Il poliziotto candidato con Salvini attacca Minniti: "Il suo piano sui migranti non può funzionare"

Gianni Tonelli, ex segretario generale Sap, ora capo lista nel collegio di Bologna per la Lega, contesta anche la legge Madia

Il ministro degli Interni Marco Minniti e l'ex segretario del Sap, Gianni Tonelli
Il ministro degli Interni Marco Minniti e l'ex segretario del Sap, Gianni Tonelli
di Paolo Orru e Luca Comellini

Gianni Tonelli, da Segretario generale del sindacato autonomo di polizia (Sap) a capo lista per la Lega nel collegio di Bologna, perché? “La Lega è stato il movimento che concretamente ha mostrato maggiore vicinanza agli uomini in divisa. Condivido il programma di Salvini e soprattutto la svolta che ha dato al movimento che guida con riferimento alla territorialità e quindi l’apertura a tutto il territorio nazionale per poter meglio amministrare il nostro Paese”.  Il ‘poliziotto’ sta con la Lega, dunque - come il suo leader - contesta il piano del ministro degli Interni Marco Minniti, secondo il quale l'integrazione si basa sul rispetto delle leggi da parte dei rifugiati ma al tempo stesso impegna lo Stato a garantire loro casa e lavoro. E' questa la strada giusta per garantire sicurezza? Per Tonelli no. Ecco cosa risponde a tiscali.it:

Il ministro dell'interno Minniti è un candidato di punta del PD. Da uno a dieci, le dia un voto
“Sicuramente Minniti è una persona che conosce le politiche della sicurezza ma, al di là della parvenza di cambiamento di rotta sulle politiche che riguardano l’immigrazione, devo riscontrare che l’apparato non ha visto dei passi in avanti. I caschi sono ancora marci, i giubbetti antiproiettile sono inidonei come due anni fa, gli M12 sono mitragliatrici assolutamente inadeguate e non sono mai state sottoposte dagli anni ’70 ad oggi, a nessun tipo di manutenzione e, nessun operatore è stato mai addestrato a sparare su bersaglio in movimento, e sul fronte del controllo del territorio, riscontriamo il 40% di volanti in meno, che Minniti non ha sicuramente fatto aumentare. Questi sono 5 esempi, diventati la bandiera della protesta di questi ultimi anni ma che sono in grado di compendiare facilmente la condizione dell’apparato della sicurezza. Su fronte antimafia poi, non ne parliamo, mancano 4000 uomini nell’esercito antimafia in solo Sicilia, basti pensare che al commissariato di Caltagirone, dove fu arrestato Nitto Santapaola e dove vi è sede di Procura e Tribunale proprio perché ad altissima densità mafiosa, non c’è neanche un operatore che sviluppi attività investigativa contro la mafia, perché tutti gli operatori sono impiegati al Cara di Mineo per mantenere il bacino elettorale di Alfano”.

La sicurezza è un tema per tutti e per tutte le stagioni?
“In campagna elettorale sicuramente sì, mentre invece, nell’azione di Governo e anche nell’azione delle opposizioni non è così. Se pensiamo all’atteggiamento che ha avuto la maggioranza uscente, ha fatto carne da macello per l’apparato della sicurezza. Basti pensare che la legge Madia, ha tagliato nel luglio del 2016 circa 50 mila uomini nelle Forze dell’Ordine. E’ chiaro poi che non sia in alcun modo credibile quando Renzi dice di voler assumere 10 mila persone ogni anno. Purtroppo ho fatto uno sciopero della fame di 61 giorni contro le politiche del Governo da lui guidato e contro la debilitazione dell’apparato della sicurezza e contro l’involuzione democratica che ha portato alla repressione illecita di libertà costituzionalmente garantite”.

E' di servizio di ordine pubblico a difesa dei palazzi della politica e di fronte a lei ha una folla di manifestanti esasperati che chiede pane e lavoro. Da quale parte si schiera?
“Io mi schiero dalla parte della giustizia e della legalità. Degli operai posso condividere perfettamente le motivazioni della protesta che mi auguro possa essere reiterata e determinata, ma come stabilisce la nostra Carta Costituzionale, si deve manifestare pacificamente e senza armi”.

Immigrazione sì con regole precise o no a prescindere?
“Nessuno ha mai detto no a prescindere. Il problema è che oggi si tratta di un fenomeno gestito in maniera realmente irresponsabile ed anarchica sotto la spinta di visioni ideologiche e in commistione con poteri forti interni ed esterni al nostro Paese che hanno interesse a mantenere debole il sistema Italia”.

Hai procedimenti disciplinari e penali che pendono sulla tua testa? Perché?
“Si, perché ho avuto il coraggio di dire la verità e oggi, in un Paese così corrotto, soprattutto nella sua vita pubblica e caratterizzato da una caduta etico – morale, la verità non diventa un valore, ma si trasforma in un’entità da combattere, perché la verità è in grado di far assumere al sistema e ai singoli, le proprie responsabilità. La verità deve essere bandita dal circuito mediatico e dal dibattito pubblico, ma io a questo non ci sono stato e per questo motivo il sistema ha cercato di reagire brutalmente e illecitamente anche nei miei riguardi".

