[Regionali] Renzi riapre la Leopolda, le Sardine in piazza a Firenze i big del Pd per la chiusura del 17: scatta l’operazione Toscana  

Un decina di giorni fa è scattato l’allarme rosso al Nazareno: i sondaggi vedono Giani in testa ma di poco. Renzi, all’esordio nelle urne nella “sua” regione, chiama al voto i riformisti. E impegna Giani a dire come userà i due miliardi del Mes destinati alla sanità Toscana. Santori: “Ci stanno chiamando dalla Toscana, c’è preoccupazione”. Il 17 tutti i big del Pd chiuderanno la campagna. Ci sarà anche Bonaccini

[Regionali] Renzi riapre la Leopolda, le Sardine in piazza a Firenze i big del Pd per la chiusura del 17: scatta l’operazione Toscana  
di Claudia Fusani

“Otto giorni affoco…”, che vorrebbe dire dando il massimo., “a fuoco” appunto. Non serve la traduzione per i 300 della piccola Leopolda che ha riaperto i battenti eccezionalmente a settembre per questa strana campagna elettorale ai tempi del Covid, abbinata ad un referendum di grande peso per le regole della democrazia (345 parlamentari in meno senza alcuna altra riforma  di contrappeso realizzata)che ha messo nell’angolo il Pd e che, soprattutto, forse per la prima volta in settanta anni vede anche la Toscana in bilico.

“Il Giani" e la pasionaria

 I sondaggi sono fermi lì: Eugenio Giani, il sessantenne candidato del centrosinistra, una vita spesa nell’amministrazione locale, con sei liste di supporto viaggia con un distacco di un paio di punti sulla candidata del centrodestra, quella Susanna Ceccardi diventata famosa una decina d’anni fa perchè usava lo spray al peperoncino e da sindaco di Cascina fece chiudere un campo nomadi trasferendolo, nei fatti, nel comune accanto.

 Una vera pasionaria, la rossa Susanna, cresciuta nel culto di Salvini e a cui Salvini ora, anche contro i pareri della sua coalizione, ha affidato il colpaccio. Quello che non gli è riuscito in Emilia Romagna con Lucia Borgonzoni. Si assomigliano Lucia e Susanna. Solo che la prima ha fatto da cavia (tutta la campagna all’ombra del Capo), la seconda ha capito la lezione e in questi mesi, settimana dopo settimana, si è affrancata dal suo mentore e ha preferito camminare da sola. Da quel momento, partita sfavorita, Ceccardi s’è messa in tailleur e camicia e ha iniziato a crescere. E ora sta lì, a tallonare “il Giani”. Una decina di giorni fa è scattato l’allarme rosso nella segreteria del Pd. E anche nella piccola segreteria di Italia Viva.

Incroci del destino

Diabolici certi incroci del destino: se Zingaretti decide soprattutto in Toscana la “sua” segreteria, ancora più che in Puglia e nelle Marche,  Matteo Renzi scommette qui, nella sua Toscana, la bontà della scelta della scissione e di far nascere, ormai un anno fa, Italia Viva. Il risultato della lista renziana (abbinata a + Europa) e che ha visto uno scontro fratricida per i candidati con l’ex amico Luca Lotti (rimasto nel Pd) può essere decisivo per il destino di Giani e costringerà Matteo Renzi a fare conti e tirare bilanci.

E poiché l’ex premier è persona che ha impostato la sua carriera politica intrecciando emozioni, visioni, ricordi, sfide e scommesse, passato, presente e futuro, per suonare la carica di una campagna elettorale nata stanca non poteva che riaprire la Leopolda, fuori stagione, ridurla a un ring a norma contro  il Covid (sui quattro lati degli spalti i supporter veri erano seduti tra sagome di cartone) e lanciare da qui alcune forti e chiare parole d’ordine. La casa del riformismo è Italia viva e “i riformisti il 20 e il 21 settembre dovranno votare Iv”. E’ un Renzi che attacca a testa bassa ma col sorriso, con nostalgia (molti video emozionali della Toscana e di dieci anni di Leopolda e Sirius degli Alan Parson Project che non tiene ferme le gambe) ma anche entusiasmo ed energia.

Quelli della Leopolda….

“Quelli della Leopolda”, i 300 di oggi, sono i rappresentanti delle migliaia che in questi dieci anni sono passati dalla vecchia stazione fiorentina, “che hanno immaginato sognato e poi cambiato la politica italiana, in bene, a volte in male”. Il primo test elettorale per i reziari non poteva non passare da qui. “Quelli della Leopolda” sono tante cose, anche “quelli che ci danno ragione ma il giorno dopo”.  L’importanza di riaprire le scuole il prima possibile; la necessità del job’s Act;  cantieri e opere pubbliche da sbloccare e far partire o ripartire; le grandi riforme, il superamento del bicameralismo perfetto, la semplificazione dell’iter legislativo, la revisione del Titolo V e del rapporto Stato-Regioni: è lunga, a volte persino amara, la lista dell’agenda del renzismo prima boicottata e ora recuperata, anni dopo, cambiando un po’ il nome, a volte neppure quello. “Non dateci ragione, dateci invece  il voto se volete che l’Italia cambi”. E comunque qui, da un veloce sondaggio, saranno forse una decina quelli che votano Sì al referendum.

