[Il caso] La riunione-trappola mette fine al governo del cambiamento. Salvini svuota la salva-Raggi. Di Maio si vendica e pretende la testa del sottosegretario Siri

Cinque ore di Cdm in cui succede di tutto: i 5 Stelle disertano, Di Maio preferisce il salotto tv, Salvini scende in piazza e anticipa conclusioni non prese

[Il caso] La riunione-trappola mette fine al governo del cambiamento. Salvini svuota la salva-Raggi. Di Maio si vendica e pretende la testa del sottosegretario Siri

Difficile individuare un unico regista. E' possibile anche un concorso di entrambe le parti poi sfuggito di mano. Fatto è che da ieri sera il governo Conte non esiste più. Perché qualsiasi toppa possa essere cucita su quest’ultimo strappo, nessuno, anche a livello internazionale, potrà più dare credibilità ad un governo dove i due vicepremier dichiarano e si smentiscono a vicenda, in contemporanea, uno in tv (Di Maio) l’altro davanti a palazzo Chigi (Salvini), entrambi lividi e furiosi, a tratti tremanti, mentre è in corso il Consiglio dei ministri su una delle norme chiave del governo, il decreto per la Crescita. Il tutto sotto lo sguardo impotente di un Presidente del Consiglio che non tiene più le truppe e che è arrivato a dire a Salvini: “Non siamo i tuoi passacarte, abbi rispetto della collegialità del governo…".

Occasione doppia

L’occasione è doppia. Da una parte c’è il salva-Roma, la norma per rinegoziare il debito decennale della Capitale che i 5Stelle avrebbero voluto inserire nel decreto Crescita “riconsegnando a costo zero” allo Stato centrale il debito di 12 miliardi della Capitale. Un “favore” che la Lega non ha voluto concedere “solo” all’amministrazione Raggi perchè “incapace di amministrare la città” ottenendo la promessa che venga allargata a tutti i comuni metropolitani - 14 - che come Roma hanno le casse in dissesto. Dall’altra c’è il caso Siri, il sottosegretario della Lega indagato per corruzione in un’inchiesta che intreccia gli affari di Cosa Nostra, rispetto al quale i 5 Stelle non intendono retrocedere dalla richiesta di “fare pulizia di ombre inaccettabili".

Cinque ore di riunione

Il Consiglio dei ministri era convocato ieri pomeriggio alle 18. Poi è stato rinviato alle 19. E’ terminato a mezzanotte e undici minuti con un risultato che dà soddisfazione alle richieste della Lega sul salva-Roma e vede Siri ancora al suo posto blindato da Salvini perchè “in uno Stato di diritto si è colpevoli se si è condannati e non se si finisce sui giornali”. In mezzo cinque ore in cui sono volati gli stracci e i controstracci. Non è più solo “scontro”, governo “in bilico”, “strappo”, “guerra” o “rissa”. Quando si arriva a questo punto, si resta insieme solo il tempo per firmare le carte di un divorzio non più rinviabile.
La trappola architettata (dai 5 Stelle?) doveva scattare più o meno in questo modo: compreso che il salva-Roma non sarebbe mai passato come richiesto aprendo la strada all’ennesima vittoria leghista (come anticipato, tra gli altri, anche da tiscali.it), ieri alle 19 a palazzo Chigi si sarebbero ritrovati “solo” i leghisti e una sparuta rappresentanza 5 Stelle. Nel frattempo, proprio alle 19, Di Maio sarebbe stato in tivù per cavalcare l’unico tema oggi in grado di attutire la “sconfitta” sul salva-Roma: l’indagine su Siri e la richiesta delle sue dimissioni. Un gioco pericoloso, una trappola appunto, che Salvini - e prima di lui la sua portavoce Iva Garibaldi - ha compreso appena in tempo per ribaltarne il canovaccio. E pochi minuti prima delle venti, accertato che Di Maio era veramente assente per il suo impegno televisivo, Salvini è sceso in piazza Colonna e davanti a un muro di telecamere ha rovesciato il tavolo: “Il Salva-Roma è stato stralciato dal decreto Crescita. Ci sarà un provvedimento a parte che aiuta tutti i comuni in dissesto. Così è stato deciso. Non con Di Maio che è assente ma con chi c’è, il presidente Conte”. Una fuga in avanti del vicepremier leghista che ha spiazzato Di Maio, fatto infuriare il premier Conte e di fatto chiuso l’esperienza del governo del cambiamento.

