Soldi, nuove regole, “copia” del Pd: ancora lunga la strada del partito di Conte. Che diventa Onorevole

Il M5s è “morto” ieri con la scissione da Rousseau. 250 mila euro per chiudere. Nasce il partito di Casaleggio. E quello di Conte. I dubbi del parlamentari sulle nuove regole, dal secondo mandato a chi deve pagare quei soldi. Chi vorrebbe lasciare la maggioranza: “Diventiamo la copia del Pd”. Conte deputato in autunno

Giuseppe Conte (Foto Ansa)
Giuseppe Conte (Foto Ansa)

Fatto l’accordo ma non il partito. E, oltre la legittima esultanza di Giuseppe Conte veicolata sui social dall’ineffabile Rocco Casalino (“E’ tempo di essere realisti ma anche di lavorare per realizzare l’impossibile”),  risuonano severe ma realistiche altre parole, quelle dell’ex ministro Spadafora: “Il secondo tempo del Movimento 5Stelle atteso da così tanto tempo è alle porte. La fine del primo tempo, però, ha lasciato attorno a noi molte macerie: un conflitto di fatto irrisolto con la piattaforma Rousseau, uno scontento generale degli attivisti, un gruppo parlamentare sempre più disorientato, i territori abbandonati a loro stessi. E il consenso in vistoso calo”. Parole sagge quelle di Spadafora che fotografano la situazione per quello che è: affatto risolta. Anzi.

Chi paga e quanto?

Dietro il tormentato accordo raggiunto ieri tra Davide Casaleggio e Giuseppe Conte sui dati della piattaforma Rousseau ci sono infatti tanti angoli bui e molti non detti. Prima di tutto è finita come aveva previsto Casaleggio jr: Conte s’impegna a "onorare i debiti" nei confronti dell'Associazione Rousseau; Casaleggio formalizza la consegna dei dati degli iscritti. Detta altrimenti, il Movimento di Conte dovrà pagare per avere i dati senza i quali l’ex premier non può tecnicamente far partire il suo partito. E questo nonostante le grida di giubilo arrivate martedì quando il Garante ha intimato a Casaleggio la consegna dei dati al capo politico del Movimento. Peccato che il capo politico, come sentenziato anche da alcuni tribunali, nei fatti non ci sia: Vito Crimi è scaduto; il congresso ha stabilito prima di Natale che deve essere nominato un direttorio a 5 ma questa operazione non c’è mai stata. Un “vuoto” che nei fatti ha spuntato le armi anche alla decisione del Garante. Dunque non restava che la terza via, quella dell’accordo pecuniario. E così è andata. L’accordo è top secret ma già indiscrezioni parlano di una transazione di 250 mila euro. Più o meno la cifra richiesta da Casaleggio. Ora però già ieri sera, posati i calici per il “via libera al partito di Conte”, tra i parlamentari si faceva larga la seguente domanda: “Chi paga ora questi soldi? Da quale fondo saranno presi?”. Vero è che il gruppo parlamentare riceva in dote, per ogni parlamentare iscritto al gruppo, 50 mila euro l’anno. Il Movimento conta ancora oggi, nonostante espulsioni e dipartite, 162 deputati e 75 deputati (sempre il gruppo più numeroso) e dunque dovrebbe avere questa somma nel fondo cassa dei gruppi. E’ chiaro che 250 mila euro saranno sottratti all’attività politica, manifestazioni, consulenze e simili. Alla dotazione dei parlamentari e dei loro territori, anche. 

Mille euro alla nuova piattaforma

I soldi sembrano essere un problema trasversale al Movimento e al Movimento 2.0 o come si chiamerà. Sono stati necessari cinque mesi di trattative durissime e ultimatum  per arrivare ad avere i dati (iscritti, anagrafe, regole del Movimento, sistemi di votazione eccetera). Conte ha sempre lavorato in questi mesi ad una seconda piattaforma necessaria per organizzare e far vivere il suo partito. Da marzo ha chiesto risorse economiche ai parlamentari, mille euro al mese. Contro i 300 che dovevano versare a Casaleggio e che almeno 60 parlamentari hanno smesso di versare da oltre un anno. Ora però ci sono problemi anche per questi mille euro al mese. Molti parlamentari non li hanno versati. Per due motivi soprattutto: non ci sarebbero certezze sulla nuova creatura di Conte; non hanno certezze, loro stessi, di concludere questa legislatura e meno che mai di entrare in quella successiva che vedrà, tra le altre cose, il taglio di un terzo dei parlamentari. Dunque, al momento, cassa piange. La nuova piattaforma avrà una struttura gemella (si parla di una società con sede a Viterbo),  sarà “solo” tecnica, quindi sostituibile e non più, come è stata Rousseau, indispensabile. Il partito di Conte avrà invece una sede fisica, a Roma a due passi  da Montecitorio, avrà una segreteria e una scuola di formazione.

Il secondo mandato

Il Movimento 5 Stelle, esultava ieri Conte, “forte delle sue radici, entra in una nuova storia. Giugno segna l'inizio del nostro secondo tempo”. Entro la fine di questo mese quindi ci sarà una nuova piattaforma, gli iscritti (che però non si sa quanti realmente sono dopo tutti gli scossoni) potranno votare Statuto, Carta dei valori, nuovo leader e programma. Giuseppe Conte potrà quindi iscriversi ed essere eletto. Cosa che tecnicamente non è potuta accadere finora perché Casaleggio bloccava il sistema. Tutto chiaro. Ma quale Statuto e quale Carta dei valori visto che l’ultimo congresso 5 Stelle, concluso prima di Natale, aveva indicato un direttorio a 5 come referente politico? Servirà un altro congresso? E quali saranno le regole? Soprattutto, come vorrà regolarsi Conte a proposito del limite del secondo mandato? Tante domande, tutte ancora senza risposta,  che aprono troppe variabili sul futuro di parlamentari ed attivisti. Un fatto è certo: pochi, e probabilmente i più garantiti, sono disposti ad accettare le decisioni di Conte a scatola chiusa e calate dall’alto.