Politica e influencer, la differenza

E’ un evento per le regionali in Toscana. Per sostenere Eugenio Giani, che sì, è vero, “non sarà in influencer”, un fulmine di guerra con la comunicazione social, “ma vi assicuro che conosce tutti i responsabili delle sagre dal nord al sud della Toscana e anche un po’ liguri e alto Lazio”. Dopo “riformismo”, tra le parole-chiave che guidano il racconto di questa mini-Leopolda, c’è “politica”.  “Noi - sottolinea Renzi - dobbiamo eleggere un governatore e non un social media manager, noi facciamo politica che vuol dire scegliere e ci ribelliamo all’istantocrazia di chi fa politica con un selfie, un video o una storia su Instagram”. Ci sono  “salute” e “sanità”, con l’assessore Stefania Saccardi che racconta i mesi del Covid, come la Toscana sia riuscita ad arginare e contenere il virus che stava rotolando dal nord Italia attraverso la Cisa e l’Appennino. Come “mai più debba succedere che i malati di cancro, diabete e altre patologie siano costretti a rinunciare alla cure perchè è in corso un’emergenza sanitaria”. Tra le parole chiave c’è il lavoro e la ministra Teresa Bellanova che spiega, alla luce dei fati Istat di ieri, (-871 mila senza lavoro causa Covid), come il politico oggi “debba avere la capacità non di fare selfie e chiacchiere ma di creare nuovi modelli di sviluppo validi per il suo territorio”. Il trionfo personale di Teresa Bellanova apre più parentesi sulle modalità con cui il Pd ha scelto alcuni candidati, da Ferruccio Sansa in Liguria (“uno che ha sempre attaccato il riformismo di Burlando”) a Michele Emiliano in Puglia. “Noi siamo riformisti e non ci potevamo alleare con loro” mette in chiaro Bellanova.

Gli ospedali e i due miliardi del Mes

Quanto arriva Giani sul palco, sembra un po’ anche casa sua, in fondo lo è stata e lo riconosce: “Renzi e Italia viva sono per me il punto di riferimento di tante cose in questa coalizione che vi prometto sarà vincente”. Ne è convinto Giani, “vi assicuro che la coalizione di sei forze che abbiano messo in campo è vincente”. Poi Renzi gli fa trovare davanti una lavagna e il politico vecchio stile diventa un po’ influencer. Sulla lavagna infatti Giani firma l’impegno ad utilizzare i 2,2 miliardi del Mes destinati alla Toscana “per realizzare il nuovo ospedale Livorno, ristrutturare Le Scotte a Siena, modernizzare il San Donato di Arezzo, raddoppiare i volumi e fare la tangenziale per il Cisanello a Pisa. E ancora il padiglione H a Empoli e un nuovo pronto soccorso per Torregalli a Firenze”. Per Renzi è fin troppo facile a questo punto chiudere la kermesse.  “Se vince Giani  c'è un progetto riformista, se vince Ceccardi l'aeroporto diventa quello di Bologna, per la sanità arriverà il modello lombardo,  dovremo fare una polizza assicurativa. E ci sarà da pagare la 'tassa Ceccardi’”. Cioè i toscani saranno costretti a rinunciare ai due miliardi del Mes per la Sanità.

Il ritorno delle Sardine

Servono otto, giorni “a fuoco" per la coalizione Giani. Pancia a terra, un po’ di ottimismo (quello del candidato, tra l’altro), “basta piangersi addosso sui sondaggi” (Renzi), porta a porta, telefonate, iniziative. La war room della coalizione Giani è al lavoro, tutti insieme come una volta perché ora neppure un voto va sprecato. “Il 4 a 2 possiamo forse reggerlo” avvisano dal Nazareno “ma se perdiamo la Toscana è finita”. Con buona pace di chi afferma, ad esempio il premier Conte ma anche Zingaretti e Franceschini e Gualtieri, che “un voto locale non può avere conseguenze sul governo in questo momento”. Così quando chiude la mini -Leopolda, si apre la piazza con le Sardine e Mattia Santori sul palco con Jacopo Melio, capolista della lista Pd, il giovane giornalista e appassionato di politica beniamino dei social che ha saputo mettere la disabilità in rap e da qui combattere e vincere tante battaglie.

La “polemica” di Santori

“Dobbiamo assolutamente evitare di regalare una carriera politica a una persona come Susanna Ceccardi, perchè altrimenti ci troveremo sempre persone come Susanna Ceccardi” è il messaggio di Mattia Santori. La Sardine sono tornare, “ma una piazza e un giorno non bastano, serve un progetto, serve continuità” è il messaggio un po’ polemico del leader delle Sardine che si stanno mobilitando per i prossimi giorni, torneranno a Firenze, oggi saranno a Cascina, avvisando però che “le sardine nazionali non sono Padre Pio che porta il miracolo in giro per l’Italia”. Serve organizzazione locale, politica dal basso. Sartori parla di “apprensione e telefonate che arrivano dalla Toscana, lo stesso clima che c’era in Emilia Romagna a gennaio”. 

500 gazebo per l’Ohio d’Italia

Le Sardine chiamate a salvare il salvabile. E un po’ questo che si percepisce. Simona Bonafè, segretario regionale del Pd, ha messo su per questo fine settimana una “mobilitazione straordinaria”,  500 gazebo in tutta la regione e soprattutto a Firenze, Pistoia e Prato che sono accerchiate dai sei capoluoghi passati alla destra negli ultimi anni. Perché il trend è questo: Massa, Pisa, Siema sono passate al centro destra un anno fa. Anche se non si coglie la differenza con il prima.  Senza essere Padre Pio, il Nazareno ha preso in mano l’organizzazione degli ultimi giorni e ha fatto l’agenda. Il 17, per la serata finale, fa scendere in campo a Firenze la seria A del partito,  Sassoli, Gualtieri, Orlando, Cuperlo, Bonaccini e Zingaretti, il segretario in carica e quello in pectore anche se ora non se ne può parlare. E’ il segnale chiaro, evidente, che è questo l’Ohio d’Italia. La regione dove si decide il futuro.