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Schlein in campo per le Europee. A giorni l’annuncio, col rebus delle liste Pd

Convocata la Direzione per il 19 febbraio. Dopo due settimane la convention del Pse. Entro queste date deve sciogliere molti nodi

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La segretaria del Pd, Elly Schlein (Shutterstock)
La segretaria del Pd, Elly Schlein (Shutterstock)

O decide o le scoppia il partito tra le mani. Perchè per quanto si possa essere comprensibili, fiduciosi, tolleranti, persino superiori di animo e di interessi, non ci sono ragioni valide per cui a quattro mesi dal voto europeo, forse il già importante di sempre, e da un turno di amministrative pesante (circa quattromila comuni al voto) le truppe siano ancora senza assegnazione. E i generali non sappiano nè dove andare a combattere nè con chi. Ovunque parli, a Strasburgo come in uno dei tanti capoluoghi di provincia al voto, ti guardano sconsolati/e: “I programmi, dice che deve prima decidere i programmi, lo dice da novembre”. Ebbene sì, sono tutti più furiosi che amareggiati. Allargano le braccia: “Va così, cosa dobbiamo fare? Possiamo solo aspettare. Non c’è altra soluzione. Proviamo a chiedere, a confrontarci ma niente. Quindi possiamo solo aspettare” spiega un eurodeputata Pd. Ma si capisce che questo aspettare viene vissuto non come un investimento ma come una perdita di tempo.     

Finalmente la Direzione

Così, in questo clima tra la rabbia e la rassegnazione, è sembrata ieri una stella cometa la notizia che la segretaria Elly Schlein abbia sciolto le incertezze e convocato per lunedì prossimo (il 19) la Direzione del Partito Democratico. Saranno così e finalmente affrontati e risolti tutti i dubbi sulle candidature. Europee e amministrative. Destini che spesso sono legati a filo doppio: un sindaco libera una casella nella sua città e la vorrebbe occupare a Strasburgo, ad esempio, dove però gli uscenti (che sono quindici) non hanno alcuna intenzione di abbandonare l’euro seggio. E invece qualcuno dovrà farlo. E qualcun altro resterà a mani vuote.  Il Pd nel 2019 ottenne il 22,7%. Diciamo che l’obiettivo sarebbe mantenere quei risultati e quindi i quindici seggi. Quante variabili. E’ anche comprensibile che da un paio di mesi i papabili vogliano sapere che succederà delle loro vite. Il punto è che le candidature diranno che tipo di Pd ha in mente la segretaria: spostato molto a sinistra oppure più riformista.     

Il primo nodo da sciogliere è, ovviamente, la candidatura della segretaria. Nessuno conosce le mosse di Elly Schlein, bravissima nel tenerle coperte. Solo la sua strettissima cerchia sa e non parla. La convocazione recita all'ordine del giorno “valutazione della situazione politica e il congresso Pse del 1 e 2 marzo a Roma”. Il congresso Pse è sempre stato “visto” come l’occasione giusta per fare quella che tutti sperano sia la cosa giusta ma ancora non sanno quale: candidarsi sì o no, sapendo che quella della segreteria - come è sempre successo - sarà un ruolo soprattutto da traino per gli elettori.  Schlein non lascerà mai il Parlamento italiano. Almeno fintanto che è segretaria.  Il congresso dovrà decidere il candidato del Pse alla Commissione Europea e, subito dopo, potrebbe arrivare un segnale da parte di Schlein sulla sua discesa in campo.

Schlein in campo

Nel partito c’è la convinzione diffusa che ormai la segretaria non possa più fare passi indietro rispetto alla sua candidatura. Stesso destino per Giorgia Meloni: anche la premier tiene tutti con il fiato sospeso.  Il duello tra le due lady della politica italiana (lanciato e accettato ai primi di gennaio) è avviatissimo, in settimana è atteso un incontro fra i rispettivi staff per cominciare a decidere e scrivere le regole d’ingaggio del confronto tv.  Un passo indietro adesso sarebbe un segnale negativo. Per l’elettorato di entrambe.

Resta da capire se si candiderà in tutte le circoscrizioni come capolista o soltanto in alcune. La prima ipotesi è la più caldeggiata dal gruppo dirigente dem convinto che, se duello dovrà essere, che lo sia e ci si confronti sui numeri. Solo una candidatura in prima persona delle due leader, un testa a testa a tutto campo alle Europee può decretare la maggior leadership dell’una o dell’altra attraverso il “televoto”, senza ricorrere alle “giurie di stampa e radio” come spiega una eurodeputata dem alludendo al sistema di voto di Sanremo. La candidatura in prima persona di Elly Schlein deve servire a trascinare il partito (nel 2019 arrivo a 22,7%) e per massimizzare questo effetto è necessario che il nome della leader compaia in testa alle liste di ogni circoscrizione. Ieri Schlein ha avuto una serie di incontri riservati proprio sulle elezioni europee. Subito dopo è arrivata la convocazione. Segno che il dado è tratto ormai. E quindi anche i dubbi sulla composizione delle liste sono, almeno nella sua testa, superati.

