[Il commento] Salvini gode dopo aver strangolato nella culla il governo Lega-M5S. L'Ue spaventata arma il populismo

Il braccio di ferro tra il leader del Carroccio e il Colle serviva a far saltare tutto e pensare alle elezioni autunnali. ll Paese va in bocca alla destra nazionalista. Cronaca di un boomerang che rischia di costarci moltissimo

Luigi Di Maio e Matteo Salvini: ex alleati?
Luigi Di Maio e Matteo Salvini: ex alleati?
di Cristiano Sanna   -   Facebook: @Cr.S. su Fb   Twitter: @Crikkosan

Le occhiaie da panda sul volto tirato e pallido di Luigi Di Maio in video, qualche minuto dopo la bocciatura dell'economista Savona come ministro, e quindi del premier incaricato Conte, dicono molto di quel che accadrà a breve. Il tono pacioso, deciso, morbidamente indignato di Matteo Salvini nell'altro video commento diffuso sui social dopo il discorso di Mattarella, fa il resto. Per il capo politico del MoVimento 5 Stelle suona il de profundis, è una sconfitta epocale, lo è per lui come per il suo principale sponsor, quel Davide Casaleggio eletto da nessuno che tiene il timone delle regole digitali autoriferite su cui si muove il M5S. La disfatta è palese, sentiremo presto le nuove urla (trionfali) di Beppe Grillo che non ha mai smesso di far capire quanto la cosa che gli interessa di più è stare all'opposizione, dura, pura e spettacolare. E quel tipo di opposizione ha un nome, un volto, un notevole volume di voce: Alessandro Di Battista. L'antitesi di Di Maio che ha annunciato una pausa dalla politica attiva per dedicarsi a viaggi e famiglia, e che per tutte queste ore drammatiche i giornalisti hanno continuato a inseguire per sollecitare i suoi commenti taglienti. Non certo sulla marca di zaino da viaggio preferito. Dato che ora si aspetta un suo ritorno e una candidatura. Mentre il terremoto scuote il MoVimento, chi gongola è Salvini Matteo, a cui Mattarella ha offerto un assist formidabile per tornare ad agitare il popolaccio e a cavalcare la rabbia della ggente contro i palazzi del potere. 

Missione: autunno

Lasciando perdere la fesseria dell'impeachment chiesto per Mattarella (impraticabile, se uno conosce veramente la Costituzione) il vero disegno del leader della Lega è prendersi tutto il banco ad ottobre (ma c'è chi parla già di settembre, il 9). E' una falsa buona notizia, nel mentre, che lo spread torni a scendere e la Borsa italiana a salire. Disinnescato il pericolo Savona, i palazzoni del potere europeo mandano gli zuccherini all'Italia, buoni per qualche ora. Ma tutto lo scenario politico è in fibrillazione. L'uomo del Fondo monetario internazionale, mister risparmio Carlo Cottarelli, avrà il suo bel da fare a trovare voti come premier "neutrale" in un Parlamento in cui la maggioranza dei voti sono detenuti proprio dalle due forze a cui è stato smontato in mano il giocattolo. La vera missione è l'autunno, ottobre. Nuove elezioni. Nuovo diluvio di denaro pubblico in propaganda elettorale, organizzazione, apparato di sicurezza. Da cui Matteo Salvini ambisce ad uscire ancora più forte di prima, ancora più capace di imporsi sui suoi alleati Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi (cacciato a suon di pedate spread dai partner europei nel 2011 ed oggi visto come utile simpatizzante dell'europeismo più ortodosso). Un Salvini ancora più di maggioranza che vuole andare a governare dopo aver contribuito a strangolare nella culla il governo condiviso con i 5 Stelle, a cui ha sempre lasciato il ruolo di mediatori prudenti, vestendo i panni del critico dirompente dei palazzi. Quello che parla in nome della gente impoverita, delle aziende semidistrutte, degli italiani stufi dell'invasione di migranti e del sentirsi sudditi di Germania e Francia. Tutti i peggiori luoghi comuni concentrati assieme, e rilanciati paradossalmente dal no di Mattarella. 

Savona, l'uomo che fa "bu" all'Europa

Mentre Salvini perfeziona il piano per sbancare alle elezioni autunnali, Beppe Grillo (che come Di Battista aveva detto di voler tornare a fare spettacolo ed esporsi di meno sul fronte politico) è tornato sul palco della manifestazione di piazza indetta da Di Maio dopo il crollo del sogno del governo M5S-Lega. Urlava contro il "piano di Mattarella", Grillo. A scaldare gli animi, le pance degli italiani, così come torna ad evocare la rivolta di popolo contro l'establishment che non rispetta il voto Matteo Salvini. Il mercato globalizzato fatica sempre più ad ammettere la democrazia e la sovranità nazionale. ll risultato, per reazione, è il moltiplicarsi di nazionalismi e populismi. Altrove nel mondo, dentro l'Ue, dentro l'Italia in preda alla febbre istituzionale. Di quanta paura abbiano a Bruxelles e Francoforte, di quanto vogliano blindarsi Merkel e Macron, presi tra problemi interni e sogni di egemonia, è chiara dimostrazione la resistenza netta al nome di Paolo Savona come possibile futuro titolare del Tesoro italiano, il nome su cui Salvini ha ingaggiato il braccio di ferro con Mattarella rifiutandosi di prendere in considerazione l'alternativa Giorgetti. Manco Savona fosse un punk che andasse ad affrontare la Bce e la Commissione Ue con la spranga in mano. In realtà Savona è un attempato uomo dell'establishment da sempre. Ha visto nascere l'Ue e l'euro, ha partecipato al passaggio dell'Italia nell'eurozona. Quel che è diventata l'Ue non gli piace e lo ha detto e scritto nei suoi saggi. Ma un conto è scrivere libri di critica, un altro è permettergli di misurarsi con la politica reale. Davvero non gli si poteva dare la possibilità di trattare con i partner europei? Alla peggio, avrebbe rimesso il mandato e ci sarebbe stato un rimpasto di governo, a colpi di spread e di agenzie di rating scatenate sull'Italia. E' già successo. Cadde Berlusconi (oggi beniamino dell'Ue) arrivò Monti e impose che il pareggio di bilancio venisse scritto nella nostra Costituzione. Nasce da lì e da quel che è seguito (tre anni di recessione, e poi la cattiva comunicazione politica di Renzi) la rabbia popolare che cavalca Salvini andandosi a prendere il prossimo governo. E a cui Mattarella rischia di aver fornito una benzina politica formidabile.