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Il Senato approva l'elezione diretta del premier: il nuovo testo dell'art. 92

"Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per cinque anni, per non più di due legislature consecutive, elevate a tre qualora nelle precedenti abbia ricoperto l'incarico per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi"

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Foto Ansa
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Primo via libera all'elezione diretta del premier. Nella commissione Affari costituzionali del Senato è stato approvata la modifica all'articolo 92 della Costituzione, inserendo il principio dell'elezione diretta del capo del governo. Viene anche fissato il limite dei mandati, il premio di maggioranza, e il diritto di nomina e di revoca da parte del presidente del Consiglio dei ministri, con il presidente della Repubblica che diventa esecutore di queste decisioni conferendo e togliendo gli incarichi. Un passaggio, dopo il voto di qualche settimana fa all'articolo 2 contenente lo stop al semestre bianco, che segna una svolta per l'iter ma che non lascia fuori interrogativi.

Così, dopo la discussione della scorsa settimana, si torna sulla questione della legge elettorale: "Ho detto e ripeto che la legge elettorale si farà dopo una prima approvazione. Perché diversamente il testo, oggi in discussione, sarebbe stato ingabbiato con paletti insormontabili", questo il monito e la ratio ribadita da Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, nell'affrontare il tema post riforma.

A tutto questo però sono seguite parole del presidente di commissione. Per il senatore di FdI Alberto Balboni, infatti, anche se il testo ancora non c'è, per il sistema elettorale le opzioni sono due per garantire governabilità e rappresentanza dopo l'approvazione del premierato: Soglia minima e ballottaggio. Come garantire quindi il 51% di rappresentanza in Parlamento se una lista arriva al 30? "Con un sistema che si chiama ballottaggio", ha affermato. Le alternative sono "o un Parlamento proporzionale, ma sarebbe una contraddizione. Oppure stabilire una soglia minima, del 42 o 43%, che sceglierà il Parlamento", sotto la quale "resta solo il ballottaggio". Un'ipotesi, quella del "doppio turno che - ha aperto il leader del M5s Giuseppe Conte - sarebbe un temperamento alle storture, agli squilibri di questa riforma".

In questo contesto, proprio sulla governabilità, è tornata anche la Lega, ponendo quesiti agli alleati. Il vicepresidente della commissione, Paolo Tosato, a margine dei lavori, ha infatti chiesto certezza sul dare garanzia al premier eletto di una maggioranza parlamentare. "Deve uscire una legge perfetta", ha detto Tosato, poiché altrimenti si rischiano di allungare i tempi. Per il leghista, o si dimostra che "così funziona" o altrimenti "non c'è nulla di male se prima dell'approvazione definitiva miglioriamo il testo", senza allungare i tempi. Quindi un velato monito a fare bene.

Come preannunciato da Casellati, il testo, rimarrà in Commissione fino a fine aprile, poi sarà pronto per l'Aula. Ma per le opposizioni è un no netto, e sono pronte a dare battaglia: "Il premierato è una riforma pasticciata e strabica", ha detto in commissione Alessandra Maiorino, vice presidente del gruppo M5S. Stessa idea ribadita dal capodelegazione del Pd a Bruxelles Brando Benifei: "Collaborare su una riforma che di fatto smantella le garanzie fondamentali delle nostre istituzioni è impossibile", ha affondato il dem. Ed in commissione, sull'approvazione dell'emendamento del governo che ha precluso l'esame di oltre 700 proposte di modifica dell'opposizione, è il senatore di Avs Peppe De Cristofaro a sottolineare come - dunque - a questo punto "nei fatti è smentito quanto era stato sottolineato dalla maggioranza e dalla ministra sull'ostruzionismo dell'opposizione".

Intanto però, con le europee alla porte, è Fratelli d'Italia che accelera. E domani darà il via alla presentazione in senato del Coordinamento dei comitati cittadini per il Referendum. Di tempo per i quesiti ce n'è, ma intanto il partito della presidente Giorgia Meloni si porta avanti con il lavoro: "Il referendum è un esercizio di democrazia e quindi ci apprestiamo a questo esercizio", ha detto Balboni che domani sarà alla conferenza assieme al collega senatore di FdI Andrea De Priamo.

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