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La sicurezza nel Mar Rosso e dell’export globale appesa al “lento” Parlamento italiano

La nave militare Duilio ha sparato, due giorni fa, neutralizzando un drone Houti. La missione difensiva Aspides autorizzata con urgenza da Bruxelles a metà febbraio. L’Italia ne avrà il comando tattico ma manca il via libera delle Camere. Opposizioni divise. Crosetto: “La situazione nel Mar Rosso dimostra la necessità di una Difesa comune europea”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Caio Duilio (Ansa)
Caio Duilio (Ansa)

La difesa è diventata offesa. Lo scudo è diventato arma. Per la prima volta della Seconda Guerra Mondiale una nave militare italiana è finita sotto attacco ed è tornata a sparare dai cannoni. E’ successo sabato quando nel sud del mar Rosso il cacciatorpediniere “Caio Duilio” ha abbattuto un drone lanciato dai guerriglieri Houti e che, stando al comunicato ufficiale della Difesa, “era in volo verso la Caio Duilio”, nave che da settimane pattuglia il tratto meridionale del mar Rosso in supporto e in difesa dei mercantili italiani -o con merci destinate ai porti italiani - che dalla fine di ottobre sono diventate oggetto di rappresaglia da parte delle milizie Houti.

In difesa del 15% del commercio globale

E’, quello degli Houti, uno degli effetti collaterali, della strage del 7 ottobre e della guerra di Israele contro Hamas: le milizie yemenite filoiraniane hanno dichiarato guerra a tutti gli amici di Israele. Finora Stati Uniti e Gran Bretagna. Da metà febbraio anche l’Europa che ha deliberato di inviare navi militari in quel tratto di mare per proteggere il traffico mercantile che passa dal mar Rosso e poi da Suez destinazione Mediterraneo e Nord Europa. “Nel Mar Rosso passa il 15% del commercio globale - ripete la premier Meloni Giorgia Meloni - dobbiamo rimanere concentrati su un quadrante che è cruciale per i nostri interessi nazionali e commerciali”. Si tratta di merci per un volume di affari di miliardi. Coldiretti ha stimato il valore di sei miliardi solo per l’export alimentari. La loro deviazione, obbligando i mercantili a circumnavigare l’Africa, darebbe una nuova spinta all’inflazione e metterebbe in ginocchio molte economie. Alcuni prezzi, prima fra tutte le assicurazioni mercantili, sono già triplicati producendo analoghi aumenti. Il punto è che mentre Stati Uniti e Gran Bretagna sono operativi da dicembre in funzione non solo difensiva (sono state bombardate basi Houti nello Yemen) e l’Europa ha deliberato per il via libera alla missione Aspide giù a metà febbraio, l’Italia, che più di tutti ha spinto per la missione, è ancora in attesa del via libera del Parlamento.

“Ingaggio cinetico”

Il paradosso è che proprio l’Italia è stata indicata alla guida della missione, un ruolo che ci onora e, soprattutto, ci mette davanti alla realtà della situazione nel Mar Rosso e alle nostre responsabilità. Il drone Houti è stato abbattuto, l’obiettivo è stato distrutto in quello che viene definito in gergo militare un “ingaggio cinetico”. Un modo gentile, o ipocrita, per definire una vera e propria azione di guerra.

L’analisi del tracciato radar indicava che il velivolo teleguidato dagli Houti puntava sulla nave italiana, quindi un’aggressione deliberata, decisa per colpire il nostro Paese. Gli ufficiali hanno calcolato che la velocità e il modo di muoversi dell’ordigno non richiedesse l’impiego dei missili contraerei, a lungo raggio ma dal costo elevatissimo. Hanno atteso che arrivasse a sei chilometri di distanza per sparare con uno dei cannoni a tiro rapido da 76 millimetri.

Era successo tre giorni prima contro la fregata tedesca Hessen, bersagliata da una coppia di droni, e la settimana prima contro la nave militare francese Languedoc. Mentre Stati Uniti e Gran Bretagna arrivano a bombardare sul territorio yemenita, la missione europea di cui fanno parte anche Germania e Francia, ha lo scopo di proteggere il traffico merci che passa dallo stretto Bab al-Mandab e poi risale Suez.