Veleni e depistaggi

Era chiaro che sarebbe stato un Cdm a rischio, ben al di là della competizione ormai quotidiana tra i due alleati di governo che in vista del voto europeo (dove contano le preferenze) se ne danno di santa ragione. I giorni di Pasqua avevano fissato le posizioni: la Lega ferma sul no ad una norma salva-debito cucita addosso alla sindaca Raggi poiché “non sa amministrare e non la merita” e favorevole invece ad una norma quadro che aiuta tutte le amministrazioni in difficoltà economica; i 5 Stelle ancorati, meglio dire appesi, all’unica stella che ancora brilla, quella della legalità/ giustizialismo e per cui il caso Siri è stato una manna dal cielo, l’unico argomento in grado di competere in popolarità con quello del salva-Roma. Tra Pasqua e Pasquetta i 5 Stelle avevano anche fatto trapelare che i leghisti avrebbero “boicottato la riunione del Cdm".

Palazzo Chigi, il set per i selfie

Il tam tam mediatico ha fatto sì che ieri alle 17 in piazza Colonna, davanti a palazzo Chigi, in una città invasa dai turisti, ci fossero centinaia di curiosi allineati davanti al portone d’ingresso, il portone più visto in tv, in attesa di “vedere i politici entrare” e “fare un selfie magari con Salvini o forse Di Maio”. Tutti pronti per il grande evento politico-mediatico. Un quarto d’ora prima delle 18 arriva Iva Garibaldi, la portavoce di Salvini, in assoluto la prima del team leghista. Giorgetti ha l’ufficio a Chigi e di sicuro in queste ore ha già messo mano al dossier del decreto Crescita con l’annesso del salva-Roma insieme al premier Conte. Sulla carta dovrebbe essere un cdm lampo, in fondo il testo è stato lavorato per oltre un mese dopo la prima approvazione “salvo intese” del 20 marzo scorso. Tra le alle 18 e 30 e le 19, alla spicciolata, arrivano tutti: Tria, Centinaio, Buongiorno, Stefani, Bussetti, Salvini, Giorgetti, Conte. Ridotta ai minimi termini la pattuglia 5 Stelle: Trenta, Lezzi, Bonisoli. Assenti Bonafede, Grillo, Toninelli, persino Fraccaro, soprattutto Luigi Di Maio che è il “papà” del decreto Crescita. Evidentemente c’è qualcosa che non va. Testimoni presenti al cdm hanno raccontato che Salvini ha iniziato a soffiare col naso, sempre più irrequieto, Conte sempre più silente intenzionato comunque a prendere tempo sbrigando le faccende minori. E’ a questo punto, sono le 19 e 50, che Salvini ha intuito la trappola, vera o presunta, ed è sceso in piazza Colonna “per rilasciare dichiarazioni alla stampa".

Il tavolo ribaltato

Trappola o no, qualunque cosa fosse, è stata disinnescata. Il vicepremier e segretario della Lega arriva giù in jeans e maniche di camicia, si piazza davanti alle telecamere e risponde una dopo l’altra ad una raffica di domande come se il Consiglio dei ministri fosse già concluso. “Il salva-Roma non c’è, come previsto e promesso, è stato stralciato dal decreto Crescita e ci sarà un provvedimento specifico, fuori da questo decreto, per tutti i comuni che sono in dissesto finanziario, non ci sono cittadini di serie A e di serie B”. Chi lo ha deciso? “Lo concordo con chi c’è, con gli assenti è difficile concordare. Di Maio, per l’appunto, è assente. Noi della Lega siamo presenti. E’ un semifestivo per tutti: io ho dovuto prendere i miei due figli, portarli uno a Milano e uno a Bergamo e poi venire qua. Vedo che altri non hanno fatto la stessa cosa”. E’ qui arriva il sorrisetto storto che il ministro dell’Interno riserva ai nemici. A chi non gli sta simpatico. Detto ciò, ha continuato, “Siri non si tocca finché non arriva una sentenza”, Paolo Arata (il professore, esperto di energie rinnovabili, che sarebbe in affari con Nicastro, l’imprenditore siciliano del settore eolico in contatto con Matteo Messina Denaro) è “un esperto che ha partecipato ad uno dei nostri convegni, non risulta che ci abbia dato una lira”. Chi ha sbagliato pagherà “ma non prima di una sentenza. Ho grande fiducia che la magistratura faccia presto”. Il ministro Toninelli, dopo aver ritirato le deleghe, chiede le dimissioni di Siri… "Anche Toninelli è assente, non pervenuto”. In pratica Salvini anticipa le conclusioni del Consiglio dei ministri, un atto come minimo insolito. Lo fa apposta, è molto arrabbiato, prima di concedersi, facendosi largo con le braccia tra il muro di telecamere, il suo, personale, rito salvifico: i selfie con i suoi fan che lo acclamano al di là delle transenne. L’abbraccio dei fan, ossigeno puro per il populismo post ideologico. Sono troppi i dettagli sbagliati di queste istantanee.

