[Il retroscena] La sindrome da retromarcia di Salvini: congela il decreto sicurezza. E l’ordine ai prefetti: "Tutelare i vulnerabili"

Lunedì, dopo svariati dubbi interpretativi da varie prefetture, il ministro dell'Interno ha incontrato i prefetti per raccomandare loro di "attendere una circolare interpretativa" del "suo" decreto sicurezza e di "tutelare i più deboli". Il documento spiegherà che il decreto sicurezza è necessario anche per "riorganizzare il sistema dell'accoglienza rispetto al mutato scenario dei flussi". Fino alla circolare nessuno straniero sarà allontanato dai centri.

[Il retroscena] La sindrome da retromarcia di Salvini: congela il decreto sicurezza. E l’ordine ai prefetti: 'Tutelare i vulnerabili'

Contrordine compagni: "Si raccomanda di non fare azioni avventate"; "evitare che  l'impatto sia troppo penalizzante per gli stranieri che devono uscire"; " fermi tutti, per ora non esce nessuno, attendere circolare". Al Viminale hanno consumato il dizionario dei sinonimi e dei contrari:il concetto da comunicare è abbastanza semplice - dai centri per immigrati al momento non esce nessuno nonostante il decreto sicurezza sia legge dello Stato - ma è evidente a tutti che questa comunicazione va maneggiata con infinita delicatezza. Guai se dovesse essere percepita come una marcia indietro del ministro Salvini dopo quella di tutto il governo rispetto alla Manovra, un passo indietro che vale sette miliardi. In effetti quella del Viminale una marcia indietro non è. Ma di sicuro è una frenata che prelude ad una dimensione più umana e meno "cattiva" del ministro Salvini.

Il caos interpretativoI fatti sono questi. Il 28 novembre il decreto Salvini è diventato legge. Allora non ci furono "balconate" a 5 Stelle (andate in scena per la  Manovra e lo scalpo, allora, del 2,4) ma una più sobria photo opportunity davanti a palazzo Chigi con lo striscione e l'hastag "dalle parole ai fatti". Oltre ad una serie di nuove norme sulla sicurezza urbana - tra cui più rigore negli sgomberi e contro spaccio e accattonaggio, più telecamere e strumenti alle forze dell'ordine - il decreto ha scritto nuove regole sull'immigrazione cancellando il permesso umanitario, il titolo di soggiorno concesso al 30%, e oltre, degli stranieri in Italia. Vale un anno e deve essere di volta in volta rinnovato.  Due giorni dopo l'entrata in vigore della legge alcuni prefetti, da Crotone a Potenza per dirne un paio, hanno subito dato esecuzione al nuovo corso applicando alla lettera il dettato della legge: mettere fuori, cioè cacciare, dai circuiti di accoglienza Sprar e dai grandi centriper gli stranieri in Italia coloro che non sono in regola, che hanno il permesso umanitario scaduto o sta per scadere.

La prima nota

Tra rivolte e disperazione che hanno preoccupato il Viminale nel fine settimana, il 3 dicembre, cioè lunedì, una nota del ministero ha tenuto a precisare che "il decreto non è retroattivo" e che l'uscita dal circuiti di accoglienza riguardava "coloro che da questo momento in avanti sarebbero rimasti senza permesso".  Non è bastato. Perché troppe sono le variabili nella vita di chi arriva in Italia senza documenti nè identità dopo anni di viaggi in condizioni disumane. E il decreto, come già denunciato invano dal CSM, non prevedeva norme transitorie per garantire la flessibilità sempre necessaria quando si ha a che fare con persone, magari donne e anche bambini. Certi prefetti, molto zelanti con il popolare ministro, hanno contribuito a creare tensioni e fraintendimenti anziché dare un contributo interpretativo  autonomo. 

La riunione al Viminale

Così lunedì scorso, dopo l'apoteosi di piazza del Popolo e "la delega a nome di 60 milioni di italiani", prima di partire per Israele, Salvini ha ascoltato i tecnici del Viminale e ha convocato una riunione per cercare di mettere un po' d'ordine nel caos post decreto. Il risultato è stato il congelamento del decreto "in attesa - è stato spiegato ai prefetti  - di una circolare contenente le norme transitorie che consentano l'applicazione delle nuove norme garantendo però la tutela dei soggetti più vulnerabili". Il mandato, non scritto,  è stato ancora più chiaro: "La raccomandazione è di non fare azioni avventate". 

