[Il caso] “Situazione insostenibile. Dobbiamo farli sbarcare” . L’asse Chigi-Quirinale trova una soluzione diplomatica per non umiliare Salvini

Il caso finisce davanti alla Corte Europea per i diritti dell’uomo. Il governo: “La responsabilità è dell’Olanda”. Intanto si lavora allo sbarco, questione di ore. Una giornata di pressioni istituzionali. Più di mille davanti al Parlamento, sotto la pioggia, per dire “restiamo umani”. Tra loro attori, scrittori, giornalisti. A Siracusa deputati Pd denunciati per essere saliti a bordo della nave nonostante i divieti. Scontro sulla Diciotti. E sull’Afghanistan.

Sea Watch
Sea Watch

“Non si può reggere a lungo in queste condizioni, è insostenibile” dicevano ieri sera dal Gabinetto del ministro dell’Interno. “Questioni di sicurezza e di igiene sulla nave” da ieri pomeriggio, oltre il freddo e la precarietà degli spazi, sprovvisti anche dei servizi igienici. E “questioni di ordine pubblico a terra” visto che da ieri le delegazioni dei parlamentari Pd “bucano” sistematicamente il divieto di navigazione intorno alla nave olandese - imposto dalla Capitaneria di Porto su richiesta della Prefettura - e salgono a bordo per verificare condizioni di salute e vivibilità. Ieri sera sei parlamentari, tra cui Matteo Orfini, Maurizio Martina e Davide Faraone, sono stati denunciati per violazione dell’ordinanza. Dice che li avevano avvisati. Analoghe considerazioni di “insostenibilità” sono state rappresentate al ministro delle Infrastrutture, responsabile delle Capitanerie di porto. A sera il governo ha capito che non poteva più insistere con il divieto di sbarco per i 47 migranti della Sea Watch e i 22 membri dell’equipaggio.
Così in serata e nella notte si è lavorato ad una soluzione per mettere in sicurezza i naufraghi in mare dal 19 gennaio, giorno del salvataggio in acque sar libiche. Per non smentire o comunque far uscire vincitore - “costretto” dagli eventi? - il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Per salvare, ancora una volta, la tenuta del governo.

Una mossa ben studiata

Il compromesso è stato elaborato tra palazzo Chigi e la Presidenza della Repubblica. “Il caso Sea Watch è adesso all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo – hanno spiegato in serata fonti della Presidenza del Consiglio – perché alla luce del diritto nazionale e internazionale non è l’Italia a dover rispondere di questo caso bensì l’Olanda”. Una mossa ben studiata che potrebbe, in prospettiva, risolvere una volta per tutte l’inghippo per cui in questi anni è stata soprattutto l’Italia, in Europa, a farsi carico dei migranti arrivati via mare. Nel frattempo – hanno spiegato le stesse fonti – “l’Italia rende disponibile un corridoio umanitario per trasferire i migranti verso l’Olanda”. Resta un inciso, importante: “Una volta riconosciuta la giurisdizione olandese”. E’ chiaro che i naufraghi non possono aspettare i tempi lunghi della Cedu.

Non sbarcheranno a Siracusa

Lo sbarco dovrebbe avvenire quindi a breve. E comunque non nel porto di Siracusa città che pure, alla guida del sindaco Francesco Italia, del vescovo e di molti cittadini, chiede da giorni di “restare umani” e ospitare gli stranieri arrivati dal mare.
La verità è che il governo è stato, si può dire, “circondato” nel fine settimana dalla pressione istituzionale, soprattutto del Quirinale, dei partiti di opposizione, della magistratura e dell’opinione pubblica. E ieri col passare delle ore anche il granitico Salvini ha capito che il caso Sea Watch stava “stufando” e poteva virare all’improvviso da macchina di consenso ad inciampo. Peggio, ad arma utile per le opposizioni. E che “io non mollo” ripetuto intorno alle 13 (“Il Pd vuole portarmi in tribunale e io sorrido: a sinistra non hanno niente di meglio da fare che solidarizzare con i clandestini e denunciare il ministro dell’Interno”) e di nuovo alle 20 poteva diventare un boomerang.

Fin quasi alla rottura

Per metà giornata il braccio di ferro è stato tirato fino al punto di quasi rottura: alle 9 l’ordinanza della Capitaneria con il divieto di accedere alla nave per ragioni di ordine pubblico; alle 12 la smentita secca del procuratore di Siracusa Fabio Scavone che, contrariamente agli auspici del titolare dell’Interno, non ha trovato “alcun elemento concreto” per mettere sotto sequestro la nave e indagarne il capitano per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; alle 15 l’avvio della staffetta dei parlamentari Pd, tra loro Maurizio Martina, Matteo Orfini e David Faraone, che hanno iniziato a “bucare” il divieto di navigazione imposto dalla Guardia costiera. Nel primo pomeriggio era stata la stessa Sea Watch a pubblicare lo scambio di mail con le autorità olandesi e quelle italiane da cui emerge che il 23 gennaio, tra le 14 e le 19, mentre il canale di Sicilia era attraversato da condizioni meteo pessime, l’Italia aveva prima sconsigliato il porto di Lampedusa proprio per le condizioni meteo e le autorità olandesi, interpellate, avevano suggerito la Tunisia in quanto porto più sicuro. A quel “suggerimento” delle autorità olandesi non avrebbe però mai fatto seguito una reale autorizzazione. E così la Sea Watch ha puntato verso nord, verso Siracusa, perché le condizioni del viaggio “sarebbero state meno vessatorie per i naufraghi”. Dallo scambio di mail emerge anche che il comandante e il capo missione di Sea Watch erano stati convocati dal pm Vella della procura di Agrigento per testimoniare sulla morte di 117 persone nel naufragio del 18 gennaio. Collaborazione giudiziaria al momento rimasta inevasa.
Insomma, a quel punto “la speranza” di Salvini – coltivata ben oltre le sue funzioni di ministro - di sequestrare la nave e indagare l’equipaggio, si è sgretolata. Ammesso che potesse essere quella la via d’uscita ad uno stallo definito “gratuito e disumano” da organizzazioni umanitarie e opposizioni.

