[Il caso] Lo sport nel caos tra decreti e ossessioni. Società sportive sul piede di guerra. Lega e 5s contro Malagò

Due i fronti di guerra: la riforma Spadafora e il decreto Coni. Via libera del Cdm ai cinque decreti delegati della riforma Spadafora. In parte non vanno bene e serve una nuova norma per rinviarli. Emendamento M5s al decreto Coni: fuori Malagò

[Il caso] Lo sport nel caos tra decreti e ossessioni. Società sportive sul piede di guerra. Lega e 5s contro Malagò
Il presidente del Coni Giovanni Malagò (Ansa)

Sos, ministro dello Sport cercasi con urgenza. Perchè, per dirla con le parole di uno di sport s’intende come il presidente della Federbasket Gianni Petrucci, ex n.1 del Coni, “un caos del genere in questo settore non s’era mai visto”.

In effetti dal 2019 è in corso una guerra senza scrupoli. Da una parte c’è il Movimento 5 Stelle quasi ossessionato da un obiettivo: spazzare via ed esautorare il presidente del Coni Giovanni Malagò. E’ questo uno dei pochi punti, forse l’unico, condivisi con la Lega ai tempi del Conte 1. O meglio, con Giancarlo Giorgetti più che con Matteo Salvini, anche se per motivi diversi. Il Richelieu della Lega infatti considera il Coni un centro di potere (gestiva i 400 milioni che poi devono essere distribuiti alle Federazioni per la promozione delle singole discipline) che, in quanto tale, è bene portare sotto l’ombrello della politica. Dall’altra parte di questa incredibile guerra - visto che i problemi sarebbero altri - ci sono quelli che, al netto di volere criteri più oggettivi e quindi trasparenti per l’affidamento dei fondi alle singole federazioni, vogliono lasciare le cose più o meno come stanno. Malagò compreso che comunque dal 2013 ha ben guidato il movimento sportivo attraverso Olimpiadi partecipate, assegnate (le invernali di Milano-Cortina), clamorosamente negate (quelle di Roma 2026), Campionati del Mondo ed eventi vari.

Così tra i pochi dossier conclusi ai tempi del Conte 1 c’è stato quello di svuotare il Coni e creare una nuova struttura che si chiama Sport & Salute, gestisce 370 milioni sui 410 in dotazione allo settore sportivo ed è a tutti gli effetti una replica del Coni. A cui restano le competenze per Olimpiadi e l’attività nazionale. In sostanza dal 2019 ci sono “due Coni” che si fanno la guerra con pasticci burocratici, vendette e sgambetti.  

Petrucci: “Urge il ministro dello Sport”

Ma veniamo ad oggi e al grido di dolore di Petrucci: “Lo sport è in ginocchio, serve una guida competente”. Motivo per cui Mario Draghi, pur avendo ben altro per la testa, dovrebbe individuare subito il delegato allo Sport perchè assuma il controllo di una situazione che rischia di scappare di mano.

Sono due i fronti “sensibili”. Il primo riguarda i decreti attuativi della riforma Spadafora. Il secondo, il decreto Coni licenziato dal Conte 2 la mattina prima di salire al Quirinale per dimettersi. Senza quel decreto arrivato all’ultimo secondo utile della zona Cesarini, gli atleti olimpici italiani avrebbero perso l’onore della bandiera alle Olimpiadi di Tokio. Motivo? Sport & salute, avevo nei fatto sottoposto il Coni, avrebbe tolto autonomia allo sport italiano. Urgeva un atto governativo per ridare, in chiaro, autonomia al Coni. Un decreto, appunto.  

Il caos dei decreti attuativi

Ieri mattina il Consiglio dei ministri ha approvato cinque decreti delegati della Riforma dello sport firmata dall’ex ministro Spadafora. Tuttora in pole per proseguire l’incarico. I decreti, figli di una legge delega 8 agosto 2019, sarebbero scaduti domenica 28 febbraio. Tra gli argomenti trattati ci sono le tutele per i lavoratori sportivi (che la pandemia ha scoperto essere tra quelli senza tutele), l'incentivazione del professionismo femminile, l'abolizione del vincolo, l'apertura per i paralimpici nei gruppi militari, la sicurezza sulle piste da sci, i nuovi regolamenti per l'impiantistica sportiva. Spadafora, emozionato, ha esultato: “Dopo tanti anni la riforma dello sport è fatta e aprirà una strada di cambiamento per tutti e solo in meglio. Il lavoro di un anno è diventato realtà. Sono commosso ed emozionato”. Peccato che non facciano altrettanto sportivi, lavoratori dello sport e aziende che “producono” sport. La maggior parte delle categorie che avrebbero dovuto beneficiare della riforma. Tra i punti più contestati infatti c’è il decreto relativo alle tutele per i lavoratori dello sport.  

