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Schlein-Conte, ieri è stato il giorno della pace davanti a Speranza. E oggi?

Il leader M5s: "Le differenze ci sono ma sono molti i punti di convergenza, non improvvisati, che disegnano una visione del futuro del Paese"

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Elly Schlein e Giuseppe Conte
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Foto Ansa)

Un giorno si corteggiano e l’altro litigano. Ieri, per dire, è stata la giornata in cui hanno flirtato. «Io ed Elly Schlein ci sentiamo spesso. Ci incontriamo e parliamo, non lo diciamo ai giornali», assicura Giuseppe Conte alla presentazione alla Camera del libro di Roberto Speranza. Al fianco dell’ex ministro della Salute ci sono il leader dei grillini e la segretaria del Pd, Elly Schlein. I due promessi sposi. «Un'alternativa di centrosinistra si costruisce pazientemente e con metodo, sui temi», avverte la numero uno del Nazareno. Che aggiunge: «Le differenze ci sono ma sono molti i punti di convergenza, non improvvisati, che disegnano una visione del futuro del Paese».

Giuseppe Conte e Elly Schlein

Non si sono mai amati, Giuseppe Conte e Elly Schlein. Fin qui c’hanno provato a legarsi, a fidanzarsi, ad andare a cena insieme, ma non c’è stato nulla da fare. Sarà per una questione generazionale. Sarà perché potrebbero esserci delle ragioni caratteriali. Sarà quel che sarà. Fatto sta che il salario minimo è stato l’unico piatto che li ha uniti. Dopodiché la colazione non è arrivata al secondo. Vista dall’osservatorio dell’ex presidente del Consiglio la questione è molto semplice. Per più di un anno l’avvocato del popolo è stato il punto di riferimento dei progressisti italiani, dichiarazione di Goffredo Bettini. Conte è stato coccolato da un pezzo consistente del Partito democratico. Da Nicola Zingaretti a Dario Franceschini, tutti erano convinti che alla fine potesse essere lui il nuovo Prodi. «Giuseppe» di qua, «Giuseppe» di là, era tutto un elogio dell’allievo di Guido Alpa.

Il governo giallo-rosso

Non a caso il governo giallorosso è stato preso come riferimento dai democratici nel lungo periodo del Covid. «Il governo Conte 2 - sostiene l’ex premier, parlando del suo governo - si è formato con un incaricato, il sottoscritto, che ha avuto con le altre forze un lavoro collettivo meditato, con un piano molto avanzato su quello che si può definire un progetto progressista. Quel progetto ci ha consentito di realizzare varie misure, di essere in sintonia col governo europeo. C'era una grande assonanza tra gli obiettivi del Conte 2 e la Commissione Von der Leyen, che lo stesso movimento ha appoggiato». Un esperimento di laboratorio. Si pensava che quell’esperienza potesse essere esportabile in tutto il Paese. Nei comuni, nelle future province, nelle regioni. Da nord a sud. Una nuova gioiosa macchina da guerra pronta a sfidare la destra sovranista di Meloni e Salvini. Wow. È fatta!.

La caduta

Sappiamo però come sia andata a finire. Conte è stato accompagnato alla porta di Palazzo Chigi e da lì in avanti ha fatto qualsiasi cosa: prima, per diventare il leader del M5S e poi per mettere in difficoltà il Pd. «Prima dell’alleanza vorrei vedere il progetto», «siccome ci sono tanti ingegneri della politica del PD che stanno lì a elucubrare per delle alchimie di laboratorio, allora si dedicassero a federare le correnti del PD. Auguro a Schlein di riuscire in questa fatica improba». Parola dell’ex presidente del Consiglio. Insomma, botte da orbi.

La lite

L’ultima lite in sequenza è stata il no al sit-in insieme a viale Mazzini per manifestare contro la Rai presa d’assalto dalla destra di governo. Anche questa volta Conte e Schlein si prendono a schiaffi. Il presidente dei grillini prima glissa sull’invito dalla segretaria Pd da Cassino: una protesta congiunta il 7 febbraio sotto la sede della Rai e l’avvio di un confronto tra le forze di opposizione per costruire una proposta unitaria di riforma della governance Rai, sul modello della battaglia sul salario minimo. La porta non la chiude lui, Conte, in prima persona ma si serve della presidente della Commissione Vigilanza Rai, Barbara Floridia: «Fare una proposta come sola opposizione sarebbe fare i conti senza l’oste, ci porterebbe a un nuovo vicolo cieco», è il messaggio della senatrice grillina. Il tutto senza dimenticare di strigliare il Pd: «La presidente del Consiglio sta facendo quello che la legge fatta dal Pd di Renzi le consente e che gli altri, ad eccezione del M5S, hanno fatto quando erano al governo».

La politica estera divide

Parole che va da sé allontanano le parti. La situazione si complica ancor più dopo l’ultima uscita del leader grillino sulla politica estera. L’equidistanza su Biden e Trump fa riflettere i vertici del Nazareno. Ospite da Fabio Fazio, domenica sera, Conte l’ha messa così: «I due approcci ideologici sono completamente diversi, uno potrebbe essere più vicino alla sfera progressista e l’altro no. Però per esempio sulla guerra potrebbero invertirsi le cose, quindi non ha senso che mi metta a fare il tifo per l’uno o per l’altro». Una risposta che ha fatto esplodere il responsabile Esteri del PD, Giuseppe Provenzano: «Trump ha attentato alla democrazia ed è la negazione di ogni valore progressista. Se Conte non sa scegliere tra lui e Biden vuole dire che non ha risolto il nodo della natura politica del M5S». Un’ambiguità che va avanti da diverso tempo, visto che accadde più o meno la stessa cosa quando in occasione delle elezioni di Francia nel 2022, quella volta da Lilli Gruber su La7, gli posero la domanda su Le Pen e Macron. Presidente Conte, chi preferisce? Risposta: «Non posso dare indicazioni di voto, rappresento un partito italiano. Le Pen è lontana da noi, ma le questioni che pone….».

Un matrimonio sarà  difficile

Su queste note sembra molto complicato che possano prima o poi convolare a nozze. Scherzano in Transatlantico: «Ma quale matrimonio, qui pare difficile pure l’uscita del sabato sera». L’alleanza si complica. Anche perché almeno sulla politica estera una coalizione deve essere avere lo stesso sguardo. Il padre nobile Romano Prodi, intervistato dal Corriere della Sera, ci scherza su: «Forse Conte aveva la tosse o un qualche impedimento che non gli ha consentito di 03 rispondere. Per me è chiaro che non si può votare per Trump». Dopodiché il professore è convinto che sia ancora aperta l’ipotesi di un’alleanza tra Pd e Cinquestelle: «Tutto è possibile perché Conte deve ancora decidere dove sta». Ed è sembrato così anche ieri sera a Montecitorio. Baci, abbracci, strette di mano. Dopodiché domani è un altro giorno. E potrebbe essere la volta di un altro no.

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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