La procura ordina il sequestro di 49 milioni di euro: Lega Nord vicina al crack. A chi giova?

Dopo la condanna di Bossi e Belsito, atteso il provvedimento del giudice di Genova. Paragone: "Perché ai partiti sì e alle banche no?"

Renzi padre e figlio
di An. Loi

Il timore è che al momento della sentenza di Cassazione soldi in saccoccia non ce ne siano più. E' per questo che la procura di Genova ha chiesto il sequestro di 49 milioni di euro ai danni della Lega Nord: bloccare patrimonio e conti correnti per recuperare quanto Bossi e Belsito avrebbero ottenuto illecitamente "truffando lo Stato". Agire subito. La sentenza di primo grado ai danni dell'ex leader del Carroccio e del suo tesoriere ha messo una seria ipoteca sulla tenuta finanziaria del partito, già in difficoltà dopo gli anni ruggenti della segreteria del Senatùr. "Soldi non ce ne sono, al massimo possiamo pagare 49 euro. Se qualcuno sta cercando d’imbavagliarci s’illude... e poi in Italia capita non poche volte che i verdetti dei giudici vengano ribaltati. Aspetteremo...", commenta Matteo Salvini.

Il quale, consapevole delle allegre scorribande del passato, si guarda bene dal criticare nella sostanza la sentenza che ha fatto precipitare una tegola sulla testa del fondatore della Lega, ma prova a spostare l'attenzione sulle conseguenze di un blocco di beni e denari: in gioco è la sopravvivenza stessa del movimento politico nordista. La partecipazione alla prossima campagna elettorale sarebbe tutt'altro che scontata, nonostante sondaggi sempre incoraggianti. "E' innegabile che per il partito sarebbe un bel problema", ammette Giulio Centemero, tesoriere di salda fede salviniana che ai bilanci della Lega ha applicato una efficace cura dimagrante. In un'intervista a Linkiesta.it snocciola i suoi numeri: nel 2013 la Lega costava 28 milioni di euro l’anno, nell’ultimo bilancio la cifra si è ridotta a 4,3 milioni.

"Ce la siamo sempre cavata, saremo in grado di trovare una soluzione anche stavolta", dice il tesoriere. "Al massimo ci organizzeremo con raccolte di fondi ad hoc, i nostri militanti e Matteo Salvini hanno già dato prova di fare miracoli". Fatto sta che 49 milioni di euro possono mettere veramente in ginocchio un partito, già sottoposto a un pesante restyling proprio dal tesoriere che ha promosso il licenziamento o la cassa integrazione di buona parte dei 70 dipendenti, "sfoltito molto le consulenze, tagliato tutti i servizi esterni, dagli imbianchini ai legali. Ma ho anche eliminato alcuni servizi - precisa -, penso ad esempio alla mensa per i dipendenti".

La sede di via Bellerio non è in vendita

Nonostante tutto, conferma il tesoriere, "la sede di via Bellerio non è in vendita". E se le feste di partito non portano risorse, anche la campagna di tesseramento non ha dato grandi risultati: 50 mila tessere per 880 mila euro di ricavi. "Nel bilancio 2016 abbiamo costi per 4,3 milioni e chiudiamo con una perdita di un milione di euro, decisamente meglio rispetto al passato", se si conta che i finanziamenti pubblici si sono ridotti a 2,6 milioni di euro annui. Insomma, la Lega paga il passato con un'ipoteca sul futuro.

La polemica: a chi giova il crack leghista?

Ma, si chiede Gianluigi Paragone in un blog sul Fatto quotidiano, "a chi giova il crack leghista?". "Questo Paese, a norma di legge - scrive il conduttore de La Gabbia su La 7 -, consente a ex patron di banche di risultare nullatenenti e quindi di essere immuni ad azioni risarcitorie. Consente a potenti uomini d’affari di essere schermati da scatole cinesi dove il responsabile non si trova mai". E allora, continua il giornalista, forse bisogna spiegare perché "alle banche siano consentite ripartenze societarie dove i debiti vengono 'coperti' dallo Stato" e invece si permette a un partito politico di morire. 

"A me sembra che l’ordine di bloccare i conti della Lega sia un modo per colpire (facilmente) la Casta politica, in generale, e un movimento anti-sistema in particolare. Non è giustizia a orologeria, per carità. E’ altro: è l’avviso tipico del sistema attuale, sterile e innocuo con i player finanziari, forte e 'educativo' con la politica. La Lega di Salvini si è messa sui binari di una contestazione al sistema neoliberista e fa più paura della Lega di Bossi", sostiene il giornalista. 

"Decisione pericolosamente sbagliata"

Se la decisione della procura non è uno scandalo, "ci mancherebbe", è però "pericolosamente sbagliata" e la ragione è che "la politica e i partiti sono ancora l’unico spazio democratico che argina lo scontento di una crisi che sta consumando diseguaglianze", afferma Paragone. E conclude: "La Lega di Salvini va immobilizzata esattamente come si stanno immobilizzando i cittadini, gli imprenditori e le famiglie".