Blindare il leader

Un altro passaggio delicato riguarda lo stesso Conte. Non è più un mistero che l’ex premier abbia chiesto di entrare in Parlamento per poter esercitare meglio la sua leadership. Ha già visto che fine fanno i segretari che guidano le truppe lontani dai gruppi parlamentari. Non c’è ancora l’ufficialità ma è già scattata l’operazione “blindiamo il soldato Giuseppe”. E’ stato infatti liberato a fagiolo - verrebbe da dire - il collegio di Roma Primavalle dove è stata eletta Emanuela Del Re, viceministro  agli Esteri nel Conte 1 e 2 e che Di Maio ha fatto in modo che il commissario europeo agli Affari esteri Borrell nominasse qualche giorno fa responsabile per la Ue nel Sahel, territorio chiave in Africa per gestire i flussi migratori. Difficile che Del Re possa portare avanti entrambi gli incarichi. Facile che lasci il seggio alla Camera. Che sembra fatto apposta per essere messo a disposizione di Giuseppe Conte nelle suppletive di ottobre. A quel punto, se le cose dovessero andare come previsto, Conte potrebbe esercitare la leadership stando direttamente in Parlamento.

Incognita Casaleggio

5 giugno 2021. Per molti è la data di “morte” del Movimento 5 Stelle. Per altri è quella della Resurrezione e anche della sua Rinascita. Sicuramente si è chiusa una fase. Troppe incognite ancora su quello che verrà. Di sicuro il “partito” di Conte avrà poco a che spartire con quello dei Vaffa day o delle Parole Guerriere. Quello della trinità Casaleggio, Grillo, Di Maio. Si sa, un po’, cosa farà Conte. Ma non ancora cosa farà Davide Casaleggio. Il requiem di tutto questo è comparso ieri sera sotto forma di un banner sulla home page del sito Rousseau. “Si comunica che l'associazione Rousseau non si occupa più di erogare il servizio assistenza agli iscritti del MoVimento 5 Stelle. Per qualunque informazione, comunicazione o richiesta è necessario contattare il MoVimento 5 Stelle attraverso il comitato di garanzia (comitatodigaranzia@movimento5stelle.it) “. Sul blog delle Stelle, da settimane, non viene più svolta attività di assistenza ai parlamentari. Ieri è comparso un post dal titolo: “Il fu Movimento 5 Stelle”.  “Con dolore - scrive Casaleggio - mi disiscriverò da M5s come tanti hanno deciso di fare negli ultimi mesi. Questo non è più il Movimento e sono certo non lo avrebbe più riconosciuto nemmeno mio padre”. Un addio al veleno. Che lascia presupporre la nascita di altro soggetto politico. Il manifesto politico è stato pubblicato un paio di mesi, ha un titolo - “Controcorrente” - e sta facendo fundrasing per sostenere Rousseau. Potrebbe avere una buona delegazione in Parlamento, i tanti ex perchè cacciati o fuorusciti molto dei quali confluiti nel gruppo” Alternativa c’è”. Più i senatori Lezzi e Morra. Il leader è già pronto e si chiama Alessandro Di Battista. Inoltre si sta ingrossando in Parlamento l’onda dei grillini che chiedono di uscire dalla maggioranza “che ci sta svuotando e annullando all’ombra del Pd”. L'ultimo decreto, quello sul reclutamento per la Pa, a tanti non è piaciuto: non ci sarebbero garanzie adeguate sulla legalità delle assunzioni. E anche i primi passi del ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, l’amico di Grillo, non piacciono a molti. Giovedì, in un’assemblea congiunta, si discuterà di questo e delle prossime riforme. Una su tutte, quella sulla giustizia su cui si addensano nubi nerissime.

Senza dimenticare che la storia dei soldi da versare alle casse di Rousseau ha pesato molto negli addii, nelle espulsioni e nei cambi di casacca e non è detto che gli ex ancora in Parlamento si vogliano riconsegnare a Casaleggio. Insomma, se Davide vuole restare in politica come garante dell’ortodossia grillina, deve cambiare alcuni fondamentali. 

E il Pd?

Insomma, il malcontento tra i 5 Stelle, nelle prossime settimane potrebbe crescere e sfociare in nuove fuoriuscite. Oltre al semestre bianco e alle decisioni sul secondo mandato, c’è anche il malumore nei riguardi dell'alleanza con il Pd. Il Patto per Napoli non ha sciolto tutti i nodi. E perfino Goffredo Bettini, tra gli ideologici dell'alleanza Pd-M5s ieri ha avvertito: “Tra di noi è giunto il momento della chiarezza”. Eh già perchè oltre ad avere illuso e poi fregato il segretario del Pd Enrico Letta a metà febbraio con la promessa di “un’alleanza già fatta e pronta ad avventure meravigliose” (nulla di tutto questo si è verificato), ci mancherebbe solo che Conte avesse in mente di dare vita ad una copia del Pd con la freschezza però del “nuovo” e del 2.0. Un partito “giovane” che cannibalizza quello vecchio con l’alibi della Santa Alleanza. Se persino Bettini chiede cbiarezza, vuol dire che è necessario un chiarimento. Tra Conte e Letta.  Tra Pd e M5s.