Salvini “umano" a sua insaputa: più di 1200 arrivati con i corridoi e altrettanti con i barchini. Sea Watch? Propaganda

Tutto sulla pelle di 42 disgraziati. Ma c’è un’altra storia: in un anno il vicepremier ha curato l’arrivo di 718 persone da Libano, Etiopia e Somalia. Altri 450 strappati alle carceri libiche. Il braccio di ferro con la ong non c’entra con il dossier migranti

Salvini “umano' a sua insaputa: più di 1200 arrivati con i corridoi e altrettanti con i barchini. Sea Watch? Propaganda

La macchina della comunicazione di Matteo Salvini ha inchiodato il Paese una volta di più su un copione super noto, consumato, lontano dalla vita reale eppure redditizio in termini di consenso e umori. Da due settimane va in scena il tira e molla tra la nave di una ong tedesca che vuole scaricare in Italia migranti raccolti in mare e il reticolo di regole e regolamenti che il titolare dell’Interno, dopo aver esautorato i colleghi dell’Infrastrutture e della Difesa, ha alzato come fosse un muro in mare. In attesa di capire se questo muro ha fondamenta costituzionali e rispettose dei trattati internazionali, la narrazione popolare è arrivata ad immaginare la sfida tra Il Capitano, nomignolo di Salvini, e La Capitana, la trentunenne tedesca Carola Rackete che ieri intorno alle 15 ha comunicato via radio alla Capitaneria e di porto e alla Guardia di finanza, che sarebbe entrata nelle acque territoriali italiane e avrebbe fatto rotta sul porto di Lampedusa “per questioni umanitarie”. “Le persone qui a bordo non ce la fanno più” ha detto. E ha tirato dritto. Fino a fermarsi ad un miglio dal costa dove ha passato la notte.

Il braccio di ferro

 La giornata è scappata via così: la Guarda di Finanza a bordo a fare identificazioni e controlli; la richiesta di poter far scendere i 42 ospiti con i gommoni senza così violare il territorio nazionale; l’arrivo della delegazione dei parlamentari Pd guidati dall’ex ministro Graziano Delrio (Faraone, Raciti, Pini, Migliore), il deputato di +Europa    Riccardo Magi, il capogruppo alla Camera di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, tutti a bordo “fino alla fine di questo sequestro”. Fuori Matteo Salvini che prima a Milano ospite di un evento sulla sicurezza organizzato da Libero, poi dal palco della festa della Lega a Treviglio infine dal salotto tv di “Diritto e Rovescio” di Paolo Del Debbio ha ingaggiato il suo personalissimo corpo a corpo con La Capitana tedesca, “figlia di papà”, “fuorilegge perchè ha violato le regole italiane”, “non capisco perchè non sia stata ancora arrestata”,   che faccia pure “operazioni umanitarie ma a casa sua, oppure in Olanda, non si capisce perché debba farle in Italia”, “per quello che mi riguarda restano in mare fino a Natale. In Italia non arivano”. E così, da 36 ore, l’Italia si divide tra curva nord e curva sud del libero pensiero su un fatto costruito ad arte. E da ambo le parti. E distoglie, per caso o per scelta, dall’unica agenda che conta: lavoro, crescita e conti pubblici.

Una gigantesca fake news

Il caso Sea watch 3 è insomma una gigantesca fake news, un  palcoscenico dove le ong trovano la loro ribalta e Salvini pure. Il tutto sulla pelle dei 42 migranti che ne hanno già subìte di ogni genere. La verità è che mentre la Sea watch ha occupato la scena, nelle stesse due settimane sono arrivati a Lampedusa 344 persone su piccole barche, che sfuggono ai radar e possono arrivare, con il mare piatto com’è in questi giorni, fin dentro il porto assolutamente indisturbati. Sono stati più di seimila nel 2018. Sono 1159 dall’inizio dell’anno. Di questo fenomeno il Capitano non parla. Non sarebbe redditizio per l’immagine dello “sceriffo tutto d’un pezzo”.

I corridoi umanitari

C’è poi, anche, un Matteo Salvini umano. A sua insaputa, forse. E suo malgrado. Così come il Salvini “cattivo”, per qualcuno anche un po’ “fascista”, non mette la faccia sui corridoi umanitari.   Da giugno 2018, sotto la regia del Viminale, sono arrivati in Italia un migliaio di profughi trasferiti  da Libano ed Etiopia, Somalia e Marocco, tramite il network dei Corridoi umanitari messo in piedi da Tavola Valdese, Sant’Egidio, Cei e Chiese evangeliche.  A questo dato, vanno aggiunte altre 450 persone arrivate in Italia dalla Libia tramite il canale delle evacuazioni umanitarie gestito dalle Nazioni Unite che sovrintende, come può, la qualità della vita di queste persone.

