[Il reportage] Salvini "santo" e "pompiere" si prende Roma e chiede l'Italia: "Datemi il mandato per 60 milioni di italiani"

La kermesse della Lega vince la sfida delle piazze. Anche francesi. 80 mila in piazza del Popolo a Roma nel giorno dell'Immacolata, a due passi dalla visita di Papa Francesco, tra rosari, mani giunte e ripetute evocazioni del "buon Dio". Alla piazza dice: "Siete l'avanguardia del cambiamento". Chiesto il mandato per andare a trattare in Europa, per la sua rifondazione e per portare avanti la legge di bilancio. Mai citati i 5 Stelle. Solo "grazie Luigi per quello che abbiamo fatto in questi sei mesi". Appello "all'unità" e a "non perdere tempo con le polemiche". E sulle proteste dei gilet gialli francesi: "No alla violenza ma chi semina povertà raccoglie protesta"

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Ottantamila in piazza a Roma a santificare Matteo Salvini che saluta a mani giunte e in un'ora di comizio dai toni decisamente ecumenici, moderati quasi un pompiere, dedica ben dieci citazioni tra "buon Dio", Madonna, il Pontefice - "San Giovanni Paolo II" - e al "sacro rosario" e chiede il "mandato per andare a trattare con l'Europa a nome di 60 milioni di italiani che vogliono coltivare la speranza". Un Messia. O poco ci manca. Quarantamila in piazza a Torino, guidati dalla giunta 5 Stelle (senza la sindaca Appendino), per dire che la Tav è opera inutile e costosa. Peggio dannosa. La Tav come gli altri 53 miliardi di cantieri bloccati in Italia negli ultimi sei mesi perché ostaggio di estenuanti valutazioni costi e benefici.

Direzioni opposte

Se i cortei e le piazze descrivono un paese, i report da Torino e Roma consegnano la fotografia di un'Italia governata da due forze politiche che vanno in direzioni totalmente opposte, entrambe da ieri in campagna elettorale per le elezioni europee e decise ad incassare mandati pieni e a scatola chiusa ("datemi fiducia, ho bisogno della vostra fiducia" ripete più volte Salvini) dal cosiddetto "popolo" perché consapevoli che da domani potrebbe diventare tutto molto più difficile. Delle due l'una: o il governo accetta di congelare le due riforme bandiera contenute nella legge di bilancio, il reddito e le pensioni a quota 100, e allora però sarà difficile spiegarlo ai rispettivi popoli; oppure va avanti, ci becchiamo la procedura per infrazione già annunciata da Bruxelles ed entro sei mesi questo stesso governo dovrà fare una nuova manovra lacrime e sangue. Come si vede, in entrambi i casi - una terza via è alle viste - poiché una decisione dovrà essere presa entro il 19 dicembre, lo scenario è complicato. E quello di ieri potrebbe essere stato, per entrambi, l'ultimo giorno di ostentata leggerezza e assegni firmati in bianco.

Il nuovo papa laico

Diciamo subito che alle 11 di mattina piazza del Popolo regala un colpo d'occhio abbastanza impressionante: piazza colma di gente e senza neppure quelle file di gazebo e bancarelle per la vendita di gadgets che in genere sono il contorno dei comizi in piazza. Le persone escono dalla piazza, occupano strade, balaustre e scalinate tutto intorno. Gli organizzatori dicono 80 mila e questa volta la stima sembra effettiva. Arriva anche il sole pieno e caldo dopo una notte di pioggia fine. A Roma la questura non è solita autorizzare comizi politici nel giorno dell'Immacolata: in quel giorno, infatti, il Pontefice lascia il Vaticano e arriva in piazza di Spagna, 600 metri da piazza del Popolo, per pregare e omaggiare la statua della Vergine Maria che domina la piazza. Ieri è stata fatta una "comprensibile" eccezione per il ministro dell'Interno che è anche vicepremier e capo politico del partito al governo. La contestualità dei due eventi non è passata inosservata. Potremmo dire che a tratti è stata persino esaltata da Salvini ("oggi è il giorno della Vergine Maria e tra poco qui vicino arriva il Papa, quindi ubi maior...noi ce ne dobbiamo andare ") che, Immacolata o no, vive con il suo popolo un'esperienza quasi divina, messianica: si sono viste mamme e babbi che dalle terze e quarte file passano di mano in mano i bambini fino a farli toccare e baciare da Salvini; le donne, di ogni età, lo vogliono letteralmente toccare; le più fortunate lo possono abbracciare per quanto con la camicia molto sudata; gli uomini si accontentano di messaggi recapitati all'orecchio; i più giovani chiedono i selfie. Una ragazza ieri a Roma s'era portata Salvini in un quadro con cornice bianca e l'ha tenuto abbracciato e baciato per tre ore. A favore di telecamere, certo.

