[il caso] Il centrodestra fa la pace sui sindaci. E nel centrosinistra salta in aria l’alleanza con i 5 Stelle

Fratelli d’Italia sblocca la situazione sui candidati sindaco a Milano e Roma. Intanto i dem sempre più lontani dai 5 Stelle. Letta chiude alle alleanze. Dopo che loro hanno chiuso col Pd. Conte chiede ancora tempo. Ma Buffagni: “Diteci cosa volete fare altrimenti di organizziamo”.

Enrico Letta e Giuseppe Conte
Enrico Letta e Giuseppe Conte (Foto Ansa)

Il “divorzio” Pd-M5s sembra rilanciare l’intesa nel centrodestra. Parliamo di alleanze e scelta dei candidati per le prossime amministrative, dunque una partita che doveva essere stata chiusa da tempo (si doveva votare ora se non ci fosse stato il rinvio Covid) e che mostra in realtà tutte le difficoltà che ci sono su un fronte e sull’altro. Comunque se ieri mattina il segretario dem Enrico Letta ha sepolto per sempre ogni possibilità di intesa con i 5 Stelle a Roma come a Torino, una scelta subìta e non certo agìta per come sono andate le cose, ieri pomeriggio il primo vertice del cen trodestra sui candidati ha sortito una fumata bianca per Albertini a Milano e Bertolaso a Roma. Sono sempre stati i candidati indicati da Matteo Salvini e su cui Giorgia Meloni non ha mai mostrato entusiasmo. Nulla di personale. Un tentennamento intriso di veti incrociati e rivalse tra i due partiti sempre più rivali e ormai a due-tre punti percentuali nei sondaggi che registrano una lenta discesa della leadership di Salvini e la costante e simmetrica crescita di Meloni. Stare al governo farebbe perdere uno e aumentare l’altra. Un travaso di voti, comunque, tutto interno all’elettorato di centrodestra.

Il centrodestra si ritrova sui candidati

Ieri però tutto questo è stato nobilitato a strategia politica di un “wait and see” che adesso sarebbe pronta a dare i frutti attesi. Il disgelo dei giorni scorsi tra Matteo e Giorgia ha portato ieri alla prima convocazione di coalizione sulle amministrative. L’appuntamento è stato nel primo pomeriggio, al gruppo della Lega alla Camera, tra i responsabili enti locali dei partiti alleati. All'ordine del giorno c’era proprio l’a-b-c: una prima ricognizione su chi presentare nei circa 130 comuni superiori ai 15mila abitanti che andranno al voto. Una nota congiunta finale parla di “un clima di grande collaborazione” anche se in realtà non ci sono tutti questi evidenti passi avanti.

Il disgelo c’è …

“E' emersa la comune volontà - si sottolinea - di presentare agli elettori una coalizione compatta e unita, pronta a battere sinistra e Cinque Stelle ovunque. Per le città metropolitane il comune indirizzo verrà ufficializzato in una imminente riunione con i leader dei partiti della coalizione. Per le altre città - si legge sempre nel comunicato - è stato dato mandato ai coordinatori di ciascuna regione di far giungere al tavolo nazionale degli Enti locali una loro comune valutazione. Il tavolo tornerà a riunirsi il prossimo mercoledì”. Dietro la forma anche abbastanza vuota della comunicazione ufficiale c’è però il disgelo tra Matteo e Giorgia che avevano bloccato la situazione finora e che ora comincia a dare i suoi frutti. E la consapevolezza che tutto sommato, l’aver preso tempo potrebbe essere una mossa vincente.
“Siamo consapevoli - ha detto poi Meloni - che bisogna mettere in campo i candidati. Comunque è stata una scelta intelligente vedere cosa sarebbe accaduto nell'altra metà campo, siamo in tempo, lavoriamo per vincere”. Ottimismo condiviso anche dalla Lega che ha annunciato di avere come obbiettivo di passare dagli attuali 800 sindaci ad averne mille.

