Tiscali.it
SEGUICI

[L’analisi] Savona declassato, un ministro all’Economia che vuole stampare più euro e un europeista agli Esteri. Il piano B per ricattare l’Europa non c’è più

Il ministro per le Politiche comunitarie è poco più, in realtà, di un sottosegretario e nel lavoro quotidiano il suo ruolo abituale è quello che, in termini diplomatici, si chiama lo sherpa, cioè chi è chiamato a studiare e a contrattare in via preliminare, secondo il mandato del governo, quelle che poi diventeranno i testi e le decisioni comunitarie. Difficilmente Savona si accontenterà di questo, ma avergli negato anche un ruolo junior negli uffici del ministero di via XX Settembre, significa che il suo sarà un apporto soprattutto di consulente

savona e conte
Il premier Conte e il ministro Savona

E' ancora il governo del piano B - quello che disegnava una strategia di uscita dall'euro - pronto nel cassetto? Questo si chiedono da oggi le capitali europee, gli eurocrati di Bruxelles e, soprattutto, i mercati finanziari che, nei giorni scorsi, avevano preso d'assalto i titoli italiani, inseguendo lo spettro di una Italexit (o Quititaly, si discuteva già del nome)che portasse Roma ai margini o fuori dall'Europa. Vedremo nelle prossime settimane che risposta si daranno. Molto dipenderà anche dalla possibilità che si ripetano clamorosi errori di comunicazione, un canale vitale nel rapporto con una realtà così volatile come i mercati, pronti a reagire ad ogni stormir di fronde, vero o immaginato. Un'altra uscita, come l'idea di cancellare il debito italiano con la Bce, e, tanto più con un governo già in carica, la situazione potrebbe precipitare. Al netto di scivoloni, tweet maldestri, esternazioni sopra le righe, tuttavia, il confronto del nuovo governo con la realtà internazionale sembra uscito dalla trappola del piano B. anche se il terreno rimane scivoloso. 

Velleità, tentazioni e retropensieri

 C'era la velleità di far saltare il tavolo, ricattando i partner europei con la minaccia di una crisi della moneta unica. O, anche, di inseguire la tentazione di risolvere d'un colpo tutti i problemi con un colpo di teatro che renda possibile uscire dall'euro e drogare, almeno temporaneamente, l'economia con una nuova moneta svalutata, come negli anni '80. Queste due velleità continuano certamente a circolare nelle due anime del nuovo governo, sia dal lato 5 stelle che da quello Lega. Emerge leggendo in controluce il programma di governo. Di più, l'insofferenza verso l'Europa e, ancor più, verso la gabbia di vincoli sul debito e sul disavanzo che l'appartenenza all'euro riassume è nel dna di ambedue le formazioni politiche. Ne sono consapevoli tutti: dai leader europei ad analisti ed operatori della finanza grande e piccola. Ma, in termini operativi, questa leva non appare più fra gli strumenti a disposizione del governo. L'indicazione viene dalle tre scelte cruciali che hanno portato alla formazione del nuovo governo. E che corrispondono alle personalità che, di fatto, rappresenteranno materialmente l'Italia nei dibattiti di Bruxelles. Vediamole in ordine crescente di importanza.

Le personalità del governo 

Uno: il ministero degli Esteri.  Nonostante il ruolo istituzionale, la Farnesina non è la controparte più importante nei faccia a faccia dei vertici e, in generale, del lavoro comunitario. Il lavoro diplomatico quotidiano passa, però, attraverso le strutture del ministero degli Esteri e il ministro è direttamente coinvolto nelle grandi strategie della Ue. Questo ruolo va ad un convinto europeista di lunga data. Enzo Moavero Milanesi ha lavorato alla Corte di giustizia della Ue, dove è stato notato e poi scelto da Mario Monti (che della Ue era stato commissario) per il ruolo di ministro per le Politiche comunitarie del suo governo anticrisi. Salvini e Di Majo lo avevano inizialmente scelto di nuovo per questa poltrona. La sua promozione ad una casella-chiave, in fase di definizione e di applicazione delle scelte politico-strategiche, come la Farnesina, rappresenta un contrappeso agli istinti dei due maggiori azionisti del governo. 

Due: il declassamento di Savona

Salvini è riuscito a tenerlo nella squadra di governo, ma in una posizione defilata. Tradizionalmente, il ministero delle Politiche comunitarie è la sede in cui direttive e scelte vengono operativamente applicate, non dove vengono elaborate. Savona parteciperà a tutte le discussioni e i dibattiti all'interno del governo sulla politica europea, esercitando l'influenza che gli deriva dalla sua autorevolezza di economista, ma è lontano da qualsiasi leva operativa. Il ministro per le Politiche comunitarie è poco più, in realtà, di un sottosegretario e nel lavoro quotidiano il suo ruolo abituale è quello che, in termini diplomatici, si chiama lo sherpa, cioè chi è chiamato a studiare e a contrattare in via preliminare, secondo il mandato del governo, quelle che poi diventeranno i testi e le decisioni comunitarie. Difficilmente Savona si accontenterà di questo, ma avergli negato anche un ruolo junior negli uffici del ministero di via XX Settembre, significa che il suo sarà un apporto soprattutto di consulente. Già sarebbe stato diverso se il ministero fosse stato diviso e gli fossero toccate le pur meno prestigiose Finanze (in sostanza, il ministero delle entrate) a fianco del Tesoro. Ma anche questa possibilità, a lungo caldeggiata da Salvini, è stata alla fine esclusa. 