Pontida addio, operazione compiuta

Tra le varie mission della manifestazione, tre erano quelle primarie. La prima: sancire la trasformazione del partito del Nord in partito nazionale con vocazione sudista (su 220 pullman e tre treni speciali, la prevalenza veniva dal sud e i vessilli padani erano la netta minoranza), sostituire il verde con il blu, identificare il partito con il suo leader per cui Lega-Salvini premier ha soppiantato Lega nord in un tripudio di striscioni in arrivo da Misterbianco, Bari, Calabria, Eboli, Salerno, Vico Equense, i 4 mori delle bandiere sarde. La seconda: invadere Roma, governata dai 5 Stelle e il Lazio governato dal Pd di Zingaretti. La terza: dimenticare il 2015 quando Salvini tentò la stessa operazione, ma era al 4%, la piazza rimase mezza vuota e arrivò anche Casa Pound.
Missione compiuta, si può dire. Sul palco - dove Salvini ha fatto salire ministri (la prima è stata Giulia Bongiorno, ministro della Funziona Pubblica che però ha parlato da Guardasigilli sulla legittima difesa), sindaci, cuochi in quanto eccellenze italiane e persino Mirta, la figlia di 6 anni issata in trionfo alla fine - non è salito nulla della vecchia Lega: non Bossi, neppure Calderoli. Di quella prima stagione ieri c'era solo Giorgetti. In fondo, oltre al verde, ci sono anche 49 milioni di soldi pubblici da restituire e certo da non ricordare a questa piazza.

Il nuovo Pantheon

Nuovo partito, nuovi colori, nuova vita e anche nuovo Pantheon. In quello musicale, sono stati rottamati i Carmina Burana, dal 1989 la colonna sonora di Pontida, e sostituti con un misto di lirica e pop italiano: Salvini è salito sul palco mano sul cuore alternate alle mani giunte, sulle note di "Vincerò" della Turandot di Giacomo Puccini e poi Eugenio Bennato, Vasco Rossi, Cesare Cremonini, persino Povia. Nella hit c'è anche un po' di Rino Gaetano, "rubato"direttamente alle convention Pd. Ma sono le citazioni il metro della "moderazione" e dell'ecumenismo sfoderati ieri da Salvini, alle prove generali per la leadership del centrodestra. Il leader mette dentro Martin Luther King ("Diceva che non c'è bisogno di fare guerre per farsi dei nemici, basta dire quello che si pensa"), Alcide De Gasperi ("un bravo politico non pensa alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni e io penso ai prossimi 50 anni"). E poi Woijtyla. Inedita la scelta finale: il bagno di folla tra il pubblico. Nell'area sottostante il palco è stato ricavato un corridoio protetto lungo quanto il palco. Salvini, a mo' di rockstar, l'ha percorso passo passo, scortato, tra abbracci strette di mano e selfie. Lui in una sorta di trance, la folla in delirio. A suo modo impressionante.

"Giudicatemi dal numero di bimbi che nascono"

Nonostante la scaletta preveda gli interventi dei ministri, sindaci e governatori (che restano però silenti), le quasi due ore e mezzo di comizio sono un one man show finalizzato alla consacrazione totale e definitiva di Salvini come unico leader della scena politica nazionale. Con addosso la felpa amaranto della polizia, ha messo a tacere tutti gli 80 mila e dintorni (anche questo un esercizio di potere) per un lungo minuto in ricordo dei cinque ragazzini e della mamma morti schiacciati nella discoteca di Corinaldo nelle Marche dove volerà subito dopo la festa romana. "Chi ha sbagliato - ha promesso - pagherà, tutto, fino in fondo perché non si possono vendere 2000 biglietti in un posto dove possono stare 500 persone". Anticipando così il premier Conte, che arriverà sul posto della tragedia prima di lui, nel rivelare una delle cause del disastro.
I sessanta minuti di intervento sono un elenco di slogan detti e ripetuti in questi sei mesi di governo: "Ogni mattina leggo i giornali e mi convinco sempre di più che stiamo facendo le cose giuste per 60 milioni di italiani"; "via mafiosi e delinquenti da questo paese"; "sogno un paese disarmato ma chi si trova in casa uno armato deve potersi difendere senza trascorrere i successivi tre anni in tribunale", "altro che cattivo, sto lavorando giorno e notte ad un progetto in Ghana che dà studio e lavoro a decine di ragazzi con 6 euro al giorno", "altro che razzista, il decreto sicurezza dà più potere ai sindaci per rendere sicure le città". Via di questo passo fino al memorabile: "Voglio essere giudicato dal numero delle culle e dei bimbi che nascono".

