Ma adesso il governo rischia sulla scuola. Concorso o sanatoria? Pd spaccato sulla stabilizzazione degli insegnati

Alta tensione sul decreto Scuola. La maggioranza rischia di andare sotto. Il Pd è diviso: in ruolo in base solo ai titoli. La ministra, Iv e un altro pezzo del Pd insistono sul concorso. Tensione anche sulle riaperture di nidi e materne almeno fino alla fine di luglio

Ma adesso il governo rischia sulla scuola. Concorso o sanatoria? Pd spaccato sulla stabilizzazione degli insegnati

“Stai a vedere che il governo che non è caduto per Bonafede, cade sulla scuola…”. Il parlamentare Pd tira le conseguenze di quello che sta accadendo, intorno alla scuola. Parla di “tensioni che possono innescare dinamiche che possono sfuggire di mano” perché la scuola può dividere in modo assolutamente trasversale. Sono le sette di sera di venerdì e a palazzo Chigi sta per iniziare un vertice di maggioranza dedicato unicamente alla scuola. In collegamento da remoto , il presidente Conte ha chiamato la ministra della Scuola Lucia Azzolina - reduce da una settimana pesante in cui è stata massacrata sui social per aver detto che “i bambini non sono un imbuti da riempire di conoscenze…” - la viceministra Anna Ascani (Pd), i capidelegazione Bonafede (M5s) e Franceschini (Pd) e anche il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci autore di un emendamento che ha innescato la tensioni attuali. Tensioni che non dividono Pd e m5s bensì il Pd al suo interno. 

Senza soluzione

Diciamo subito che la riunione è finita alle dieci di sera con un nulla di fatto. L’accordo non si trova e sarà il premier Conte già oggi a proporre una sintesi.All’ordine del giorno della riunione ci sono due temi: il decreto scuola fermo al Senato ormai da due settimane e il concorsone per stabilizzare 80 mila pecari, manovra per cui lo Stato ha destinato al dossier uno dei più grossi investimenti di sempre (un miliardo e mezzo); la riapertura delle scuole, a settembre ma anche adesso: nidi e materne in genere chiudono a fine luglio e non si capisce perchè non possono farlo garantendo così il servizio a famiglie dove le mamme sono costrette  mettersi in aspettativa o a licenziarsi  perchè non sanno come fare con i bambini. Da quasi tre mesi sono costretti a non avere più alcuna socialità che a quell’età, come dicono ormai tutti gli psicanalisti infantili che forse andavano interpellati prima del lockdown, è un fattore decisivo per la crescita. 

L’esercito degli 80 mila

Già prima del lockdown una delle mission del governo era la stabilizzazione di decine di migliaia di insegnanti. Sono circa 150 mila i precari e l’obiettivo era togliere dalla precarietà 50-60 mila di loro. L’emergenza Covid e le manovre a deficit che il governo sta facendo hanno creato le condizioni per allagare ulteriormente quella platea e portarla a 80 mila posti. Per fare questo, occorre ovviamente un maxi concorso pubblico che il ministero e la ministra Azzolina stanno comunque organizzando in sicurezza. La ministra non ha mai avuto dubbi su questo: nessuna sanatoria, si procede con il concorso, sarà premiato il merito. Soprattutto il concorso, tra i criteri di accesso quello di poter vantare almeno tre anni di docenza,  sarà finalmente l’occasione per svecchiare il corpo insegnante e far in modo, ade sempio, che tutti siano in grado di affrontare un periodo di didattica a distanza. In molte scuola  questo surrogato dell’insegnante è stato un flop proprio perchè gli insegnanti si sono rivelati analfabete digitali totali.

La maggioranza sembra allineata sul concorsone. Finchè i senatori Marcucci, capogruppo Pd, e Verducci presentano un emendamento che in sostanza sostituisce il concorso con una sanatoria  che stabilizza i primi  80 mila. Che non è neanche detto che siano i migliori. 

Pd spaccato

Anche il Nazareno, tramite la responsabile Scuola la deputata Camilla Sgambato, sembra convinto della necessità di questa scelta: impossibile organizzare un concorso, seppure probabilmente a quiz, ai tempi del Covid. Totalmente contrario è invece il Pd Camera, quelli che si occupano di questa materia, che insiste sulla necessità di procedere con un vero concorso per immettere insegnanti giovani, abituati alle tecnologie. Soprattutto, poiché nelle scuole ci sono molti insegnanti oltre i cinquant’anni, già a rischio di contaminazione. Questa questione  blocca il decreto scuola da ormai due settimane. Ora non c’è più spazio per altri rinvii. Da qui la riunione di ieri sera che però non ha fatto pezzo passo avanti: da una parte il ministro Azzoina, la viceministra Ascani e il Pd Camera che vogliono il concorso; dall’altra la segreteria del Pd e tutti i sindacati possibili e immaginabili della categoria insegnanti. Possiamo solo immaginare quanti e quali promesse sono state consumate in queste settimane con insegnanti che si stanno già gustando il posto fisso solo in base all’anzianità. 

