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La ministra obbedisce alla premier: “Spiegherò in aula. Non sono indagata”. I dubbi, i sospetti, le carte

Santanchè deve cedere alla pressioni di Meloni e della sua stessa maggioranza. Nei documenti della procura tutti i fronti dell’indagine per falso in bilancio. I misteri della galassia Visibilia. Il piano di concordato proposto dagli avvocati. Sul tavolo anche l’indennità da senatrice

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Daniela Santanche’
Daniela Santanche’ (Foto Ansa)

Da che diceva, un paio di giorni fa, “querelo tutti, non devo spiegare niente a nessuno”, è passata a dire: “Sarò fiera ed orgogliosa di andare in aula a spiegare e dimostrare la verità”. Il giorno sarà probabilmente giovedì, mentre la premier Meloni sarà a Bruxelles a cercare una soluzione per l’immigrazione e una mediazione per il Mes. Due dossier di assai difficile gestione. Nonostante il golpe russo, Giorgia Meloni ha dovuto gestire nel fine settimana anche l’ennesimo guaio interno al suo governo. Questa volta si chiama Daniela Garnero Santanchè, politica di lungo corso, entrata in Parlamento nel 2001, ex An, ex La Destra, ex Forza Italia e dal 2017 nelle file di Fratelli d’Italia. La premier avrebbe a lungo parlato con la sua ministra del Turismo, da tempo alle prese con i bilanci in rosso delle sue società con il sospetto di gestioni avventurose e le avrebbe fatto capire che un chiarimento è obbligatorio. “Andare in aula sarà la mia scelta”assicura la ministra. Che invece ne avrebbe fatto volentieri a meno ma le carte, che circolano almeno dalla sua nomina, più alcune perizie della procura di Milano e la proposta di rientro dei suoi legali- il tutto mixato secondo lo stile di Report - hanno spinto a questa decisione.

“Momento Montaruli”

“Ricordati cosa è successo con la Augusta Montaruli” osserva un parlamentare di Forza Italia. La ex sottosegretaria alla Pubblica Istruzione fu convinta a lasciare l’incarico dopo la sentenza definitiva per uso improprio dei fondi regionali. “Meloni - continua la fonte - non vuole ombre nella squadra”. E di ombre sull’imprenditrice Santanchè ce ne sono fin troppe. La procura di Milano sta valutando - già a novembre scorso, poco dopo il giuramento da ministro - il fallimento per la società Visibilia Editore di cui Daniela Santanchè è stata prima azionista e fondatrice, poi presidente e amministratore delegato fino al novembre del 2021 e infine socio di maggioranza fino a novembre 2022 . Secondo i magistrati Visibilia “è in evidente e manifesto stato di insolvenza”. I soci di minoranza contestano perdite costanti a partire dal 2016 e secondo un’informativa della Guardia di finanza citata nell’istanza dei magistrati si ipotizza il falso in bilancio per irregolarità nei conti. Già allora Santanchè si difese con le unghie: “La Visibilia è una società quotata, io non sono indagata e non c’è nessun indagato e chi scrive cose non vere si prenderà una querela”.

Tra sospetti ed accuse, debiti ed errori

Il problema è che la procura di Milano intende andare avanti con la richiesta di fallimento. I motivi sono che “da amministratrice della Visibilia Editore Spa Santanchè ha accumulato debiti tributari col fisco. I soci di minoranza hanno presentato un esposto in cui la accusano di averli danneggiati. E un anno fa tre azionisti avevano denunciato al collegio sindacale presunte scorrettezze nella acquisizione del capitale della società da parte di fondi degli Emirati”.
“Mio padre era l’ottavo figlio di contadini” ripete Santanchè in queste ore mentre continua la sua intensa attività di ministro del Turismo partecipando a conferenze (per il turismo termale a Capri) e ritirando premi (a Ischia). “Oggi mio padre non c’è più, mi continua a mancare e mi ha insegnato due cose: se non fai male non avere paura, se non rubi non devi nascondere”.

Il superteste, i piccoli azionisti, la galassia societaria

Nella vicenda Visibilia c’è un superteste che ha fatto causa di lavoro, potrebbe spiegare cosa è successo durante la cassa integrazione Covid e così inguaiare la ministra del Turismo. Secondo il super teste l’azienda aveva ottenuto la cassa integrazione Covid all’epoca della pandemia ma alcuni dipendenti del gruppo, formalmente in “cassa” a zero ore con gli aiuti Inps, continuavano a lavorare a orario pieno. Tutto questo è accaduto almeno sino a novembre 2021. Poi ci sono i bilanci di Visibilia e Ki Group: secondo due perizia della procura di Milano sono inattendibili.
Una serie di piccoli azionisti di Visibilia editore spa (quotata in borsa) hanno avviato un procedimento civile perchè si sono visti ridurre il valore delle azioni da 40 a 0,20 euro. Dal 2016 a oggi. Le perizie parlano di “diverse anomalie” nella galassia composta dalle cinque società del gruppo: Visibilia editore holding, Visibilia editore spa, Visibilia srl, Visibilia editrice srl e Visibilia concessionaria. Le anomalie inizierebbero nel 2016 e vanno avanti fino al 2020. Ricordiamo che Santanchè è amministratrice o comunque socia di maggioranza fino a settembre 2022. Nel mirino alcune plusvalenze. Ad esempio nel 2019 quando Visibilia cede il suo ramo di azienda a una srl creata sul momento, la Visibilia concessionaria. Come cedente si è garantita una plusvalenza di 2,9 milioni di euro. Ma secondo i tecnici della procura i conti non erano in ordine.