"Datemi il mandato per 60 milioni di italiani"

Colpisce la dimensione messianica/salvifica del lessico ("buon Dio dammi la forza"; "a Dio piacendo"; "il buon Dio ci regala anche il sole", persino "non abbiate paura"), dei gesti (mani giunte e sul cuore) e del messaggio di Salvini. Un'ora di intervento finalizzati a ricevere consenso e mandato ad operare. In nome del popolo italiano. Tecnicamente non ha sbagliato una parola. Il video di domenica 8 dicembre sarà materia prima per storici e sociologi specializzati sulle declinazioni del populismo.
Il leader della Lega gioca a carte scoperte: vuole essere riconosciuto come unico leader. Non solo del governo. Non solo del centrodestra. Ma di tutti i 60 milioni di italiani. "Ho poche certezze, ma abbiamo cominciato una lunga marcia che nessuno può arrestare. Datemi un mandato per trattare con la Ue, con rispetto, non a nome del governo, non come ministro, ma a nome di 60 milioni di italiani". Trattare (lui, mica Conte) per correggere la legge di bilancio. "I prossimi mesi saranno impegnativi - avverte - restiamo uniti e non perdiamoci in polemiche". È anche l'avvio della campagna elettorale per le Europee di maggio. Per un'Europa che, citando papa Woijtyla ormai Santo "San Giovanni Paolo II", Salvini vuole riportare a quelli che erano i principi fondativi dei Trattati: "La crescita sostenibile, la coesione economica e sociale, la solidarietà degli Stati membri, il miglioramento del tenore di vita". Ma se invece l'"Europa è solo spread, decimali, ispezioni per vedere se siamo razzisti, allora è un fallimento". L'obiettivo dunque è "tornare ad un'Europa culla delle civiltà". Per cui Salvini, dopo aver detto "mai avrei pensato che gli italiani ci chiedessero di guidare la rinascita di questo paese", fa sapere alla piazza - indicata come "avanguardia del cambiamento" - di essere pronto a guidare anche la rinascita dell'Europa. Azzerati i toni incendiari, i propositi di uscita in nome del sovranismo e del nazionalismo.

"Nessun problema: dureremo cinque anni"

Impressiona come in 70 minuti siano state ignorate del tutto le tensioni nel governo, il fatto che nelle stesse ore la Camera stia votando una legge di bilancio che sarà tutta da riscrivere, che a Torino la forza alleata di governo stia marciando contro la realizzazione delle opere pubbliche. Persino la piazza così devota resta perplessa rispetto a questi "non detti". Salvini se la cava così: "Dureremo cinque anni e manterremo le promesse. Non farò mai saltare un governo che lavora per gli italiani per un sondaggio, neanche se arriviamo all'80%". Per tranquillizzare partita Iva, artigiani e la grande industria che scende in piazza da settimane preoccupata per le scelte dell'esecutivo, Salvini assicura che, "caro Luigi (Di Maio, ndr) grazie per il lavoro di questi sei mesi figlio dell'impegno di tutti ma questo esecutivo non metterà nessuna nuova tassa, su auto, case e conti correnti". È l'unica citazione dei 5 Stelle. Mentre pochi chilometri più in là Beppe Grillo, ospite a La Nuvola per la rassegna dei libri, dice dei suoi: " Non sappiamo più dove stiamo andando".

"Non servono i gilet gialli"

C'è una terza piazza con cui fare i conti in queste ore, lontana ma assai vicina per istanze e rivendicazioni. A Parigi i Gilet gialli stanno mettendo a soqquadro i Campi Elisi. In piazza del Popolo i gilet gialli spuntano qua e là appesi a qualche striscione. Uno dice: "Amici francesi, perché tutto questo casino, bastava votare Marine Le Pen". È territorio scivoloso, ogni parola può essere di troppo. Salvini dice "no alla violenza, qui gli unici gilet gialli sono quelli indossati dai ragazzi della sicurezza. Però è chiaro che chi semina povertà raccoglie la protesta". Come dire: cari fratelli francesi, vi comprendo ma seguite me che sono l'esempio.  Sicuramente ieri è stato il punto più alto nella curva politica di Matteo Salvini. Anche lui, che dice di "tenere sempre i piedi bene in terra perché gli unti del Signore si sa che fine fanno", sa che da oggi non sarà così semplice tenere il punto.