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I sindacati alla prova della Melanomics: “Ci ha detto che non ci sono soldi e che vuole collaborazione”

Ieri pomeriggio il primo vero confronto nella sala Verde di Palazzo Chigi. “Sembrava di sentire Mao quando fece il discorso della Montagna”. Il realismo della premier: “Pochi soldi e la priorità, oltre a lavoro e pesnioni, è l’energia”. Oggi il via libera al decreto Aiuti 4 per 9,1 miliardi

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Incontro Meloni-Sindacati
La premier Giorgia Meloni nel corso dell'incontro con i sindacati (Foto Ansa)

“Ha presente quando Mao tenne il discorso della montagna al congresso del Partito comunista? Ecco più o meno è andata così: non ci sono soldi, le cose da fare sono molte e difficili, cerchiamo di farle bene e pure col sorriso. E’ che non s’è capito come si voglia fare per spostare quelle famose montagne. E i miracoli… insomma”. Difficile crederci. Anche perchè Giorgia Meloni non è Mao. E i sindacati, al gran completo Ugl compresa per l’esordio davanti al nuovo premier, non sono i delegati del VII congresso del partito comunista. Nel racconto di un testimone dell’incontro ieri pomeriggio nella sala Verde di palazzo Chigi ci sta tutta l’essenza di questa prima volta che nelle intenzioni almeno sarà la prima di tante visto che la premier ha chiesto “collaborazione e non contrapposizione” e di “lavorare tutti insieme per il bene del paese”. Da notare, a margine, che nessuno degli invitati ha speso mezza parola sulla novità del premier donna. Mentre tutti più si aspettavano il clima di grande concertazione che si è respirato intorno al tavolo. “Meloni viene da una destra sociale, popolare, sa trattare con i sindacati e li rispetta perchè ne capisce il ruolo” ha detto Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil. Più diffidente il segretario della Cgil Landini: “Approviamo il metodo, il confronto e la sincerità. Poi però vogliamo vedere il merito. E di quello oggi s’ è visto poco o nulla”.

Il menu sul tavolo

Chiarito il metodo, lavoro, pensioni, fisco e soprattutto caro energia è stato il menù nel piatto del primo incontro. Un tavolo affollato: i delegati della quattro sigle sindacali (è stata aggiunta anche la Ugl, il sindacato di destra, molto vicino alla Lega e sl sottosegretario Durigon), i ministri Urso (Sviluppo economico e Made in Italy), Valditara (Pubblica Istruzione, ieri al centro di una grossa polemica per via della lettera inviata nelle scuole nel giorno della Libertà in cui ha biasimato il comunismo e solo quello), la ministra Calderone (Lavoro) e il ministro economico Giancarlo Giorgetti reduce da un intenso Eurogruppo a Bruxelles dove è stato chiarito che già è tanto aver concesso di alzare l’indebitamento di oltre un punto (dal 3,4 al 4,5) per avere i 21 miliardi per la manovra. Altre concessioni all’Italia non ne saranno fatte. L’incontro cade nelle ore in cui il Parlamento affronta il suo primo vero voto: l’aggiustamento di bilancio e la Nadef (voto contrario di Sinistra e verdi e 5 Stelle, Pd e Terzo Polo hanno votato Sì allo scostamento (Paita: “Sono soldi che servono ora alle famiglie e alle imprese”) ma si astengono sulla Nota di aggiornamento (Nadef). Sono le prime scaramucce di una sessione parlamentare di bilancio che sarà corta (“il testo della manovra arriverà in Parlamento dopo l’Immacolata, avremo sì e no venti giorni”) stigmatizzava ieri Luigi Marattin (Italia viva). Con l’aggiustamento (che non è scostamento, cioè nuovo debito) votato ieri, oggi il Consiglio dei ministri potrà approvare il decreto Aiuti 4 ed investire i 9,1 miliardi spuntati fuori grazie al +0,6 del pil per le famiglie e le imprese. Le differenze di impostazione tra la maggioranza di centrodestra ed i sindacati confederali sono note. Così Meloni ha avviato la discussione sottolineando subito che “in questo momento la priorità delle priorità è il lavoro, la grande criticità italiana. L'Italia ha tra i tassi più bassi di occupazione dell’Occidente e di lavoro femminile e tra i più alti tassi di lavoro nero”.

La priorità è il lavoro

L'ultima rilevazione Istat segna che ad agosto il tasso di disoccupazione totale era sceso al 7,8% mentre quello giovanile si attesta al 21,2%. L’inflazione è vicina al 10%. Messe in fila tutte queste percentuali Meloni ha ricordato che “siamo nel mezzo di una crisi internazionale sociale, che usciamo da una pandemia e c’è una crisi energetica in corso”. Per tornare a Mao, altro che montagne alte ad ostruire il cammino dei lavoratori. Sgomberato il campo da illusioni e pretese e fotografata la situazione di grande confusione e affatto eccellente, ha aggiunto: “Possiamo decidere di affrontare questa situazione in una logica di contrapposizione, oppure decidere di farlo in una logica di collaborazione. Il mio personale approccio sarà di lealtò e di trasparenza”. Creare lavoro e quindi posti di lavoro, sarà quindi il primo obiettivo del governo. Va da sè che bonus e assistenzialismo saranno praticati il meno possibile. Il viceministro economico Maurizio Leo (Fdi) ha detto che “un miliardo circa potrà essere recuperato dal reddito di cittadinanza”. Cosa che ha subito scatenato i 5 Stelle: “Ecco qua, forti con i deboli e deboli con i forti”.

