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Sardegna, Fdi pensa di chiedere il riconteggio. “Nulle le schede con solo il simbolo sbarrato?”

La riunione alla Camera. “Vediamo prima cosa dice la Corte d’Appello sulle 19 sezioni mancanti”. Ballano altri 25 mila voti. L’analisi dei flussi dell’Istituto Cattaneo. “Molto voto disgiunto per Todde, da parte di tutti ma soprattutto dal Partito sardo d’azione”. Quello del defenestrato governatore uscente Solinas

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Sardegna, Fdi pensa di chiedere il riconteggio. “Nulle le schede con solo il simbolo sbarrato?”
Nel combo Alessandra Todde e Paolo Truzzu (Ansa)

I Fratelli si sono riuniti alla Camera dei deputati e hanno deciso: “Puntiamo al riconteggio, di tutte le schede”. Motivo: troppe sono state dichiarate nulle nonostante avessero la croce sul simbolo ma non sul nome del governatore. Alessandra Todde dice “fate pure” con la flemma rassicurante di chi ha il passo lento ma sicuro e soprattutto durevole. Paolo Truzzu, che sarebbe il “derubato” della situazione, scrolla la testa, “tutto inutile” come se sapesse già. Come che sia, l’elezione regionale della Sardegna è ben lungi dall’essere conclusa.

2615 voti di distacco

Duemila e 615 voti di differenza non sono una distanza sufficiente per archiviare anche solo il pensiero del più classico dei classici di ogni elezione: il riconteggio. Il deputato Fratello sardo Salvatore Deidda, coordinatore della Sardegna, non ci sta. Non gli torna. Come è possibile così tanti voti alle liste e così pochi al candidato? L’appiglio per ricontare è un dato oggettivo, l’unico forse: mancano ancora 19 sezioni che devono essere verificate in Corte d’Appello. Tecnicamente quindi lo spoglio non è chiuso e, difatti, non c’è ancora stata alcuna proclamazione.

Ieri c’è stata una riunione informale dei deputati dei Fratelli d’Italia. Deidda ha avanzato questa proposta: “Se dopo lo spoglio di queste 19 sezioni in cui ballano 25 mila schede la differenza tra Truzzu e Todde dovesse scendere sotto i mille voti, cioè nulla, chiederemo il riconteggio”.

I verbali e le irregolarità

Il dubbio, e le speranza, sono alimentate da alcune presunte irregolarità nel conteggio dei voti. “Ad esempio - spiegava ieri Deidda - ci sono arrivate segnalazioni, che sono state riportate anche nella relazione del presidente di sezione, rispetto al modo in cui sono stati contati i voti alla lista e se quesi voti sono stati attribuiti al candidato presidente. Molti voti dati alla lista potrebbero non essere stati conteggiati per il candidato presidente”. La legge elettorale della Sardegna è un busillis non degno però di troppe energie. A ogni votazione si leva l’urlo, “basta, cambiatela”. E però non la cambiano mai. “Ci risulta - diceva ieri Deidda - per spiegare e spiegarsi, che in molte sezioni il voto dato solo al simbolo di Fdi non sia stato conteggiato per Paolo Truzzu”. Se questo sarà confermato dalla Corte d’appello, sarà richiesto il riconteggio che verificherà, sezione per sezione, se figurano schede in cui c’è il voto alla lista ma non al presidente. Per Truzzu e anche per gli altri candidati. Se di errore si tratta, è chiaro che andrebbe a riguardare tutti i candidati. E tutte le schede, anche le nulle, in tutta l’isola più di sessantamila, più di mille solo a Cagliari.

Dunque Alessandra Todde potrebbe essere proclamata Presidente della regione - una volta scrutinate in Corte d’appello le 19 sezioni mancanti - e solo a quel punto Fratelli d’Italia farebbe ricorso per poi procedere al riconsegno.