La mediazione

Poiché da questo stallo è necessario uscire entro lunedì perchè il decreto va votato, e poiché oggettivamente esistono difficoltà per organizzare un concorso per 150 mila persone, una via d’uscita potrebbe essere quella di rinviare il concorso al 2021, rinviare la stabilizzazione ma “salvare così il merito”. Il premier Conte si è fatto carico di indicare una mediazione. “Sono state consegnate tutte le riflessioni e i punti di vista al Presidente del Consiglio - ha spiega una fonte di governo - che si è impegnato a valutare e provare a individuare una soluzione assieme alla ministra Azzolina”. Stallo totale, insomma. Con il Pd spaccato, una parte con Azzolina e Iv e l’altra con Marcucci e Leu (no concorso, sanatoria per i primi 80 mila). La mediazione di Conte deve comunque arrivare tra oggi e domani. Il voto in commissione al Senato sul decreto Scuola è previsto a partire da lunedì alle ore 14. E c’è il rischio che la maggioranza Il nodo da sbrogliare resta sempre lo stesso, ovvero concorsi con test a crocette -come chiesto da Azzolina e i 5 Stelle- oppure trovare una subordinata, leggi concorso per titoli, nel caso in cui, per ragioni legate all'epidemia Covid, non fosse possibile bandire in concorso.   Nel frattempo oggi i genitori scenderanno in piazza in decine di città italiane. 

I bambini dimenticati

Qualcosa si muove anche sul fronte bambini, mesi estivi, nuove solitudini, ritardi nella crescita e nella formazione. Il ministero della Salute ha avuto finalmente l’ordine di fare le linee guida per la riapertura di asili e nidi cosa di cui ci si era totalmente dimenticati. Lasciando che fossero le famiglie ad occuparsi dei piccoli da zero a sei anni. Famiglie che però sono tornate nel frattempo al lavoro. Le linee guida sono indispensabili per poi proporre la riapertura di nidi e materne “anche fino al mese di luglio compreso” e su base volontaria. Il ministro Speranza ha sempre frenato su questo punto perchè terrorizzato dalle  simulazioni del Comitato tecnico scientifico per cui le scuole sarebbero un volano di contagio. Proiezioni in parte corrette da successive stime e valutazioni.

E poi c’è settembre, il ritorno a scuola. Su questo c’è ancora molta incertezza, non se ne  parla e quel poco che è arrivato non è piaciuto a cominciare dall’ipotesi dell’insegnamento alternato, in parte in presenza e in parte a distanza. I genitori cominciano ad organizzare barricate “virtuali”: vogliono parole e prospettive sicure, chiedono di essere ascoltati,  si comincia a prendere di mira i sindacati garanti delle tutele degli insegnanti (guai ad esempio il doppio turno, mattina e pomeriggio) mentre nessuno tutela le esigenze dei ragazzi, degli adolescenti. Che si sono espressi in modo netto: il 54 per cento non gradisce la didattica a distanza e preferisce il vecchio banco; il 48% non ha potuto partecipare. E questo è forse il dato più drammatico. Riaprire subito nidi e materne, ma anche le elementari dove organizzare centri estivi gratuiti. Avere certezze su quello che succederà a settembre. Questi i temi che agiteranno l’iter del decreto Scuola in commissione al Senato. 

Gli altri dossier che scottano

Il premier intanto è al lavoro sul dl semplificazione. Non sarà - come ha chiarito più volte - solo un via libera ai grandi cantieri. Il presidente del Consiglio ha avocato a se' il dossier. Ci sarà un intervento sul codice degli appalti per rendere più veloci le procedure, rafforzando allo stesso tempo i presidi di legalità, ma anche norme legate ai comuni, per sburocratizzare le regole di piccole opere. Nella maggioranza sul cosiddetto 'modello Genova' si continuano a registrare distanze. Iv vorrebbe replicarlo, ma il Pd con il ministro De Micheli alza il muro. Si deve partire - questa la linea - dal piano messo a punto da tempo per realizzare infrastrutture per i prossimi 15 anni, attraverso procedure negoziate sotto la soglia europea dei cinque milioni di euro. I renziani insistono: "Genova, Expo, chiamatelo come vi pare - osserva il ministro Bellanova - il problema non e' il nome. Il punto è dare all'Italia un modello agile e veloce per costruire le infrastrutture che servono al Paese”.

Atlantia, Mes e Recovery fund

Nel governo intanto è scoppiato il dossier Atlantia che era rimasto in freezer. La società dei Benetton ha deciso di confermare il piano di investimenti straordinari in autostrada e di passare alle vie legali. Il governo non accetta diktat ma tra i rosso-gialli il tema è molto divisivo. I pentastellati, consapevoli mai di perdere sul Piano Shock  e le grandi opere, tengono invece il punto su Autostrade. C’è poi il rush finale della Commissione Ue sul Recovery fund.  Conte ha già detto che “il Mes non è  un obiettivo nè una soluzione” perchè è “un prestito” ma non e' solo Berlusconi a dire che quei soldi “praticamente gratis” andrebbero accettati. Il Pd e Italia viva restano in attesa. E perfino nel Movimento 5 stelle non si esclude che alla fine il governo, se riuscisse a vincere la battaglia del Ricovery fund (soldi Ue a fondo perduto purché vincolati a riforme strutturali per uscire dalla crisi) , possa decidere di utilizzare pure il fondo Salva-Stati in un pacchetto complessivo.