[L’analisi] Ecco perché questo schiaffo all’Europa e ai mercati è solo l’inizio. Con il rischio del piano B

Se lo spread per questo combinato disposto dovesse salire a quota 350, o addirittura 400 punti base, la maggioranza gialloblù si troverà di fronte ad un bivio: se hai già violato le regole, e se per questo vieni punito duramente, allora che senso ha fermarsi al 2,4%? A quel punto, per compensare i costi che dovrai pagare (ad esempio per aumenti degli interessi sul debito), qualcuno potrebbe immaginare anche di arrivare al 2.9%, magari con una manovra correttiva. Oppure gli investimenti nelle opere e l’iniezione della Flat tax riusciranno a far ripartire il Pil e la crescita? Dunque il tema più importante da tenere presente è che la partita è iniziata ma non finisce ora

Salvini e Di Maio
Salvini e Di Maio

L’Italia ha iniziato a ballare. Questa realtà di fatto - ovviamente - è indipendente da tutto quello che si può pensare, di buono o cattivo, del governo del cambiamento o della sua prima manovra. È un dato di fatto. È una guerra che è iniziata alle 23.00 di ieri ma che nessuno è ancora in grado di dire quando finirà. L’Italia annuncia che sforerà il 2.4% nel rapporto debito/Pil: non per un anno, ma per tre. Non per un annuncio, su cui costruire una base contrattuale con Bruxelles, ma con un passo irreversibile: le dichiarazioni di ieri di Di Maio e di Salvini, la foto di Palazzo Chigi, hanno bruciato i ponti alle spalle. Indietro - salvo improbabili suicidi politici - è quasi impossibile tornare. Non necessariamente domani, ma nei prossimi mesi le reazioni arriveranno su più tavoli, si abbatteranno sulla nostra economia e sui suoi punti di sofferenza. Il downgrade delle agenzie di rating è quasi inevitabile.

Il che vorrà dire che le quotazioni di borsa potranno rimanere in sofferenza, portandosi dietro un serio rischio di contraccolpi sull'economia reale. Ovviamente tutto questo non sarebbe determinato solo dalla scelta del 2,4% ma anche da una serie di fattori concomitanti, non ultimo il calo preoccupante della produzione industriale che si è già verificato nei mesi scorsi. Si tratta di una manovra massiccia e tutta in deficit che rappresenta una sfida l’Europa sul suo nodo costituente, la moneta. Una sfida a chi comanda oggi in Europa, focalizzata sulle regole del gioco. Chi può sostenere L’Italia in questa partita internazionale? Che ruolo giocherà la Francia, che pure fa una manovra in deficit, ma che ha un debito meno drammatico di noi? Difficile aspettarsi solidarietà inaspettate, basta ricordarsi cosa accadde alla Grecia. E soprattutto: quante delle ingenti risorse che Salvini e Di Maio hanno liberato con il loro strappo saranno destinate ad investimenti? Quante esattamente in provvedimenti di tutela o assistenza?

Queste sono le prime domande da farsi, mentre ci si addentra per la prima volta in territori inesplorati. Dalla reazione dell’Europa dipende il futuro più immediato. Anche perché questa scelta innesca - a partire da oggi - un’altra possibile dinamica, la rende una tentazione possibile per il governo. Se lo spread per questo combinato disposto dovesse salire a quota 350, o addirittura 400 punti base, la maggioranza gialloblù si troverà di fronte ad un bivio: se hai già violato le regole, e se per questo vieni punito duramente, allora che senso ha fermarsi al 2,4%? A quel punto, per compensare i costi che dovrai pagare (ad esempio per aumenti degli interessi sul debito), qualcuno potrebbe immaginare anche di arrivare al 2.9%, magari con una manovra correttiva. Oppure gli investimenti nelle opere e l’iniezione della Flat tax riusciranno a far ripartire il Pil e la crescita? Dunque il tema più importante da tenere presente è che la partita è iniziata ma non finisce ora.

Alla fine del primo tempo, però ci sono le elezioni Europee. Il che autorizza anche un dubbio su Bruxelles: sceglierà una linea dura, una punizione esemplare come fu per la Grecia, o proverà a trovare un punto di compromesso per impedire il rilancio della sfida? Anche Lega e M5s giocano la loro partita e scommettono su un ribaltamento dei rapporti di forza determinati dalla crisi di eurosocialisti e di popolari europei. Ecco perché i prossimi mesi sono decisivi: in fondo a questo percorso, quando saranno state giocate tutte le altre carte, se non si trova una mediazione, al governo italiano rimarrà solo una carta. La più difficile e drammatica, “il piano B”. Da oggi questo tema è ufficialmente inscritto nella campagna elettorale di primavera.