Semplificazioni, ora Conte fa sul serio: cambia l’abuso di ufficio e il danno erariale, codice degli appalti sospeso fino al 2021

Ieri è circolata una seconda bozza, più snella (48 articoli) e rivoluzionaria di quella del giorno prima. Pubblica amministrazione assai più digitalizzata. Sindacati già sul piede di guerra. I partiti di maggioranza aspettano il testo definitivo. Oggi il vertice a palazzo Chigi

Semplificazioni, ora Conte fa sul serio: cambia l’abuso di ufficio e il danno erariale, codice degli appalti sospeso fino al 2021

Eppur si muove. Zingaretti fa la voce grossa - è la terza volta in una settimana - e consegna a Conte, via intervista, la lista delle cose da fare, a cominciare dal Mes e avanti con gli altri dossier impantanati dai veti incrociati della maggioranza. Il senso è: "Caro Giuseppe, basta rinvii, il tempo è scaduto". I 5 Stelle dicono No al Mes e poi si ricacciano nei loro territori in difesa di bandiere ormai logore e sfilacciate ma pur sempre bandiere diventate ingombranti anche per molti di loro ma non riescono a trovare le parole per dirlo. Il premier, che certo non passa un bel momento al di là del consenso personale , a suo manda rilancia mettendo in circolazione una seconda bozza del Decreto Semplificazione, il suo jolly da settimane, 48 articoli che sembrano scritti apposta però per provocare l’implosione della coalizione. In serata poi affida a Facebook un lungo posto che assicura “il governo al lavoro” e "l’azione senza sosta” su tre dossier: Alitalia, Popolare Bari e Ilva. Tutti importanti ma non certo primari come Mes e Aspi-Autostrade visto anche che la Liguria è strozzata dal traffico e dai cantieri.

Girotondo di bozze e tanti mugugni

In questo caos, il premier lancia sul tavolo la carta Semplificazioni, il “suo” jolly per dimostrare che fa sul serio. Che non è vero che il suo governo ha fatto del “rinvio” l’assicurazione per la sua durata. Oggi ne discuterà con i capi delegazione della maggioranza. Quelle che circolano sono bozze. Tiscali.it ne ha già pubblicata una circolata domenica, una ventina di articoli in più e abbastanza inconcludente rispetto a quella che pubblichiamo oggi, diffusa iri mattina. E, in generale, assai più rispondente al concetto della Semplificazione. Sarà su questa seconda bozza che oggi Conte chiede il confronto con i partiti di maggioranza - mercoledì sarà sottoposta anche alle opposizioni - in modo di poterla portare giovedì in Consiglio dei ministri. Ma a giudicare dalle prime reazioni di ieri anche il percorso del decreto Semplificazioni non sarà facile nè immediato. Ai 5 Stelle non va bene la sospensione del codice degli appalti (fino al 2021), gli affidamenti diretti (senza gara) fino a 150 mila euro. Loredana de Petris (Liberi e Uguali) ci vede “un attentato all’ambiente” e grida al “mega condono edilizio”. Italia viva dice che “non ci siamo” sulle grandi opere e il piano di attivazione dei cantieri pubblici, “si può fare meglio e di più”. I sindacati, tutti, sono scattati sugli attenti perchè la digitalizzazione massiccia della pubblica amministrazione temono possa provocare tagli ed esuberi. Così come è vero che la digitalizzazione finora è stata rallentata proprio da chi nel pubblico impiego impedisce servizi più certi e snelli per garantirsi il posto di lavoro. “Serve un confronto preventivo” dicono in coro Cgil, Cisl e Uil.

Il nuovo abuso di ufficio

La revisione del reato di abuso di ufficio, del danno erariale e la liberalizzazione degli appalti sono tra le modifiche più importanti del testo che nell’ultima versione conta 48, gli ultimi 5 dedicati alla Green economy. Il decreto interviene sull’articolo 323 del codice penale, attribuendo “rilevanza alla violazione da parte del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, nello svolgimento delle pubbliche funzioni, di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge, attribuendo rilevanza alla circostanza che da tali specifiche regole non derivino margini di discrezionalità per il soggetto”. Nella norma attuale c’è solo un “generico riferimento alla violazione di norme di legge o di regolamento”. Una genericità per cui oggi si parla di “sindrome della firma” da parte del pubblico ufficiale che anzichè rischiare dio finire indagato per aver dato via libera ad un progetto, preferisce non firmare. E tutto si blocca. Con la modifica invece è definita in modo più compiuto “la condotta rilevante ai fini del reato di abuso di ufficio”.
I decreto interviene anche sulla responsabilità erariale chiarendo che “il dolo va riferito all'evento dannoso in chiave penalistica e non in chiave civilistica”. Più in generale sarà punito maggiormente il non fare (inerzia e omizizoni) anzichè il fare. Interventi anche per accelerare le spese di investimento: è previsto il controllo concomitante della Corte dei conti per accelerare la realizzazione delle spese di investimento. Difficile dire se le modifiche, così fatte, potranno cambiare qualcosa nella sostanza. Certo, siamo di fronte ad un depotenziamento del reato. Enrico Costa (Fi) ha un dubbio: “E’ una modifica così precisa che viene quasi da pensare che sia stata pensata ad hoc per qualcuno”. I 5 Stelle tacciono. Strano. Vedremo.

