[Il racconto] Salvini sciupa la kermesse di Casalino. Conte media ma non ce la fa

Tre ore di kermesse per celebrare le meravigliose sorti e progressive del reddito di cittadinanza. La sfida Lega-M5s in piena corsa per le Europee. Salvini “rompe” il fondale dello show e irrompe attaccando Raggi, Lino Banfi e la Francia di Macron. Di Maio e Di Battista lo inseguono. Il reddito di cittadinanza non è ancora andato in Gazzetta Ufficiale. Ma a fine aprile sarà distribuito

[Il racconto] Salvini sciupa la kermesse di Casalino. Conte media ma non ce la fa

Se il mondo fosse come è stato raccontato in questo auditorium nel cuore di Roma, a due passi da dove un tempo si riunivano i Ds, sarebbe magico come gli effetti del reddito di cittadinanza, emozionante come le parole guerriere di Beppe Brillo e quelle sognatrici di Gianroberto Casaleggio, pieno dell’orgoglio che rivendica Luigi di Maio, dell’arroganza-che-piace di Ale Di Battista e dell’imparata moderazione del premier Conte. Sarebbe un mondo perfetto, un Truman show dove le comparse hanno accettato consapevoli la parte. Basta restare nel set. Dunque evitare contraddittori e domande. E restare alla larga dallo sfondo che ne segna il confine invalicabile.

Ma il mondo reale è cinico e baro e buca il fondale di quel mondo perfetto a colpi di tweet, dirette Facebook e lanci di agenzie di stampa. Con le parole di Salvini, le risposte del sindaco Raggi, le verifiche empiriche su certe proclamazioni radiose e sulle slide che scorrono a fiumi sullo schermo più grande. Per cui alla fine si può anche apprezzare il Truman show e il suo regista, il capo della comunicazione 5 Stelle Rocco Casalino. Ma la vita reale racconta di una sfida tra Lega e 5 Stelle in un crescendo di cui è difficile immaginare l’esito da qui al 26 maggio, giorno delle elezioni europee.

Tra show e vita reale

Allora la giornata di ieri va racconta in diretta, mescolando dentro e fuori, un occhio al Truman show e uno al mondo là fuori. Con il battito ritmato di “No roots” a fare da intervallo. Il comunicatore e stratega Rocco Casalino ha deciso che il reddito di cittadinanza va “comunicato ogni giorno e su ogni piattaforma”, va lanciato e spiegato a tutti perché “è la nostra legge identitaria e la carta per le elezioni europee. Non possiamo fallire”. Potremmo chiamarla anche arma di distrazione di massa per confondere le acque e distrarre dalle stime che parlando di recessione. Dunque, ecco l’evento: via Palermo, a due passi dal Viminale, a due passi dalla ex sede dei Ds, auditorium da 600 posti, in prima fila alla sinistra del palco i ministri 5 Stelle e l’ospite d’onore Lino Banfi, sulla destra il premier Conte (che ha lasciato sul più bello la cerimonia dell’Arma dei carabinieri dove è rimasto invece Salvini), Alessandro Di Battista, la sindaca Raggi, Davide Casaleggio e il deus ex machina del reddito di cittadinanza, il professore “italo-pugliese” – nel senso di pugliese-americano - Mimmo Parisi appena arrivato dall’università del Mississipi perchè nominato presidente di Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro.

La platea

Il cerimoniale, in certi casi, è come il libro delle istruzioni del mondo che verrà: dalla seconda fila in giù, a sinistra del palco, direttori, conduttori, opinionisti di testate tv, giornalistiche e talk show, ci sono tutti, nemici e amici (e questa è la mossa vincente), tra gli altri Massimo Giannini di Repubblica, Lucia Annunziata dell’Huffpost, Antonio Di Bella di Rainews24, Corrado Formigli, Paolo Liguori e Claudio Brachino, Rai, Mediaset, La7, ovviamente Skytg24. Tutti invitati, nessuno escluso, che non si dica che il Movimento divide l’informazione tra “buoni” e “cattivi”, incapace di immaginare i giornalisti. Sulla destra un esercito di cronisti, agenzie, giornali, siti, trasmissioni tv che accendono a turno la rispettive dirette. A seguire, nell’affollata platea, deputati e senatori ma soprattutto gli amministratori locali 5 Stelle cui viene dato l’esplicito incarico di moltiplicare in ogni dove il verbo del reddito di cittadinanza.“Io ho capito una cosa – ha detto Di Maio, conduttore unico dell’evento – che su queste misure l’informazione è fondamentale. In passato sono stati erogati servizi simili (si riferisce al Reddito di inclusione del Pd, ndr) ma chi ne aveva diritto non lo ha saputo o lo ha saputo tardi. Noi questo errore non lo faremo”. Tra le tante affermazioni di giornata, questa è stata la più sacrosanta.

