[Il retroscena] Lega, da falco a colomba: cosa c’è dietro l’improvvisa svolta moderata di Salvini

Il leader della Lega sposa la linea moderata di Giancarlo Giorgetti, da sempre il più scettico e polemico nei confronti dei Cinque Stelle e delle loro politiche

Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini insieme a Pescara (Ansa)
Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini insieme a Pescara (Ansa)

Una coincidenza è una coincidenza. Due coincidenze sono un indizio. Tre coincidenze sono una prova. Ecco, in campo leghista, in questi giorni ci stiamo avvicinando alle tre coincidenze. Ma partendo come sempre da un punto di vista diverso da quello classico, perché è ribaltando il punto di vista degli altri che si vede meglio. Quindi, togliamoci dagli occhi la conferenza stampa congiunta di Salvini, Berlusconi e Meloni in Abruzzo, la prima da anni. Non è lì che stava la notizia. Guardiamo invece al Mit, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Porta Pia, e al giorno in cui il ministro Danilo Toninelli ha spedito ai francesi il dossier della commissione sulla Tav.

Il documento segreto

Conclusioni scontate, peraltro, visto che si sapeva perfettamente come la pensavano Ponti e i suoi sul treno veloce e sulla Torino-Lione, sarebbe come chiedere a Mughini se il rigore per la Juventus c’era oppure no. Insomma, non era un documento segreto, tutt’altro. Eppure, per farlo partire, Toninelli ha aspettato che andassero fisicamente via dal ministero il suo viceministro Edoardo Rixi e il suo sottosegretario Armando Siri, entrambi genovesi ed entrambi fedelissimi di Salvini, facendo loro uno sgarbo umano prima ancora che politico. E questo racconta bene il livello dei rapporti fra questi due mondi.

I rapporti Salvini-Toti

Atto secondo, scena prima. Anche in questo caso occorre andare in Liguria, dove Rixi è il segretario regionale della Lega, mai così unita e compatta attorno al suo leader, dopo anni di guerriglie striscianti. Tanto che oggi il viceministro dei Trasporti è il numero due e mezzo del Carroccio, dopo Salvini e, a seconda dei periodi, alla pari o subito dietro Giorgetti. Per qualche mese i rapporti di Rixi (e, per interposto Rixi, di Salvini) con il governatore ligure Giovanni Toti, che un tempo erano ottimi, sono stati ai minimi storici.

E invece i nuovi cannoneggiamenti di Toti sul quartier generale azzurro, il lavoro comune fra il governatore ligure, il sindaco di Genova Marco Bucci, il presidente dell’Autorità portuale genovese Paolo Emilio Signorini e proprio Rixi sui fondi al primo Porto italiano hanno riportato il sereno e ottimi rapporti. Tanto che, ad esempio, proprio nei giorni scorsi, sono state annunciate liste del centrodestra unito in tutti i Comuni liguri in cui si vota, compresa Rapallo – sesto Comune della Regione – dove invece fino a poche settimane fa contro il sindaco azzurro e totiano uscente Carlo Bagnasco era annunciata la candidatura alternativa di un consigliere regionale leghista, Alessandro Puggioni. Invece, no tutti insieme.

La Liguria diventa osservatorio privilegiato

E così la Liguria diventa l’osservatorio privilegiato per capire Roma. A Genova, una sera a cena dopo la presentazione di uno studio di Ambrosetti, nacque di fatto il governo Conte, con le telefonate di Toti a Berlusconi e a Salvini e quasi una triangolazione telefonica di “via libera”, sotto gli occhi della vicepresidente leghista della Regione Sonia Viale. Intanto, a Roma, Matteo Salvini alza cortine fumogene parlando di temi popolarissimi come il Festival di Sanremo e il televoto, andando incontro ancora una volta alla voglia del popolo di non riconoscere le élites, prova vivente della tesi di Alessandro Baricco in “The game”. Ma, contemporaneamente, e più sottotraccia, Salvini scrive al ministro francese dopo l’incontro di Di Maio con i gilet gialli.

Contemporaneamente, e più sottotraccia, Salvini si chiama fuori dalla guerra dichiarata il giorno prima alla Banca d’Italia, dicendo che devono occuparsene Tria e Conte e, di fatto, aprendo un canale di dialogo con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha insistito sulla difesa delle autorità indipendenti. Di fatto, è la linea di Giancarlo Giorgetti, da sempre il più scettico e polemico nei confronti dei Cinque Stelle e delle loro politiche. E così, mentre tanti guardano al dito della foto con Berlusconi e Meloni, Salvini si prepara allo sbarco sulla luna.