Il “senso” di Renzi e Calenda per il Terzo Polo: una maggioranza Ursula con Draghi premier

Ecco perchè sarebbe sbagliato da parte del Pd tentare una battaglia martellante sul voto utile. Rinviata ad oggi la firma dell’accordo. Ipotesi finale per un listone unico, nel simbolo il nome di Calenda con i loghi dei due partiti e la divisione dei collegi al 50per cento

Renzi e Calenda (Ansa)
Renzi e Calenda (Ansa)

L’incontro decisivo sarà oggi. La formalizzazione del Terzo Polo anche. La trattativa è stata dura, è andata avanti ieri fino all’ora di cena, ci sarà ancora qualche verifica stamani a menti più riposate. Sarà un listone unico con sbarramento al 3%  (la coalizione è al 10%, un rischio troppo grande) , nel simbolo ci sarà il nome di Calenda (e basta) e sotto i due simboli di Azione e Italia viva. La suddivisione dei seggi sarà al 50%, del resto cancellare il nome di Renzi dal simbolo ha un suo prezzo. In Azione qualcuno lo considera un vantaggio (“così lo riabilitiamo”). Più difficile, molto, individuare i collegi più o meno sicuri. Nella parte  proporzionale la legge elettorale può avere un effetto cosiddetto flipper (non si sa dove si viene eletti) e questa è la parte che sta dando più filo da torcere.  Tutto liscio sul programma:  “Abbiamo programmi comuni e l’obiettivo comune di mantenere Mario Draghi a palazzo Chigi” spiegava ieri sera Calenda intervistato su Rete 4. Aggiungendo subito dopo: “Sono ancora prudente visto che m’è saltato un matrimonio poco tempo fa. A parte le battute spero che l’accordo si faccia”.

I “veri” sondaggi

Sempre ieri pomeriggio Matteo Renzi, intervistato da Massimo Giannini sul sito de La Stampa, ha parlato per oltre mezz’ora come se il Terzo Polo fosse una necessità oltre che già una realtà. “I sondaggi ci danno bassi… sì, è vero. Però sa, io mi fido molto di Berlusconi e se il Cavaliere attacca dal mattino alla sera Renzi e Calenda (e dopo di lui arrivano in eco Tajani, Ronzulli, Gasparri e molti altri big, ndr), vuol dire che ha in mano sondaggi diversi dai nostri”. Del resto, basta prendere un dato dalla attentissima Alessandra Ghisleri: il 40 per cento degli indecisi lo è rispetto a votare centrodestra o Terzo Polo. Che può essere quindi quell’offerta politica che sussurra al cuore e alla testa di molti moderati, anche di destra ma non certo estrema, delusi e indecisi sul dà farsi e non da oggi.

Il primo obiettivo di Matteo Renzi  è di “rappresentare in modo serio il Terzo Polo” visto che l’area politica tra gli elettori esiste da tempo e da tempo cerca un’offerta politica, cioè una casa, adeguata. L’ex premier poi ha precisato di essere come sempre “ottimista ma anche prudente” rispetto alla nascita del Terzo Polo. In serata, quando il tavolo - Boschi e Rosato per IV, Richetti e Costa per Azione - ha sospeso i lavori, da Italia viva sono filtrate ancora perplessità.

Renzi ha un Piano B. Calenda no

Tanto da precisare: “Stamani Renzi e Calenda si vedranno per decidere se chiudere o meno l’accordo. Se non si dovesse concretizzare, Renzi e Italia viva correranno comunque con il logo “con Renzi” e i simboli di Italia viva e altre forze politiche”.  E’ il Piano B che Calenda rischia di non poter avere. Quando si tratta, si alza continuamente il prezzo e questo accade specie se una parte, in questo caso Azione, tra un parere pro veritate e un altro, ancora non sa se deve raccogliere le firme o è obbligata ad appoggiarsi sotto un altro simbolo. Prima + Europa e adesso Italia viva a cui però impone il nome esclusivo del proprio leader, cioè  Calenda. Insomma, in questo braccio di ferro non è chiaro chi abbia più carte da giocare. Ci sta, però, che Iv chieda il 50% dei collegi e anche un riferimento nel simbolo alla famiglia di Renew Europe, la comunità politica di Macron.

La battaglia contro il voto utile

Oggi tutti i tasselli andranno al loro posto, in un modo o nell’altro, e si potrà iniziare a parlare di programmi. Il nemico numero 1 di Renzi e Calenda sarà il voto utile su cui le due coalizioni hanno già iniziato a martellare. Senza risparmiare dosi di veleno ai due nuovi soci. “Mai visto un comportamento così truffaldino” c’è andata giù pesante Emma Bonino alludendo a Calenda e allo strappo. “Un’alleanza per la sopravvivenza” l’ha definita un altro ex amico di entrambi, il deputato Enrico Borghi, che Letta ha voluto nella segreteria Pd. Puntuale come sempre, l’istituto Cattaneo ha aggiornato le proprie stime alla luce dello strappo e della “nuova” sebbene ancora ipotetica alleanza: il centrodestra avrà un vantaggio più largo (nell’uninominale 185 collegi a 32), lo strappo (con le stime disponibili oggi) vale circa 28 seggi uninominali in più se Letta fosse riuscito a tenere tutti, ma proprio tutti nella santa alleanza. Aver escluso Renzi ha subito creato un polo attrattivo al centro. Anche per Calenda.