"La televendita"

Nel pubblico c’è stato chi ha parlato di “perfetta televendita”, mix sapiente di slide e interventi, risate – quelle di Nonno Libero nominato da Di Maio ambasciatore Unicef - emozioni – quelle per Gianroberto Casaleggio che hanno provocato gli occhi lucidi del Dibba a uso delle telecamere – curiosità per il guru dalla Missisipi University Mimmo Parisi e qualche perplessità per Beppe Grillo, collegamento via Skype quando ormai erano quasi le 14 e mezza sala aveva lasciato. Le dirette streaming e l’esercito di una cinquantina di telecamere collegate in diretta hanno diffuso via etere e via banda larga i dettagli di tre ore di kermesse. Quella che conta, però, è quello che non è andato in diretta. La vita vera che ha “bucato” la perfezione del Truman show.

Nonno Libero

Così quando Di Maio incorona alla delegazione Unesco un entusiasta nonno Libero (“non scorderò mai questo giovanotto che mi cercò il giorno prima delle elezioni per dirmi ‘non mi interessa per chi voti, tu mi servi perché fai ridere tre generazioni…’) , via web arriva il controcanto del vicepremier Salvini: “Va bene Banfi… e Jerri Calà, Renato Pozzetto e Umberto Smaila? Apriamo questo dibattito”. Una graziosa presa in giro cui fanno eco commenti in sala da parte degli amministratori locali 5 Stelle: “La nomina di Banfi poteva essere fatta un’altra volta…”, “se avessimo chiesto a Piero Angela, forse sarebbe stata un’altra cosa”. Scorrono le slide, il Reddito, chi lo può chiedere, quali requisiti, come funziona, le cosiddette norme anti-divano. Di Maio, chiarito alla nota ditta che produce divani che si è scusata “se ha li ha fatti troppo comodi” che le norme antifurbetti saranno ferree, introduce il professore “italo-pugliese” Mimmo Parisi, il motore di tutto visto che dipenderà da lui il funzionamento dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro, l’anima del reddito che non è assistenzialismo ma strumento per dare dignità e una nuova chance a poveri e disoccupati. Il professor Parisi ha “sbagliato” cravatta – ne indossa una verde Lega – e in perfetto accento puglio-americano spiega tutto e di più sul magico mondo dei navigator e su come le tre offerte di lavoro andranno a buon fine. “Molti di noi hanno avuto un navigator nella vita, occorre garantirlo per tutti. Sarà il punto d’incontro tra comuni, Inps, mondo delle imprese, altri navigator. Saremo tutti connessi”. E al lavoro. C’è un ottimismo che fa tenerezza nelle sue parole. Un magico mondo che incanta la platea. Dove però arrivano, a rompere l’incantesimo, le obiezioni che giusto poche ore prima le regioni avevano espresso a Di Maio: come avverrà l’assunzione dei 4 mila navigator a carico delle Regioni? E i 6 mila a carico di Anpal (cioè di Parisi, arrivato ieri in Italia)? Chi li coordina? Chi li forma? E le due piattaforme digitali (Siupl e Siuss), una per il sociale e l’altra per il lavoro, saranno connesse con i sistemi regionali? Questioni bellamente ignorate dal neo direttore dell’Anpal (centri per l’impiego). Che si pregia del merito di aver “risolto”, comunque attenuato il problema della disoccupazione nello stato del Mississipi grazie alla App elaborata dal suo dipartimento universitario. Peccato che il Mississipi conti tre milioni e mezzo di abitanti (meno di Roma) e sia, nonostante la crescita, lo stato più povero degli Stati Uniti.

Raggi-Salvini

Feroce il botta e risposta tra Salvini e Raggi, in prima fila davanti a Di Maio. La sindaca ha attaccato il leader della Lega e le forze dell’ordine accusandole perché “lo stabile delle ex fabbrica Penicillina in via Tiburtina a Roma è stato nuovamente occupato”. Poiché il ministro dell’Interno aveva dedicato a quello sgombero, poco prima di Natale, una diretta Facebook, ha pensato bene di tornarci ieri a fine mattinata mentre era in corso la kermesse 5 Stelle. E di fare una nuova diretta Facebook dalla ex fabbrica per dire: “Come non è occupata. Invito il sindaco di Roma a occuparsi delle strade, delle case, delle scuole, delle loro città e a non diffondere notizie prive di qualsiasi fondamento”. Una brutta smentita. Che la sindaca non ha voluto commentare per non sciupare la festa.

