Sardegna alle urne per le Regionali, exit poll: testa a testa fra centrodestra e centrosinistra

Male il MoVimento 5 Stelle che secondo gli exit poll non andrebbe oltre il 18%. Desogus fra il 38-41%, Zedda un punto sotto

I candidati alla presidenza della Regione
TiscaliNews

Seggi chiusi alle 22 per le elezioni regionali. Il voto è cominciato alle 6:30 del mattino. I numeri dei primi exit poll fotografano un testa a testa fra centrodestra e centrosinistra, e il crollo del M5S. Il partito guidato dal capo politico Luigi Di Maio non andrebbe oltre il 18%, l'anno scorso era esploso fino al 42,5%. Ma come singola forza, resta il primo partito in Sardegna. Francesco Desogus, candidato 5 Stelle, si ferma al 17%. Come da pronostico, la corsa per la presidenza della Regione Sardegna nei prossimi cinque anni è un duello fra Christian Solinas, candidato del centrodestra fortemente spinto da Matteo Salvini e con preferenze oscillanti fra il 37 e il 41%, e il candidato del centrosinistra, già sindaco di Cagliari, Massimo Zedda (36-40%). Zedda vede il suo consenso personale attorno al 30%, un successo. Altre liste: Pd tra il 13 e il 17%, Lega tra il 12 e il 16%, Forza Italia tra il 6 e il 10%, Fratelli D'Italia tra il  2 e il 5%. I sette candidati a questa tornata elettorale erano: Francesco Desogus (M5s), Massimo Zedda (centrosinistra), Christian Solinas (centrodestra), Mauro Pili (Sardi liberi), Andrea Murgia (Autodeterminatzione), Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi), Vindice Lecis (Sinistra sarda). Alle 19 in Sardegna aveva votato il 43,8% degli aventi diritto, dato in crescita. Infatti nel 2014 alla stessa ora aveva votato il 41%. La circoscrizione con l'affluenza più alta è stata quella di Cagliari, dove ha votato il 45,2%; l'ultima il Medio Campidano, con il 40,4. 

Non è previsto il ballottaggio

Verrà eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti. I cittadini si confronteranno con una novità: la doppia preferenza di genere e potranno indicare nella scheda due nomi di candidati, un uomo e una donna della stessa lista. E' previsto anche il voto disgiunto: si può votare per una lista e allo stesso tempo scegliere un candidato presidente di un altro schieramento. Il test elettorale è importante sia perché si tratta di una Regione a statuto speciale ma anche per gli effetti che il risultato potrebbe avere su pesi e contrappesi all'interno della maggioranza di governo. Anche le vertenze in corso, quale quella dei pastori per il prezzo del latte e l'Eurallumina a Portovesme, potrebbero influenzare l'esito del voto. Lo spoglio si terrà il lunedì a partire dalle 7 del mattino. I consiglio regionale della Regione autonoma della Sardegna è composto da 80 consiglieri, compreso il presidente della giunta.

Le regole del voto

Per accedere alle operazioni di voto è necessario presentarsi al seggio muniti di documento d'identità e tessera elettorale. Presso il seggio viene consegnata ad ogni elettore un’unica scheda di colore verde con una matita copiativa. Secondo il sistema elettorale sardo, si vota con un'unica scheda per il presidente della Regione e per i candidati delle liste. Si può dare un voto al presidente facendo una croce sul nome o sul simbolo del candidato. Nelle liste si possono dare fino a due preferenze, purché si tratti di una donna e di un uomo o viceversa della stessa lista (doppia preferenza di genere). Il voto si esprime scrivendo nome e cognome della candidata o del candidato o di entrambi a fianco al simbolo della lista. In caso di voto a due donne o a due uomini, la seconda preferenza è nulla. Se non si mette la croce anche sul candidato presidente il voto si intende dato a quello collegato. 