Sei fascista e razzista?
“Colgo la provocazione e credo che i veri fascisti siano quelli che ho definito “fascistoidi” o “comunistoidi” o “anarcoidi”, tutti coloro che non rispettano l’assunto di Voltaire, ossia che non hanno rispetto delle idee degli altri e cercano di imporre la propria visione della vita addirittura con la violenza. Non solo con la protervia, l’offesa e la denigrazione infondata, ma addirittura con la violenza come abbiamo visto a Piacenza nei giorni scorsi. Non sono razzista: sono cresciuto nell’ufficio delle missioni dei Padri Cappuccini dove lavorava mio padre a Imola e Faenza. Conosco il concetto di solidarietà civile e di carità cristiana, ma la situazione che si è determinata in Italia non ha nulla a che vedere con questi due valori importantissimi per la nostra comunità”.

Cosa pensa di Renzi, degli 80 euro, del contratto di lavoro e del riordino delle carriere?
“Tutte ‘farloccherie? che alla fine si sono rivoltate contro. Un’azione di Governo irresponsabile. Gli 80 euro sono la legalizzazione, l’istituzionalizzazione del metodo Achille Lauro: anziché le scarpe, troviamo le 80 euro! Il riordino delle carriere è stato sacrificato sull’errore di questa legalizzazione del lavoro nero con le 80 euro, perché non erano buoni né ai fini previdenziali, né per la liquidazione, ed ha lasciato l’amaro in bocca a tutti gli appartenenti al comparto sicurezza e difesa. Per quanto riguarda il contratto di lavoro, anche questo serviva unicamente a destinare risorse sul fisso per cercare di recuperare, assieme al riordino delle carriere, quelle 80 euro di aumento di stipendio che neppure vi è stato. Sta di fatto, che gli operatori hanno perduto, in questi anni di blocco del contratto, 10 punti in percentuale di potere d’acquisto del salario. Se un agente si trova a percepire 60/70 euro di aumento tra riordino e contratto, ne ha perduti oltre 150 come potere d’acquisto del salario, dunque il saldo è ampiamente in negativo”.

Ci vuole più coraggio a ricandidare la Boschi o Bossi?
“Ci vuole molto più coraggio a ricandidare la Boschi. Per quanto riguarda Bossi, è il fondatore del movimento e a causa di una debilitazione fisica che tutti conoscono, non ha avuto la forza e le energie di poter gestire, anche sotto il profilo del controllo, il movimento che guidava. Non mi sento di attribuirgli responsabilità, per quanto creda che la sua linea politica all’interno della Lega sia superata”.

Tra i candidati del centro destra ci sono tanti pregiudicati, non si sente a disagio?
“Vorrei leggere intanto le sentenze. Ricordiamoci che ci sono 1000 errori giudiziari all’anno. Sappiamo perfettamente negli ultimi anni che uso sia stato fatto della giustizia a fini politici e comunque, credo che nessuno possa scagliare la prima pietra. Io porto avanti le mie idee, sono convinto della genuinità delle intenzioni di Matteo Salvini a cui faccio riferimento come persona e, gli impresentabili – lo vediamo nelle ultime vicende – sono dappertutto. Purtroppo, i predatori si nascondono dietro le bandiere perché sono degli strumenti di comodo per poter raggiungere una posizione e profittarne a fini personali. Non si possono certamente criminalizzare i movimenti per i singoli. Magari un domani, potrebbe accadere che io diventi un pregiudicato per aver detto la verità”.

Come vede l'unione tra la Bonino e Tabacci?
“Queste sono unioni di comodo, le vedo nella stessa ottica in cui potrei vedere le transumanze all’interno della medesima legislatura, da uno schieramento a quell’altro. Sono un qualcosa sul quale moralmente mi astengo, perché il percorso politico di Tabacci, credo non abbia nulla a che vedere con quello della Bonino”.

La Boldrini accusa la Lega “mi augura lo stupro” cosa risponde?
“La Boldrini dice tante sciocchezze e questa è una delle tante.

Cosa ne pensa del Movimento 5 Stelle?
“Con il Movimento 5 Stelle io condivido quella che è l’insoddisfazione per l’opera della classe dirigente di questo Paese negli ultimi decenni. Opera che ho sempre combattuto, come è facilmente riscontrabile in rete, con una fortissima determinazione – oserei dire quasi folle - e rischio. Non condivido però, il fatto che cerchino di mettere insieme il diavolo con l’acqua santa, che non facciano una scelta politica determinata a che il programma sia molto fumoso, perché se facessero scelte determinate rischierebbero di perdere oltre metà dell’elettorato. Al Movimento manca la proposta politica concreta e la competenza, maturità per imporsi come classe dirigente. In verità, giudicando dai fatti e dalla storia, riscontro nel Movimento un’ampia presenza del partito dell’Anti polizia e degli allergici alle divise. Basti pensare agli alfanumerici, alla legge sul reato di tortura e filmati ufficiali che mostrano livore e animosità nei confronti delle divise".