[L’analisi] Salvini in versione “padre e famiglia” perché “lo sceriffo” non basta più

Tutte le maschere del leader per coprire la magagne di una maggioranza dove i conti non tornano. Al Mef il ministro Tria, sempre più nel mirino, ha ordinato simulazioni su varie ipotesi, dagli 80 euro alle clausole Iva. La Lega in Abruzzo dice che andrà da sola alla regionali, senza Forza Italia. Berlusconi avverte Salvini: “Può esistere un solo centrodestra”

Salvini in versione papà
Salvini in versione papà

L’ultima versione è quella del Salvini “padre e famiglia”. Al momento ha soppiantato quella dello “sceriffo” visto che immigrazione e sicurezza negli ultimi venti giorni non offrono spunti utili alla grancassa. Nei prossimi giorni, complici i tradizionali  bilanci di Ferragosto, torneranno in voga  con le solite parole d’ordine. Tutte maschere necessarie a camuffare una  scena di fondo sempre più compromessa: una maggioranza che diffida a turno di una parte o dell’altra, le tensioni sulla manovra d’autunno, i sospetti rispetto al ministro economico Giuseppe Tria, i sindaci di ogni ordine e grado sul piede di guerra per via della cancellazione dei bandi sulle periferie (centinaia di progetti già finanziati, in parte cantierati, ora a rischio stop), le congiunture internazionali che riflettono anche sul nostro quadro economico. Ieri la tempesta sulla lira turca ha tirato giù piazza Affari  (-2,51%) - banche e imprese italiane sono molto esposte con il regime di Erdogan – e ha fatto schizzare lo spread a 260, il record degli ultimi 5 anni. Ciascuna maschera è utile pur di non parlare di quello che accade “dietro” la scena. E dare conto, tra le altre cose, di una alleanza di centrodestra che non esiste più: dopo la crisi per la presidenza Rai, ancora irrisolta, e lo shopping nelle file azzurre, ieri è diventato ufficiale che nelle regionali di Abruzzo (novembre?) la Lega andrà sola. Magari una lista unica con i 5 Stelle ma non con Forza Italia.

Dallo stato maggiore leghista gettano acqua sul fuoco: “Salvini ha molti programmi per le Europee e per i turni elettorali di amministrative come in Abruzzo, ma – assicurano - non è mai stato preso in considerazione un piano per uno scioglimento anticipato della maggioranza”. Certo la situazione è “fluida”, i punti di vista con l’alleato 5 Stelle sono “talvolta diversi” ma i rapporti tra Salvini e Di Maio sono “ottimi” e sarà trovata “una sintesi” anche tra “istanze lontane”. Sembra di sentir parlare il premier Conte (“va tutto bene, la forza della coalizione sta nella volontà di essere il governo del cambiamento”). Ma tra il settembre con i giudizi delle agenzie di rating, l’autunno con le decisioni  sulla manovra, nella speranza che agosto non finisca in bocca agli speculatori, anche Salvini potrebbe trovarsi a corto di maschere rispetto a ciò che in via Bellerio considerano il vizio originale dei 5 Stelle: un dna lontano anni luce da quello della Lega. 

Colpo di spugna su genitore 1 e genitore 2

Il ministro dell'Interno ha dato disposizione agli uffici del Viminale per cambiare la modulistica per la nuova carta di identità elettronica: via “genitore 1” e “genitore 2”, una delle conquiste sul fronte dei diritti civili della passata legislatura e ritorno ai vecchi “padre” e “madre” con l'obiettivo di ridare dignità alle figure delle famiglia tradizionale. Dopo varie fughe in avanti del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana (in due mesi e mezzo ha esternato contro aborto, unioni gay ed eutanasia, l’ultima è l’abolizione della legge Mancino) che hanno sempre costretto Salvini a smentirlo  perché quelle idee  “non sono nel contratto di governo”) ieri è stato il segretario della Lega a superare a destra il suo ministro compiendo un atto amministrativo che è formalmente nell’esclusivo potere del ministro dell’Interno. Spiazzando tutti, soprattutto quella parte dei 5 Stelle che invece considera quei temi conquiste irrinunciabili. Lo staff del ministro, minimizzando il significato della decisione, fa notare che l’intervista al quotidiano cattolico on line La Nuova Bussola quotidiana è stato soprattutto un segnale – potremmo dire uno sfregio - a Famiglia Cristiana che a Salvini aveva dedicato la copertina “Vade retro Salvini”, paragonando il ministro ad un novello Satana che blocca i migranti in mare. Il risultato è stato comunque di alto impatto. E poiché nulla è casuale nella comunicazione del ministro, è facile pensare che aver ufficialmente aperto il controverso fronte “famiglia” abbia come obiettivo quello di distrarre l’opinione pubblica dai dossier economici, croce piena di spine per l’alleanza giallo-verde. 

Comunità gay e Famiglie arcobaleno sono subito salite sulle barricate.  “Così si leva ai bambini (figli di coppie omosessuali, ndr) il diritto di avere i documenti che gli spettano per legge” ha detto il portavoce di Gay Center Fabrizio Marrazzo. “In Italia esistono bambini e bambine con due mamme e due papà, un dato di fatto confermato dalle trascrizioni dei certificati di nascita e dalle sentenze dei tribunali dei minori. La dicitura genitore – ha spiegato Marilena Grassadonia, presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno - è inclusiva, e questa è la cosa fondamentale”. Leu annuncia battaglia e affibbia a Salvini la patente del “troglodita”. Lui ci lavora sopra un paio di tweet e altrettanti post e così il vicepremier può non occuparsi dell’”incendio” turco, del crollo di piazza Affari e dello spread a 266. Anzi apre il dossier “patria e famiglia” – così caro al Ventennio – e promette di andare avanti “esercitando tutto il potere possibile”  per “difendere la famiglia naturale e lottare contro orrori come l’utero in affitto e simili”. Di più: entro la fine della legislatura nel bilancio dello Stato troverà posto anche il “quoziente familiare per premiare la natalità”. In pratica, soldi a chi fa figli. 

