[L'analisi] Legittima difesa, vince chi per primo estrae la pistola (anche se l’altro non ce l’ha). Patto Salvini e lobby delle armi

Il ministro dell’Interno, in visita l’11 febbraio 2018 alla fiera delle armi di Vicenza, ha firmato un documento che lo impegna, nei confronti dei rappresentanti della lobby delle armi, a consultare il Comitato Direttiva 477 ogni volta che arrivano in discussione in Parlamento provvedimenti sulle armi

Salvini (foto armietiro)

E’ tutto scritto in armietiro.it: “Domenica 11 febbraio 2018 Matteo Salvini, segretario della Lega e candidato Premier alle elezioni del 4 marzo, durante la sua visita alla fiera Hit Show a Vicenza ha sottoscritto con il Comitato Direttiva 477, associazione a tutela dei diritti dei cittadini che detengono e usano legittimamente armi, un documento di impegno pubblico in difesa dei detentori legali di armi, dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi. Tale documento, già sottoscritto durante la medesima manifestazione da Sergio Berlato e Maria Cristina Caretta (entrambi candidati per Fratelli d'Italia), manifesta inequivocabilmente la volontà di tutela dei diritti, delle tradizioni e delle eccellenze italiane in pieno ossequio ai principi di libertà, responsabilità ed equilibrio”.  Il leader della Lega, oggi vice premier e ministro dell’Interno, ha firmato - hanno spiegato Marco Mensurati e Fabio Tonacci su Repubblica - questa “assunzione pubblica di impegno a tutela dei detentori legali di armi, dei tiratori sportivi, dei cacciatori e dei collezionisti di armi” proposto da Direttiva 477 durante la scorsa campagna elettorale. Un impegno complesso perché quella associazione, costituta nel 2015, rappresenta “i diritti dei detentori legali di armi”.

Sia chiaro, Direttiva 477 non è una società di cacciatori, una di quelle che si riuniscono nei bar con il capo caccia e qualche  birra prima di una battuta al cinghiale: il Comitato nel dicembre 2015 “è entrato a far parte della rete di Firearms United, di cui è rappresentante in Italia e per cui svolge le funzioni a livello istituzionale, ed ha nel tempo avviato una collaborazione con ANPAM, ConArmI ed AssoArmieri". Per capire meglio su che cosa e con chi si è impegnato Salvini sarebbe necessario spiegare il significato di ciascun acronimo, tuttavia per sintetizzare può bastare spiegare che ANPAM, ConArmI ed AssoArmieri sono sigle legate ai fabbricanti e ai commercianti di armi (in Italia il settore rappresenta il 0.7% del nostro Prodotto Interno Lordo, 2500 imprese, 92mila occupati).  Se si mettono insieme lavoratori, sportivi, cacciatori e collezionisti di armi si capisce che si si tratta di una lobby pesante (e pressante), da cui sicuramente Lega e Fd'I hanno raccolto, visto l'evidente impegno elettorale, una messe importante di voti. Nel patto d’onore firmato lo scorso febbraio dal leader “celodurista” si parla anche di “legittima difesa”, un tema caro a qualche esaltato cow boy.

(foto armietiro)

Il problema è tornato nelle pagine dei giornali quando Salvini ha annunciato l’imminente discussione in Parlamento del disegno di legge della Lega sulla legittima difesa, basato su un principio già più volte annunciato dal ministro dell’Interno: “Il cittadino che si difende non deve essere processato”. Una cosa più facile da urlare che da fare, ma la lobby delle armi ha dato, quindi si sente in diritto di chiedere sempre più con insistenza, anche perché il leader dei verdi ha promesso solennemente “a fare tutto il possibile affinché la "direttiva armi" approvata nel 2017 venga recepita senza introdurre oneri e restrizioni non espressamente previsti dalla stessa ed anzi ad adeguare la normativa in materia ai criteri minimi previsti dalla direttiva eliminando ogni restrizione inutile o non necessaria ai fini della Pubblica Sicurezza”. Come si può ottenere questo risultato? Lo scopo può essere raggiunto riducendo gli ostacoli amministrativi e burocratici "a carico dei detentori di armi ... che non sia strettamente indispensabile per motivazioni di Pubblica Sicurezza; a semplificare la normativa in materia garantendo la chiarezza delle leggi e per quanto possibile la loro non interpretabilità, eliminando le discrezionalità locali che rendono incerto e difforme il diritto; …”. E dulcis in fundo per gli armieri “ad affrontare con serietà e decisione l'inevitabile e necessaria revisione dell'istituto della legittima difesa, tutelando prioritariamente il diritto dei cittadini che sono vittime di reati a non essere perseguiti ed ulteriormente danneggiati dallo Stato e dai loro stessi aggressori … “.