Voto disgiunto

In Sardegna, come in Lazio e Lombardia ma diversamente dall’Abruzzo è possibile esercitare il cosiddetto voto disgiunto, cioè un voto a favore di un candidato presidente, che non si estende alle liste a esso collegate, e un volo o due per effetto della doppia preferenza di genere, a una lista ad esso non collegata. E' un modo per schierare candidati trasversali che possano prendere voti anche da altri schieramenti. Nel 2014 successe esattamente questo: il presidente Francesco Pigliaru (centrosinistra) prese più voti del concorrente Ugo Cappellacci (centrodestra), che invece vinse sulle liste raccogliendo più voti. Questo sistema rende il risultato piuttosto incerto.

Le soglie di sbarramento

Il territorio dell'Isola è suddiviso in otto circoscrizioni elettorali. Cagliari esprime il maggior numero di seggi, 20, seguita da quella di Sassari.  I collegi di Gallura, Nuoro e Oristano esprimono 6 consiglieri, mentre il Sulcis 4, il Medio Campidano 3 e l’Ogliastra 2. Esprimeranno consiglieri le liste o le coalizioni che avranno superato la soglia di sbarramento del 5 per cento nel primo caso e del 10 nel secondo. Tutte le liste che non raggiungeranno la soglia saranno escluse, così i candidati presidenti a esse collegati.

Per rendere possibile la governabilità a seguito dell'esito elettorale invece, la legge statutaria prevede due diverse soglie oltre le quali si assegna un premio di maggioranza. Se il candidato presidente eletto ottiene meno del 25 per cento dei voti, non scatta nessun premio di maggioranza per le liste che lo appoggiano. Se invece il risultato del candidato presidente è tra il 25 e il 40 per cento, le liste a esso collegate ottengono il 55 per cento dei seggi. Se invece il risultato va oltre il 40 per cento le liste incassano il 60 per cento dei seggi in consiglio. Nessun premio invece se il candidato presidente incassa più del 60 per cento: in questo caso la maggioranza per governare c'è già. 

La legge elettorale sarda, contenuta nella cosiddetta Legge statutaria, non ha mancato di creare polemiche, fin dalla sua approvazione per quei profili di incostituzionalità, paventati da molti, dovuti al fatto che si rischia di escludere dalla rappresentanza migliaia di voti andati alle liste minori. E in Sardegna il sapore è ancor più amaro, perché restano escluse tutte le liste indipendentiste.

I candidati presidente in dettaglio

Massimo Zedda, sindaco di Cagliari al secondo mandato, è il candidato civico-centrosinistra sostenuto da 8 liste (Partito Democratico, Campo progressista Sardegna, LeU Sardigna Zedda presidente, Cristiano Popolari Socialisti, Progetto Comunista per la Sardegna, Sardegna in comune con Massimo Zedda, Noi la Sardegna con Massimo Zedda, Futuro comune con Massimo Zedda).
Francesco Desogus, bibliotecario ed ex funzionario della provincia di Cagliari con la carica di direttore del servizio parchi e giardini, sostenuto dal M5S;
Christian Solinas, segretario del Partito Sardo d'Azione (un partito regionale a spinta autonomista), senatore nelle file leghiste ed ex assessore ai Trasporti nella Giunta di Ugo Cappellacci dal 2009 al 2014, è il candidato di centrodestra sostenuto da 11 liste: Partito Sardo d’Azione, Lega Salvini Sardegna, Forza Italia, FdI, UdC, Energie per l’Italia, Riformatori Sardi, Unione dei Sardi, Sardegna20Venti, Sardegna Civica e Fortza Paris;
Mauro Pili, ex governatore di Forza Italia, ora corre con Sardi Liberi, una lista di ispirazione autonomista;
Andrea Murgia, che ha raccolto il sostegno di diversi esponenti dell'indipendentismo sardo confluiti nella lista Autodeterminatzione;
Paolo Maninchedda, ex assessore dei Lavori pubblici nella Giunta uscente di centrosinistra guidata da Francesco Pigliaru, è la scelta del Partito dei Sardi;
Vindice Lecis, giornalista, outsider dell'ultimo minuto, candidato con Sinistra Sarda-Rifondazione-Comunisti Italiani.