Il ministro Tria resta nel mirino 

Al Mef si stanno facendo simulazioni su varie ipotesi per essere pronti a settembre con uno schema chiaro di costi e benefici di ogni eventuale provvedimento. Tra questi c’è l’abolizione degli 80 euro (circa 9 miliardi) o la loro trasformazione in riduzione dell’Irpef , far scattare l’Iva del tutto (12,4 mld) o solo alcune aliquote, mettere mani su quel tesoretto di 161,3 miliardi che sono gli sgravi fiscali (tax expenditures) su circa 282 voci (stime dell’Ufficio parlamentare del bilancio del 2015). Di sicuro c’è che il governo metterà in cantiere una manovra da circa 26 miliardi (compresivi degli aggravi per la minor crescita e per lo spread) e da qualche parte questi soldi vanno trovati. Mentre Lega e 5 Stelle sembrano non voler rinunciare alle rispettive misure bandiera; flat tax e reddito di cittadinanza. L’ultima trincea dei 5 Stelle è “introdurre tutto già dal 2019, quindi con la legge di bilancio del 2018” (ministro Fraccaro). La Lega frena: “Prima di parlare di risorse e di estensione di misure esistenti occorre fare un'analisi seria” ha messo le mani avanti il viceministro leghista Massimo Garavaglia. Il vero jolly, per entrambi è la trattativa per flessibilità a Bruxelles. Il tentativo è portare il rapporto tra deficit e pil, che dovrebbe fermarsi allo 0,9%, fino all'1,6% o addirittura all'1,8% (significa risorse per 15 miliardi). Ma il Pil andrà rivisto al ribasso (non più dell'1,2%) e la gran parte delle risorse sulla carta risulta impegnata per sterilizzare l'aumento dell'Iva. La coperta dunque è cortissima. E tanto Lega che M5s non vogliono che passi l'idea che si alzano tasse per coprire le loro misure. Salvini intanto propone, per “blindare” gli annunci e gli impegni che aumentano di giorno in giorno, l'ipotesi di accompagnare al Def un programma di legislatura in cui inserire le misure che non si potranno avviare subito.  Le  opposizioni, al netto di provvedimenti inspiegabili come il taglio dei bandi sulle periferie (circa un miliardo e 600 milioni distribuiti su oltre cento progetti), incalzano il governo. Ieri s’è fatto sentire anche un tipo silenzioso come l’ex premier Paolo Gentiloni.  “Il governo – ha detto -  ci è  già costato 5 miliardi per il raddoppio dello spread, l'incertezza è totale. I costi per gli italiani potrebbero crescere prima dell'autunno: non c'è molto tempo per lanciare l'alternativa”. Il Pd deve riorganizzarsi e in fretta. Come ha già detto anche Matteo Renzi nei giorni scorsi.  

Centrodestra, ma quale?

Anche nel tu per tu, nessuno dei protagonisti della maggioranza ha in animo di lavorare per concludere anzitempo la legislatura. Anche perchè l’unico a cui potrebbe veramente convenire resta Salvini visto che Di Maio è sempre ufficialmente sotto la mannaia del limite del doppio mandato. E’ uno schema di cui abbiamo scritto molte volte: tirare la corda fino in fondo durante la sessione di bilancio, rompere con l’Europa, su questo far concludere anticipatamente la legislatura e fare una campagna elettorale per le politiche tutta incentrata contro l’Europa. Salvini potrebbe così finalmente provare a realizzare il suo progetto di essere il primo vero leader sovranista al governo (e questa volta da solo) di un paese fondatore della Ue. Vuol dire staccare un dividendo per i libri di storia. 

Ma per fare tutto questo – di cui al momento non c’è traccia e, anzi,  tutti negano – Salvini ha bisogno di tempo. Quello necessario a dare vita al nuovo partito Lega Italia che dovrebbe unire Lega e Forza Italia. Molti, a cominciare da Toti, sono convinti della bontà del progetto. Ma non Silvio Berlusconi. Ieri il Presidente di Forza Italia, poco dopo la notizia choc che alle regionali d’Abruzzo la Lega andrà da sola (post del deputato e responsabile in Abruzzo Giuseppe Bellachioma) ha scritto un comunicato con cui ha cercato di rimettere in fila un po’ di questioni. Tre soprattutto: “L’altra Italia (soggetto politico lanciato due settimane fa da Berlusconi incontrando i gruppi a Montecitorio, ndr) non è un partito ma un’area politica di centrodestra e moderata che oggi spesso non vota o disperde il suo voto e per la quale Forza Italia vuol essere voce e rappresentanza”; “Forza Italia gode di ottima salute” e non sono in corso le fughe di iscritti di cui si parla; l’orizzonte politico “è e resta quello del centro-destra (da notare la ricomparsa del trattino, ndr) dove ci auguriamo che la Lega torni ad essere protagonista”.  Il voto in Abruzzo potrebbe essere veramente la fine politica del centrodestra come lo abbiamo conosciuto negli ultimi 24 anni.