Sbloccati i nomi di Albertini e Bertolaso ma…

Al di là delle parole, il vero fatto politico è che l’incontro ha sbloccato i nomi di Albertini e Bertolaso. Ignazio La Russa ha aperto i lavori con una vera e propria “arringa” (a nome di Giorgia Meloni) in cui ha respinto le accuse più o meno di boicottaggio fatte nei giorni scorsi da Salvini. La Russa ha chiarito che da parte di Fratelli d’Italia “non c'è mai stato alcun veto, nè mai ci sarà” sui nomi di Gabriele Albertini per Milano e Guido Bertolaso per Roma. Se entrambi “verrano in un vertice dei leader, che spero Salvini convochi da qui a qualche giorno, a dare la loro disponibilità a candidarsi, Fratelli d'Italia è disponibile a convergere sui loro nomi” ha garantito La Russa. Una disponibilità che ha rasserenato subito il clima e fatto proseguire l’incontro sulla mappa dei piccoli e medi Comuni che andranno al voto.
Un tavolo affollato quello del centrodestra, seppure a livello di rappresentanti degli Enti locali e non di segretari. Però era il primo da quasi un anno. Per la Lega c’erano il responsabile Enti locali Stefano Locatelli e il vicesegretario federale Andrea Crippa; per FdI, il vice presidente del Senato Ignazio La Russa, il responsabile nazionale organizzazione Giovanni Donzelli e il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida; per FI, il senatore Maurizio Gasparri, responsabile nazionale settore Enti Locali, e la vice capogruppo al Senato Licia Ronzulli; per Cambiamo, il senatore Gaetano Quagliariello; per Udc, il presidente Antonio De Poli; e per NcI, il deputato Alessandro Colucci. Il centrodestra quindi andrà “unito” alle amministrative, in tutti i comuni e sosterrà compatto, dove possibile, i sindaci uscenti.

Tutto oro quel che luccica?

La prossima settimana si riunirà nuovamente questo tavolo e, sempre a metà settimana, si vedranno anche i leader.
Resta da vedere ora se è tutto oro quel che luccica. Ad esempio se l'ok sbandierato da FdI aprirà realmente le porte alle candidature di Albertini e Bertolaso. Cioè se entrambi rivedranno le loro posizioni o se ormai le loro candidature siano da considerarsi ritirate definitivamente. Più facile la seconda. In Lega e Forza Italia c’è molto scetticismo. La riunione di ieri e l’intervento di La Russa hanno però tolto un alibi a Salvini che la scorsa settimana aveva alzato il dito contro Meloni e i suoi “troppi no”. I maligni - non sono pochi - pensano che in realtà il via libera sia arrivato solo per togliere l’ennesimo alibi a Salvini. E che alla fine Albertini - che tutti rivendicano ma non è chiaro se sia più Lega, più Fdi o più Fi - e Bertolaso non rivedranno la decisione di non candidarsi. Nel partito di Meloni permangono forti perplessità sui due candidati “ma non poniamo veti e non saremo certo noi a bloccare il centrodestra”.

La “spada” sul collo che si chiama Copasir

C’è da dire che Salvini aveva evitato finora di convocare il vertice per non affrontare un altro tema che FdI vuole mettere sul tavolo: la presidenza del Copasir, rivendicata da Meloni, in quanto spetta per legge all'opposizione, e tuttora occupata dal leghista Raffale Volpi. “Albertini a Milano è risultato il migliore dei candidati della rosa, dietro di lui ci sono altri due candidati in grado di competere con Sala, uno civico e uno no” ha detto La Russa. Uno di questi potrebbe essere l’ex ministro Maurizio Lupi ora deputato e leader di Noi per l’Italia.

