bucha - “un genocidio e solo l’inizio di un nuovo orrore” ha detto Zelensky lasciando intendere che mano a mano che la truppe ucraine riconquistano i villaggi, le atrocità aumenteranno. Il premier Draghi tuona contro quello che stiamo vedendo. “Si resta attoniti” e la “crudeltà dei massacri di civili inermi è spaventosa e insopportabile”. Mosca deve “cessare subito le ostilità, interrompere le violenze contro i civili” e, soprattutto, “dovranno rendere conto di quanto accaduto”. Sono crimini contro l’umanità e come tali devono essere perseguiti. Il premier per ora è cauto circa lo stop all’acquisto di gas. Sa bene cosa vorrebbe dire per l’industria e la manifattura.

C’è da aspettarsi già settimana decisioni in tal senso da Bruxelles. La piccola Lituania, che però è un grande importatore, ha già deciso: “Non consumeremo più    un solo centimetro cubo di gas russo”. Germania, Francia e Bruxelles, pur fermi nella condanna, prendono tempo. Da Kiev Zelensky parla di “genocidio”. E avverte: “Vedete cosa roderanno mano a mano che riconquisteremo i nostri villaggi”. Bucha è una cittadina a 60 km a nord-ovest di Kiev. Il ministro degli Esteri parla di 410 cadaveri recuperati. Per ora. Un massacro deliberato simile a quello avvenuto più di 25 anni fa a Srebrenica dove le forze serbo-bosniache (e filo russe) trucidarono migliaia di musulmani.

Parola d’ordine: diversificare

Draghi e il governo stanno lavorando da mesi all’autonomia energetica dal gas russo. Che significa il 42% del fabbisogno nazionale, 30 miliardi di mc di gas. Se l’altro giorno Draghi era al telefono con il presidente algerino per aumentare il flusso di gas, ieri l’ad dell’Eni Claudio DeScalzi ha avuto un incontro con il suo omonimo algerino per vedere come dare subito attuazione e come sviluppare nel giro di poco mesi ulteriori aumenti. Sempre ieri il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha compiuto la sesta missione in un mese: destinazione Azerbaigian, obiettivo aumentare anche da qui l’erogazione di gas. Ne arriveranno 2,5 miliardi in più.

E’ utile fare due conti. Su 76 miliardi di metri cubi di gas consumati nel 2021 l'Italia ne ha importati oltre 72, oltre il 40% dei quali dalla Russia e il 31% dall'Algeria. Snam, su incarico del governo, sta ora trattando per l'acquisto di due navi rigassificatrici, in modo da aumentare la capacita' di acquisto e trattamento di gas liquefatto. Che però in questo momento sul mercato è molto richiesto e costa ben più del gas russo. Draghi lavora dallo scorso autunno, ben prima della guerra, alla riduzione della dipendenza italiana dal gas russo. A tutela di famiglie e industria, quindi del Pil nazionale. E ha usato parole durissime contro le scelte politiche che negli ultimi 10 -15anni hanno aumentato invece che diminuire l’import di gas. Ancora più grave che sia successo dopo il 2014 e la guerra in Crimea, ad esempio. “Tutto ciò - ha ribadito il premier - dimostra una sottovalutazione del problema energetico ma anche di politica estera, internazionale”.

Dove andiamo a prendere il gas

Per diversificare gli approvvigionamenti il Governo italiano punta su Algeria, Libia, Congo, Azerbaigian, Qatar. Draghi nell'ultimo mese ha avuto colloqui telefonici con l'algerino Tebboune (1 aprile), il congolese Nguesso (10 marzo), l'azero Aliyev (8 marzo), il qatariota Al Thani (5 marzo). Draghi ha anche incontrato il turco Erdogan a margine del vertice Nato del 24 marzo scorso. E’ in preparazione un vertice tra Draghi, Macron ed Erdogan. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, spesso accompagnato dai vertici dell'Eni, si è recato in Armenia (domenica), Azerbaigian (sabato), Congo (12 marzo), Turchia (10-11 marzo), Qatar (5-6 marzo), Algeria 28 febbraio.

Sostituire 30 miliardi di mc di gas russo

Una quota del 30-50% verrà sostituita rapidamente. E possiamo dire che nei fatto lo è già. Sarà più  difficile avvicinarsi al 100%. Si deve quindi presumere che nel 2022 debbano arrivare dalla Russia almeno 15 miliardi di metri cubi di gas. Vedremo se in rubli come chiede Putin, o in euro come dicono i contratti. Contro la speculazione - nell’ultimo mese e mezzo l’erogazione di gas dalla Russia non è mai diminuita - l’Italia chiede  di applicare un tetto al prezzo del gas. Ma non tutti in Europa sono d’accordo. La Norvegia, paese esportatore e fuori dalla Ue, è contraria. Negli ultimi mesi i profitti della Norvegia hanno raggiunto i 150 miliardi di dollari.

Resta il problema di un'Europa che vuole aiutare l'Ucraina ma allo stesso tempo finanzia l'aggressione russa. “Italia, Germania e gli altri Paesi che sono importatori di gas, petrolio, carbone, grano, mais, granoturco e altro - dice Draghi - stanno finanziando la guerra. Non c’è dubbio. Ma non dobbiamo dimenticare che la Russia non può vendere il suo gas ad altri tranne che all’Europa.  Per cui c’è uno spazio per fissare un tetto al prezzo del gas. Per ridurre i finanziamenti alla Russia occorre abbassare il prezzo del gas”. Un altro obiettivo italiano è il decoupling, rompere il meccanismo che unisce il prezzo del gas a quello per l'energia elettrica che costa molto meno. Un vero e proprio Piano energetico dovrebbe essere discusso in Consiglio dei ministri già in questa settimana.

Il quadro europeo

L’Italia deve necessariamente muoversi con l’Europa. A sua volta dipendente dalla Russia per  il 45% del suo fabbisogno, ovvero oltre 380 milioni di metri cubi (mcm) al giorno tramite gasdotto, per un totale di circa 140 miliardi di metri cubi all’anno (dati Iea). 15 miliardi arriveranno dagli Usa nella forma di gas liquefatto. La Commissione ha già deliberato per acquisto e stoccaggio comune. Poterlo fare anche con un prezzo “bloccato” sarebbe il massimo per famiglie e industria.  

Entro il primo novembre 2022 gli Stati Ue assicurano il riempimento degli stoccaggi almeno al 90% della loro capacità. A febbraio, maggio, luglio e settembre sono previsti obiettivi intermedi per garantire che il target finale sia rispettato e ci sia tempo per correggere la rotta. Il periodo di riempimento degli stoccaggi è fissato dal primo aprile al 30 settembre. Le prime gare (per l’acquisto del gas) della scorsa settimana sono però andate deserte. Il costo è troppo ballerino per rischiare di acquistarlo adesso.