Il centrodestra non avrà la maggioranza assoluta

Questo vantaggio però, sempre secondo l’Istituto Cattaneo, non sarà sufficiente per avere il controllo del Parlamento. “E’ molto improbabile - scrivono gli analisti ed esperti di flussi - che il centrodestra raggiunga i 2/3 dei seggi nelle due camere, ovvero quota 267 alla Camera e 134 al Senato”. L’accusa ai due gemelli diversi Carlo&Matteo è di far vincere la destra in danno del centrosinistra. E’ la più scontata. Forse anche un po’ miope.

Non è un caso che Lucia Ronzulli, plenipotenziaria in Forza Italia almeno tanto quanto Tajani, un giorno sì e l’altro pure ripeta: “Renzi e Calenda sono del Pd…” come a dire che da lì vengono e tanto lì torneranno. Ancora più significativo che uno esperto e attento come Guido Crosetto, un secondo dopo lo strappo di Calenda, abbia twittato: “Lo schema è chiaro: marciano separati per colpire uniti”. Il sottinteso è che il Terzo Polo o come si chiamerà se potrà dare una mano non la darà certo alla coalizione di destra-centro.

Il ruolo del terzo Polo

Il centrosinistra più o meno allargato - ormai è rimasto ristretto - resta comunque dieci punti sotto nei sondaggi finora disponibili. Meloni continua addirittura a crescere tanto da aver imposto una decina di giorni senza interviste e appuntamenti. Meno si espone e più si abbassa il rischio di gaffe o scivolate.  Il Pd condannato a perdere magari no perchè tutto può cambiare e anche piuttosto facilmente. Di certo non è favorito.

E qui il Terzo Polo può giocare un ruolo molto interessante. La corsa sarà sulla parte proporzionale, cioè sui 2/3 del Parlamento. Alcuni sondaggi dicono che potrebbe arrivare al 10% dei collegi. Al momento stiamo al 6% stimato dal Cattaneo: equivale a 16 seggi alla Camera e altri 7 al Senato, un pacchetto di 23 voti parlamentari. Il 10% a cui puntano i due leader vorrebbe dire 27 deputati e 12 senatori. Su una Camera con  400 eletti e un Senato con 200, sono numeri che possono essere importanti. In determinate e limitate circostanze. Ad esempio nell’eventualità che il centrodestra, dopo aver vinto le elezioni, si divida; e che la parte moderata cerchi alleanze al centro per formare un governo moderato e centrista. Una maggioranza Ursula per un esecutivo guidato di nuovo da Draghi.

Fantapolitica? Un settore consistente sia degli elettori che dei dirigenti politici del centrodestra non vede di buon occhio un governo Meloni. Tra questi c’è un pezzo importante  di Forza Italia e della Lega, quella legata alle imprese del Nord e rimasta shoccata da come sia stato buttato giù il governo che in due anni ha fatto crescere l’Italia del 10 per cento, 6,6 nel 2021, 3,4 secondo le stime dell’anno in corso. Non si fidano non per un vagheggiato pericolo fascista ma perchè le politiche economiche, per quello che si può sapere, non vengono giudicate adeguate. A cominciare dal Pnrr che Meloni vorrebbe “ridiscutere” alla luce delle nuove emergenze. Vorrebbe dire ridiscutere tutto dall’inizio con i 26 paesi europei. Un’operazione che bloccherebbe tutto. Probabilmente per sempre.

Utile ad una maggioranza Ursula

In quel caso, cioè se gli schieramenti elettorali cambieranno posizione dopo il voto per divergenze di vario genere, il terzo polo può assumere un ruolo importante.

Forse anche Letta ha in mente una soluzione del genere. E per favorirla sa di avere un solo modo: prendere più voti della Meloni e risultare il primo partito. Sognare di sfiorare  percentuale intorno al 30 per cento.

I sondaggi però sono ancora avari con il Pd. E dicono che il centrodestra ha toccato addirittura il 48 per cento. Sarebbe sbagliato però se da parte del centrosinistra ci fosse una battaglia martellante ed esclusiva sul voto utile. Anche perché far prevalere sempre l’odio interno - cosa in cui il centrosinistra eccelle e soprattutto il Pd - è qualcosa che ha veramente stufato gli elettori.