L’attacco di Centinaio

Peccato che le anticipazioni di Salvini vengano smentite in diretta dallo staff di Di Maio già seduto tra gli ospiti di Floris: “Non è stato stralciato nulla visto che il decreto non è stato ancora approvato”. Salvini, dunque, inventa bugie. Mentre il leader leghista è in piazza, il Consiglio va avanti. Con chi c’è. Il premier Conte è basito. Anche il ministro dell’Agricoltura gli presenta il conto. I 5 Stelle lo hanno accusato di aver “portato avanti insieme a Siri interessi strani durante la stesura del contratto di governo sul punto del biometano”. Centinaio è furioso e avverte i premier: “Non lo sopporto, faccio partire una denuncia…”. Conte cerca di placarlo e gli promette “un vertice di maggioranza per abbassare i toni”. Intanto dalle finestre aperte sulla piazza e dal dirette tv irrompono le dichiarazioni di Salvini. E’ una situazione al limite del controllo.

La strigliata a Salvini

Quando il vicepremier leghista riprende posto nella sala del consiglio, Conte lo attacca. Gli contesta di essere uscito e di aver lasciato la riunione. "Non siamo i tuoi passacarte, devi avere rispetto per la collegialità del governo…”. Piccata e immediata la replica di Salvini: “E perchè? Dov’è il titolare del Mise? Chi ci parla del decreto crescita? Sapete dov’è Di Maio? In televisione mentre noi siamo qui ad aspettarlo…”.
Di Maio, di cui intanto filtrano le dichiarazioni dal salotto di Floris su La 7 (“Siri deve dimettersi, uno così non può stare in questo governo; se non passa il salva-Roma spiegherò ai romani che Salvini non ha voluto abbassare le tasse ai cittadini”) si presenta a palazzo Chigi alle 9 di sera. Due ore dopo il previsto. Fa polemica con tutti. Il premier lascia fare e non fa cenno di assenze e ritardi tra le fila grilline. E’ una situazione non più recuperabile.

Fino a mezzanotte

Andrà avanti così, tra un’affermazione e una smentita, un’urlata e un replica piccata, fino a mezzanotte. Filtrano aggiornamenti. Alle 21 e 38 fonti della Lega spiegano che “la Lega tiene il punto in cdm, non ci sono cittadini e comuni di serie A e serie B e i romani meritano di più che una norma salva Raggi…”. A mezzanotte e undici minuti l’aggiornamento finale: “Lega soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carica al sindaco. Stralciati i commi 2-3-4-5-6 della norma salva Raggi”. Restano in piedi solo il comma 1 e 7. Per i 5 Stelle sono comunque “un punto di partenza” sicuri che “il Parlamento saprà migliorare ancora di più un provvedimento che, a costo zero, fa risparmiare soldi non solo ai romani ma a tutti gli italiani”.
La verità è che Salvini deve ingoiare un passo indietro rispetto alle anticipazioni fatte in piazza perchè il salva- Roma, seppure svuotato, resta nel decreto Crescita e non finisce in un provvedimento diverso e specifico. Per ora almeno. Il dibattito parlamentare sarà durissimo. Anche perchè a cavallo del voto europeo. Nella sostanza però Salvini “vince” perchè di quella norma resta solo un simulacro. Esattamente quello ciò che resta del governo giallo-verde.