Nella prima pagina di comitatodirettiva477 già da qualche tempo si discute del problema. Fra gli aspetti trattati, oltre alla problematica "proporzionalità" tra difesa e offesa e l'eccesso colposo, c’è un problema di non poco conto: il costo di un processo. Con l'attuale normativa, infatti, spiega il Comitato, “chi è stato costretto a far uso di un'arma per difendere l'incolumità propria o dei propri cari tra le mura domestiche deve mettere in conto, dal giorno dopo, di "investire" (a fondo perduto, s'intende) alcune decine di migliaia di euro di spese processuali”. Insomma, oggi fare fuori un po’ di carne umana costa (troppo). Spiegano ancora: “Nel caso di Graziano Stacchio, il benzinaio che sparò ai rapinatori per proteggere dipendente e proprietario di una gioielleria, gli euro andati via in spese legali sono stati circa 40 mila”.

In definitiva, le lobby sperano che dopo l’approvazione del Ddl depositato in commissione giustizia al Senato dai leghisti, in cui si chiede la modifica dell’articolo 52 del codice penale introducendo la “presunzione di legittima difesa”. Così nel codice verrebbe cancellata la necessità di dimostrare la proporzionalità tra difesa e offesa”. In sostanza, vince chi per primo estrae la pistola (anche se l’altro non ce l’ha). “La sottoscrizione del documento … è un fondamentale passo nel lungo cammino a tutela dei diritti dei cittadini onesti e di comprovata salute che il Comitato Direttiva 477 ha sempre percorso con estrema serietà e rifiutando slogan meramente propagandistici. Si tratta inoltre del coronamento della collaborazione con un interlocutore attento come la Lega, sensibile alle nostre istanze non solo all'approssimarsi delle elezioni, a differenza di molti altri con cui abbiamo avuto contatti”, si legge ancora nel sito degli “armaioli”.

Che cos’è la direttiva 477?  La disposizione è stata emanata dall’Ue dopo la strage di Charlie Hebdo, quando i terroristi islamici entrarono nella redazione del giornale satirico francese uccidendo dodici persone. La direttiva è nata con un fine giusto, “al fine di migliorare la tracciabilità di tutte le armi da fuoco e di tutti i componenti essenziali e di facilitare la loro libera circolazione, tutte le armi da fuoco e i loro componenti essenziali dovrebbero essere contrassegnati da una marcatura chiara, permanente e unica e registrati in archivi nazionali”. Ok. Solo che a decidere quanti caricatori possono acquistare i possessore delle armi spetta a ciascun governo. Agli armieri interessa vendere proiettili. Ed è per questo che il Comitato D-477 sta tirando la giacchetta a Salvini. Del resto nel documento c’era scritto “… anche in base al numero di sottoscrizioni che saranno raggiunte, di poter individuare i partiti e i candidati più favorevoli al nostro mondo e quindi più idonei a rappresentarci nei prossimi Parlamento e governo”. La lobby delle armi aspetta e spera in Salvini. Il M5s però nicchia. Anche perché sarà necessario risolvere il problema dei poligoni privati che sinora hanno lavorato bene, nel senso che hanno guadagnato un sacco di soldi. Nel 2014 Minniti tento di regolamentare l’area, mal gliene incolse, perché il Comitato cominciò a “sparare” contro di lui. Con il nuovo governo e tutta un’altra storia. Il settore può respirare e continuare a fare la grana di sempre. Basta lasciare la bozza dell’ex ministro dell’Interno nel cassetto.