Vi spiego cos'è la società del rancore. Esistono ancora le verità. Solo che non ci crede più nessuno

La mia opinione è la verità. Così lavora la fabbrica del qualunquismo: tutti gli altri mentono, ti dico io come stanno le cose

Vi spiego cos'è la società del rancore. Esistono ancora le verità. Solo che non ci crede più nessuno

Fateci caso: parliamo sempre d'altro. Ogni volta che si tenta di aprire un dibattito, soprattutto sui social media - ormai la vera tribuna che conta - si finisce altrove. C'è una maledetta, cronica, incapacità di stare ai fatti. Forse perché i fatti sembrano scomparsi dalle discussioni. Vengono prima le opinioni e poi gli avvenimenti. Ma i fatti esistono ancora. Esistono ancora le verità. Solo che non ci crede più nessuno.

La sfiducia

E' questa sfiducia colossale negli altri, il virus su cui i professionisti della rabbia, i soffiatori sul fuoco, i generatori di conflitto, stanno costruendo la loro speculazione organizzata. Si chiama società del rancore, e somiglia a uno stato di guerra permanente. La post-verità, di cui tanto si parla, non è l'epoca delle fake news - che sono sempre esistite - ma una fase nella quale la verità sembra sparire dal dibattito. Ognuno ha la sua, tante verità, nessuna verità.

Il populismo

Ha detto bene il premio Nobel Vargas Llosa, intervistato a Bologna dal direttore di Repubblica, Mario Calabresi: "il populismo è il nemico della democrazia. E' peggio del fascismo, è peggio del comunismo". Il populismo, per come lo intendo io, è la negazione della verità, la cancellazione dei fatti, in luogo di una lettura istinto e rabbia, paura e pancia, mentre i fatti, la verità, sono il risultato di una ricerca, di una fatica, di un dubbio, di una goccia nel cervello, di un pensiero lento che cerca continuamente la smentita, non la conferma. La verità è, paradossalmente, interrogarsi.

La cittadinanza

Prendiamo, ad esempio, la polemica davvero paradossale sulla nuova legge sulla cittadinanza. Nel dibattito non entra mai quello che dovrebbe entrare: cioè, appunto, la nuova legge. Chi ha letto il testo? A giudicare dalle discussioni in corso - sia tra le parti politiche, sia tra i cittadini comuni - nessuno conosce la legge in discussione, o chi la conosce la tiene da parte. Si parla sempre d'altro. Anche lo Ius soli viene citato a sproposito. Nella legge al Senato non c'è alcun diritto alla cittadinanza automatica con la nascita. Ma una modalità di acquisizione che lega la nascita a un percorso di studi completato o a un permesso di lungo soggiorno dei genitori, quindi a un quadro di integrazione di fatto già compiuto, che dura anni, a volte decenni. Bambini già italiani, a cui serve un documento non altro.

Fuori fuoco

Per cui l'argomento secondo il quale le donne incinte africane verrebbero messe sui barconi per partorire nei mari italiani, e fare quindi cittadini italiani a raffica - presente davvero nei dibattiti -, oltre ad essere aberrante, è anche sbagliato. Ma chi se ne cura? L'idea che con la cittadinanza aumenti la migrazione è un'altra sciocchezza. Sono due fenomeni totalmente differenti. Ma chi va a verificare? L'idea che il paese è povero, in crisi, e quindi non deve parlare di cittadinanza ma dialtro, è fuori fuoco, improprio. Ma chi riporta la discussione sui fatti? Nessuno.

La deriva

Questo vale per il tema del giorno come per gli altri. Pensiamo a quello dei vaccini, per esempio. O alle inesattezze che si dicono sul jobs'act, mischiando sgravi contributivi con riforma del lavoro, o sui voucher, o sulla riforma della scuola, o a tutto il gioco logoro dei retroscena politici, che ormai sostituiscono i fatti con delle fantasie, senza più neppure l'onere di un riscontro, di una fonte, di un documento. C'è una paurosa deriva rispetto alla verità, dalla quale ormai ci sentiamo affrancati. Ognuno ha la sua, e va bene così.

Disinformati

Abbiamo molte più fonti e molta più libertà d'espressione ma siamo molto più disinformati. Spesso, entrando in una discussione, la prima cosa da fare sarebbe una bonifica delle inesattezze. Cioè far rilevare che si stanno dicendo, non opinioni, ma fatti sbagliati. Sono errate le premesse e le notizie. I ragionamenti conseguono quasi sempre a informazioni inesatte, e l'esattezza esiste, è oggettiva, non è opinabile.

Il medio evo

Abbiamo smesso di ragionare e duelliamo a pregiudizi. Avessero fatto così nei secoli scorsi, saremmo ancora al Medio Evo. Che forse è il punto a cui, gli abili manovratori di questa società del rancore, i populisti, ci vogliono riportare. Il primo passo è proprio scardinare i fatti. Ormai dilagano i controfatti. Personaggi che avrebbe capito - non si sa come - che tutto quello che ci dicono è falso, e la verità vera ce l'hanno loro. Così i fatti si relativizzano, nulla più è vero, nulla più è falso, e non ci sono più fatti ma opinioni e tutte queste opinioni non producono più un solo fatto. Eppure i fatti esistono, sono oggettivi. Come, in fondo, esiste la verità. Ma fatti e verità presuppongono la fiducia e ci fidiamo solo di noi stessi e dei nostri simili, anzi similissimi. Così si finisce in un videogioco medievale. Tutti contro, a parlare sempre d'altro, a darsi addosso, a smarrire la via, la ricerca, il dubbio, mentre i più furbi stanno zitti e orientano le discussioni, incassandone i benefici, in questa fabbrica del qualunquismo, che vorrebbe farci uomini ma ci fa primitivi.