L'uomo nuovo al Tesoro

La conduzione della politica economica del nuovo governo, le scelte decisive sul credito e sulla finanza, la voce solista dell'Italia nei vertici sulla politica economica comunitaria e a Bruxelles sono state, invece,  affidate interamente a Giovanni Tria, il preside della facoltà di Economia di Tor Vergara. I prossimi giorni saranno passati a spulciare gli interventi di Tria su giornali e riviste, ma le sue posizioni, in realtà, almeno finora, sono state abbastanza tradizionali e non dinamitarde. Tria critica severamente la Ue e l'euro, come fa Paolo Savona, ma anche la stragrande maggioranza degli economisti italiani: a Bruxelles e a Berlino anche Tria rimprovera l'ottusa fedeltà ad una politica di austerità che ha congelato e ritardato la ripresa, l'assenza di strumenti che consentano di superare le divergenze di sviluppo fra i vari paesi, la testarda difesa, da parte della Germania, di una strategia di turboexport, con attivi commerciali record che schiacciano gli altri paesi della Ue e squilibrano il rapporto con il resto del mondo, la mancanza di strumenti comuni di politica economica che affianchino quelli monetari della Bce. Pochi fra commentatori ed economisti, al di fuori della Germania, si sentirebbero di dire cose diverse. Ma, al contrario di Savona, Tria non ne trae la conclusione che l'euro sia un cappio da cui l'Italia dovrebbe liberarsi per poter tornare a correre. Invece, i suoi ragionamenti girano intorno a riforme dei processi della moneta unica, ma dall'interno dell'eurozona e concordate da tutti i partecipanti. 

Le ricette europee di Tria

In un articolo pubblicato, insieme a Renato Brunetta circa un anno fa, il futuro ministro del Tesoro insisteva sulla necessità di far ripartire gli investimenti pubblici in Europa, per dare sostegno alla ripresa, escludendoli (come più volte si è discusso a Bruxelles) dai conti del disavanzo pubblico. Un elemento controcorrente, tuttavia, nell'articolo c'era e, se lo andranno a rileggere, farà sollevare più di un sopracciglio a Berlino. Scomputare gli investimenti dal disavanzo, infatti, non significa che non vadano ad incidere sul debito pubblico, un fattore cruciale per un paese come l'Italia che, da un quarto di secolo, non riesce a ridurlo. Come fare? 

E allora stampiamo i soldi

La proposta di Tria e Brunetta era quello di monetizzarlo. Invece di prendere i soldi a prestito sul mercato per finanziare gli investimenti, si potevano reperire nel modo più semplice: stampandoli. L'idea di una trasfusione di risorse nell'economia attraverso una superdose di moneta in più suona un po' retro e, anche senza chiamare in causa i tanti esempi di secoli passati, richiama le politiche di svalutazione degli anni '80. Difficile vedere la Bundesbank che accetta di veder metter mano a torchi e presse. Ma, dal punto di vista del dibattito avvelenato euro sì- euro no dei giorni scorsi, conta il quadro in cui si inserisce la proposta Tria-Brunetta. I torchi in questione, infatti, non sarebbero quelli della Zecca italiana, ma quelli della Bce a Francoforte. Una scelta concordata e condivisa a livello europeo, insomma, non la fuga in avanti di un singolo paese.

Maurizio Riccidi Maurizio Ricci, giornalista economico   
I più recenti
La premier Meloni con il capo dello Stato, Mattarella (Ansa)
La premier Meloni con il capo dello Stato, Mattarella (Ansa)
Forza Italia blocca Consiglio del Lazio,'ora rimpasto'
Forza Italia blocca Consiglio del Lazio,'ora rimpasto'
Dl liste attesa, Meloni: passi avanti per diritto alla salute
Dl liste attesa, Meloni: passi avanti per diritto alla salute
Carceri, Benzoni (Azione): Rinviare Pdl Giachetti significa non volere affrontare emergenza
Carceri, Benzoni (Azione): Rinviare Pdl Giachetti significa non volere affrontare emergenza
Teleborsa
Le Rubriche

Alberto Flores d'Arcais

Giornalista. Nato a Roma l’11 Febbraio 1951, laureato in filosofia, ha iniziato...

Alessandro Spaventa

Accanto alla carriera da consulente e dirigente d’azienda ha sempre coltivato l...

Claudia Fusani

Vivo a Roma ma il cuore resta a Firenze dove sono nata, cresciuta e mi sono...

Claudio Cordova

31 anni, è fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria Il...

Massimiliano Lussana

Nato a Bergamo 49 anni fa, studia e si laurea in diritto parlamentare a Milano...

Stefano Loffredo

Cagliaritano, laureato in Economia e commercio con Dottorato di ricerca in...

Antonella A. G. Loi

Giornalista per passione e professione. Comincio presto con tante collaborazioni...

Carlo Ferraioli

Mi sono sempre speso nella scrittura e nell'organizzazione di comunicati stampa...

Lidia Ginestra Giuffrida

Lidia Ginestra Giuffrida giornalista freelance, sono laureata in cooperazione...

Alice Bellante

Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla LUISS Guido Carli...

Giuseppe Alberto Falci

Caltanissetta 1983, scrivo di politica per il Corriere della Sera e per il...

Michael Pontrelli

Giornalista professionista ha iniziato a lavorare nei nuovi media digitali nel...