Appalti liberi

In pratica è bomba-libera-tutti fino al 31 luglio 2021. Un anno di "deregulation" vera per far partire appalti, grandi opere, il settore degli investimenti pubblici da sempre il primo volano da utilizzare per risollevare l’economia dopo grandi crisi economiche. Il testo prevede un regime transitorio fino al 31 luglio 2021 per gli appalti sotto soglia, con l'affidamento diretto per tutte le opere fino a 150mila euro o, sopra quella soglia, con procedure negoziate e consultazione di cinque operatori. Per i contratti sopra la soglia comunitaria dei 5 milioni ci sarà la gara ma con procedure accelerate; lo stesso vale per le opere che saranno classificate “urgenti” per gestire la pandemia e suoi eventuali rigurgiti. Più veloce la procedura per la certificazione antimafia che sarà rilasciata d'urgenza con controlli ex post. Viene istituito un fondo ad hoc così da evitare che le casse vuote possano ostacolo alla realizzazione dell’opera. Arrivano anche misure di semplificazione, velocizzazione e agevolazione degli interventi in materia edilizia per rendere più facile e immediata la realizzazione delle opere legittimamente realizzabili. Stop ai ricorsi al Tar e dintorni: resta ovviamente la libertà di farlo ma in alcun modo il cantiere sarà fermato in attesa dei provvedimenti del Tar. O di singole persone lle giudizio a esatto pr nessuna radio e alondodopo anni Il testo prevede la figura del Commissario dell’opera ma non sono specificati i poteri. “Non voglio giudicare in questa fase, è una bozza che tra l’altro cambia ogni giorno” osserva la deputata Raffaella Paita che per Italia Viva ha scritto il Piano Shock per aprire subito cantieri pubblici per un valore di 130 miliardi. “Nel nostro Piano - aggiunge - era comunque previsto un servizio chiavi in mano dove comunque il Commissario è sottoposto ad Anac”.

Pubblica amministrazione più veloce e in smartworking

Il decreto prevede l'accesso a tutti i servizi digitali tramite Spid e tramite la “AppIO” su mobile con cui si potranno anche produrre autocertificazioni. E ancora arriva una piattaforma che operi come strumento unico per la notifica digitale di tutti gli atti della pubblica amministrazione . Le amministrazioni pubbliche avranno l'obbligo di sviluppare e favorire lo smartworking. Sono previste misure di “semplificazione in materia di celere svolgimento dei lavori necessari alla realizzazione delle infrastrutture destinate alle comunicazioni elettroniche e di banda larga”. Più facile e più alto l’importo di erogazione in unica soluzione delle agevolazioni della nuova Sabatini (il fondo per l’acquisto di macchinari e altri strumenti per ottimizzare il lavoro). Per la Via, che oggi richiede anche dieci anni, arrivano norme per snellire l’iter.

Conte il temporeggiatore

Oggi la maggioranza si riunisce anche intorno ad un altro tavolo che scotta, quello sull’immigrazione per la riforma dei decreti Salvini. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese presenta il testo “finale”, di sintesi, in base alle richieste giunte dai partiti della coalizione che anche su questo sono divisi: il Movimento vuole toccare il meno possibile visto anche che dette il via libera a quei testi che oggi Pd, Iv e Leu chiedono di cancellare o cambiare radicalmente. Il premier tiene tutto sul tavolo, da Autostrade al Semplificazione, da Ilva a Alitalia, dai decreti Sicurezza al Mes, tra i dossier che scottano quello che brucia di più. Quello che potenzialmente può far cadere tutto. E che il premier tende a spingere più in là, a trattare per ultimo dopo aver definito la partita sul Recovery plan (si parla di 172 miliardi in arrivo all’Italia) e sulle riforme e i progetti italiani che dovranno giustificare quell’investimento. Conte vuole spingere il Mes a settembre, dopo le regionali e il referendum che, tagliando di un terzo i parlamentari, diventa la miglior assicurazione in vita della legislatura. Ma non del governo. Nella votazione al Senato sul Mes può cadere il governo. Ieri, se possibile, la distanza tra Pd e M5s è aumentata e si è radicalizzata con la lettera di Zingaretti la mattina e l’assemblea notturna dei 5 Stelle. Il decreto Semplificazioni è la carta di Conte per far vedere che c’è e fa sul serio. Per rispondere a chi lo accusa di non avere un progetto, una visione e forse neppure coraggio. Per placare Zingaretti che deve difendere a sua volta la sua segreteria. Sarà un’altra estate movimentata.