Senza metterci la faccia

Salvini non ha mai voluto mettere la faccia su questo canale di accoglienza. Va ovunque, fa dirette Facebook da ogni  angolo d’Italia – dalla terrazza di casa – e del mondo, dal giardino della Casa Bianca. E però non ha mai fatto una diretta social dagli aeroporti che di volta in volta accolgono queste piccole comunità di 60-70 persone che mettono piede in Italia frastornate e incredule. Un giorno, durante l’inverno, sembrava tutto pronto  per il grande evento all’aeroporto militare di Pratica di Mare. Salvini annullò tutto e mandò il sottosegretario Candiani. Da un punto di vista mediatico non fu la stessa cosa.

Vince dunque la propaganda e il ruolo del cattivo rispetto alla realtà di un ministro che ha chiuso i porti, ha avuto anche il via libera della Corte europea dei diritti dell’uomo (che due giorni fa ha rigettato dicendo che l’Italia non era costretta a far attraccare la nave), ha rischiato l’incriminazione per sequestro di persona  (caso Diciotti) ma poi mantiene aperto il canale dei corridoi umanitari. Senza cavalcarlo, anzi, quasi nascondendolo per non scalfire il motto “prima gli italiani”, settimana dopo settimana ha messo al sicuro decine di persone sottraendole all’human trafficking, il traffico di esseri umani, la tratta e lo sfruttamento.

Numeri importanti

Quello dei corridoi umanitari è un canale aperto nell’ottobre 2016 con la Cei, Sant’Egidio e la Comunità valdese, Renzi premier e Gentiloni ministro degli Esteri,  perchè occorreva “dare prova di civiltà in una Unione europea che con la gestione della crisi dei rifugiati sta dimostrandosi invece troppo spesso sorda”. Sono passati quasi tre anni, l’Italia è stata il primo approdo per quasi 600 mila persone, ha fatto il suo dovere, ha rispettato il trattato di Dublino, ha identificato i migranti appena sbarcati e ha avviato le procedure per lo status di rifugiato. Ma l’Europa è diventata sempre più sorda. Carola ha spiegato ieri di aver chiesto il Pos (place of security) a Spagna, Olanda, Grecia, Malta, Francia, i porti che affacciano sul Mediterraneo e il paese di origine della nave. Tutto inutile. Nessuno ha risposto. “L’Europa ci ha voltato le spalle” ha detto la Capitana argomentando la forzatura del blocco.

I corridoi umanitari sono un protocollo firmato da ministero degli Esteri e dell’Interno il cui braccio operativo sono appunto la Cei, i Valdesi e Sant’Egidio. In questo anno, se avesse voluto, Salvini avrebbe anche potuto non rinnovarlo. Invece il protocollo è operativo e lavora a pieno regime come mai prima. E in funzione del consenso, paga assai di più il braccio di ferro con le ong  e la propaganda di queste ore farcita di parole d’ordine, ultimatum e “mai più”. 

Alla fonda

La Sea watch ha passato la notte alla fonda a meno di un miglio da Lampedusa. La Guardia di finanza è salita a bordo ieri pomeriggio e ha chiesto alla comandante di “pazientare perchè la situazione si sta sbloccando”. Nel frattempo i Carabinieri si sono schierati sul molo e una delegazione di parlamentari è salita a bordo per restarci “finchè i 42 migranti non toccano terra”. Nessuna apertura dall’Olanda (“con loro non finisce qui” hanno promesso Salvini, Conte e Di Maio)  e la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri “solidarietà” anche se una soluzione con un'eventuale redistribuzione “ci sarà solo una volta avvenuto lo sbarco”. I legali della ong hanno tentato la carta dell'esposto alla procura di Agrigento che per ora, però, tace. Nessuna reazione anche alle reiterate richieste di Salvini: “Hanno violato la legge, perchè la procura non arresta l’equipaggio?”.

Il decreto sicurezza bis

La legge violata è quella del decreto sicurezza bis, in vigore dal 13 giugno, che ha nei fatti chiuso i porti impedendo la navigazione in acque territoriali italiane alle navi delle ong in tanto “sgradite” per “motivi di sicurezza nazionale”. Il decreto ha poi introdotto la multa da 50 mila euro, il sequestro dell’imbarcazione e l’arresto da 5 a 15 anni per l’equipaggio che viola le nuove regole. Non si sa cosa diranno le corti internazionali di una legge nazionale che supera, per qualcuno “viola”, i trattati e le convenzioni internazionali (Amburgo e Montego bay) che regolano la navigazione e i soccorsi a mare.  Intanto però quel decreto è legge dello Stato e la Sea Watch ha violato la legge italiana. Motivo per cui Salvini può ripetere all’infinito: “In Italia non arrivano” . A meno che “non venga prima arrestato l’equipaggio e sequestrata la nave, allora a quel punto possono tutti scendere per andare però ospiti nei paesi europei” ha promesso Salvini.

Chissà cosa regalerà oggi il palcoscenico della Sea Watch e i due Capitani uno contro l’altro “armati” con le rispettive clac. Nel frattempo arriveranno a Lampedusa altri barchini sfuggiti ai radar. E si preparano altri corridoi umanitari.