La mediazione di Conte

Anche il premier Conte, che ha preso la parola tra gli applausi per spiegare che d’ora in poi lui sarà “non più l’avvocato del popolo ma il garante di questo nuovo patto sociale che abbiamo realizzato in nome dei diritti e della Costituzione ”, ha evitato accuratamente ogni riferimento alla crisi diplomatica in corso con la Francia. Non una parola sull’intemerata di Di Maio e Di Battista che, nella necessità di trovare un nemico per le Europee e di levare Macron dalla linea di tiro di Salvini, hanno tirato fuori la storia di un colonialismo mai rinnegato e anzi alimentato con il franco coloniale (Cfa). Sarebbe stato imbarazzante, per il premier, far notare che i flussi migratori che arrivano in Italia originano da paesi (soprattutto Tunisia ed Eritrea) che non usano il franco coloniale, sempre ammesso che ci possa essere un legame tra migrazione e valuta. Sgradevole, quindi, far notare che l’argomento è infondato e chiaramente speculativo per una campagna elettorale dove Salvini e la Lega stanno occupando i temi a più alto consenso come l’immigrazione e il profilo di Macron (da mesi nel mirino dei gilet gialli). D’altra parte se Conte ha taciuto per carità di patria, poco dopo Di Battista sul palco ha invece parlato. Ha attaccato la Lega (“li abbiamo costretti a votare il reddito di cittadinanza”), il Pd per una raccolta firme contro il reddito che non ha mai chiesto, ha provato a strizzare l’occhio ai gilet gialli, oggetto del desiderio finora non corrisposto di Di Maio, ricordando che anche loro, “al punto 23 del manifesto” parlano del franco coloniale che mantiene povera l’Africa.

L’inutile sforzo

Uscito da lì Conte, in arrivo oggi a Davos, si è messo a scrivere un documento che vorrebbe in qualche modo chiudere la faccenda. Un capolavoro di mediazione: “In un momento in cui l'Europa sta attraversando una fase particolarmente critica, schiacciata sotto il peso dei flussi migratori e incapace di esprimere una strategia politica condivisa e solidale, è legittimo interrogarsi sull'efficacia delle politiche globali perseguite dell’Unione Europea e dai singoli Stati. Questo però non vuol dire assolutamente mettere in discussione la nostra storica amicizia con la Francia e con il popolo francese. Questo rapporto rimane forte e saldo a dispetto di qualsiasi discussione politica”. Ci sono volute ore, tra Farnesina, palazzo Chigi e Quirinale, per trovare le parole giuste per soddisfare l’Eliseo e non smentire le forze di governo. Un gran lavoro di diplomazia e comprensione che Salvini prova a far saltare nuovamente nel pomeriggio quando promette: “Presto sarò al confine di Ventimiglia per stare vicino al popolo francese che ha un pessimo governo e un pessimo presidente”. In serata, per non essere da meno, interviene anche Di Maio: “Macchè campagna elettorale, la nostra è una battaglia seria contro l’ipocrisia di Macron”. Un disastro anche per un incassatore come Conte.

L’addio di Grillo, l’assenza di Fico

Tra un graffio e una lacerazione del fondale del Truman show by Rocco Casalino, sono saliti sul palco Davide Casaleggio e i sui progetti commerciali travestiti da democrazia diretta (“Metteremo la piattaforma Rousseau disposizione dei popoli che vogliono la democrazia diretta”), la vicepresidente Paola Taverna, paladina del reddito (non una parola sulla mamma che ha abusato dell’alloggio popolare senza averne diritto), la senatrice Nunzia Catalfo (anima critica del nuovo corso 5 Stelle, firmataria della prima proposta di legge sul reddito), l’economista, ministro mancato, Pasquale Tridico e infine, lui, il fondatore, Beppe Grillo. Assente causa inclinazione vertebra, il fondatore ha fatto cinque minuti di diretta Skype con un filo di voce “per santificare una manovra politica finanziaria straordinaria che estirpa la povertà con scelte economiche” perchè in fondo “la povertà è un incantesimo, disincantiamolo”. Grillo ha salutato con un “addio”. Si fa notare l’assenza di Roberto Fico. Le voci di scissione nel Movimento vanno e vengono come le correnti d’aria. Dopo le Europee qualcosa, è certo, cambierà. Il problema è cosa accadrà da qui alle Europee. Quattro mesi di fuoco. Il premier Conte entra ed esce dal Truman show inseguendo una mission delicata: tenere bassa la propaganda di Salvini e sperare che le promesse sul reddito (il decreto non è ancora in Gazzetta e attende la bollitura della Ragioneria) vadano a buon fine. Ma in serata arriva la doccia fredda di Berlino: stop alla missione Sophia nel Mediterraneo per bloccare gli scafisti. Sa tanto di ritorsione verso l’Italia dove le forze di governo usano gli alleati storici come facile merce per la propaganda elettorale. La mediazione non ha funzionato.