Addio alleanza Pd-M5s su Roma e Torino

Quindi mentre il centrodestra si ricompatta, il centrosinistra va in frantumi. Anche questa una storia già vista. Ormai è rottura conclamata sia a Roma che a Torino. Dopo lo strappo dell’Appendino, è stato il segretario del Pd Enrico Letta a chiudere definitivamente i giochi: non ci sarà alcuna intesa nè al primo nè al secondo turno. Una mossa che se da un lato placa i malumori interni al partito di chi per anni ha fatto opposizione a Raggi e Appendino e non ha mai creduto nell’alleanza strategica con i 5 Stelle, dall'altro complica inevitabilmente il percorso verso le urne. Giuseppe Conte, intervista di quattro pagine, ha provato a riaprire la partita sotto La Mole proponendo un candidato della società civile come punto di incontro tra Pd e M5s. “Cerchiamo di trovare sinergie - ha detto l'ex premier - c'è un candidato della società civile che può mettere insieme tutti ed essere molto competitivo”. Si tratta del rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, la cui candidatura era finita nel totonomi della prima ora. Il Pd però - dopo lo strappo di Roma - ha deciso di tenere le primarie anche a Torino e quindi, è il messaggio del Pd, se M5s vuole partecipi con un proprio uomo alla corsa ai gazebo. “Sarebbe stato bello avere in questo processo partecipativo il Movimento 5 Stelle, non è accaduto finora e ne rispettiamo le scelte, come vogliamo vengano rispettate le scelte dell'intero centrosinistra” ha affermato ieri a Torino Francesco Boccia. In una ipotetica classifica di sconfitti nel Pd per il fallimento all’intesa con i 5 Stelle, l’ex ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia è certamente tra i primi. In buona compagnia con Zingaretti, Bettini, Orlando e tanti altri. Tutti confidenti e militanti del disegno del centrosinistra allagato ai 5 Stelle e magari Conte candidato premier. Resta ancora, sempre più flebile, la possibilità di salvare l’intesa almeno a Napoli.

M5s: “Conte? Se conoscessimo la sua proposta…”

La verità è che Conte non riesce a controllare il Movimento e aver delegato all’ex premier - e al suo fedelissimo Boccia - il tavolo per la scelta dei candidati è stato un errore che adesso rischia di travolgere anche lo stesso Conte. La lunga intervista di ieri è stato soprattuto un messaggio ai parlamentari tra i quali sono sempre di più e sempre più evidenti le linee di fratture. Un Movimento partito nel 2018 con 313 eletti adesso ne conta 238, rischia adesso l’ennesima scissione. E la nascita di gruppi parlamentari in opposizione. L’ultimo della lista è l’ex sottosegretario Buffagni. “Diteci qual è il programma altrimenti ci organizziamo” ha detto lunedì scorso in un’assemblea del gruppo a cui ha partecipato Crimi. Con Buffagni ci sarebbero almeno una trentina di parlamentari. Una perdita che il Movimento non può permettersi.

Le cause dello stallo

Il problema dello stallo è sempre lo stesso: la guerra con la piattaforma Rousseau, la lite con Casaleggio che non cede la banda dati di Rousseau e quindi l’anima e il cuore del movimento, i dati e gli iscritti. Senza i quali non si può procedere ad alcuna votazione nè per cambiare lo statuto nè per nominare il famoso Direttivo (al posto di Crimi il cui mandato è ampiamente scaduto) meno che mai per indicare Conte come leader del nuovo partito.
Un ginepraio di veti la cui ultima evoluzione e scadenza è la seguente: Crimi ha rassicurato l’assemblea, era lunedì, che “entro la fine di questa settimana” avrà i dati (quelli custoditi gelosamente da Rousseau) poiché è “l’unico titolato ad averli e gestirli”. Non è della stessa opinione, ad esempio, il tribunale di Cagliari che ha indicato un altro delegato. Crimi si muove e parla su mandato di Conte che invece è “superconvinto” che la proprietà dei dati (anagrafe degli eletti e della base, in sostanza) sia “del Movimento e non della piattaforma”. Motivo per cui “entro la fine del mese (maggio, ndr) presenterò la mia proposta di un nuovo partito”. Dal basso, on line e con una nuova piattaforma.
Deve fare presto Conte. Rousseau e Casaleggio avranno un proprio gruppo in Parlamento. Così come già c’è un gruppo (Alternativa c’è) che non tollera la linea di Conte ma neppure la schiavitù di Casaleggio. E allora, tra il Pd è sempre più forte la domanda: “Allearsi con i 5 Stelle? Ma chi sono i 5 Stelle?”.