I ribelli del M5Stelle rischiano l'espulsione. Le loro ragioni restano salde: "Ecco perché il Dl sicurezza non si poteva votare"

Cinque senatori tra cui De Falco e Nugnes non hanno voltato la fiducia al governo. Deferiti ai probiviri, rischiano di essere mandati nel gruppo misto "in osservazione"

I ribelli del M5Stelle rischiano l'espulsione. Le loro ragioni restano salde: 'Ecco perché il Dl sicurezza non si poteva votare'
TiscaliNews

Sono cinque e non hanno votato la fiducia al decresto Sicurezza presentato ieri al Senato. I dissidenti pentastellati ora rischiano un provvedimento disciplinare o peggio l'espulsione: ogni decisione verrà presa dai probiviri a cui i senatori infedeli sono stati deferiti. "Il decreto Sicurezza va contro i nostri principi e contro quelli del M5Stelle", dicono in diversi interventi gli interessati. I cinque, tra cui Paola Nugnes, considerata molto vicina al presidente della Camera Roberto Fico, e Gregorio De Falco, al momento del voto di fiducia sono usciti dall'Aula. Tecnicamente non hanno votato contro il governo, perché al Senato uscendo dall'Aula si abbassa il quorum, ma il testo contestato non è passato con il loro benestare. Il loro comportamento è stato comunque considerato grave da parte dei vertici pentastellati e per questo nei loro confronti pende un giudizio interno. 

Limiti di coscienza

Ci sono limiti di coscienza invalicabili, spiegano le senatrici e i senatori ribelli, in diverse interviste andate in stampa oggi. L'espulsione possibile da M5s per non aver votato la fiducia al governo sul dl Sicurezza "è un fatto così personale e limitato alla mia persona che considero di irrilevanza assoluta. Pure se venissi espulsa il risultato non cambierebbe. Se fosse così se ne parlerebbe per due giorni. Però poi tutto finisce e sa cosa resta? Solo il decreto", afferma Nugnes al Corriere della Sera.

La senatrice sostiene che il leader M5S Luigi Di Maio le avesse garantito "un impegno" per apportare modifiche alla norma: "Tempo fa Di Maio ci disse che avrebbe provato a far passare qualche emendamento per migliorare la tenuta complessiva del provvedimento". E aggiunge, forse facendo riferimento ai tanti dietrofront rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale: "Tutto cambia nel tempo, anche il Movimento. Mi auguro però che si possano ancora trovare molti punti di convergenza tra i movimentisti e il M5s".

De Falco: non devo temere nulla

"Non avendo fatto nulla, non devo temere nulla" spiega dalle pagine di Repubblica, Gregorio De Falco. Il senatore, forse la personalità più esibita durante la campagna elettorale per quell'immagine di spiccato senso del dovere (De Falco è l'ufficiale di Marina che intimò al capitano Schettino di tornare sulla Costa Concordia dopo il naufragio all'Isola del Giglio ndr), rivela di aver "appreso in maniera informale da un'agenzia di stampa" il suo deferimento ai probiviri, reso noto a seduta ancora in corso dal capogruppo Stefano Patanuelli. Ma, assicura De Falco, "rifarei tutto in modo identico. Ho agito non solo nel rispetto della Costituzione, ma degli stessi valori del Movimento".

All'intervistatore che gli ricorda di aver firmato un regolamento che lo obbligava a dare la fiducia al governo, De Falco risponde che in quel caso "si parlava di un governo 5 stelle, era prima che ci fosse un accordo con la Lega. Sono uscito dall'aula per abbassare il quorum proprio per non creare difficoltà al governo". Sottolinea poi di non temere di essere espulso: "Non avendo fatto nulla non devo temere nulla".

Ma i dubbi tra i non allineati ci sono eccome. A dare loro voce è Matteo Mantero, che uscendo da una riunione di commissione dice: "Non si sa mai cosa può succedere". Ai giornalisti che gli chiedevano se fosse fiducioso dopo la segnalazione fatta ai probiviri, ha però risposto: "Sono sempre fiducioso".

Elena Fattori parla invece a Radio Anch'io. "Se esprimere un voto di coscienza è un peccato allora temo che questo non sia più il M5s" spiega, "esprimere un voto di coscienza e parlare a proprio nome, se è un peccato nel M5s dove 1 vale 1, temo che questo non sia più il M5S. Se i vertici del movimento incarneranno questa richiesta saliranno nei consensi, altrimenti temo che chi ama la disciplina la chiusura al dialogo, queste modalità, poi voterà Salvini, perché preferisce l'originale". C'è sicuramente materia su cui riflettere.