“Tutelare i lavoratori. E chi fa impresa”

La pandemia ha fatto emergere l’assoluta mancanza di tutele per i lavoratori dello sport (istruttori e trainer di vario genere inquadrati come lavoratori atipici fino a redditi entro i 10 mila euro). La riforma dello sport e uno dei cinque decreti approvati ieri copre senza dubbio questo vulnus. Ma ne apre un altro: costringe le società sportive ad “assumere” istruttori e assistenti inquadrandoli con contributi e tassazioni varie. “Questo problema è emerso con chiarezza nelle 72 ore di audizioni che abbiano fatto in commissione alla Camera” racconta Patrizia Prestipino (Pd) “per cui la maggior parte dei partiti dell’attuale maggioranza, mi riferisco a Lega e Forza Italia, hanno tutti compreso che quella norma andava riscritta. Bisogna tutelare il lavoratore. Ma anche l’impresa: le società sportive sono ferme da un anno, riescono a malapena a tenere gli impianti in regola e non possiamo caricare di altri oneri”. Anche molti lavoratori dello sport sono contrari perchè con l’inquadramento stabilito dal decreto approvato ieri in busta paga troveranno la metà dei compensi attuali.  

Approvati. E subito rinviati

Un cortocircuito pazzesco che confidava nella decadenza dei decreti delegati. Che invece i 5 Stelle, possiamo immaginare lo stesso Spadafora, hanno fatto mettere all’ordine del giorno e poi in votazione ieri mattina.

Ben tre Federazioni (Figc, Basket e pallavolo) hanno scritto a Draghi spiegando che occorreva trovare il modo di tutelare i lavoratori ma anche le società sportive i gestori degli impianti. Super contestata anche la norma che abolisce il vincolo sportivo. La richiesta era di rinviare il tutto.

I decreti sono stati invece approvati ma arriverà ad horas una norma che rinvierà l’entrata in vigore almeno di questa specifica parte. Perchè allora approvarli se non possono essere operativi? C’è chi le chiama “bandierine”, chi “questioni di principio”, chi “medaglie”. Il voto di ieri mattina è sembrato più che altro un contentino dato al Movimento. E a Spadafora. Di sicuro serve con urgenza un ministro che metta ordine in questo macello.  

La norma per i paraolimpici, finalmente

Esulta invece il mondo paraolimpico: uno dei decreti apre agli atleti le porte dei Corpi dello Stato e ai gruppi sportivi militari che sono state finora negate. “Lo aspettavamo da vent’anni, è un passaggio storico” ha commentato emozionato Luca Pancalli, numero 1 del Cip. Fratelli d’Italia ha gioco facile nell’attaccare. “La riforma dello sport, nonostante la generale bocciatura delle associazioni sportive, è stata approvata dal governo Draghi senza un sottosegretario dedicato e senza i pareri delle commissioni di Camera e Senato. Ennesimo schiaffo al Parlamento” ha commentato il deputato Federico Mollicone.  

Nuovo attacco a Malagò

Se quello dei decreti della Riforma Spadafora è un’eredità che il governo Draghi ha subìto visti i tempi stretti, il decreto Coni deve essere convertito entro il 30 marzo. Altrimenti decade. E con lui anche l’onore della squadra e della bandiera per il team azzurro alle Olimpiadi. Il decreto è in Commissione al Senato e sembrava filare via liscio. Fino a due giorni fa quando alcuni senatori pentastellati (De Lucia, Montevecchi, Russo e Vanin) hanno presentato un pacchetto di emendamenti che di nuovo (ci avevano già provato nell’ambito di un precedente provvedimento senza riuscirci) blocca la strada a Malagò. “Il presidente e gli altri componenti della Giunta nazionale del Coni restano in carica quattro anni e non possono svolgere più di tre mandati, di cui soltanto due consecutivi. I componenti che assumono le funzioni nel corso del quadriennio restano in carica fino alla scadenza degli organi, svolgendo, comunque, un mandato pieno”. A scanso di equivoci si precisa che “la disposizione riguarda il presidente e gli altri componenti della Giunta nazionale che hanno ricoperto tali cariche anche nel periodo immediatamente antecedente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge”. Un divieto valido retroattivamente. Tale da impedire di fatto una nuova candidatura di Malagò visto che il mandato in scadenza quest'anno è il secondo consecutivo. Le nuove norme valgono anche per le strutture territoriali del Coni. Tutti a casa. Per non riempire più quei posti? O per farlo con amici e conoscenti?

Italia viva, la senatrice Sbrollini, invece ha firmato emendamenti per ridare centralità alla struttura del Coni. Questi i piatti principali. Di contorno ci sono contenziosi sul personale Coni reclutato da Sport & Salute e reclamato da uno e dall’altro. Per non parlare di gestione del patrimonio, altre ed eventuali. Ha ragione Petrucci: “Un caos del genere nello sport non s’era mai visto”.