Le analisi del Cattaneo

Non hanno invece dubbi gli analisti dell’Istituto Cattaneo che hanno passato ai raggi X il voto sardo. Alessandra Todde ha intercettato la quasi totalità degli elettori senza partito, cioè che non hanno espresso voto di lista. E’ stata l’unica su cui si sono riversati trasversalmente i voti provenienti da elettori delle liste di altre coalizioni (centrodestra e Coalizione sarda di Renato Soru). Fra i consensi che la nuova presidente ha raccolto ci sono anche quelli della Lega. Ciò detto, il voto disgiunto degli elettori leghisti non è stato determinante per il risultato finale. Nella città governata da quasi cinque anni da Paolo Truzzu più di un terzo degli elettori del Carroccio ha votato per Todde. Si tratta però di una percentuale di consensi minima, che vale l'1,5%. In realtà, a Cagliari e a Sassari dove è stato possibile analizzare i flussi, Todde ha beneficiato di voti provenienti anche dall’elettorato di altri partiti di centrodestra. Ad esempio il Partito sardo d’azione che s’è visto sfilare all’ultimo tuffoo la candidatura di Solinas che Salvini aveva deciso già novembre e che alla fine pur stando su quel palco finale non deve averla presa benissimo. Idem per il segretario della Lega: aveva dato per certa la candidatura di Solinas (anche su di lui, come su Truzzu, il giudizio dei sardi era molto basso) ed è stato smentito da Meloni così, con uno schiocco di dita. Sono umiliazioni difficili da superare con un sorriso e spirito di lealtà.

Esperimento riuscito, “cavie" contente

L’alleanza tra M5S e Pd si è rivelata premiante, nonostante l’elettorato pentastellato - secondo l’Istituto - rimanga “volatile e maldisposto a partecipare al voto in elezioni regionali o amministrative”. Il Movimento passa dal 21,8% delle politiche nel ’22 (con il boost del reddito di cittadinanza) al 7,8% delle regionali. Nel 2019, nello stesso anno, prese il 9,8 alle regionali e il 25,7% alle Europee.

Il Pd, invece, mostra di avere una base costante, che partecipa con continuità alle elezioni, ma perde 4 punti a beneficio delle liste locali. Resta il primo partito dell'isola col 13,8%, davanti a FdI (13,6), che quasi dimezza i consensi rispetto alle politiche del 2022, quando raggiunse il 23,6%. L’Istituto Cattaneo non ha dubbi: “Truzzu è risultato un handicap più che un asset per la coalizione.

L'analisi conferma la netta divergenza fra il voto delle grandi città e dei centri minori e periferici, seppure attenuata rispetto ad altre regioni. Todde ha trionfato nelle prime, mentre Truzzu è andato bene negli altri. Renato Soru, candidato presidente per la Coalizione sarda, ha ricevuto voti quasi esclusivamente da elettori che hanno votato nel contempo per liste del centrosinistra. Questo giusto per smentire con i numeri l’argomento che Todde ha maggiormente usato in campagna elettorale: “Votare per Soru vuol dire sottrarre voti all’antifascismo”.

Truzzu, invece, non ha beneficiato di quasi nessun apporto esterno e, anzi, ha pagato, “un eccesso di ottimismo preventivo, i conflitti interni nel centrodestra e anche - conferma l’Istituto Cattaneo - lo sdegno diffuso per le cariche delle forze dell'ordine contro gli studenti a Pisa. L’arma “segreta” della neo presidente è stata “la sua capacità attrattiva” di persona normale, competente che si è messa a fare un lavoro con obiettivi precisi e “la forte intesa e il convinto sostegno del Pd sardo”. 

I timori per il campo larghissimo dell’Abruzzo

Nessuna osservazione o analisi è stata possibile fare per valutare il peso della formula “campo largo” e se sarà in grado di competere con il largo consenso delle formazioni di centrodestra. Troppi vicini i candidati, “un equilibrio quasi perfetto” scrive l’Istituto. Così come il più largo consenso ottenuto dalle liste del centrodestra (48%) rispetto a quelle del campo largo. L’Istituto azzarda un confronto che può essere interessante: alle politiche del 2022 la somma dei voti del centrosinistra e del M5S arrivava al 49% mentre quelli raccolti dal centrodestra si fermavano al 40%. Quello che è certo è che il cosiddetto “esperimento a cui certo i sardi non si sarebbero mai prestati in qualità di cavie”( così la premier Meloni una settimana fa al comizio finale) è stato invece vissuto e partecipato. Al netto dell’astensione sempre troppo alta (48%).

Con questa esperienza in tasca e negli occhi, il campo ancora più largo dell’Abruzzo che prende da Italia Viva (con il simbolo Abruzzo vivo) ai 5 Stelle si appresta a capitalizzare il più possibile nel voto del 10 marzo. Ed è un fronte che ha un candidato civico (l’ex rettore D’Amato) molto amato dagli abruzzesi e che fa paura alle destre. Ancora una volta mostrano grande sicurezza. “Ci sarà subito una rivincita” assicurano. Marsilio è un altro fedelissimo della premier. E Salvini è convinto che la Lega “sarà sopra il 10%”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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