Decreto congelato

Ecco che al Cara di Mineo sono state bloccate circa 80 "uscite" di stranieri a cui in questi giorni è scaduto il permesso umanitario. La stessa cosa è successa in Puglia, in Calabria, in Veneto, ovunque decine di stranieri senza più titolo, secondo il decreto, a restare nel circuito dell'accoglienza diffusa e destinate, quindi, alla strada. E alla clandestinità. In realtà molti  parroci si erano già attivati per ospitare i migranti. Ma insomma, è stato deciso di rinviare il tutto alla circolare interpretativa del Gabinetto del ministro, ovverosia del prefetto Matteo Piantedosi che certamente sta calibrando parole e virgole per fare si che gli effetti del decreto siano, si spiega, "non un flagello di Dio ma bensì un necessario adeguamento al mutato scenario dei flussi migratori". Ovverosia, meno arrivi, meno sbarchi e conseguente riorganizzazione dei sistemi di accoglienza che sono necessariamente ridotti. Nel 2018 sono arrivate in Italia 23.126 persone. Nel 2017 furono 118.063. L'80 per cento di sbarchi in meno. È abbastanza evidente che il circuito dell'accoglienza, a cui è stato tolto un miliardo e mezzo di fondi, deve essere ripensato e riorganizzato. 

La circolare

La cosa certa è che fino alla circolare nessuno farà più nulla, neppure i prefetti super zelanti. E che è difficile che la circolare possa arrivare nel pieno delle feste di Natale e Capodanno: nei circuiti Sprar così come nei grandi centri tipo  Cara e CAS, gli immigranti hanno ricreato piccoli nuclei se non familiari almeno amicali. Affetti e piccole abitudini da cui provare a ripartire con nuove vite. Sarebbe una cattiveria gratuita interromperle in nome di un decreto. Una volta che il Gabinetto avrà dato le linee guida, ciascun Dipartimento - Libertà civili, Immigrazione, polizia - scriverà la propria fino ad avere un quadro completo ed esaustivo su come regolare gli intervent e come procedere con le singole verifiche di ciascuna posizione. Il principio generale sarà che i "soggetti deboli", donne, minori, famiglie con bambini, potranno continuare ad usufruire della protezione del circuito umanitario. Chi è già nello Sprar ci resterà comunque fino alla fine del progetto. Chi nel frattempo avrà trovato un lavoro o un'occupazione dovrà lasciare il circuito per lasciare posto a chi ne ha diritto e per evitare che i circuiti di accoglienza diventino parcheggi con tempi infiniti. Gli altri saranno via via allontanati dai circuiti Sprar ma potranno appoggiarsi ai CAS. Insomma, la circolare dovrebbe ristabilire ordine nel sistema dei controlli ma anche dare un'interpretazione soft del dettato della norma. Senza dimenticare che il permesso umanitario sopravvive per alcune eccezioni (malattie, siccità, persecuzioni). 

La moral suasion

Le ricostruzioni a questo punto divergono. Non è dato sapere se sia stato il ministro Salvini sotto l'effetto del Santo Natale ma anche del tributo di popolo ottenuto l'8 dicembre, festa dell'Immacolata, in piazza del Popolo a Roma a scegliere  la via della comprensione. Almeno della cautela. O se sia stata la struttura del Viminale a spiegare che in quel modo si sarebbe andati incontro a situazioni non spiegabili. Al limite della carta costituzionale. Della carità umana. E del rispetto dei diritti dell'uomo.  O se, ancora una volta, il Quirinale abbia fatto giungere la sua paziente moral suasion fino al Viminale. Del resto il Presidente Mattarella accompagnò la firma del decreto con una lettera di raccomandazione in cui assicurava che avrebbe vigilato sull'applicazione del decreto. Fatto sta che c'è stata una frenata. Una pausa di riflessione. Anche perché è evidente persino a Salvini che una volta fuori dai circuiti, senza accordi di rimpatrio, se gli stessi immigrati non accetteranno il rimpatrio assistito, diventano irregolari, clandestini, "invisibili" costretti a vivere ai margini di tutto. Causa di insicurezza e non certo di sicurezza. 

Disoccupati

Un altro effetto prodotto dal decreto sicurezza e dalla drastica riduzione degli sbarchi, è che molte persone sono destinate a perdere il lavoro. Soprattutto al sud si è sviluppata in questi anni - giusto o sbagliato è successo - un'economia parallela che adesso è destinata ad andare in crisi. Le cooperative, al netto di qualche disonesto, hanno dato lavoro a migliaia  di persone, pulizie, sicurezza, educatrici, insegnanti di italiano, impieghi ora destinati ad una pesante riduzione. Si pensi che solo la Cara di Mineo, ai tempi in cui il Centro era pieno (anche 4000 ospiti) dava lavoro a 300 persone, spesso giovani laureati altrimenti disoccupati in una zona che non offre alternative nè prospettive. Ora ne sono rimaste 170. Gli altri 130 sono in attesa del reddito di cittadinanza. Dopo la Manovra, anche per l'immigrazione il vicepremier leghista è costretto a fare i conti su quanto sia difficile far andare d'accordo le promesse con i fatti.