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Rosatellum, Salvini punta a vincere il braccio di ferro con Silvio per stoppare il Nazareno bis

Il patto di desistenza sulla legge elettorale è un rischio calcolato per il leader della Lega: l'obiettivo è dominare la coalizione di centro-destra e imporre la sua maggioranza dopo le elezioni, senza il Pd

Paola Pintusdi Paola Pintus   
Rosatellum, Salvini punta a vincere il braccio di ferro con Silvio per stoppare il Nazareno bis

"Mai nella vita noi governeremo con Alfano e Renzi, lo sanno tutti". Mentre cresce l'attesa per l'approdo del Rosatellum martedì in Senato, Matteo Salvini sul Corriere aprofitta per chiarire che l'alleanza bipartisan sulla legge elettorale sarà limitata alla "desistenza" già sperimentata nel voto segreto a Montecitorio e pronta all'esame di Palazzo Madama, dove è probabile che per raggiungere il numero legale sia necessario abbassare il quorum con l'aiuto degli assenti giustificati nei banchi del centro-destra. Fuori dall'aula però, la competizione per la leadership nella compagine del centro destra è più aperta che mai, così come la lotta per i futuri assetti dell'alleanza. Il leader della Lega mostra i muscoli forte dell'ultimo sondaggio Demos, che incorona il Carroccio terzo terzo partito in Italia, con il 14,6% (sul podio con M5S -al 27,6- e Pd- 26,3- e avanti di 0,4 punti percentuali su Forza Italia). Un trend che potrebbe crescere ancora, di molto, sull'onda emozionala suscitata dai referendum per l'autonomia in Veneto e Lombardia, in programma il 22 ottobre prossimo. E non è un caso se il leader leghista non si mostra impaziente di incontrare Berlusconi: lo spartiacque che deciderà chi avrà in pugno le sorti del centro-destra nel prossimo futuro è quello di domenica prossima. Tanto che Salvini già pensa ai prossimi referendum: "Se andranno bene, il giorno dopo li  propongo in Piemonte, Puglia, Abruzzo e Liguria".

Insomma, l'appoggio al Rosatellum da parte della Lega appare come un rischio calcolato, nella convinzione che dopo il varo della nuova legge sarà il partito del Nord a massimizzare il risultato nei collegi e orientare le logiche dell'alleanza.  Vero è che al momento, nel gioco delle combinazioni, l'unico schema che supera la soglia del 40% è quello fra Pd-Forza Italia: insieme raggiungono il 40,5%. Ma l'alleanza tradizionale Fi-Lega-FdI appare in costante recupero, ormai alla soglia del 34% con un distacco netto dall'alternativa Pd-Mdp, inchiodata al 30% e soprattutto priva, al momento del supporto delle delle sinistre polverizzate e lontane dalla soglia del 10% che serve per entrare in Parlamento. Dunque l'ottimismo, in casa leghista, sembra giustificato. E si riflette nel lavoro sottotraccia portato avanti dal padre del Porcellum, Roberto Calderoli, oggi apprezzato vicepresidente a Palazzo Madama ed esperto manovratore dei giochi d'aula, in funzione di "fluidificante": serve dare una mano alla maggioranza per approvare in fretta il testo al Senato, massimo due settimane dal momento dell'ingresso domani in commissione, dove  sarà subito calendarizzato. Anche in aula, dove c'è l'insidia del quorum, si cercherà di contingentare i tempi, per licenziare la legge elettorale entro il 23 ottobre, prima delle elezioni siciliane del 23 novembre e prima che la manovra finanziaria arrivi in Parlamento. 

 

Paola Pintusdi Paola Pintus   
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