L’azione del Quirinale

Da quel momento la pressione per chiudere il caso Sea Watch è diventata insostenibile. Per palazzo Chigi e tutto il governo. La moral suasion del Quirinale, che segue il dossier migranti sempre con grande attenzione seppur nel rispetto dei ruoli, è diventata un chiaro auspicio (“va trovata una soluzione”) e un “appello” pubblico nel momento in cui, nel pomeriggio, il presidente Mattarella, incontrando gli studenti delle scuole superiori, ha detto di essere “fiero della solidarietà che è la forza che fa andare avanti il Paese”.
Nelle stesse ore cinquanta organizzazioni umanitarie hanno scritto e firmato un documento recapitato al premier Conte per mettere in sicurezza i naufraghi e i minori (8 soli e 5, tra i 14 e i 16 anni, accompagnati). Alle 17, una specie di miracolo vista la pioggia, l’ex senatore Luigi Manconi (“A buon diritto”), Riccardo Magi (Radicali italiani) e Mediterranea-Saving humans (la ong creata da Vendola, Fratoianni e Palazzotto di Sinistra italiana), sono riusciti a trascinare in piazza davanti a Montecitorio più di mille persone tra cui attori, scrittori e anchor man come Vittoria Puccini, Alessandro Bergonzoni, Sandro Veronesi, Michela Murgia, Anna Foglietta e Gad Lerner. I confini dell’umanità sono stati superati e l’opinione pubblica, almeno una parte, lo sta realizzando. “Salvini parla dei naufraghi a bordo della Sea Watch come di ragazzi a torso nudo, in mano i cellulari e le cuffie in teste… accusa i parlamentari che sono saliti a bordo e il sindaco di Siracusa di non aver rispettato le norme sanitarie e di poter portare a terra di tutto e di più… non so se è fascismo ma i regimi autoritari si nutrono di parole d’ordine e di bugie travestite da propaganda” ha gridato Manconi. In serata è arrivata anche la condanna delle correnti di sinistra della magistratura: “Il divieto di sbarco è inaccettabile, viola la Costituzione e le norme internazionali”.
A sera Salvini è in ufficio al Viminale per capire “come uscire comunque vincitore” da questo caos politico e istituzionale. La Corte europea è tutto sommato un buon escamotage. Di Maio lo va a spiegare in tv. Il Movimento tace. Se parla, dice cose diverse. “Giusto non farli sbarcare” dice il filo governativo Buffagni. “Avanti con i corridoi umanitari” corregge un 5 Stelle d’antan come Brescia.

Maggioranza in bilico per il caso Diciotti

La maggioranza tiene? La faccenda diventa ogni giorno più complicata. Sul caso Diciotti e la richiesta del Tribunale dei ministri di processare il ministro dell’Interno per abuso e sequestro di persona, Salvini rischia il processo. La linea dei 5 Stelle, parola di Di Maio, è che “Salvini ha detto che si vuole far processare, quindi M5S non gli farà un dispetto” ma sia chiaro che “si tratta di un processo assurdo perchè è sempre stata una scelta del governo quella di costringere gli altri paesi a farsi carico realmente delle rilocation”. Salvini segue il socio di governo in tivu. Consegna ai social un concetto più volte ripetuto in giornata: “Non ha precedenti che un ministro rischi la galera per aver difeso i confini del proprio Paese e rispettato le promesse fatte agli elettori in base alla Costituzione e nell’interesse degli italiani”. I capigruppo Romeo e Molinari sono lapidari: “Processare Salvini equivale a processare il governo”.

Sessanta giorni

Saranno 60 giorni, tanti ne servono prima del voto finale dell’aula, di attacchi, difese e provocazioni. Comunque un palcoscenico in piena campagna elettorale. E da ieri la conta delle divergenze Lega-M5s annovera anche il caso Afghanistan (la ministra Trenta vorrebbe ritirare la missione italiana entro un anno), la bocciatura - per mano del Quirinale - di otre 60 articoli del decreto Semplificazioni. A giorni potrebbe esserci un’altra nave da accudire. A metà febbraio, arriverà la legge sull’autonomia delle regioni. I 5 Stelle hanno già detto che su quella non ci sentono. Piuttosto cade il governo.