Lo scontro fra leghisti sul Covid è continuo e ora arriva anche in Aula

All'interno del Carroccio c'è stato uno scontro quasi fisico fra 2 esponenti: ma questa è la punta dell'iceberg di una situazione delicata

Lo scontro fra leghisti sul Covid è continuo e ora arriva anche in Aula
Salvini e Giorgetti (Ansa)

La punta dell’iceberg, emersa anche all’esterno sui giornali, è stato lo scontro quasi fisico fra Christian Invernizzi, deputato leghista bergamasco, e Guglielmo Golinelli, agricoltore emiliano, anche lui nel gruppo del Carroccio alla Camera.

Sono volate parole grosse fra i due e un segugio delle storie parlamentari come Cesare Zapperi, giornalista di rara sensibilità del “Corriere della sera” ha anche ricostruito la vicenda familiare di Invernizzi che, come ogni bergamasco, ha vissuto il Covid come un dramma, anche personale, e ha raccontato di come abbia salvato miracolosamente il suo papà, medico di base – “l’abbiamo preso per i capelli” – dopo essere stato ricoverato a lungo, anche in terapia intensiva, ma di come abbia perso tanti amici.

Chiaramente, ogni volta che Invernizzi sente parlare Claudio Borghi, capo incontrastato del movimento No Pass della Lega, o qualcuno dei suoi, gli va giustamente il sangue al cervello. E lo stesso accade con i seguaci di Borghi, sempre meno per la verità, ma che contestano il Green Pass e la sua forma giuridica. E Golinelli è stato identificato dal suo collega bergamasco come uno di questi.

Curiosamente, ma non troppo, i No Pass della Lega spesso appartengono alla stessa ala sovranista che esaltava il mondo No Euro, riconoscendo proprio in Borghi e in Alberto Bagnai i propri numi tutelari che contestavano la moneta unica.

E altri punti di riferimento di quest’area sono l’ex sottosegretario al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture del primo governo di Giuseppe Conte Armando Siri, l’uomo della flat tax, e l’ex eurodeputata del Carroccio Francesca Donato, che è la versione ex leghista di quello che è Sara Cunial nel mondo degli ex pentastellati. Anche nelle scelte mediatiche: fu esilarante, ad esempio, la sua protesta contro la firma del Mes quando sulla spiaggia di Mondello suonò il clacson a ripetizione, finchè un gentilissimo agente le chiese pietoso: “Mi scusi, ha finito?”.

Semplificando al massimo, si può anche dire che l’area No Pass della Lega è più vicina a Matteo Salvini, mentre quella più attenta alle ragioni della scienza e dei vaccini è più affine alla sensibilità di Giancarlo Giorgetti.

Poi, sarebbe troppo semplice tagliare con l’accetta l’”o di qua o di là” della Lega, ma insomma basta leggere le dichiarazioni di entrambi i leader per capire dove andare a parare.

Soprattutto, anche i più cinici fra i vaccinisti leghisti ne fanno una questione di logica numerica inoppugnabile e confessano: “Quella di Borghi e dei suoi, troppo ascoltati da Salvini, è una posizione suicida. Posto che solo il 10 per cento degli italiani è contrario ai vaccini, quel mercato elettorale è già presidiatissimo: ci sono gli ex grillini di Alternativa, ci sono quelli di Fratelli d’Italia, c’è tanta gente che in nome del No Vax sempre e comunque non andrà mai più a votare e soprattutto c’è un mondo che sta organizzando un suo partito: quelli che guardano a Enrico Montesano, a Ciccio Puzzer, a Massimo Cacciari, a Carlo Freccero. Certamente, non a noi che stiamo nel governo che prende queste misure. Insomma, persino se la posizione fosse giusta, sarebbe sbagliata elettoralmente”.

E poi ci sono i governatori del Nord che proprio non vogliono avere nulla a che fare con la posizione di Borghi (e, almeno in parte, di Salvini) perché sono i loro elettori del Nord produttivo i primi a dire che vogliono il Green Pass e la possibilità di vivere, così lontana dai lockdown e dalle rinunce dello scorso anno. Fra loro, tace Attilio Fontana, che sul Covid ha lasciato sostanzialmente la sua carriera politica, ma sono in prima linea Luca Zaia, che non ha mai avuto dubbi, e soprattutto Massimiliano Fedriga che nasce salviniano, ma che si è esposto molto anche perché le manifestazioni di Trieste sono state l’epicentro del rischio di ripresa dei contagi e delle morti e il Friuli-Venezia Giulia è stata la prima regione italiana a tornare in zona gialla.

Fedriga, in più, sta svolgendo molto bene il ruolo di presidente della Conferenza Stato-Regioni, esponendosi per tutti e quindi attraendosi strali dei No Vax e No Pass, anche della Lega.

E a questo proposito è interessante leggere le parole contro gli hater No Pass firmate in aula da Daniele Moschioni, imprenditore, deputato leghista e sindaco di Corno di Rosazzo, in provincia di Udine, dedicate proprio a Fedriga: “Presidente, se mi permette, vorrei anche parlare a queste persone che scrivono sui social, dato che da sindaco mi capita di ascoltare tanti miei concittadini e non solo su quello che sta succedendo. Parlando con queste persone si riesce a fargli capire qual è l'atteggiamento del nostro governatore. Lo dico io da sindaco: nel mio piccolo comune di 3.200 abitanti ho avuto, al culmine della pandemia, 50 persone, fra positivi e in quarantena; se fra una settimana me ne trovo 300, da autorità sanitaria devo prendere qualche decisione con coraggio e con determinazione, che a qualcuno, magari, non fa bene. Ma questa è la realtà”.

E qui sono arrivati gli applausi di deputati leghisti, uno schiaffo in faccia a tutti i deputati del Carroccio No Pass o No Vax: “La scienza ci dice che dobbiamo vaccinarci. Se qualcuno non lo vuole fare, stia tranquillo, stia a casa, ma non serve insultare. Io sono il sindaco di un piccolo comune, il presidente della regione Friuli Venezia Giulia deve invece tutelare un milione e 200 mila abitanti. Credo, quindi, che a Massimiliano Fedriga vada data la solidarietà non solo la mia personale e del gruppo Lega, ma dell'intera Aula, per quello che sta succedendo, perché lui è lì per tutelare il bene, in questo caso sanitario, di un milione e 200 mila persone. A nostro modo di vedere grande solidarietà a Massimiliano Fedriga. Massimiliano continua a lavorare in questo modo perché, come abbiamo visto anche come presidente della Conferenza delle regioni, il tuo lavoro è stato apprezzato e non solo dai cittadini friulani; sicuramente anche questo verrà apprezzato e, a lungo termine, qualche persona si dovrà ricredere e si rimangerà le frasi che ha detto e che ha scritto”.

E allo stesso modo sono in molti i deputati (più dei senatori, curiosamente) leghisti che intervengono in aula per rivendicare il proprio vaccino e la propria posizione, come se anche scriverlo sugli atti parlamentari rafforzasse gli anticorpi.

Chi lo fa più di tutti è Giuseppe Basini, deputato del Carroccio eletto nel Lazio.

Basini è il maggiore astrofisico italiano. Così, per dire.