In passato, gli Harrier della portaerei Garibaldi hanno partecipato ai raid sulle basi serbe nel Kosovo, sui nascondigli dei talebani in Afghanistan e sulle postazioni dei pretoriani di Gheddafi in Libia. Quelle però erano tutte spedizioni sotto la bandiera dell’Onu, decise con un consenso planetario. Aspide si muove in un contesto diverso, sia dal punto di vista militare che politico. Il livello di rischio è altissimo: i miliziani filoiraniani sono dotati di ogni tipo di armamento (per i tedeschi è “la missione più pericolosa di sempre”) anche molto evoluto come i droni sottomarini e i missili balistici antinave. Politicamente questa missione non si muove in ambito Onu perchè in Consiglio di sicurezza Russia e Cina hanno votato contro. I mercantili cinesi, guarda un po’, pur solcando lo stretto navigano in massima tranquillità.

Oggi inizia il Senato

In questo quadro così diverso e inedito, si resta quindi in attesa del via libera del Parlamento italiano. Il governo in realtà pensava di semplificare l’iter e non dover passare dalle Camere visto che nell’area è già operativa da anni la missione europea Atalanta, da tre settimane passata sotto il comando italiano, in funzione anti-pirateria somala. Aspide poteva essere un’estensione di Atalanta. Verificato che non poteva essere così, i tempi italiani stanno ritardando l’operatività piena di Aspide. Bruxelles ha dato il via libera ormai una settimana fa. Domani tocca al Senato. Le motivazioni di Aspide sono state più o meno condivise da tutti i gruppi parlamentari. La settimana pre elettorale però rischia di complicare il quadro. La maggioranza giocherà per mettere in evidenza le divisioni nel centrosinistra che si presenta unito e compatto con un unico candidato nelle elezioni regionali in Abruzzo. Centrosinistra diviso almeno in tre, a volte anche in cinque posizioni, quando si parla di politica estera e missioni militari.

Il fatto è che dopo il via libera dell’Unione, governo e maggioranza hanno perso la rotta. I tedeschi hanno sottoposto immediatamente al Bundestag e la ratifica, dopo appena tre sedute, è arrivata venerdì. Anche Parigi e Atene hanno deliberato in fretta. A Roma invece Consiglio dei ministri e le Camere si sono mosse tardi perchè si pensava che non fosse necessari il passaggio parlamentare.

In attesa del via libera italiano, le navi della Ue sono tutte schierate ma Aspides non può avere ufficialmente inizio. E anche il comando tattico assegnato alla Caio Duilio non può entrare in funzione.

Rischio alto

Il ritardo italiano otre a creare qualche imbarazzo diplomatico, crea problemi pratici. Dalla “Duilio”, una sorta di quartier generale navigante, dipende la condivisione delle informazioni sugli attacchi e sui movimenti degli alleati. Si fa notare, con un certo allarme, che pochi giorni fa la fregata tedesca ha rischiato di abbattere un ricognitore americano perché non era stata avvertita della sua presenza.

Le Camere dovranno approvare non solo Aspides, ma anche il prossimo comando italiano della missione antipirateria Atalanta e della Task Force 153 composta da americani, britannici e altri dieci paesi che realizza l’operazione “Prosperity Guardian”: in pratica, tutto lo schieramento per la protezione del traffico mercantile sarà guidato da nostri ufficiali, con la presenza di tre navi militari.

“Noi siamo pronti” ha ribadito ieri il comandante del “Caio Duilio” il capitano di vascello Andrea Quondamatteo collegato dal cacciatorpediniere “aspettiamo solo il via libera del Parlamento”.

E’ chiaro che una Difesa comune europea toglierebbe l’imbarazzo di queste lungaggini burocratiche e, più di tutto, sarebbe una garanzia migliore in termini di protezione. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato anche ieri e proprio indicando il quadro di situazione nel Mar Rosso “la necessità di una Difesa comune europea per far dialogare sistemi diversi e integrarli”. E non dover attendere ogni volta il via libera di ciascun parlamento nazionale.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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