Pensioni ed energia

E’ il tema centrale per i sindacati. La premier ha ricordato che “serve un ragionamento complessivo. Oggi le pensioni sono inadeguate e domani rischiano di essere inesistenti. Operermo in prospettiva per separare la parte assistenziale da quella previdenziale”. Poi la doccia fredda: “Non so se riusciremo ad agire sulle pensioni già nella legge di bilancio”.
In materia di energia Meloni, tirata per la giacca dai sindacati che chiedono il prelievo fino al 35% degli extra profitti delle aziende del comparto energia, un provvedimento che potrebbe cubare fino a 14 miliardi, ha freddato un po’ le attese e buttato la palla nel campo dei massimo sistemi. “La norma sugli extraprofitti va riscritta perchè così ancora non va (tra poco sarà disponibile il reale gettito delle misura introdotta da Draghi che aveva previsto 10 miliardi ma le aziende hanno fatto ricorso al Tar, ndr). Vanno fatte scelte di politica industriale - ha continuato Meloni - L'Italia è in una posizione strategica e stiamo approfondendo il rapporto con i Paesi del Mediterraneo. Possiamo essere centrali nella produzione e nella distribuzione dell'energia. Quello che chiedo - ha concluso - è un’alleanza tra le forze del paese per conquistare e poi garantire la sicurezza energetica”. S’è capito insomma che il governo lavorerà molto per combattere la speculazione sui prezzi dell’energia. Ma non intende forzare la mano sugli estraprofitti del comparto. Per quello che riguarda il rapporto con i paesi del Mediterraneo, anche questo è in totale continuità con le politiche di Mario Draghi che per primo, già dall’autunno scorso, ha puntato sui rapporti con i paesi africani e che si affacciano sul Mediterraneo. In continuità, anche l’ex premier, con la visione di La Pira e Mattei. Meloni ha puntualizzato anche che “infrastrutture e telecomunicazioni è bene che stiano sotto il controllo pubblico”. Il comparto acciaio è “un dossier che va affrontato a livello europeo”. Un paio di stoccate la premier le ha riservate al Pnrr senza però esplicitare i passi successivi. “Le risorse del Pnrr destinate alle infrastrutture erano intorno al 5% delle risorse complessive. Bisogna quindi stabilire quali siano le priorità?”. L’obiettivo è utilizzare le risorse del Pnrr per le infrastrutture in campo energetico. Non è chiaro se questo vorrà dire modificare il Pnrr. Che equivarrebbe a bloccarlo. Nel Pnrr in generale “va comunque velocizzata la spesa”

I sindacati: “Bene ma…"

I sindacati hanno apprezzato la scelta del confronto, argomentano con sfumature diverse i temi al centro della discussione. Soprattutto restano in attesa dei fatti. Il segretario della Cgil Maurizio Landini è il più cauto: “Sul piano formale il presidente del Consiglio ha dichiarato una grande disponibilità al confronto ed anche noi abbiamo fornito la nostra disponibilità a lavorare. Nel merito, però, ad oggi risposte non ne abbiamo se non sul perimetro per il nuovo decreto aiuti e per la manovra”. Landini non ha perso tempo e ha già messo sul tavolo le sue richieste e proposte. “Abbiamo ribadito la necessità di avviare una serie di riforme a partire da quella fiscale. Noi non siamo per la fiat tax ma per la vera lotta all'evasione, siamo contrari alla logica dei condoni”. ”. Il leader della Cgil ha ricordato anche che “riforma delle pensioni, lotta al precariato, emergenza salariale per cui è necessario aumentare il netto in busta paga (e quindi abbassare il cuneo fiscale, ndr) sono per i sindacati sono dossier su cui agire con massima urgenza”. Più aperturista il leader della Cisl Luigi Sbarra: “Riunione positiva, importante, apprezzabile soprattutto per l'impegno circa il metodo del confronto e del dialogo sociale in tutte le fasi”. Il segretario dell'Ugl Francesco Paolo Capone parla di “straordinario cambio di passo” Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil, aspetta la premier alla prova dei fatti. Uno soprattutto: “Noi abbiamo chiesto di aggiungere l'extratassa sugli extraprofitti che può essere pari a 14 miliardi l'anno se applicata al 35% non solo alle aziende del settore dell’energia”. Il punto è che non ci sono soldi. E Salvini ha presentato un conto che da solo vale miliardi. Chi potrà spiegargli che non è possibile fare quasi nulla di quello che ha “venduto” in campagna elettorale? Per il resto, la Melanomics è in perfetta continuità con le politiche del governo Draghi. Dall’impiego dei 9 miliardi che saranno approvati oggi. Ai 30 miliardi della manovra che deve ancora essere scritta.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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