Tra falso in bilancio e il rischio del fallimento

Dal 2016 al 2019 non sono state iscritte a bilancio le poste dei crediti corrette del patrimonio. Altrimenti l’azienda avrebbe dovuto registrare otto milioni di euro di perdite. Si legge nella relazione della Procura: “Visibilia srl ha occultato il deficit patrimoniale già al 31 dicembre 2016 differendo l’eliminazione di gran parte di tali crediti agli esercizi 2019 e 2020”.
Altri fari sono stati accesi dalla procura. Uno su Ki Group: i dipendenti raccontano di essere stati mandati a casa senza ricevere il Tfr. Alcuni fornitori dicono di non essere stati pagati. Un altro faro è su Negma, fondo di investimento con sede a Dubai, fondato nel 2013 da Elaf Gasman attuale presidente del cda. Nel consiglio ci sono anche due italiani. Dalle indagini è emerso che 16 aziende italiane sono finite sul lastrico dopo l’arrivo di Negma.
Al momento la procura di Milano, l’aggiunto Laura Pedio e la pm Maria Gravina, procede per falso in bilancio. Il 7 marzo l'assemblea di Visibilia Editore aveva nominato un nuovo Cda. Ad aprile i giudici hanno dato tempo ai nuovi amministratori di depositare un piano di “azioni concrete” per dare una svolta alla società. Una sorta di prova di appello. La seconda chance.

Il piano di rientro degli avvocati

E si arriva così alla proposta che i consulenti e i legali della ministra hanno presentato alla Seconda sezione civile del Tribunale di Milano per evitare il fallimento con le conseguenze anche penali che questo può comportare. Al fisco si propone di pagare il 66,41% di quanto preteso fra imposte non saldate, irregolarità, interessi e sanzioni, saldando il dovuto però in dieci anni attraverso rate semestrali. Al principale creditore – Prelios Credit servicing spa che aveva rilevato il credito da Banca Intesa San Paolo – si offrono 1,2 milioni di euro al posto dei 4,5 milioni di euro dovuti. Tra le garanzie messe sul tavolo, anche l’indennità da senatrice, 95 mila euro netti all’anno.Nel piano di risanamento scritto da Talea e allegato al ricorso degli avvocati dell’attuale ministro del Turismo si spiega di avere già raggiunto un accordo con Prelios il 25 maggio scorso e di avere avanzato alla Agenzia delle Entrate-Riscossione una proposta per estinguere un debito di 791.889,16 euro comprensivo si sanzioni e interessi di mora attraverso la compensazione di un credito Iva di 18.292 euro e il versamento di una somma di 535.441,02 euro. Il restante debito di 1.156.773,77 euro verrebbe estinto pagando 741.125,98 euro, calcolando alcune cartelle come se la società avesse aderito alla rottamazione quater. Le somme però verrebbero pagate – scrivono i consulenti della Santanché- «in un periodo di 10 anni, mediante 20 rate semestrali di pari importo da corrispondere entro il 30 giugno e il 31 dicembre di ciascun anno, con versamento della prima rata entro 10 giorni dalla data di definitività dell’omologazione».

“Conviene a tutti non farla fallire”

Santanchè non è indagata e mai lo sarà, ha assicurato alla premier Meloni. Certo il fallimento o altre decisioni del Tribunale cambierebbero tutto. Ecco che la proposta di concordato diventa fondamentale. La decisione, alla fine, passa dall’Agenzia delle entrate e da come si pronuncerà davanti al tribunale civile di Milano. I consulenti e gli avvocati della Santanché dicono senza mezzi termini al tribunale di Milano: se fate fallire Visibilia dentro la società non troverete nulla, e quindi sia fisco che creditori finanziari che fornitori non avranno indietro nulla. Se invece viene accettata questa proposta di concordato preventivo almeno qualcosa del dovuto tornerà loro grazie a un complesso schema di garanzie offerte dalla Santanché stessa, dal suo compagno Dimitri Kunz d’Asburgo e da un importante immobile.

Le opposizioni in pressing

Le opposizioni, tutte, sono in pressing per fissare l’informativa della ministra. Al momento non è stata depositata una mozione di sfiducia. Anche perchè vorrebbe dire compattare la maggioranza. La via scelta dalle opposizioni è quella del logoramento. Anche perchè, appunto, “Meloni non sopporta ombre nella squadra”. Ma convincere Santanchè ad un eventuale passo indietro sarà molto più dura rispetto, ad esempio, al caso Montaruli.

 

 

 

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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