Chi entra e chi esce

Il problema, per Elly Schlein, non è tanto chi candidare quanto chi lasciare fuori. L'elenco degli aspiranti si va allargando ogni giorno che passa e i posti in cima alle liste, quelli considerati più sicuri per conquistare un seggio (si vota con il proporzionale e nella scheda deve essere indicato a penna il nome del candidato) sono invece meno. Molti meno. Il capodelegazione Brando Benifei, e la sua vice Elisabetta Gualmini vorrebbero rimanere a Bruxelles. Anche se ci sono stati alcuni “indicenti di percorso” su cui la segreteria del Nazareno, in chiave di fedeltà assoluta, sta riflettendo. Un episodio soprattutto è difficile da archiviare senza la spuntatura rossa: il voto su Asap, il piano che prevedeva la possibilità per gli Stati membri di utilizzare la risorse del Next Generation Eu per la produzione di munizioni da inviare all’Ucraina. Solo una eurodeputata votò contro, Camilla Laureti, fedelissima della Schlein. Quel fatto, oltre ad aver blindato la conferma di Laureti (circoscrizione centro), ha messo in cattiva luce un po’ tutti gli altri che votarono a favore. Un altro esponente che potrebbe essere confermato è il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, nella circoscrizione Isole. Nella circoscrizione Centro si sono detti disponibili i sindaci di Pesaro e Firenze, Matteo Ricci e Dario Nardella. Al netto del fatto che due amministratori che hanno dato così tanto alle rispettive città e al proprio partito potrebbero, dovrebbero sapere un po' prima quale sarà il loro destino.  Nessuno di loro perde l’aplomb. Almeno in pubblico. “Con il Pd ci stiamo organizzando per le liste. Io ho dato la mia disponibilità a candidarmi alla segretaria Schlein e al partito” ripete Nardella ormai da settimane che è a sua volta impegnato in una complicatissima partita per il sindaco di Firenze. Ma non arrivano risposte. A questi due nomi si aggiunge quello del braccio destro della segretaria, Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria, in pole per correre accanto alla leader. Nella circoscrizione Nord Ovest il nome che si fa in quota Schlein è quello della paladina dei diritti umani, Cecilia Strada, a cui si aggiunge quello di Stefano Bonaccini.

Il caso Emilia Romagna

Il presidente dell'Emilia-Romagna, tuttavia, potrebbe lasciare il posto all'ex sindaco di Bologna Virginio Merola, oggi deputato, e innescare una reazione a catena da fare tremare i polsi. Il governatore rinuncerebbe alla candidatura europea per lasciare il posto all'ex sindaco di Bologna, preferibilmente come capolista. A quel punto, Bonaccini (comunque in scadenza a gennaio 2025) lascerebbe la presidenza dell’Emilia-Romagna per partecipare alle suppletive di Bologna e sostituire Merola alla Camera dei Deputati. La casella rimasta vuota, quella della Regione, potrebbe essere appetibile per il sindaco in carica a Bologna, Matteo Lepore.

Uno scenario esplosivo per la leader dem e per il partito: la prospettiva di mandare al voto una dopo l’altra la città di Bologna e la regione con la possibilità di perdere entrambi, è una roba che leva il sonno a chiunque. Per questo l'operazione non è benedetta dai vertici del partito ma lo è dai leader già “anziani”. Anche perchè a Bonaccini, che è presidente del partito e non ha alcuna voglia di andare in pensione, o gli dai la possibilità del terzo mandato (la Lega ha presentato ieri una nuova proposta di legge) o va in Europa o in Parlamento. Non ci sono altre strade.

Bonaccini in lista è ovviamente un altro posto che gli uscenti (15) devono lasciare.

Il nord ovest 

 Son cinque le circoscrizioni italiane per le Europee: nord ovst, nord est, centro, sud, isole. Altro nome di peso che si fa per il Nord ovest è quello di Andrea Orlando che da tempo sta curando con particolare attenzione il territorio in cui è stato eletto, la Liguria, e che sta portando avanti temi dalla forte radice europeista, come quelli sulle politiche industriali e del lavoro. A questi nomi ne vanno aggiunti almeno due: quello di Emanuele Fiano, già deputato dem, già molto e ingiustamente (Fiano è una risorsa per il partito) penalizzato in passato che può contare a Milano e non solo di un forte consenso. E quello di Pierfrancesco Maran, oggi assessore del sindaco Giuseppe Sala. Nella circoscrizione Nord est è in pole per una candidatura il responsabile diritti (tema molto caro a Schlein) del Pd Alessandro Zan. Si fa però anche il nome di Gino Cecchettin, il papà della povera Giulia diventata simbolo della lotta contro i femminicidi. Questa ipotesi è stata smentita dai legali di Cecchettin. Nella stessa circoscrizione ci sono però anche Alessandra Moretti  e Irene Tinagli che non hanno alcuna intenzione di lasciare Strasburgo.

La circoscrizione Sud 

Al Sud il nome su cui Schlein sembra voler puntare è quello di Sandro Ruotolo, giornalista anti mafia e responsabile Informazione del Pd.  Sempre al Sud c’è Pina Picierno, attuale capodelegazione, ma l’asso pigliatutto di voti è Antonio Decaro, sindaco di Bari in scadenza (e non più eleggibile) che sarebbe appoggiato anche da Vincenzo De Luca. A tutti questi nomi vanno aggiunti quella della società civile che solo Schlein ha in testa. “Penso - ha spiegato più volte - a liste aperte che mirino a rappresentare la società che abbiamo intorno a noi e che non siano un premio di consolazione, strumento di rivalsa o di conta interna”.

Ecco che la scelta dei nomi per le liste sarà un passaggio molto stretto e doloroso nella vita del Pd. Poi ci sarebbero le elezioni amministrative. Le difficoltà anche qui sono molte, soprattutto per le alleanze. E questo merita certamente un articolo a parte.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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